N.04
Luglio/Agosto 1989

La pastorale vocazionale unitaria

Ho partecipato nei mesi scorsi ad un incontro di studio degli animatori vocazionali provinciali dei Frati Minori. In quella sede mi è parso davvero profetico il riferimento alla chiamata di Francesco – “va’ e ripara la mia casa” – da interpretare e da estendere oggi come un invito a tutte le categorie vocazionali a riconoscersi ed impegnarsi con spirito francescano per una pastorale vocazionale davvero ecclesiale, mossa cioè da un profondo amore per la Chiesa e per la persona.

Ho avuto modo di constatare questa crescita di responsabilità e senso ecclesiale anche scorrendo i piani di pastorale vocazionale che alcuni Istituti religiosi sono venuti maturando in questi anni, ispirandosi al Piano pastorale per le vocazioni della Chiesa italiana.

In essi è espresso lo spirito, nonché le coordinate essenziali, per un’autentica e completa pastorale vocazionale oggi: l’amore per la Chiesa nelle sue espressioni di vita della chiesa particolare, per le giovani generazioni e per l’annuncio dello specifico carisma dell’Istituto religioso. In questi Piani è presente la scelta per una pastorale vocazionale di comunione: l’opzione di un’opera unitaria nella chiesa particolare – in comunione con i suoi organismi, in particolare il centro diocesano vocazioni – per il servizio di annuncio di tutte le vocazioni consacrate che sono dono di Dio alla Chiesa.

Malgrado questi segnali positivi, sul versante della pastorale vocazionale unitaria si intravedono tuttavia delle incertezze, dei ritardi, quando non un certo riflusso.

In particolare, ed è per questo che si è pensato al presente numero di Vocazioni sulla ‘vocazione religiosa’, si registra una certa difficoltà soprattutto da parte degli Istituti religiosi maschili che si vedono emarginati, quando non considerati dei ‘concorrenti’ sul piano dell’annuncio e proposta vocazionale nella Chiesa particolare.

Da più parti si lamenta che lo stesso centro diocesano vocazioni è latitante, alla prova dei fatti, nell’accogliere l’annuncio delle vocazioni di speciale consacrazione, limitando il suo servizio all’annuncio della sola vocazione al sacerdozio diocesano: da qui la presa di distanza, in alcuni centri diocesani vocazioni, degli istituti religiosi che hanno imboccato e percorrono vie proprie di pastorale vocazionale.

I Religiosi infatti in questi ultimi anni hanno ritrovato un fervore di lavoro in campo vocazionale senza precedenti: ne è conferma la buona organizzazione, il livello dei sussidi, l’entusiasmo e la dedizione di tanti animatori.

L’impressione è però, come conseguenza di quanto sopra detto, che si tratti in vari casi essenzialmente di un lavoro di istituto, con poco o nessun legame con altri istituti religiosi e con la Chiesa locale e che la pastorale vocazionale unitaria a livello diocesano rischi di essere abbastanza ignorata.

 

In proposito – da una riflessione promossa tra i membri del Consiglio del Centro Nazionale Vocazioni, composto dagli Incaricati regionali di nomina delle Conferenze Episcopali Regionali e da Rappresentanti delle varie categorie vocazionali di speciale consacrazione nominati dai rispettivi Organismi nazionali – sono emerse, in sintesi, le seguenti difficoltà per una pastorale vocazionale unitaria diocesana:

– abitudine a un lavoro individualistico dei vari ‘educatori alla fede’: il peso della storia e della formazione si fa ancora sentire…

– gli scarsi contatti tra gli operatori, in particolare sacerdoti diocesani e religiosi da cui una scarsa conoscenza reciproca…

– una diffusa resistenza ad aprire ad altri il ‘proprio campo di lavoro’…

– il facile scoraggiamento dei religiosi, di fronte a un centro diocesano vocazioni, che non funziona o non cura abbastanza il necessario cammino di riflessione, incontro, animazione e, soprattutto programmazione unitaria...

– la pressione dei Superiori, che naturalmente desiderano risultati concreti…

– il gusto del protagonismo personale, al momento più gratificante del lavoro in équipe…

– il poco tempo a disposizione, per cui si cede alla tentazione delle iniziative immediate ‘in proprio’ lasciando da parte programmi e contatti più ampi…

 

In particolare si segnala il rischio di due opposte illusioni che impediscono alla pastorale vocazionale di essere unitaria.

C’è un’illusione “per difetto”, che per ora sembra essere la più comune. Caratterizza chi ha poca fede nella “pastorale unitaria” perché considera una perdita di tempo l’insieme di esigenze che questa comporta.

In effetti riunioni di riflessione, di programmazione, di preparazione di sussidi… esigono tempo e pazienza. Forse qualche volta ne chiedono anche più del necessario; c’è sempre il rischio di perdersi per strada. Però saltare le strutture di coordinamento si rivela presto un “boomerang”: crea diffidenze, spezza la collaborazione, impoverisce gli animatori a tutti i livelli. La via più lunga, quella della programmazione e dell’azione comune, apre tutte le porte e conduce a quella collaborazione che moltiplica le energie dei singoli. Il buon senso, oltre che una sana dottrina teologica, dovrebbe condurre a questa scelta.

C’è anche un’illusione “per eccesso”. Caratterizza chi vorrebbe, in nome della pastorale unitaria, eliminare la diversità e condurre un unico tipo di pastorale vocazionale. C’è chi chiede agli animatori di non dire il loro istituto di appartenenza, né di parlare di vocazioni specifiche, ma di insistere sull’unica vocazione cristiana e… soprattutto di annunciare la vocazione al ministero ordinato. Una simile impostazione pastorale diventa estremamente povera, monopolistica e innaturale. Bisogna anzitutto ricordare che la vocazione non specifica è una pura astrazione. Le vocazioni sono tutte personali, specifiche, e chi viene orientato alla scoperta e all’accettazione della sua vocazione deve conoscere la varietà delle vocazioni, le vie per realizzarle…

L’idea della Chiesa e della vocazione presso le giovani generazioni sarà resa molto più attraente dalla scoperta concreta della inesauribile varietà delle chiamate divine e dei ministeri a cui esse conducono.

Non c’è dubbio che il cammino della pastorale vocazionale in Italia è proteso ormai da più di un decennio, pur con vicende alterne e malgrado le difficoltà suddette, verso una tale grande prospettiva: la pastorale vocazionale unitaria della Chiesa particolare.

La stessa natura del Centro Nazionale Vocazioni, sin dal suo costituirsi, porta tale matrice.

Lo Statuto del Centro, approvato dal Consiglio Permanente e dalla Presidenza CEI nel 1979, suona così nei suoi principi costitutivi e nelle sue finalità: “In Italia il CNV è costituito d’intesa tra la CEI e la CISM, l’USMI, la CIIS, la CIMI… È specifico strumento di servizio per l’animazione della pastorale delle vocazioni di speciale consacrazione: al sacerdozio, al diaconato, alla vita religiosa, agli Istituti secolari e alla vita missionaria”.

Il sorgere e l’affermarsi del servizio di un organismo ecclesiale, quale è appunto il Centro Nazionale Vocazioni e a livello locale i Centri Diocesani Vocazioni, non basta però da solo a motivare la scelta della pastorale vocazionale unitaria.

Le motivazioni teologiche e pastorali, come è ben comprensibile, sono infatti a monte e sono le più profonde.

L’ecclesiologia di comunione caratterizzante il Vaticano II, e i criteri pastorali conseguenti, ne sono infatti il fondamento indiscusso a cui gli operatori pastorali devono ispirarsi costantemente.

Fermiamoci tuttavia un istante a fare il punto sulla pastorale vocazionale intesa come ‘unitaria’. “La Chiesa italiana è consapevole che la promozione delle vocazioni è compito essenziale della sua azione pastorale” (P.P.V.,9).

Questa ‘consapevolezza’ è da sempre presente nelle nostre comunità cristiane che, nel corso della storia, hanno saputo tradurla in una grande varietà di iniziative affinché non mancasse mai al popolo di Dio la ricchezza insostituibile della vita di speciale consacrazione. Oggi questa ‘consapevolezza’ cerca vie nuove.

La prima e fondamentale di queste vie è quella che conduce tutti a sentire la responsabilità per tutte le vocazioni. Per dirla con il Piano Pastorale per le Vocazioni: “È quindi necessario che l’impegno di mediazione tra Dio che chiama e coloro che sono chiamati divenga sempre più un fatto di Chiesa” (P.P.V.,1). E ancora: “La pastorale vocazionale unitaria scaturisce dalla vita di comunione della Chiesa” (P.P.V.,1).

 

Una pastorale vocazionale definita ormai come “unitaria” dice chiaramente:

– che l’attenzione per ogni vocazione, comprese quelle di speciale servizio al popolo di Dio, deve diventare sempre più e meglio patrimonio di tutta la comunità cristiana;

– che la maturazione vocazionale dei singoli avviene in un cammino comune all’interno della pastorale ordinaria tutta;

– che ciascuno nel popolo di Dio, ha una responsabilità specifica nell’annuncio, nella proposta e nell’accompagnamento delle vocazioni consacrate;

– che il soggetto fondamentale di questa azione è la chiesa particolare con le sue comunità (parrocchiali, familiari, religiose, associative);

– che non c’è alcun settore dell’azione pastorale che non debba interrogarsi sul contributo che può dare a quest’opera così centrale nella vita della chiesa e del mondo.

 

È ormai chiaramente maturata nella Chiesa italiana la coscienza che vocazioni speciali come quelle che conducono al ministero ordinato, alla vita religiosa, alla missione “ad Gentes” ed alla consacrazione secolare non giungono a maturazione se non si realizza nelle comunità cristiane:

– un vero itinerario spirituale dove la consuetudine a dire di sì a Dio che chiama sia un dato permanente della fede e della vita;

– un annuncio permanente del valore e della necessità di tali vocazioni;

– una proposta chiara ed esplicita di tali vocazioni, quando le condizioni lo rendono opportuno, a tutti coloro che manifestano chiara attitudine per esse;

– un serio accompagnamento individuale e comunitario di chi si sente chiamato.

 

La pastorale vocazionale unitaria, che ha una sua consolidata fondazione teologica e precisi orientamenti operativi del Magistero, postula dunque in questo momento storico la fede e disponibilità degli operatori pastorali, in unità con il Vescovo, “primo responsabile di tutte le vocazioni” (DC, n. 29) nella Chiesa particolare.