N.05
Settembre/Ottobre 1989

Annuncio e orientamento vocazionale nella scuola: tra possibilità e realtà

Dagli anni ‘60 si sono fatte via via più accese le discussioni sul significato della scuola, sulla funzione educativa della medesima. Dal dibattito sono andati emergendo alcuni orientamenti[1]. Un primo orientamento sostiene una visione di “scuola-centro”, secondo la quale l’istituzione scolastica ha un peso assolutamente centrale nella preparazione dell’uomo.

Un secondo orientamento sposa la teoria della descolarizzazione con la riduzione sensibile dell’importanza del ruolo della scuola negli itinerari formativi degli alunni e con l’accettazione dell’influsso incisivo esercitato dalla cosiddetta “scuola parallela”.

Una terza posizione ritiene importante la funzione della scuola, senza per questo considerarla l’unica agenzia formativa, monopolizzatrice di tutte le opportunità di istruzione-educazione. Quest’ultima posizione, sulla scorta delle riforme e dei nuovi ordinamenti (1962 Istituzione della Scuola Media unica; 1968-69 Istituzione della Scuola Materna Statale con gli Orientamenti; 1974 Decreti Delegati; 1979 Programmi per la Scuola Media; 1985 I nuovi programmi didattici per la scuola elementare), è andata sempre più affermandosi, convinta dell’efficienza ed efficacia oggi della scuola, a patto che si rinnovi e si riqualifichi nel suo compito educativo ed orientativo.

 

 

Funzione formativa ed educativa della scuola

La scuola oggi non ha più l’esclusiva dell’azione educativa, ma riveste ancora un ruolo altamente significativo agli effetti della formazione e, dopo aver conosciuto momenti critici, si va riqualificando nella sua funzione di istruzione-educazione. Pur in mezzo a mille difficoltà, ha seguito una linea coerente di rinnovamento almeno nella più parte delle innovazioni, recuperando sempre maggiormente quota in ordine al compito educativo. Evitando fughe verso un “iperscolasticismo”, vuole contribuire, in collaborazione con altri enti educativi, con un apporto suo proprio, a formare uomini maturi. Si struttura come scuola essenzialmente formativa, la quale in pari tempo assolve ad una funzione orientativa. È una scuola che prepara alla vita: insegna, cioè, il mestiere di essere uomo e prepara a scegliere progressivamente la propria collocazione nella società. Porta l’alunno a prendere coscienza di sé come persona, ad enucleare inclinazioni ed aspirazioni, a realizzare tutte le proprie potenzialità, a vivere per degli ideali.

In ultima analisi, accompagna gli allievi nella costruzione di un progetto di vita secondo cui giocare l’esistenza. Tale progetto di vita consta di un primo elemento costituito dalle qualità personali, le quali possono risultare polivalenti per la scelta del futuro, in quanto un soggetto in base alle attitudini può riuscire in varie professioni. Un secondo elemento del progetto di vita, consiste nell’attrattiva ed interesse che uno sente verso una data professione o forma di vita. Un terzo elemento è dato dall’intenzionalità morale, vale a dire dalla volontà di orientare lo sviluppo della propria personalità secondo determinati valori-ideali, per cui uno, nella ipotesi ottimale, sceglie la professione o lo stato di vita congeniale alle attitudini, rispondente ai propri interessi e in armonia con certi valori intesi e preferenziati[2].

Ora la scuola mette in atto tutta un’azione educativa-orientativa, seguendo l’alunno nella scelta degli studi superiori, del lavoro, dello stato di vita: il tempo scuola è il tempo propizio per lo sviluppo delle potenzialità personali, per il radicarsi di interessi e per l’elaborazione di una concezione di vita. È da notare che l’orientamento non viene più concepito come momento conclusivo della scuola dell’obbligo in vista della scelta successiva, bensì trova la sua giusta collocazione all’interno del processo formativo, abbraccia tutta la vita dell’alunno ed è costantemente presente nella programmazione educativa. Esso non può che collocarsi nell’ambito dell’educazione: si tratta di educare l’individuo e di renderlo capace di scelte responsabili[3]. La scuola diviene, così, l’ambiente educativo-orientativo che forma la persona integralmente e la prepara adeguatamente al domani.

Volendo tratteggiare in dettaglio le connotazioni che tendono a tipicizzare una simile scuola in via di rinnovamento, pare di poter evidenziare le seguenti.

In primo luogo essa educa alla riflessione, al ragionamento e al senso critico. Anche se non ha più l’esclusiva in campo educativo, mantiene il primato per quanto concerne l’acquisizione del senso critico. Funge da filtro e vaglio critico di tutte le sollecitazioni del mondo ed è capace, se occorre, di concepire controproposte rispetto ai valori culturali sostenuti dalla società. Matura uomini che sanno pensare con la propria testa e decidere con senso di responsabilità. Incentiva la ricerca e la conoscenza di qualsiasi verità dell’ordine naturale ed umano, mira allo sviluppo della ragione, che a livello di conoscenza va al fondo delle cose e che inoltre ricerca significati di vita.

La scuola quindi si presenta come luogo di apprendimento, di assimilazione sistematica e critica del sapere, e di elaborazione di un progetto di vita. A fianco della coltivazione del pensiero cura l’educazione del sentimento: dà, cioè, conoscenze, fornisce abilità, risveglia l’amore per gli ideali artistici, sociali, morali.

L’educazione scolastica promuove da un lato l’intelligenza e dall’altro libera le ragioni del cuore: risveglia i nobili sentimenti dell’uomo, quali la “curiosità” del conoscere, lo stupore e la meraviglia nel campo del sapere, il “gaudio” della verità, il gusto del bello, il fascino del bene. La scuola, ancora, educa alla autentica socializzazione, alla relazione e all’interazione, matura quella che in psicologia sociale viene definita “personalità relazionale”. Nella convivenza pacifica e democratica s’impara il valore della socialità ed apertura all’altro, del dialogo e collaborazione, dell’interdipendenza e solidarietà. Nello spazio scolastico è possibile intrecciare simpatiche amicizie che si portano appresso per tutta la vita, come esperienze gratificanti.

La scuola, da ultimo, stimola a mettere a frutto il proprio talento a beneficio del prossimo nell’impegno sociale e politico. Particolarmente porta a vedere il lavoro sì come mestiere e attività lavorativa in funzione economica, ma soprattutto come professione valorizzante e realizzante la persona e più ancora come vocazione: come attività svolta per un ideale religioso, umanitario, estetico. La scuola sinora vista, che tenta di rinnovarsi e riqualificarsi secondo le suddette direzioni, è quella in genere prospettata dalle varie riforme ed innovazioni scolastiche[4].

 

 

Innovazioni scolastiche

Nel 1962 viene istituita la media unica, la quale “concorre a promuovere la formazione dell’uomo e del cittadino… e favorisce l’orientamento dei giovani ai fini della scelta dell’attività successiva”. I programmi d’insegnamento del 1963 parlano esplicitamente di orientamento educativo da realizzare nella scuola media, la quale svolge una funzione formativa ed in pari tempo orientativa, favorendo il sorgere di interessi e permettendo la rivelazione delle attitudini. I nuovi programmi del 1979 ribadiscono il compito formativo ed orientativo della media, la quale offre occasioni di sviluppo della personalità in tutte le direzioni (etiche, religiose, sociali, intellettive, affettive…) ed aiuta l’alunno alla progressiva maturazione della coscienza di sé ed alla precisa conoscenza del contesto sociale nel quale si inserirà. Affermano la centralità dell’educazione civica come sostanziale educazione civile e morale che si rifà ai valori della Costituzione e dice riferimento a valori fondanti la vita etica, mutuati più o meno esplicitamente da una visione antropologica sostanzialmente cristiana.

I programmi della scuola elementare del 1985, invece, nella prima parte della premessa trasformano l’educazione civica in “educazione alla convivenza democratica”. Una prima lettura degli stessi mette in luce valori come l’accettazione e il rispetto dell’altro, il dialogo e la partecipazione al bene comune, la democrazia e la tolleranza, la solidarietà…; ma una lettura più approfondita e critica dei medesimi evidenzia una carenza valoriale su di un piano etico e religioso: manca l’enunciazione chiara di una scala di valori su cui radicare un discorso educativo. Viene enfatizzata la dimensione conoscitiva dell’alunno, a scapito di quella etica religiosa, per cui i programmi risultano permeati di scientismo tecnologico e di relativismo morale[5].

Va notato che, senza riferimento ad un valido sistema valoriale, non c’è autentica educazione. Infatti ogni debolezza o crisi delle convinzioni su ciò che ha valore e a cui si deve aspirare, causa una crisi educativa, un disorientamento.

Se si vuole educare in una società disorientata, come la nostra, occorre basarsi su una tavola di valori morali solidamente fondati[6]. E la scuola che vuole seguire la via dell’educazione, dentro la nostra società, deve tenere sì nella scientificità, ma pure superare la neutralità e l’asetticità, dando esplicitamente spazio all’educazione ai valori. A scuola si apprende come capitano i fenomeni sul piano empirico, ma si deve anche imparare il perché delle cose con il loro significato, il perché della vita con il senso d’esistenza. A scuola senza dubbio va accertata la verità dei fatti, ma nondimeno essi vanno giudicati buoni o cattivi e vanno interpretati alla luce di un sistema valoriale.

 

 

Spunti per un orientamento vocazionale

A conclusione del nostro discorso sull’orientamento indichiamo tre linee educative.

 

Valori etici

La scuola oggi deve intervenire per arricchire la tematica dell’orientamento con un supplemento di valori etici e religiosi. Questi, prima che a parole, sono comunicati dagli educatori attraverso il vissuto esistenziale: insegnanti e genitori, che vivono quotidianamente la vita con coerenza e serenità, fungono da modelli d’identificazione. Infatti i valori non esistono che incarnati nelle persone, le quali destano l’ammirazione e il desiderio di imitazione, meglio ancora spingono alla “emulazione creatrice” per cui si cerca di essere e di diventare sì “come l’altro”, ma a modo proprio, inventando personalmente di “essere come l’altro”: cioè si sperimenta in proprio quanto si è apprezzato negli altri[7]. Perciò il modo di essere degli educatori è già di per se stesso un annuncio e una proposta vocazionale.

 

Attenzione orientativa

Oltre l’esempio di vita, è necessario inserire intenzionalmente l’attenzione orientativa nella programmazione formativa sistematica, perché tutto il processo educativo si fa orientativo. L’azione educativa assume la prospettiva di orientamento: si guida l’educando allo sviluppo della personalità in vista di una scelta di vita[8]. Affinché però l’individuo sia pronto ad operare scelte fondamentali di vita, è necessario dotarlo di un corredo di virtù. Indispensabile è la capacità decisionale, che si acquista con le decisioni quotidiane e con la conseguente fedeltà agli impegni ordinari assunti. Ci si prepara ai grandi appuntamenti del futuro, allenandosi nelle scelte dell’oggi e rinforzando la volontà nella fedeltà ai propri impegni. Di pari passo con la capacità decisionale va coltivata la virtù della benevolenza, della generosità, della gratuità, che dispone alla dedizione di sé. A questo punto il discorso si allarga a tutto il lavorio di carattere, necessario al fine di divenire idonei alla professione e allo stato di vita di domani.

 

Provocazione esplicita

Una terza linea educativa da seguire consiste nella “provocazione esplicita, nella prospettazione di ideali estetici, etici, sociali, religiosi, sapendo che le giovani generazioni di tutte le epoche sono sempre sensibili alle grandi ragioni ideali. Si tratta di andare incontro all’idealismo, tipico dei ragazzi ed adolescenti, che desidererebbero riuscire quali eroi, divenire “qualcuno” nella vita, e di caricarli e lanciarli per la via della bontà e verità. Sono da favorire negli allievi la passione per la vita, l’amore della verità e del bene, il senso del dovere e del lavoro ben fatto, la gioia della convivenza democratica[9].

L’opera educativa-orientativa scolastica si deve muovere nella prospettiva dell’orientamento alla vita[10]. Nell’insegnamento della religione cattolica, poi, si può inserire il discorso dell’orientamento nella prospettiva di educazione alla fede, ponendo l’accento sulla vocazione cristiana come chiamata di Dio e di conseguenza come risposta generosa alla Volontà divina[11].

 

 

 

 

 

 

 

Note

[1] C. Scurati, P. Calidoni, Nuovi Programmi per una scuola nuova, La Scuola, Brescia 1985, pp. 11-35.

[2] C. Perucci, Relazione dattiloscritta su II processo di orientamento personale, Brescia, 1971; G. Dho, Il preadolescente e la vocazione in “Note di Pastorale Giovanile” 5 (1971), pp. 87-96.

[3] M. Viglietti, Orientamento – Una modalità educativa permanente, SEI, Torino 1989, pp. 33-56.

[4] C. Scarpellini, La consulenza orientativa nella dinamica individuale e sociale, in C. Scarpellini e E. Strologo (a cura di), L’Orientamento, La Scuola, 1976, pp. 101-107.

[5] G. Bertagna, Senza valori non c’è educazione, in “Avvenire” 31 maggio 1989, p. 10; idem, Solo nozioni? Grazie, no, ibidem, 26 settembre 1984, p. 1.

[6] W. Brezinka, L’educazione in una società disorientata, Armando, Roma 1989, pp. 9-27.

[7] B.F. De Rajmond, Le djaïnisme de la vocation, Beauchesne, 1974, p. 100.

[8] G. Bosco, Una scuola chiamata a responsabilità educativa, in “Docete”, 8 (1989), pp. 489-495.

[9] J. Maritain, L’educazione al bivio, La Scuola, Brescia 1979, pp. 59-62.

[10] P. Selvadagi, I preadolescenti preparano il loro futuro, in “Vocazioni”, 3 (1989) pp. 17-18.

[11] C.M. Martini, Itinerari pedagogici – IIa lettera per il Programma Pastorale “Educare”, Centro Ambrosiano Documentazione e Studi Religiosi, Milano 1988, p. 81.