N.03
Maggio/Giugno 1989

I preadolescenti preparano il loro futuro

I preadolescenti sono assediati da una massa di luoghi comuni e rimangono incompresi dagli adulti. Si pensa, ad esempio, che a questa età tutte le generazioni si somigliano e che non sono portatrici di novità. Si sostiene che sono ancora bambini, non completamente responsabili di se stessi e non sufficientemente affidabili. E come tali vengono trattati.

La realtà smentisce l’opinione generale, talvolta clamorosamente. Infatti, con i preadolescenti è già possibile parlare di vocazione e di vocazioni particolari: sacerdotale, religiosa, consacrata, missionaria. Ma a patto che si operi una netta distinzione di tre livelli: l’orientamento, il progetto di vita, la vocazione cristiana.

L’orientamento (la dimensione psico-attitudinale) costituisce l’insieme delle caratteristiche individuali, ciò che ciascuno è, per come è nato, è stato educato e si distingue dagli altri. Ogni ragazzo trova in sé dei registri sui quali modulare le sue scelte. Il processo dell’orientamento opera per aiutare a definire i modi propri di realizzazione della persona secondo scelte motivate e graduali.

Il progetto di vita (la dimensione etico-esistenziale) nasce attraverso il confronto con le componenti fisiche, relazionali e intellettive in campo: amicizia, competitività, conoscenze, informazioni, gratuità, edonismo, emarginazione, accoglienza. Gli scontri tra questi valori e pseudo-valori costringe il preadolescente a scelte con le quali il progetto di vita si definisce. Scrive Mons. Enrico Masseroni: “Il progetto va identificato con un’intuizione, un nucleo di valori, un complesso di significati positivi, polarizzanti la vita, le scelte del preadolescente: progetto che comincia ad emergere, in questa età, secondo modalità diverse: come un desiderio, un’intuizione, una simpatia, un fascino per il modello, per il servizio, per un ruolo”[1].

Tra i diversi valori avviene una selezione, si stabiliscono delle priorità e si elabora così un progetto, che anticipa il futuro e insieme costituisce il centro propulsivo della personalità e la forza d’integrazione della persona.

La vocazione cristiana (la dimensione teologico-spirituale) completa il quadro prospettico della persona. Se nei primi due livelli alla fatidica domanda “Che cosa farò nella vita?” il ragazzo risponde con la ricerca della identità personale e con la auto valutazione rispetto alle indicazioni del contesto sociale, ora si pone davanti a Dio per rivolgergli l’interrogativo “Quale è il tuo piano riguardo alla mia vita?”. Sospinto dalla certezza di essere amato da Dio, dalla confidenza in Lui nella preghiera, scruta la Sua volontà. Il discernimento confermerà la ‘vocazione’ quando, sollecitato da circostanze esterne o interne, riconoscerà che il compito, la missione da compiere, il servizio degli altri corrispondono al modo migliore di realizzare se stesso, e al progetto personale di vita.

“Ogni vocazione è un dono di Dio…. Un dono che si concretizza in una graduale comprensione del suo progetto di amore su ognuno di noi, nella luce della grazia e nella interpretazione dei doni e delle disponibilità da mettere al servizio dei fratelli, per amore di Dio”.

 

 

 

L’orientamento non è cieco

Certamente a 13 anni non si acchiappa il futuro, ma lo si comincia a costruire; se non si vuole affidare tutto al caso con il rischio, come capita spesso, di sbagliare.

Orientarsi nella vita vuol dire stabilire alcune piste sicure sulle quali continuare a camminare. E la famiglia, la scuola, la parrocchia, le aggregazioni associative, i gruppi vocazionali aiutano a marcare i tratti delle indicazioni, che via via si acquisiscono.

Occorre entrare nell’ordine di idee dei tempi lunghi e della lenta maturazione della personalità, che inizia nella preadolescenza e perviene poi alle scelte importanti della giovinezza.

Al fine di attivare un completo intervento orientativo è sufficiente mettere il preadolescente di fronte a quattro domande.

La prima “Chi sei veramente?” avvia alla ricerca della propria identità. E dal momento che il ragazzo entra da protagonista nella scelta degli amici, dei giochi e degli interessi consolida la consapevolezza di sé e l’energia decisionale ed entra nel vasto dinamismo delle successive decisioni.

Il secondo quesito “Quali strade ti si aprano davanti?” invita ad una ricognizione sull’ampia gamma delle varie scelte professionali, sociali, affettive, politiche, morali, religiose. Alcune sono a portata di mano e raggiungibili presto, altre, per ora meno accessibili, fungono da richiamo al progetto di vita dei ragazzi, che riescono in tal modo ad autotrascendersi e a guardare oltre il presente. In ogni caso, costringere il preadolescente a confrontarsi con una singola scelta appare un pesante condizionamento, un attentato alla libertà, una limitazione a tante sue qualità non ancora compiutamente espresse.

Con la terza domanda “In quali realtà vale la pena credere?” il discorso si apre sui valori. Viviamo tutti con l’intenzione più o meno consapevole di raggiungere la felicità attraverso la realizzazione di un sistema di valori, anzi di una gerarchia di valori ordinati secondo l’importanza e le preferenze. Evidentemente, dall’ordine d’importanza dei valori dipende il carattere del progetto di vita sul piano individuale e sociale.

La quarta domanda “Che cosa posso fare oggi per il mio domani?” mette in movimento l’intervento educativo e ne sottolinea l’urgenza. Si tratta di assolvere il compito di elaborare proposte, di inventare iniziative, di avanzare suggerimenti allo scopo di rendere operativi i valori per consentire ai ragazzi di investirvi le energie e mettervi a disposizione il proprio tempo. L’orientamento nella vita è già vera pedagogia della vocazione.

 

 

 

Dall’orientamento alle scelte

A mio avviso un progetto di pastorale vocazionale per i preadolescenti deve muoversi nel quadro dell’orientamento cristiano[2] dei ragazzi verso il loro futuro.

Occorrerebbe, comunque, decidere attorno a quali finalità educative articolare il progetto.

Oggi, molti lo intendono ancora riduttivamente come la ‘ricerca’ dei chiamati e la loro collocazione formativa nell’ambito di un preciso ‘stato di vita’: ministero presbiterale, vita consacrata, scelta missionaria, matrimonio. Quando, in realtà, con i ragazzi di scuola media ci si dovrebbe muovere nella prospettiva dell’orientamento alla vita e della educazione alla fede.

Ovviamente, si guarda anche agli ‘stati di vita’ come a punti di riferimento, non già per provocare una scelta definitiva e permanente, del resto ancora prematura nella preadolescenza, ma per la preparazione della persona a decidere il suo posto nella vita della Chiesa in risposta all’appello di Dio.

 

 

 

 

Note

[1] E, MASSERONI, Chiesa Italiana e Seminario minore, “Settimana” 41/1987.

[2] UCN-CNV, La vocazione nel Catechismo dei fanciulli, LDC, Leumann 1982 p. 5.