N.01
Gennaio/Febbraio 1988

Un corso ai novizi sulla vocazione  del “religioso fratello”

I novizi passionisti hanno avuto un corso sul Religioso Fratello la prima settimana del giugno 1987 a Morrovalle (MC) sede del noviziato nazionale.

 

Inizialmente il corso è stato accolto con poco interesse, come una cosa da fare perché prevista dal programma. Solo qualche novizio desiderava conoscere di più sul religioso fratello per fare un confronto con una vocazione che sentiva distante dalla sua sensibilità umana e cristiana. Questi sentimenti sono emersi dal primo incontro svolto con la precisa domanda: “Cosa vi attendete dal corso”. Gli incontri che sono seguiti hanno avuto gli argomenti che riportiamo.

Presentazione ragionata della bibliografia: dai volumi editi dalla CIPI a quelli della CISM, soffermandosi sugli aspetti storici, teologici e psicologici, è stata presentata la relazione della CRIS sulla Congregazione Plenaria con il discorso del Papa; i documenti dei passionisti prodotti specialmente in occasione della beatificazione di Fratel Isidoro; la rivista “Fratello Passionista”. Questa produzione letteraria non era conosciuta dai novizi, solo qualcuno ne aveva sentito parlare. Sono stati dati due giorni di tempo perché i novizi esercitassero la virtù della ‘curiosità’ sull’abbondante materiale bibliografico consegnato a ciascuno. 

Dopo la fase di ricerca è seguito l’incontro dal tema specifico: “Come vedete la figura del religioso fratello”. 

 

Le testimonianze dei novizi: “È fondamentale nella vita religiosa capire il significato della consacrazione sia per i religiosi sacerdoti che per i religiosi fratelli”. “I fratelli sono stati trattati molto male negli istituti. S. Paolo della Croce, fondatore dei passionisti, ha molto mitigato il trattamento dei fratelli nella congregazione”. “Disturba molto la sensibilità moderna sapere come erano visti i fratelli prima, perfino le costituzioni facevano delle distinzioni”. “Non dovrebbe esistere il fratello, ma il passionista che poi sarà religioso passionista fratello e religioso passionista sacerdote. Importante è essere passionisti e lo si può essere da fratello e da sacerdote”. 

Qual’è la coscienza che gli attuali fratelli hanno di questa problematica?”

“Se prima il fratello non era considerato, oggi dobbiamo essere tutti eguali come religiosi”. “I compiti dei fratelli erano troppo limitati alle faccende domestiche, era quasi del tutto assente l’attività apostolica”. “Con i tanti istituti secolari e con i tanti laici impegnati ecclesialmente, i religiosi fratelli devono avere un livello culturale e spirituale molto più elevato, e devono aprirsi all’apostolato; è bene che abbiano la responsabilità di tutte quelle mansioni che possono ritardare l’opera pastorale dei religiosi sacerdoti”.

Come si può notare, l’informazione ha generato l’interesse dei novizi sul problema dei fratelli.

Il quarto momento del corso ha avuto per tema: “Dignità e utilità della vocazione religiosa del fratello come vocazione originale e completa”.

Il quinto momento è stato svolto sul tema: “Origine laicale della vita religiosa”.

Il sesto momento ha visto la descrizione storica, le prospettive future della figura del religioso fratello passionista.

Come settimo momento del corso ci si è soffermati sulla consacrazione religiosa e gli sviluppi della teologia della vita religiosa sulla consacrazione. È stato certamente il momento più profondo del corso che ha aperto orizzonti di novità ai novizi.

L’ottavo momento del corso è stato su un fratello passionista pienamente realizzato: il Beato Isidoro De Loor. È stato un forte momento di confronto nel vedere come il Beato abbia saputo vivere in pienezza la sua consacrazione religiosa alla Passione di Cristo in una comunità religiosa.

Ultimo momento del corso: “Cosa pensi ora del religioso fratello”.

 

Le impressioni e i suggerimenti dei novizi: “È una bella vocazione, originale e completa, ma occorre cambiare la prassi dell’attuale pastorale vocazionale che non sembra partire da questa mentalità”. “Corso utile e interessante. Tante cose sono state utili e interessanti nel nostro noviziato, ma questo corso, mi sembra che mi abbia fatto toccare con mano il vero significato della consacrazione religiosa e della vita religiosa, senza accentuazioni clericali che a volte potrebbero distrarre da una retta interpretazione della vocazione religiosa. Il corso c’è da ripeterlo ogni anno ai novizi. A me ha aperto gli occhi, ma bisogna che anche nelle nostre province religiose sia calato questo discorso. Ho visto una impostazione storica, teologica e pratica del problema e penso che i giovani possono ben recepirlo. Risulta chiaro che il religioso fratello ha una sua netta e chiara fisionomia che può attirare i giovani”. “Solo quando vi saranno giovani culturalmente e spiritualmente preparati che scelgono consapevolmente di vivere la consacrazione religiosa in un istituto particolare, si creerà più facilmente la mentalità nuova nei formatori e negli orientatori”. “Pensavo ad un corso quasi inutile partendo da alcuni fratelli che io conosco. Alcuni di essi non mi hanno certamente entusiasmato, li ho visti esclusi dalle attività delle comunità, apostolicamente impreparati, messi da parte! Ora tutto questo mi addolora, ho capito chi sono o chi dovrebbero essere”. “Sarebbe giusto che questi corsi fossero fatti anche ai sacerdoti religiosi, poiché credo che siano essi a creare e a far perdurare una certa mentalità, che non favorisce certamente la vocazione del religioso fratello”. 

“Ho capito che aldilà di essere sacerdote o fratello sono un consacrato da Dio e a Dio. Il corso mi ha fatto scoprire anche l’importanza del voto speciale che noi passionisti abbiamo di vivere la nostra vita consacrata alla Passione di Gesù”. “I nuovi giovani fratelli siano colti, poiché la carenza di cultura sarà sempre un handicap socialmente e dentro le nostre comunità. Mai proporre lo stato di fratello a chi entra in seminario e successivamente vede che non riesce nello studio”. “Il religioso fratello deve essere un consacrato, e questo è basilare, ma con tutte quelle qualità umane e cristiane che occorrono per vivere con dignità ed esemplarità una vita consacrata”. “Il corso fatto durante il noviziato è cosa ottima per aiutare a creare una nuova mentalità almeno nelle nuove generazioni”.