N.04
Luglio/Agosto 1989

Discernimento delle vocazioni femminili alla vita religiosa

“L’aspetto più sublime della dignità umana consiste nella sua vocazione alla comunione con Dio. Fin dal suo nascere l’uomo è invitato al dialogo con Dio: non esiste infatti, se non perché creato per amore da Dio, da Lui sempre per amore è conservato, né vive pienamente secondo verità se non riconosce liberamente quell’amore e se non si affida al suo Creatore”[1]. Quest’amore a noi è stato rivelato per mezzo di Gesù Cristo, nel quale il Padre “ci ha scelti prima della creazione del mondo” (Ef 1,4). È l’avventura alla quale Dio chiama ogni uomo.

Può succedere nella vita di una giovane attraverso le più svariate circostanze, un gruppo, un incontro, una testimonianza di vita…, di trovarsi a confronto con questo progetto seminato da Dio nel suo cuore fin dal suo nascere.

La vita già impegnata in progetti, in molteplici interessi, nella realizzazione del proprio futuro all’improvviso difetta di una chiave che sia unificatrice dei desideri più profondi, dei talenti, della propria realizzazione. È la spinta dello Spirito a far emergere quella fiammella di fede consegnata col battesimo, perché inizi o continui un dialogo col Signore della vita che solo può svelare all’uomo la sua vera identità e può mostrargli la via per la quale incamminarsi e realizzarsi pienamente.

Alla luce di questo rapporto vivo e vitale col Signore si riscoprono le fonti d’acqua viva alla quale dissetarsi e rinfrancarsi per camminare da viandanti della fede. La preghiera, la Parola, l’Eucaristia divengono il pane che rinvigorisce e dà la forza per divenire testimoni del dono ricevuto mettendo la propria vita a servizio dei più poveri, in un impegno più vero nel sociale, nella comunità cristiana nei rapporti con la famiglia, con gli amici. Cresce di pari passo una maturazione della fede e una maturazione umana che porta alla statura adulta del cristiano.

Importante in questo cammino è la presenza viva di testimoni della fede che con la coerenza, la fatica e la gioia del proprio cammino incoraggino, pongano interrogativi, sostengano, spronino la giovane ad una ricerca sempre più autentica e coerente, in un impegno costante a tradurre in vita i valori evangelici.

Si impara così a discernere e a riconoscere, con l’aiuto dello Spirito che abita in noi e di animatori che accompagnano la giovane, i piccoli segni con i quali Dio parla negli accadimenti quotidiani, nello snodarsi semplice della vita di tutti i giorni. A Dio che conquista e apre sempre nuovi spazi dentro il cuore si lascia la libertà di operare, con la disponibilità e la fiducia di chi sa di essere nelle mani di un esperto vasaio.

 

 

 

Alcuni segni di chiamata

Lungo l’itinerario di fede di una ragazza è possibile ravvisare qualche segno che aiuti sia l’animatore che la giovane stessa a leggere i germi di una possibile vocazione alla vita religiosa. Questa rimane sempre un’esperienza che si consuma e si svela nell’intimo di una persona, poiché è lo Spirito che guida e porge tale invito, tuttavia possiamo accennare a qualche tratto che ci sembra caratteristico di una chiamata ad una vocazione particolare per farci discrete e attente compagne di cammino, testimoni che attestino che il donarsi a Dio non mortifica la nostra umanità ma anzi la promuove in tutte le sue dimensioni.

 

– Pur nell’impegno serio di una vita ispirata al Vangelo, può nascere nel cuore di una giovane il desiderio di fare qualcosa di più. È bello e vero quello che fa, ma non le basta più. Avverte una attrattiva profonda verso Dio, il desiderio di stare con Lui, di pregare per poterlo incontrare. Ponendosi di fronte ad una Parola di chiamata totalitaria sente vibrare profondamente la sua anima. Quello sguardo d’amore di Dio personale ed eterno, delicato e fedele risuona nell’anima con accenti nuovi, suscita la meraviglia e lo stupore per le opere che Dio compie continuamente nella storia dell’uomo e diviene centro unificatore di tutta la propria vita. In un movimento tipicamente femminile la giovane è portata a concentrare tutte le sue energie su Colui che si sta rivelando nella sua vita, sono coinvolti più livelli della sua persona (affettività, intelligenza, sensibilità). Ed è per questo che a Dio che si rivela in un amore totale, la giovane è spinta dentro a rispondere con altrettanta totalità. La naturale disposizione sponsale della personalità femminile la porta a rispondere a questo dono con un ‘dono sincero’ di tutta la sua vita[2]. Non dona qualcosa di sé, ma sente di poter offrire a Lui tutta se stessa: cuore, corpo, intelligenza.

Tutta la dimensione sponsale con cui è descritto il rapporto del popolo con Dio nella Scrittura (Ct 2,16; Is 62,5; Ger 2,2; Os 1-3) è una sorgente e un’attrattiva, un punto di riferimento che dilata il cuore e di cui ci si sente partecipi in prima persona. Dio è percepito come il tesoro unico della propria vita. Alla sua luce si leggono i progetti, le possibilità di realizzazione. Si impara, per amore, a tenere lo sguardo del cuore rivolto a Lui come riferimento ultimo di tutto il nostro vivere. Cresce l’ascolto, che è allo stesso tempo sentire e accogliere dentro.

 

– Un secondo segno che emerge è il desiderio di donarsi agli altri. Il dono totale di sé che la giovane vuole fare a Dio si prolunga contemporaneamente nei confronti degli altri. Le sofferenze, i bisogni, le attese che scorge nelle persone che quotidianamente incontra diventano altrettanti appelli a spendere la propria vita, le proprie energie a tempo pieno per i fratelli, soprattutto i più poveri. Si accorge pian piano che il suo cuore si sta dilatando sulla misura di quello di Cristo e nasce una sollecitudine per gli uomini che rivela il tratto tipicamente femminile della maternità e della fecondità: generare la vita per tutti quelli che incontra. Sente proprie le attese e le speranze dell’uomo, le debolezze e le incapacità e vuole donare la sua vita come servizio di luce e di amore, mettendosi accanto ad ognuno nella carità come sorella e madre.

 

– Ancora un ulteriore segno può essere la consonanza che una giovane sente progressivamente nascere verso una famiglia religiosa. Una particolare sensibilità ai poveri, agli ammalati o ad altri servizi può aiutare a capire che è proprio quello il luogo dove realizzare il progetto di Dio, di cui pian piano prende coscienza. Inoltre a contatto con una comunità religiosa la giovane avverte di sentirsi ‘a casa’, le sembra che da sempre ha conosciuto quelle persone e partecipa alle gioie e alle preoccupazioni, alle fatiche e ai successi di quella comunità come cosa sua; non è uno sforzo ma una sintonia profonda che può rivelarsi come un segno di discernimento.

 

 

 

Per un discernimento

La crescita di un’esperienza di vita cristiana e vocazionale che porta a cogliere i segni di un’elezione da parte di Dio nella vita di una giovane, matura nel dialogo sempre più profondo e confidente col Signore. È nel rispondere ‘si’ agli appelli quotidiani che Lui le rivolge, da tradurre in carità concreta, che la giovane entra pian piano nel progetto di Dio. La sua mente e il suo cuore imparano a riconoscere il Suo stile, le Sue orme e a seguirLo, nella disponibilità a fare la Sua volontà. Gli animatori sono chiamati a farsi compagni di viaggio della giovane, custodi del lavoro che Dio va tessendo nel suo cuore, e a sostenerla, aiutandola a leggere dentro gli avvenimenti della sua ‘storia’.

Anche la comunità religiosa che vive fedele al suo progetto, nella comunione di fede e nella carità reciproca, è di per se stessa quello specchio nel quale la giovane è aiutata a distinguere tra mille voci, la voce del Maestro che le ripete: “Vieni e seguimi”.

 

 

 

 

Note

[1] Gaudium et spes, n. 19.

[2] Mulieris dignitatem, n. 20.