I religiosi in Italia, nella pastorale vocazionale unitaria
La crescita della Pastorale vocazionale unitaria della Chiesa italiana è stata promossa e fortemente influenzata dall’impegno pastorale dei religiosi e dalla loro riflessione sui problemi della promozione delle vocazioni.
La crescita nella Chiesa Italiana della coscienza di essere una comunità chiamata a vivere ed operare in comunione ha aperto ai religiosi la possibilità, pur tra difficoltà e incomprensioni, di una più chiara presenza nella Chiesa locale, una presenza che è strettamente legata agli ideali e al ministero specifico che ogni Istituto religioso è chiamato a compiere nella Chiesa.
La situazione
L’impegno di questi ultimi anni sembra oggi incontrare un certo clima di disaffezione verso l’impegno di pastorale vocazionale unitaria. Le trasformazioni ecclesiali unite alla progressiva secolarizzazione della società e al perdurare drammatico della scarsità delle Vocazioni alla Vita Consacrata hanno creato un certo disorientamento tra gli animatori vocazionali religiosi e ha condotto più di qualcuno ad isolarsi, credendo che la pastorale vocazionale unitaria fosse troppo dispendiosa di energie e di tempo, ed inoltre di scarsi risultati per il proprio Istituto. Inoltre non sono ancora completamente superate le diffidenze e i desideri di strumentalizzare i servizi degli organismi della Pastorale vocazionale unitaria verso la sola pastorale vocazionale ai seminari.
Nei Centri Diocesani Vocazioni la collaborazione degli animatori vocazionali religiosi trova poco spazio sia nel momento della programmazione e la proposta vocazionale alla Vita Religiosa è spesso taciuta o emarginata. Dall’altro lato a volte i Religiosi sono tentati di guardare a questi organismi di Pastorale Vocazionale Unitaria più come ad un supporto alla loro personale animazione vocazionale che ad un momento di comunione e di promozione di tutte le Vocazioni di Speciale Consacrazione nella comunità cristiana della Chiesa particolare in cui si è chiamati ad operare.
È però sentita fortemente l’esigenza di trovare nuove forme di comunione e di collaborazione, che non mortifichino la creatività e l’iniziativa di ogni singolo Istituto, ma favoriscano la collaborazione tra gli animatori vocazionali e l’accoglienza della proposta vocazionale alla Vita Consacrata nella pastorale ordinaria delle comunità ecclesiali particolari.
I risultati di un’indagine promossa dall’Ufficio Vocazioni della CISM ha evidenziato innanzitutto il cammino di comunione fatto in Italia dalla pastorale vocazionale unitaria ma anche il sorgere di una certa disaffezione dei religiosi verso gli organismi che oggi promuovono questa Pastorale Vocazionale, mostrandone cause oggettive e motivazioni reali, insieme con il desiderio di trovare nuovi spazi di comunione per una maggiore consapevolezza vocazionale di tutto il popolo cristiano.
Le prospettive
Sempre alla luce dell’indagine promossa dall’Ufficio Vocazioni della Conferenza Italiana dei Superiori Maggiori possiamo fare alcune sottolineature che mostrano come in questi anni non si sia lavorato invano, anche se i risultati non hanno soddisfatto le attese.
Anzitutto è certamente cresciuta la sensibilità verso i problemi della pastorale vocazionale da parte di tutti gli Istituti Religiosi, (il 78% ha affrontato direttamente con documenti il problema) e questo cammino è stato fortemente influenzato dal rinnovamento spirituale ed organizzativo del dopo concilio. In tutti gli Istituti il lavoro dell’animazione vocazionale è iniziato con la sensibilizzazione delle comunità e mirava a responsabilizzare tutti i religiosi fino al coinvolgimento diretto nella Pastorale vocazionale dell’Istituto. Gli strumenti più usati sono stati gli interventi formativi (89%) e la Preghiera (87%), in vari Istituti si è anche istituita la figura dell’animatore vocazionale in ogni singola comunità.
L’importanza data alla pastorale vocazionale è messa in luce anche dal fatto che i responsabili della pastorale vocazionale di un Istituto o di una provincia religiosa sono per il 25,7% Provinciali o Consiglieri provinciali e il 40% è dedicato a tempo pieno all’animazione vocazionale.
Nell’ambito della Pastorale vocazionale c’è poi un altro problema fortemente sentito: quello dell’accompagnamento vocazionale dei giovani con segni di vocazione. Le mutate situazioni sociali e scolastiche dei ragazzi hanno portato in primo piano questo problema. Nella ricerca è emerso che i seminari minori di scuola media sono in netta diminuzione (solo il 37% ne ha ancora) mentre quasi tutte le province religiose (82%) hanno almeno una comunità giovanile.
Non mancano poi tentativi di accompagnamento diversificato e portato avanti all’interno dell’habitat ordinario: nelle famiglie (22,9%), nelle scuole, in particolare quelle cattoliche, (23,8%) e specialmente nelle parrocchie (43%). L’itinerario formativo e vocazionale è scandito da momenti forti di spiritualità (ritiri, campi scuola, esercizi spirituali) e guidato con una puntuale e paziente direzione spirituale unitamente ad esperienze di partecipazione al carisma e ai ministeri propri di ogni Istituto religioso.
Rapporti
I rapporti degli Animatori Vocazionali Religiosi con il CNV, i CRV e i CDV sono ancora per lo più saltuari. La collaborazione è più viva nei CDV ma ancora insufficiente. Il superamento delle difficoltà sopra accennate sarà possibile solo se crescerà davvero la comunione delle varie categorie negli organismi unitari. In questa prospettiva il cammino è solo iniziato…