N.02
Marzo/Aprile 1989

Progetto operativo per una scuola di formazione per animatori vocazionali laici

 

Premessa

Il progetto formativo che qui viene presentato non è un’esperienza già collaudata e verificata: nasce, per così dire, a tavolino come sbocco concreto alla riflessione sul laico-animatore vocazionale, ed anche in analogia con altri cammini formativi già istituzionalizzati nella pastorale della Chiesa italiana.

La proposta che viene ora formulata mantiene volutamente un’impostazione schematica e forse un po’ troppo “chiara e distinta”: questo per farne cogliere meglio la logica ispiratrice.

È evidente che nel vivo del tessuto pastorale l’ipotesi deve adattarsi, miscelarsi più tranquillamente nelle varie componenti da considerare flessibili, dilatarsi o ridursi, perché sia uno strumento realistico al servizio della vita ecclesiale, non una struttura in più per complicare inutilmente la pastorale.

 

Obiettivo

La scuola di formazione tende a “costruire” concretamente quella figura di operatore pastorale che emerge dall’ampia ed articolata riflessione del presente studio monografico.

Si tratta di una figura ancora in gran parte “ideale” anche se risulta ormai evidente la sua necessità e il suo spazio pastorale.

L’obiettivo dunque dovrà essere realistico, ragionevolmente raggiungibile con strumenti alla nostra portata, perseguibile in una progressività che preveda delle tappe intermedie… D’altra parte la finalità della scuola non può essere appiattita e troppo sbrigativamente semplificata.

Per tutto questo sembra giusto puntare ad un risultato piuttosto “alto”, più che medio, alquanto impegnativo e rigoroso, già prevedendo con buone ragioni che, in pratica, si rimarrà sempre un po’ al di sotto dell’ideale.

 

Quale figura?

I tratti essenziali e riassuntivi dell’animatore vocazionale si possono così schematizzare.

1) Un buon livello di maturità umana caratterizzato specialmente da:

– amore oblativo;

– orizzonte psicologico e intellettuale solido (non troppo dubbioso o tormentato) ma nello stesso tempo aperto al “nuovo” e all’“altro”;

– spiccata capacità di ascolto delle persone (empatia);

– discreta capacità di intraprendenza e di iniziativa

 

2) Evidente maturità spirituale: connotata soprattutto da:

– vivo senso o mentalità di fede;

– gioiosa coscienza della propria vocazione e ministero e conseguente apertura missionaria della comunione della Chiesa;

– spiccata propensione alla preghiera;

– attitudine a discernere nello spirito;

– coerenza e costanza nella vita.

 

3) Buona preparazione culturale (teologico-pastorale):

– sia dal punto di vista “teorico”, sui contenuti della fede;

– sia dal punto di vista “operativo”, come metodologia pastorale.

 

In conclusione, l’animatore vocazionale “deve essere”:

– illuminato e costante richiamo alla dimensione vocazionale della pastorale

– stimolo propositivo di iniziative vocazionali equilibrate e ben correlate con le altre attività pastorali;

– “Autorevole” guida o accompagnatore spirituale nella concretezza del cammino di fede cristiana.

 

 

 

Condizioni previe

Per ottenere effettivamente un operatore del livello sopraindicato non bisogna attendersi tutto da una scuola di preparazione. Va chiaramente detto che una personalità cristiana così connotata suppone un robusto cammino previo e susseguente.

In particolare si richiede che il laico animatore vocazionale:

– abbia già compiuto un iter formativo spirituale e culturale, (perciò non può essere giovanissimo), come singolo e in gruppo, associazione o movimento;

– abbia già fatto la scelta vocazionale definitiva (matrimonio o laico consacrato, istituto secolare…);

– abbia sperimentato e sperimenti una buona direzione spirituale;

– sia già (possibilmente) operante in qualche settore pastorale (catechesi-liturgia-carità), da cui successivamente dovrà essere almeno in parte sgravato;

– faccia parte di qualche organismo rappresentativo per la pastorale (Consigli-Commissioni, ecc…): e che perciò sia approvato dal parroco e stimato dalla Comunità.

 

 

 

Itinerario formativo globale

Si propone un biennio di formazione specifica, scandito in due momenti (annuali): 

1. la presentazione “teorica”, per una “cultura” vocazionale viva; 

2. la preparazione o sperimentazione pratica, per un’esperienza di animazione vocazionale illuminata.

 

L’impostazione e la gestione della “scuola” sia affidata al CDV che garantisce da una parte l’autorevolezza e la comunione del Vescovo e dall’altra il collegamento con tutte le forze operative di pastorale vocazionale in Diocesi.

Il CDV si dovrà avvalere di “esperti” e di “luoghi” di formazione (Seminario – Istituti – Case di spiritualità – Centri specializzati…).

L’équipe di formazione con i suoi riferimenti si collochi chiaramente nell’ambito della testimonianza sulla quale si innesta la docenza: si diffidi perciò di insegnanti solo “scientifici”. Tutti devono condividere pienamente obiettivi e metodi: in questa linea la metodologia della scuola è già sostanza.

Le articolazioni della scuola di formazione (o dimensione diocesana o zonale) dipendono dall’ampiezza e possibilità della Diocesi. Si può comunque iniziare con un corso centrale diocesano e successivamente riproporlo a livello zonale o vicariale coordinandosi con altre iniziative formative sul territorio.

La scuola deve avere un responsabile coordinatore che garantisca la completezza degli aspetti, l’amalgama tra i docenti, la sintesi degli interventi, e l’unitarietà formativa per i partecipanti.

 

 

 

Svolgimento dei programmi 

 

primo anno

Si suppone, come è stato detto, una scuola di base già precedentemente conclusa (ad esempio di formazione catechistica).

Il primo anno di “formazione specifica” vocazionale ha una fisionomia prevalentemente teorica.

Il monte-ore possibile potrebbe essere di 150 ore così distribuite: 20 fine-settimana (sabato pomeriggio-domenica intera) di 6 ore complessive: per un totale di 120 ore; 1 settimana estiva residenziale di 30 ore complessive.

La Scuola svilupperà due fondamentali dimensioni di conoscenza:

1) Dimensione Teologica (80 ore):

– Aspetto biblico: Teologia biblica della Vocazione-Missione nell’A.T. e nel N.T. (Creazione – Patriarchi – Alleanza – Profetismo – Gesù Cristo – Maria – gli Apostoli – la Chiesa).

– Aspetto storico: Cenni essenziali sulle spiritualità nella Chiesa dai Padri alla Chiesa contemporanea – Figure di Santi.

– Aspetto teologico-dottrinale: Elementi fondamentali di teologia spirituale. Temi privilegiati: la Vita e la Missione della Chiesa; i sacramenti; la Grazia; vocazione alla santità; carismi e ministeri; stati di vita; gradi di perfezione; ascetica e mistica; la direzione spirituale ecc.

 

2) Dimensione Antropologica (40 ore):

– Lettura delle situazioni socio-culturali odierne.

– Elementi di psicologia evolutiva, tecniche di animazione di gruppo e di dialogo interpersonale.

– Principi e criteri pedagogici in ordine all’accompagnamento educativo.

La settimana residenziale estiva (30 ore) servirà a riprendere l’intero discorso svolto dalla scuola per far sintesi pastorale-spirituale nella persona dell’animatore.

Al centro della riflessione sarà dunque in concreto: la figura dell’animatore vocazionale; sua spiritualità; suo ruolo nell’ambito ecclesiale-diocesano; dialogo e puntualizzazioni con la partecipazione di tutta l’équipe docente…

Sia la scuola che la settimana estiva saranno vissute in un contesto di comunione fraterna e di preghiera. Per questo dovranno essere particolarmente curati i momenti liturgici e si offrirà ai partecipanti anche l’opportunità di incontrare sacerdoti per la confessione e la direzione spirituale.

 

secondo anno

Questo secondo anno viene dedicato alla metodologia sperimentata e ragionata, con l’aiuto di testimoni (persone – luoghi – istituzioni) e della stessa équipe di docenti per la verifica.

1) Suggerimenti per la sperimentazione:

– Non si assumano ancora responsabilità dirette (ad esempio guida di un gruppo vocazionale…), ma si sviluppi un “apprendistato” in vari ambiti con stimoli diversificati (si impara facendo).

– Le esperienze siano previamente selezionate e motivate (non casuali).

– Le medesime non siano lasciate unicamente alla valutazione personale di chi le compie, ma vengano valutate con gli esperti (dell’équipe docenti) o con il direttore della “scuola”.

– Si tenga conto della realtà del proprio territorio ma si aprano gli orizzonti anche a livelli più ampi della propria Diocesi.

 

2) Indicazioni concrete:

– Non è possibile al riguardo fissare un monte-ore preciso. Il tempo impiegato nella sperimentazione del 2° anno non dovrà essere comunque inferiore a quello del primo anno. Trattandosi di “esperienze”, si terrà conto di un’articolazione meno rigida di quella della scuola. Si impiegheranno per questo ancora i fine-settimana ma anche alcune sere infra-settimanali e ovviamente il tempo delle ferie estive.

– Nella vasta gamma delle esperienze utili per l’animatore vocazionale si segnalano in modo particolare le seguenti:

* Esercizi spirituali vocazionali

* Ritiri vocazionali

* Scuole di preghiera

* Campi scuola vocazionali

* Visite e permanenze in Centri di Spiritualità, di Movimenti, di iniziative missionarie e promozionali…

* Partecipazione completa ai Convegni vocazionali organizzati nell’anno a livello Nazionale-Regionale-Diocesano.

* Conoscenza più diretta e approfondita dei “luoghi significativi” della propria Diocesi dal punto di vista vocazionale e degli strumenti pastorali già disponibili… (costruzione di una “mappa” vocazionale diocesana).

* Infine la settimana residenziale del 2° anno potrebbe essere dedicata ad una valutazione approfondita delle esperienze e alla formazione di un progetto vocazionale diocesano o zonale.

 

Conclusione

Ipotesi esagerata, illusoria…? Forse l’impressione al termine della nostra proposta potrebbe essere proprio questa.

Si chiede all’animatore vocazionale laico ciò che non ha neppure il sacerdote, il religioso, la religiosa… È utopistico pensare di reperire dei laici così disponibili alla formazione e al servizio ecclesiale… E poi ci sarà realmente lo spazio operativo per un animatore di questo tipo? 

Sono perplessità legittime, certo, ma che in buona parte possono essere sciolte proprio dalla realtà dei fatti che sta emergendo da un laicato sempre più maturo e assetato di maturità e di legittima condivisione ecclesiale.

Quanto allo spazio operativo si potrebbero aggiungere le seguenti notazioni conclusive. L’importante è che tali animatori innanzitutto ci siano… e il loro essere nel vivo delle realtà ecclesiali e negli organismi di partecipazione (Consigli – Commissioni…) otterrà certamente un risultato prezioso: l’attenzione più viva all’aspetto vocazionale dell’esperienza cristiana. Questa attenzione meno episodica e più costante porterà i suoi frutti.

Ed infine un auspicio tra i frutti possibili, non così utopistici… Perché non puntare ad un anno specificamente vocazionale nell’itinerario della pastorale giovanile?

Se passasse in tutte le Diocesi l’urgenza di offrire ai nostri giovani, alla ricerca di un progetto di vita, un anno intero per una catechesi specifica, (e i catechismi CEI in questa direzione si prestano notevolmente), sulla vocazione cristiana, l’animatore vocazionale troverebbe in tale iniziativa istituzionalizzata gran parte del suo spazio ecclesiale per un prezioso servizio.