Vocazioni: con Cristo pietre vive
Questo numero di Vocazioni desidera annunciare alla Chiesa Italiana il tema della XXVI Giornata Mondiale di preghiera per le vocazioni – “Vocazioni: con Cristo pietre vive” – e prepararne la celebrazione.
Il tema, a prima vista, può apparire di non immediata comprensione nella sua valenza vocazionale.
Il testo base della Parola di Dio, che ne ha ispirato la scelta, ci aiuta a cogliere la ricchezza dei contenuti vocazionali che s’intendono annunciare: “Stringendovi a Cristo pietra viva… anche voi venite impiegati come pietre vive…” (1 Pt. 2,4-5).
Il ‘valore vocazionale’ proposto è quindi il seguente: Cristo, fondamento di ogni vocazione.
La necessità dunque di guardare a Cristo come pietra viva ed angolare su cui edificare la propria vita e il ruolo insostituibile e prezioso di ogni vocazione – “pietre vive” – per la costruzione della Chiesa.
Non va peraltro dimenticato che la dimensione fondamentale con cui disporsi alla catechesi e alla stessa Giornata Mondiale è quella della ‘preghiera’: è con essa che la chiesa implora ed ottiene dal Signore nuovi operai, è in essa che ogni vocazione diventa ‘pietra viva ed essenziale’ per l’edificazione del Regno.
I sussidi, preparati per l’occasione dal Centro Nazionale Vocazioni e presentati nelle pagine che seguono, sono strumenti essenziali per mediare l’annuncio vocazionale alla comunità cristiana e, in particolare, alle giovani generazioni.
Il messaggio del Papa
Come ogni anno costituisce il quadro ecclesiale naturale in cui collocare il tema specifico della Chiesa Italiana.
Il messaggio del S. Padre per la ‘XXVI Giornata’ mette quest’anno a fuoco il servizio educativo della scuola, in particolare quella cattolica, in ordine alla formazione integrale delle giovani generazioni, quindi al senso cristiano della vita che non può eludere il problema della scelta vocazionale. Focalizzando lo specifico servizio educativo delle istituzioni educative di ispirazione cattolica, il messaggio si estende di fatto anche “all’ampia schiera di educatori cristiani che lavorano in Istituzioni educative non cattoliche, dove portano, oltre le doti di competenza e professionalità, la loro personale testimonianza di fede”.
Quale ‘educatore alla fede’ che opera nella comunità cristiana può eludere infatti questo interrogativo del S. Padre: “Che cosa significa preparare alla vita se non aiutare a prendere coscienza del progetto divino, che ciascuno porta come scritto dentro di sé? Educare significa aiutare a scoprire la propria vocazione nella Chiesa e nell’umana società… indicando le diverse modalità nelle quali si concretizza la fondamentale chiamata al dono di sé”.
È necessario quindi per tutti gli educatori alla fede ‘nativi’ della comunità cristiana – dai genitori, agli insegnanti, ai catechisti, ai sacerdoti e consacrati/e – riscoprire, ciascuno secondo il proprio ruolo, la necessità di finalizzare vocazionalmente il proprio servizio educativo e di precisarlo sempre più nell’illuminare e sostenere la scelta vocazionale dei ragazzi, adolescenti e giovani.
Ritengo inoltre estensibile a tutti gli educatori alla fede – soprattutto nella misura in cui il servizio educativo è compreso come un servizio collaborante e convergente – quanto il S. Padre dice ai genitori che si affidano, per l’educazione dei figli, alla Scuola cattolica: “sappiate collaborare alla crescita dei vostri figli, nella fede, rispettando e sostenendo le loro scelte, anche quando si ispirano alla generosità del Vangelo. Non dimenticate che la felicità dei vostri figli, come persone, è legata alla risposta coerente all’intima chiamata del Signore”.
La proposta educativa cristiana è dunque completa alla sola condizione che si apra alla dimensione vocazionale.
“Non è cosa di poco conto – nell’attuale contesto culturale in cui la molteplicità e la contraddittorietà dei messaggi culturali e dei modelli di vita rischia di frammentare il processo educativo delle giovani generazioni – che gli educatori alla fede, fondando il loro progetto educativo sui valori evangelici, abbiano come filo conduttore la dimensione vocazionale: tutti gli educatori…, religiosi e laici, con saggia gradualità pedagogica e con discernimento di fede, sappiano far risuonare, in forma individuale, l’appello di Cristo e della sua Chiesa”.
Il Santo Padre indica anche dove di fatto passa e cresce una proposta di fede mirata vocazionalmente. È deducibile dall’invito diretto che nel suo messaggio rivolge ai giovani: “Coraggio giovani: il Cristo vi chiama e il mondo vi attende. Ricordatevi che il Regno di Dio ha bisogno della vostra dedizione generosa e totale. Non siate come il giovane ricco che, invitato da Cristo, non seppe decidere e rimase con i suoi beni e la sua tristezza”.
Ed ecco gli itinerari vocazionali raccomandati ai giovani dal Santo Padre:
– Itinerario della Parola pregata: “Apritevi alla preghiera e alla Parola che nutre la fede”.
– Itinerario sacramentale: “Imparate a realizzare una sintesi costruttiva tra fede e vita”.
– Itinerario di servizio: “Addestratevi all’esercizio della carità; collaborate alle iniziative di servizio, specie in favore degli ‘ultimi’.
– Itinerario di testimonianza: “Siate testimoni di Cristo di fronte ai vostri coetanei”.
Questi ‘itinerari di fede’ di fatto devono trovare una sintesi armonica nella proposta educativa della comunità cristiana e nella vita dei giovani, come ancora sottolinea il Santo Padre: “in questo modo darete vigore alla vostra vita di credenti, sicuri d’impegnarvi per una causa grande, e potrete avvertire meglio la voce dello Spirito. E se questa voce vi chiama ad un amore più alto e generoso, non abbiate timore”.
Fare pastorale vocazionale oggi nella comunità cristiana significa quindi creare le condizioni, attraverso la proposta di un ‘itinerario educativo alla fede’, per fare spazio alla voce dello Spirito Santo.
E tutto questo non è una ‘tecnica’ educativa: è un’azione convergente e collaborante tra l’azione di Dio e la fede degli educatori: “l’educazione – dice don Bosco – è cosa del cuore… chi sa di essere amato, ama, e chi è amato ottiene tutto, specialmente dai giovani… i cuori si aprono e fanno conoscere i loro bisogni e palesano i loro difetti”.
“Se l’educazione è cosa del cuore – commenta il Card. Martini nel suo programma pastorale ‘Dio educa il suo popolo” (pag. 73) – occorrerà dilatare il cuore nostro e dei nostri ragazzi, perché si stabilisca un vero flusso educativo”.
Come poter fare, di fatto, annuncio proposta vocazionale, mi sento ripetere di tanto in tanto negli incontri con gli educatori, considerate le reali difficoltà in cui versano le giovani generazioni e di conseguenza nella comunità ecclesiale la pastorale giovanile?
La celebrazione della Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni può essere l’occasione per gli educatori e gli animatori della comunità cristiana per una verifica della propria proposta educativa alle giovani generazioni e per riconfermarsi nella fede che Dio anche ai nostri giorni non ha smesso di chiamare tutti alla santità e alcuni alle vocazioni di speciale servizio al popolo di Dio.