Il progetto educativo-vocazionale dell’Azione Cattolica dei Ragazzi
L’ACR ha riformulato il suo progetto educativo all’indomani del nuovo Statuto dell’ACI (1969) e continuamente, camminando con la Chiesa che è in Italia, ha provveduto ad arricchirlo ed aggiornarlo. Anche in questa stagione in cui emergono nuove domande dal mondo dei ragazzi e nuove linee progettuali per tutta la Chiesa che è in Italia, l’ACR sta puntualizzando ulteriormente il suo progetto anche con la diretta collaborazione del CNV al fine di tradurre nel cammino ordinario dell’ACR le linee portanti del Piano Pastorale per le Vocazioni.
Obiettivo globale del Progetto educativo dell’ACR è la formazione apostolica-missionaria del fanciullo e del preadolescente e pertanto la dimensione vocazionale non solo è tenuta presente ma ne è uno dei cardini fondamentali: dato che non si può vivere la dimensione apostolica senza accogliere e vivere la propria personale vocazione.
Fatta questa debita premessa e tenendo ora come punti di riferimento privilegiati i nn. 39 e 42 del documento “Vocazioni nella Chiesa italiana” cerchiamo di mettere in luce i tratti caratteristici del progetto educativo-vocazionale dell’ACR..
L’ACR è un cammino
Esso “tende ad aiutare i ragazzi a scoprire e a vivere in pienezza la vocazione di uomini nuovi in Cristo, prendendo coscienza e attuando concretamente nella vita il loro battesimo, la loro crescita, la loro partecipazione alla Eucaristia” (Progetto ACR p. 194).
I ragazzi all’interno di questo cammino sono progressivamente chiamati a vivere una esperienza di fede che li aiuti a leggere nella loro vita quotidiana i segni della presenza di Dio che li interpella e li chiama a sperimentare la comunità cristiana quale luogo dell’incontro con il Redentore e i fratelli, a rispondere al Signore con atteggiamenti di carità che manifestino l’acquisizione di una mentalità evangelica.
Scelta fondamentale quindi del Progetto ACR è l’esperienzialità, ovvero educare i ragazzi ad essere e non solamente a sapere. Un cammino esperienziale quindi perché siamo consapevoli cioè (cfr. “Vocazioni nella Chiesa italiana”, n. 45) che “una scelta vocazionale non matura solo attraverso esperienze episodiche di fede, ma attraverso un paziente cammino spirituale”.
Cammino, vissuto nella comunità parrocchiale, incentrato su due poli: l’itinerario catechistico annuale e l’Iniziativa Apostolica Missionaria Annuale, organicamente collegati ed inseriti nell’Anno Liturgico e nella vita della Chiesa scandita da tappe significative quali la Giornata Mondiale per la Pace e la Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni.
All’interno di questo cammino aiutiamo i ragazzi a vivere: il dialogo con Dio: chiamata e risposta; il dialogo con i fratelli: la vita di comunità corrisponde alla dimensione personale di ciascuno; l’assunzione libera e responsabile del proprio posto nel mondo; l’assunzione del proprio ruolo attivo nella Chiesa; la realizzazione compiuta nella santità. Dimensioni queste che riteniamo fondamentali della vocazione.
Il “Tu”
Intuizione fondamentale per l’esperienza ACR è il protagonismo dei ragazzi, come prospettiva che: “esclude tutte le concezioni che in modo esplicito o implicito presentano il ragazzo puramente come oggetto, come recettore, come essere passivo, capace solo di ricevere e non di dare; coglie il ragazzo come soggetto attivo, dotato di creatività, capace di donarsi, portatore di novità, chiamato a parlare, agire e partecipare in prima persona, quale graduale promotore della propria realizzazione che diverrà quindi auto-realizzazione; domanda che venga in lui continuamente destata la coscienza personale mediante un permanente appello alla libertà, responsabilità e originalità, all’interno di esperienze vive fatte a sua misura” (Progetto ACR, p. 119).
Ora questa non è una scelta di poco conto perché riteniamo che: il protagonismo sia dimensione fondamentale nella prospettiva vocazionale. L’uomo non è chiamato ad aderire passivamente ad un progetto che Dio ha pensato per lui, ma a rendersi corresponsabile del suo progetto di vita, a portarvi il suo “proprium” originale ed irrepetibile. È stata questa convinzione, assieme al rifiuto delle tendenze odierne alla massificazione e all’individualismo a farci sottolineare, la prospettiva della personalizzazione.
In questa prospettiva, ci sentiamo particolarmente interpellati oggi: dal tu femminile e dal tu maschile; dal tu della preadolescenza, stagione nella quale è chiamato comunque a fare scelte già fondamentali per la sua vita quali quella dell’indirizzo degli studi superiori o quella del tipo di lavoro.
Il “noi”
Il noi è rappresentato significativamente in ACR dall’esperienza del gruppo, gruppo di Chiesa, gruppo dei ragazzi. La centralità del gruppo, nella proposta ACR, si spiega con la possibilità che ad esso si riconosce di educare al senso di Chiesa, di educare alla scoperta di diversi “ruoli” nella Chiesa, di favorire nel ragazzo una crescita che implica: il sentirsi accolto nella comunità come persona significativa; la valorizzazione dei suoi doni; l’espressione delle sue potenzialità; la circolazione in dimensione oblativa di tutta questa ricchezza. Il gruppo in ACR è quindi occasione e luogo in cui i ragazzi si aprono, si offrono, condividono e così si matura insieme il riconoscimento, di una chiamata.
Dunque, attraverso una ricca esperienza di gruppo, si sperimenta che alla chiamata si risponde insieme: rispondere è inserirsi vitalmente nel piano di Dio mediante la Chiesa, chiamata ad essere tutta missionaria; chiamata alla Chiesa quindi è vocazione a dare il proprio apporto, in misura del dono ricevuto.
L’impegno
L’ACR è esperienza apostolica-missionaria, che avvia i ragazzi a partecipare attivamente alla missione tipica evangelizzatrice della Chiesa, quali costruttori di essa. L’ACR crede i ragazzi capaci di impegno apostolico e missionario, con particolare riferimento al loro mondo.
La prospettiva di impegno riguarda la persona: il cammino di fede è centrato sul soggetto che viene aiutato e promosso nella dimensione battesimale e cresimale segnata in lui dallo Spirito; il gruppo: con particolare riferimento alla specifica proposta dell’Iniziativa Annuale.
L’impegno non è un “poi” del momento catechistico ma gli è contestuale; è luogo formativo per eccellenza e quindi elemento insostituibile per una educazione vocazionale. Questo cammino personale fatto in gruppo e manifestatosi in un impegno formativo e in una azione apostolica, è fatto con la compagnia di un educatore che con la propria testimonianza di vita e le sue parole si pone quale immagine di discepolo di Cristo che sta orientato o ha già orientato la propria esistenza verso una scelta vocazionale precisa.
L’educatore ponendosi accanto al gruppo ed ad ogni ragazzo offre loro poi un aiuto spirituale personale e di gruppo di non lieve importanza per l’avvio di un discernimento spirituale e di un dialogo spirituale con un sacerdote che potrà poi assumere, in età più matura, la forma della direzione spirituale. È quindi il progetto educativo-vocazionale dell’ACR un cammino che secondo una opportuna gradualità, si fa, nella fanciullezza scoperta delle “primarie vocazioni” (la chiamata alla vita, la chiamata ad essere cristiani, la chiamata ad essere testimoni) e annuncio e proposta vocazionale nella preadolescenza.
Questa sintetica e sommaria esposizione del progetto educativo-vocazionale si può concludere affermando che esso è parte di un progetto formativo più globale coinvolgente non solo i ragazzi ma anche giovani e adulti e travalicante i confini della stessa ACR perché proprio di tutta l’ACI. È in questa prospettiva che le note sopra esposte vanno lette e collocate. Non un progetto quindi che si ferma ai 14 anni ma che accompagna la persona in tutti gli stadi della sua esistenza.