N.03
Maggio/Giugno 1989

La maturazione vocazionale dei fanciulli

Il “Documento Base” per il rinnovamento della catechesi nella Chiesa italiana così definisce il fanciullo: “Il fanciullo raggiunge gradatamente la prima capacità di ragionamento; non di un ragionamento astratto, ma ancora legato a immagini di esperienze concrete. Egli allarga la sfera dei suoi interessi al di fuori della propria famiglia. Notevole è la sua curiosità e vivo il desiderio di esplorare il mondo, sul quale si affaccia… L’egocentrismo logico e psicologico sono ancora presenti nel fanciullo… In questa età, il fanciullo assimila profondamente i valori, quando egli stesso fa ed esprime qualcosa… L’esperienza intellettuale del fanciullo è ancora fortemente legata alla vita affettiva ed emotiva …” [1].

Come si vede, è quanto basta, al catechista qualificato e responsabile, per desiderare ardentemente e concretamente di “sapere qualcosa di più” sui fanciulli, come soggetti dell’educazione alla fede.

Indicando, poi, nel contesto, le specifiche attenzioni della catechesi per il fanciullo, afferma: “La catechesi ha modo di soddisfare questa sua sete di conoscenza, collegandosi con i suoi interessi e con le sue esperienze e svelandogli il senso religioso delle cose e della vita”[2].

Un richiamo concreto alla concezione dinamica della persona e ad una catechesi personalizzata. Il rinnovamento della catechesi in Italia ha provocato, non da solo, un modo nuovo e più creativo di concepire e di attuare la stessa educazione religiosa globale, dando ad ogni età dell’uomo il suo proprio significato in se stessa e la sua propria funzione per il raggiungimento della maturità.

“Ogni età ha la sua grazia. Ogni età ha la propria maturità”[3], ha scritto, proprio a proposito di fanciullezza, il teologo Karl Rahner.

 

 

Fanciullezza: un’età solo di buona partenza?

Il fanciullo è ancora molto legato alla famiglia, dipendente dagli adulti, condizionato dalle strutture educative di base, sia civili che religiose (scuola, parrocchia…). Per l’educazione religiosa, è vincolato all’organizzazione parrocchiale della catechesi e alla scadenza formale di almeno due tappe importanti della iniziazione cristiana: i sacramenti della Riconciliazione e dell’Eucaristia. Così, si dice, l’infanzia è l’età d’oro della catechesi e della educazione cristiana…

Dopo quasi vent’anni di “rinnovamento”, è visibilmente in atto una crisi. Qualcuno ha il coraggio di identificarla: “La maggioranza degli adolescenti è in uscita da una ‘sovralimentazione religiosa’  dell’infanzia e della preadolescenza (pratica, catechesi di comunione e cresima) non interiorizzata, non assimilata, non vissuta… per insufficienza di autenticità di contenuti, di vitalità, di interiorizzazione quotidiana”[4].

C’è stata una ricchezza di informazioni religiose, che non ha “soddisfatto la sete di conoscenza, non collegandosi con gli interessi e con le esperienze, non svelando il senso religioso delle cose e della vita”[5](RdC. n. 136).

Le determinanti tappe della iniziazione cristiana (presa di coscienza del Battesimo – sacramento della Riconciliazione – sacramento dell’Eucaristia) forse non hanno avuto una collocazione significativa e vitale all’interno del cammino della catechesi e dell’intera opera educativa? C’è stata una proposta di vita frammentaria, non realistica, non collocata nella cultura attuale, non testimoniata da modelli familiari ed educativi autentici e significativi?

“Per la massa degli adolescenti la sintesi religiosa e cristiana è ormai perdente, incalzata dalla secolarizzazione dominante nei suoi influssi… Anche i perseveranti non mordono a fondo”[6].

Dall’età della fanciullezza a quella dell’adolescenza esiste una “cerniera” ancora tanto ignota e, di conseguenza, inadeguatamente trattata dalla pastorale: la preadolescenza.

Non è, forse, ingiusto o eccessivo addossare esclusivamente alla fase di partenza gli “incerti”, le “disavventure” e i “cambiamenti abissali” del percorso di un così difficile cammino?

È, dunque, necessario educare i fanciulli nella fede in modo tale che essa diventi il principio catalizzatore di energie capaci di formare in loro una personalità matura, capace di iniziare il cammino di sequela del Signore, vivendo da figli di Dio.

Una maturità, relativa all’età e alla grazia, autentica, anche se non capace di dare in assoluto garanzia per il futuro.

 

 

Disponibilità e orientamenti, non prerequisiti

“Il cammino di crescita di una persona verso la maturità di fede è proporzionato alla disponibilità a lasciarsi illuminare dal disegno di Dio sull’uomo”[7].

Nei fanciulli tale disponibilità è totale. I risultati, oltre che dall’insondabile mistero della grazia, saranno condizionati anche dalla qualità dell’intervento educativo. “Il dono della vocazione è segreto di Dio” (Paolo VI).

L’accoglienza della persona e il segreto del dono di Dio sono le due realtà coniugabili, nell’età della fanciullezza, a livello di disponibilità e di orientamenti più che di prerequisiti.

Una sollecita e discreta attenzione dell’educatore deve essere posta, allora, a cogliere ed a potenziare, senza forzature, alcuni dati di fondo della “dimensione religiosa” del fanciullo. Come, ad esempio:

– l’attenzione, nella fede, al mistero di Dio, che si manifesta nei doni della creazione e della rivelazione;

– l’apertura libera e filiale all’invito di dialogo con lui, che parla e ascolta, chiamandoci per nome;

– l’intuizione iniziale del significato della propria vita, come progetto di una provvidenza di sapienza e di amore, che dà motivazioni autentiche ai comportamenti della proposta morale;

– la conoscenza “curiosa”, “interessata” e “significativa” di Gesù, nella originalità divina della sua persona, nella sua umanità esemplare e nella sua missione di servizio gratuito agli uomini e di salvezza, come dono gratuito di amore…;

– l’accoglienza “misteriosa” e la familiarità evangelica con lo Spirito santo, dono di Gesù, e ospite che illumina, dà forza e creatività;

– la scoperta della Chiesa locale come famiglia dei figli di Dio, casa con tanti bisogni, ricca di doni e di servizi, dove ognuno riceve gratuitamente e impara a donare a tutti, nel nome di Cristo Gesù…;

– la partecipazione, nella vita di famiglia, di scuola, di tempo libero, ogni giorno, alla vita della comunità sociale, nella quale vive ed opera la Chiesa, per mezzo dei suoi figli, animata dallo Spirito, per essere “luce”, “lievito”, “seme”…

 

È solo – all’orizzonte – una proposta vocazionale!…[8].

 

 

Tratti socio-culturali non trascurabili

1. La famiglia, anche quella culturalmente meno qualificata, ha, oggi, una sua “concezione” del figlio. Concezione tendenzialmente segnata da caratteristiche individualiste: di proprietà, di privatizzazione, di programmazione utilitarista.

2. La totale dipendenza del fanciullo dall’ambiente familiare lo rende “vincolato” ad esso anche nella sua maturazione religiosa e conseguentemente nella esperienza quotidiana di essa.

3. La struttura scolastica, che assorbe una parte considerevole di tempo nell’esperienza del fanciullo, (e che esercita su di lui il “fascino della scoperta e della prima appropriazione delle tecniche della comunicazione dei linguaggi e della cultura”), attualmente in una travagliata fase di trasformazione e di riqualificazione, risponde con difficoltà e incertezze a questi primi momenti di socializzazione e di orientamento educativo-culturale della fanciullezza.

4. Gli “educatori anonimi” operanti nei mezzi di comunicazione dell’opinione pubblica (stampa, cinema, tv,…), invadono e strumentalizzano la vita del fanciullo, incapace di critica personale e senza filtri educativi di difesa, recando messaggi di consumismo, violenza, banalità e di sfacciata contraddizione ai valori umani e cristiani.

 

 

Conclusione

Per un “discernimento della vocazionalità”, nell’età della fanciullezza, sono, perciò, saggiamente e teologicamente motivati due atteggiamenti di fondo, da parte degli educatori responsabili: “liberare” le potenzialità vocazionali autentiche di questa età, deducibili da atteggiamenti religiosi di fondo senza pretese ingiuste di anticipazioni; “ricostruire” il tessuto educativo familiare, ecclesiale e sociale che permetta, aiuti ed orienti i “germi vocazionali” e le “iniziali battute della disponibilità” dei fanciulli a Dio e al servizio dei fratelli.

 

 

 

 

Note

[1] CEI, Il Rinnovamento della Catechesi, Roma 1970, n. 136.

[2] ivi.

[3] K. RAHNER, Per una teologia della fanciullezza, Documento originale per il B.I.C.E., 1969.

[4] P. GIANOLA, Gli adolescenti: chi sono? in “Vocazioni” 6/1988, p. 16.

[5] RdC, 136.

[6] P. GIANOLA, o.c. p. 17.

[7] I. CASTELLANI, Editoriale, “Vocazioni” 5/1988.

[8] Cfr.  “La Vocazione nel C.d.F.” LDC, Leumann 1982.