N.03
Maggio/Giugno 1989

La pastorale vocazionale degli adolescenti

Esplorando il mondo degli adolescenti è facile rilevare il loro disagio alla ricerca della propria identità, del senso di vita, l’indecisione nei confronti delle scelte di vita, il disorientamento di fronte al pluralismo culturale e al relativismo morale attuali.

 

 

Il mondo adolescenziale

Non ancora dotati di capacità critica, in una società come la nostra “senza padri”, ossia senza grandi sistemi ideologici egemoni, senza grandi certezze, senza punti sicuri di riferimento religioso e morale, e magari senza degli adulti-guida, si sentono “orfani” e fragili. Per giunta, poveri di memoria storica, rivelano scarsa capacità progettuale: preferiscono vivere alla giornata senza fare progetti a lungo termine e rifuggono dalle decisioni definitive o le rimandano il più possibile.

Hanno l’allergia ad assumere responsabilità per paura di rischiare; immediati e legati all’attimo presente, adottano uno stile di vita che si ispira ad un “presentiamo pragmatico”.

Alquanto deboli vengono corteggiati dal mercato della musica, della moda, del tempo libero e costituiscono sul piano commerciali un affare: l’industria è pronta a catturarli, andando incontro ai loro bisogni, trovandoli disposti a spendere pur di soddisfare tali bisogni.

Conquistati dal fascino del mito di cantanti e attori (Rambo, Madonna, Jovanotti) o dal fenomeno delle grandi firme e marche, diventano consumatori, di un certo livello, di dischi, apparecchiature Hi-Fi, di abbigliamento, di particolari generi alimentari (pizze, bibite…) di prodotti cosmetici (gel, rimmel, fondotinta…) di articoli sportivi, di moto e motorini, di cui curano l’aspetto estetico con strumentazione e finiture ultimo tipo.

Presi dalla logica del “tutto e subito”, concepiscono lo spendere come una delle maniere più semplici per affermare il proprio valore e s’illudono di raggiungere la propria identità, donandosi un look rassicurante mediante l’acquisto di merce. Invero l’autentica immagine di sé la si costruisce passando attraverso la fatica educativa, attraverso la fatica dell’autoeducazione.

Diviene arduo un discorso formativo che proponga valori positivi, oltre l’ “effimero”, su cui radicare una valida identità personale.

Ma come è vero che l’adolescenza è l’età delle varie problematiche psicologiche, che tarpano le ali, delle decisioni irrilevanti, dei comportamenti piuttosto frivoli e superficiali, è altrettanto vero che può diventare l’età della scoperta e dell’orientamento della personalità, del lavorio del carattere, l’età delle ipotesi” circa il futuro, dove si gettano le basi per decisioni impegnative prese più avanti. In fondo è un’età con forte valenza vocazionale, in cui è possibile “seminare le scelte vocazionali” largamente. Gli esperti affermano che la condizione adolescenziale è per sua natura “condizione vocazionale”, per cui è opportuno lavorare in tale età, perché gli adolescenti si realizzino pienamente, divengano personalità forti, ricche ed autonome, in grado di vedere e scegliere il proprio futuro a beneficio del prossimo.

In campo ecclesiale gli educatori sono chiamati ad operare in questa “terra di nessuno”, quale terra di missione, a “fare pastorale”, a “fare educazione”: vale a dire ad educare alla fede in una logica di educazione alla vita.

Va messa in atto tutta una pastorale che miri a coltivare negli adolescenti l’amore alla vita, alla verità, alla bontà, al lavoro ben fatto, alla responsabilità, alla spiritualità, alla fede e carità. Occorre fare l’uomo e il cristiano in una società povera di umanesimo e sguarnita di valori evangelici.

All’interno poi della pastorale ordinaria trova la sua giusta collocazione la pastorale vocazionale, perché questa è una dimensione di quella, la quale in ultima analisi matura cristiani adulti nella fede, capaci di dare la vita per gli altri, come del resto la pastorale vocazionale alla fin fine guida l’adolescente alla scoperta del proprio talento, ad aprirsi a Dio e al prossimo, a canalizzare tutta l’esuberanza umana nella direzione di un piano di vita fondato sul servizio.

 

 

La pastorale vocazionale

Ebbene, la pastorale delle vocazioni deve situarsi, pena la sua vanificazione, in un progetto organico di pastorale ordinaria, portata avanti da tutta la comunità. Ciò significa che la pastorale vocazionale attecchisce, se nell’oratorio c’è l’educazione alla vita spirituale, se nei gruppi e movimenti si fa un cammino di fede, se in famiglia si fa esperienza di vita cristiana, se in parrocchia si tiene la catechesi, si partecipa alla vita liturgica e si esercita il servizio della carità.

Ogni educatore, operatore pastorale, come ogni animatore vocazionale, deve aiutare i ragazzi, gli adolescenti, i giovani ad orientarsi cristianamente nella vita, a scegliere la professione, lo stato di vita, a discernere la propria vocazione, indicando cammini differenziati, graduali e progressivi di fede e carità che orientino e maturino vocazionalmente.

Inoltre, oggi risulta abbastanza pacifica l’acquisizione che la pastorale vocazionale trova il suo irrinunciabile riferimento nella comunità cristiana e che la ricerca vocazionale deve svolgersi specialmente nella comunità parrocchiale. Qui i ragazzi e gli adolescenti sperimentano come ascoltare la Parola di Dio, come pregare, come servire insieme la Chiesa e l’umanità. La comunità ecclesiale, con la molteplicità dei carismi e ministeri, è il luogo della proposta e dell’accompagnamento vocazionale, del cammino di fede che sfocia naturalmente in una decisione vocazionale, essa è il luogo vitale di un itinerario di vita cristiana. Una comunità cristiana che vive la comunione con Dio e coi fratelli, che si fa “tutta ministeriale”, diviene ambiente vitale-educativo in ordine alla vocazione per tutti i membri della comunità, ma soprattutto per ragazzi ed adolescenti.

È auspicabile che la comunità parrocchiale, valorizzando la forte tendenza aggregativa degli adolescenti, rilanci la vita di gruppo: gruppo del post-cresima, gruppo dei cantori o lettori, di A.C.R., degli Scout…, dentro il quale è possibile delineare e realizzare itinerari educativi. Nel gruppo l’adolescente trova l’occasione di proposte di idee, mette in comune le opinioni, si verifica, viene aiutato nella scoperta della verità su se stesso, è stimolato ad uscire dal proprio io per fare del bene, sperimenta la gioia vera del donare gratuitamente. Ma se pastoralmente riesce impegnativa la promozione di gruppi, cioè la “collettivizzazione dell’educazione”, ancor più difficile si presenta la personalizzazione della medesima, che può verificarsi mediante la direzione spirituale, arte forse un po’ troppo trascurata oggi rispetto ad un tempo.

Attraverso questa l’adolescente viene accompagnato personalmente in un cammino di maturazione cristiana, di scelta vocazionale. Chiaramente, quando gli educatori ed i soggetti interessati hanno sufficientemente riconosciuto i germi di vocazione al presbiterato o alla vita religiosa, lo strumento normale per la verifica e la formazione diviene una comunità vocazionale. E tra le varie forme di comunità vocazionali in vista del sacerdozio e della vita religiosa, il Seminario minore conserva tuttora una certa posizione di preminenza, quale strumento specializzato e qualificato per la formazione umana, cristiana e vocazionale dei seminaristi.