I laici: chiamati e inviati…
Aprendo la riflessione sul naturale spazio ecclesiale dei laici nel servizio dell’animazione vocazionale è d’obbligo ispirarci alla recente Esortazione apostolica post sinodale di Giovanni Paolo II – “Christifideles laici” – sulla vocazione e missione dei laici nella chiesa e nel mondo.
In essa è possibile cogliere il quadro d’insieme e le coordinate essenziali per fondare questo peculiare e per certi aspetti nuovo ministero ecclesiale dei laici: l’animazione vocazionale della comunità cristiana.
Il dato biblico – “andate anche voi nella mia vigna” (Mt 20,3-4) – che ispira tutta l’Esortazione del S. Padre, ha una profonda e immediata valenza vocazionale: la riflessione teologica e le indicazioni pastorali ivi proposte diventano quasi un obbligato punto di riferimento per ‘leggere’ il presente numero di ‘Vocazioni’.
Il laico: un ‘chiamato’
La ‘chiamata’ di Dio è il dato connaturale ad ogni essere vivente, proprio di ogni persona: “Dio dall’eternità ha pensato a noi e ci ha amato come persone uniche e irrepetibili, chiamando ciascuno di noi con il suo proprio nome” (CfL. 57).
Prendere coscienza di questa prima chiamata ‘personale’ e ‘irrepetibile’ è fondamentale per ogni uomo o donna che voglia orientarsi ‘vocazionalmente’ nella vita.
Il cristiano non può scindere la ‘chiamata’ alla vita dalla chiamata alla pienezza della vita in Cristo: “l’intera esistenza del fedele laico ha lo scopo di portarlo a conoscere la radicale novità cristiana che deriva dal Battesimo, sacramento della fede, perché possa viverne gli impegni secondo la vocazione ricevuta da Dio” (CfL 14).
Il fedele laico dunque, al fine di vivere in pienezza la propria vocazione e missione, deve continuamente riattingere alla sorgente naturale della sua stessa chiamata: il battesimo.
“Ecco il compito meraviglioso e impegnativo che attende tutti i fedeli laici, tutti i cristiani, senza sosta alcuna: conoscere sempre più le ricchezze della fede e del battesimo e viverle in crescente pienezza” (CfL 58).
Scorrendo questi testi – che sono finalizzati a delineare la ‘identità ecclesiale’ del fedele laico – viene spontaneo riformulare e riproporre con le stesse parole del S. Padre un punto fermo della teologia della vocazione e della pastorale vocazionale: “L’inserimento in Cristo per mezzo della fede e dei sacramenti dell’iniziazione cristiana è la radice prima che origina la nuova condizione del cristiano nel mistero della chiesa, che costituisce la sua più profonda ‘fisionomia’, che sta alla base di tutte le vocazioni”(CfL 9).
L’annuncio vocazionale – come espressione di tutta la pastorale ordinaria – ha quindi nella teologia battesimale e nei sacramenti dell’iniziazione cristiana il suo fondamento naturale. £ forse opportuno che tutti noi educatori alla fede, nativamente educatori vocazionali, diventiamo sempre più consapevoli di far scaturire la proposta vocazionale specifica come naturale sviluppo e maturazione della comune vocazione alla santità che affonda le sue radici nel battesimo e viene riproposta dagli altri sacramenti, principalmente dall’Eucaristia.
Mentre l’Esortazione Pontificia ci riconferma nella consapevolezza teologica che la vocazione alla santità “deve dirsi una componente essenziale e inseparabile della nuova vita battesimale”(CfL 17), ci offre la possibilità di intravedere in questa comune chiamata la strada maestra di una coerente pedagogia vocazionale. Intendo dire che se la vita battesimale è fondamento della maturazione vocazionale, la chiamata alla santità è il sicuro filo conduttore lungo cui si snoda, matura e verso cui mira l’annuncio e la proposta vocazionale.
Non è quindi né una forzatura teologica né pastorale affermare che il fedele laico’ è a tutti gli effetti e anzitutto un cristiano chiamato a prendere coscienza e a vivere nella Chiesa la propria vocazione alla santità che si radica nei sacramenti dell’iniziazione cristiana: “solo all’interno del mistero della chiesa come mistero di comunione si rivela l’‘identità’ dei fedeli laici, la loro originale dignità. E solo all’interno di questa dignità si possono definire la loro vocazione e la loro missione nella chiesa e nel mondo”(CfL 8).
Il laico: un ‘inviato’
‘Vocazione’ e ‘missione’ sono come due facce di una stessa medaglia. Non si dà nella chiesa ‘vocazione senza missione’ e ‘missione senza vocazione’. L’una e l’altra si richiamano a vicenda e l’una diventa verifica dell’altra.
“Dio chiama me e manda me – afferma Giovanni Paolo II – come operaio nella sua vigna: chiama me e manda me a lavorare per l’avvento del suo regno nella storia”(CfL 58).
È davvero interessante dal punto di vista della formazione dei laici – e tale è l’angolatura dell’Esortazione Pontificia – riprendere coscienza non solo della stretta correlazione tra vocazione e missione, ma della personalizzazione di questa duplice e unica ‘identità’ nella vita del cristiano: la vocazione e missione personale.
Questo tema teologico, della vocazione-missione dei fedeli laici, apre poi nuovi orizzonti educativi per la pastorale ordinaria e specificamente per la pastorale vocazionale.
Le proposte di servizio e l’appartenenza ad una reale comunità cristiana ‘tutta ministeriale’ sono l’humus naturale in cui i laici possono prendere coscienza di essere ‘chiamati e mandati’.
Gli itinerari di servizio, come risposta ai bisogni della comunità, e una comunità cristiana tutta ministeriale diventano la via pedagogica ordinaria per educare i fedeli laici alla vita come missione e ad una scelta di vita come missione.
In particolare ciò è vero per gli adolescenti e giovani, in un’età in cui si privilegia ‘l’esperienza diretta’: una comunità cristiana che offre una vasta gamma di modelli di servizi ecclesiali porta in sé una pedagogia vocazionale tale da essere per le giovani generazioni auto educante circa l’orientamento vocazionale. “Nella vita di ciascun fedele laico ci sono poi momenti particolarmente significativi e decisivi per discernere la chiamata di Dio e per accogliere la missione a lui affidata: tra questi ci sono i momenti dell’adolescenza e della giovinezza”(CfL 58).
L’educatore alla fede che opera ai vari livelli della comunità cristiana è chiamato quindi sempre più a focalizzare vocazionalmente gli obiettivi della formazione dei fedeli laici, così riassunti nell’Esortazione del S. Padre: “la formazione dei fedeli laici ha come obiettivo fondamentale la scoperta sempre più chiara della propria vocazione e la disponibilità sempre più grande a viverla nel compimento della propria missione”(CfL 58).
Il laico: chiamato per chiamare
L’intuizione conciliare, che tutta la comunità cristiana ha il dovere di dare incremento alle vocazioni (cfr. OT 2), trova una esplicita traduzione nella responsabilizzazione dei laici in questo servizio ecclesiale così urgente ed essenziale per la chiesa stessa: “tutti dobbiamo sentire la responsabilità di favorire il sorgere e il maturare di vocazioni specificamente missionarie, sia sacerdotali e religiose sia laicali”.
Come i fedeli laici possono realizzare questo servizio di animatori vocazionali? Il primo ‘gesto’ vocante del fedele laico è anzitutto la disponibilità e impegno a scoprire la propria vocazione e missione: “ora per poter scoprire la concreta volontà del Signore nella nostra vita sono indispensabili l’ascolto pronto e docile della Parola di Dio e della chiesa, la preghiera filiale e costante, il riferimento a una saggia e amorevole guida spirituale, la lettura nella fede dei doni e dei talenti ricevuti e nello stesso tempo delle diverse situazioni sociali e storiche entro cui si è inseriti”(CfL 58). Un siffatto itinerario di formazione dei fedeli laici è di per sé un vero e proprio itinerario vocazionale.
Altro ‘gesto’ vocante è, di conseguenza, la testimonianza della propria specifica vocazione e missione: “già sul piano dell’essere, prima ancora che su quello dell’agire, i cristiani sono tralci dell’unica feconda vite che è Cristo. Sul piano dell’essere non significa solo mediante la vita di grazia e di santità… ma significa anche mediante lo stato di vita che caratterizza… i fedeli laici” (CfL 55).
‘Gesto’ vocante sono poi gli stessi itinerari educativi della comunità cristiana in cui i laici maturano e vivono la loro vocazione e missione: dalla famiglia “scuola nativa e fondamentale per la formazione alla fede” (CfL 62), alle aggregazioni laicali a cui è richiesto “uno slancio missionario che le renda sempre più soggetti di una nuova evangelizzazione…, di animazione per il fiorire di vocazioni al matrimonio cristiano, al sacerdozio ministeriale, alla vita consacrata”(CfL 30).
‘Gesto’ vocante, che riassume l’identità e la figura ecclesiale del fedele laico nel naturale spazio della pastorale vocazionale, è infine il servizio dell’animatore vocazionale parrocchiale.
Un dato ecclesiale e pastorale è certo: con il fedele laico impegnato nell’annuncio vocazionale, sino ad ora per lo più ritenuto appannaggio dei sacerdoti e dei consacrati, si apre una pagina nuova della pastorale vocazionale.