N.05
Settembre/Ottobre 1989

Il contributo di riflessione del CRV della Sicilia: 2° Convegno delle Chiese di Sicilia.

I membri del Consiglio del Centro Regionale Vocazioni, a nome anche degli altri Animatori vocazionali dei vari Centri Diocesani Vocazioni della Sicilia, in preparazione al Convegno: “Una presenza per servire: i Religiosi nella vita e nella missione delle Chiese di Sicilia”, desiderano offrire ai convegnisti tutti, e quindi alle Chiese di Sicilia, la seguente riflessione sul Documento Base (= DB) in preparazione al Convegno stesso.

 

 

 

1. Cambiamenti sociali e problema vocazionale

Il DB al n. 1.2 rileva un insieme di ripercussioni dei rapidi e profondi cambiamenti verificatisi nella nostra isola nel corso degli ultimi decenni e che hanno toccato la vita e l’attività dei religiosi e delle religiose:

– la diminuzione delle vocazioni;

– la mancanza di attrattiva per la vita religiosa nei giovani e nelle giovani;

– l’innalzamento dell’indice medio dell’età dei religiosi e delle religiose;

– il rilevante numero di defezioni;

– la riduzione di numero delle persone impegnate.

Queste rilevazioni ci sembrano tutte quante riconducibili al problema vocazionale, che il Santo Padre Giovanni Paolo II, nell’omelia del 10/5/1981, non esitava a definire “il problema fondamentale della Chiesa”.

 

1. Trovare una soluzione al problema vocazionale

Dalla soluzione di esso, infatti, dipende il futuro della Chiesa tutta e, nella Chiesa, il futuro della “vita religiosa”. Siamo convinti che le Chiese di Sicilia siano chiamate a dare risposte adeguate a questo problema, a formulare e progettare una soluzione possibile, a promuoverne la realizzazione.

 

2. Giovani e scelte definitive

Sarebbe troppo lungo forse esaminare perché tanti di quei seminari e noviziati, che negli anni ‘60 erano ancora pieni, si siano pressoché svuotati e persino chiusi negli anni successivi.

Più interessante ci sembra fare un’indagine sugli attuali atteggiamenti dei giovani nei confronti delle scelte definitive ed, in particolare, delle scelte di vita consacrata.

È indubbio che il costume di vita indotto dalla società dei consumi abbia fiaccato un po’ tutti, producendo smarrimento specialmente nei giovani[1].

In tale contesto ci sembrano emergere i seguenti “tratti costitutivi dell’identità giovanile odierna: strutturazione piuttosto fragile e debole di personalità, con notevole insicurezza del concetto di sé e carente maturazione dell’autonomia personale; caduta di tensione verso lo status adulto, con permanenza dilatata e stabilizzata nella giovinezza, non più avvertita e vissuta come di passaggio, ma come tempo a se stante, valido di per sé; indecisione cronica circa le scelte di vita con difficoltà non solo ad entrare nel mondo sociale adulto, ma quasi con una specie di sindrome fobica del futuro che fa loro paura in quanto tale; abbandono della progettualità, non solo sociale, ma anche personale, e assunzione della provvisorietà come stato permanente di vita; un vissuto conflittuale a livello di valori e atteggiamenti con manifeste contraddizioni tra ideali e realtà”[2].

Giovani, dunque, senza radici nel passato e nella tradizione, privi di proiezione nel futuro, fissati solo nel presente, nel quotidiano? Pure, molti sono i giovani alla ricerca di valori che diano significato alla vita quotidiana, orientata al bisogno di felicità.

Soprattutto i giovani siciliani[3] manifestano precise istanze a favore di una formazione integrale, con opportuni riferimenti alle radici culturali, sociali e religiose: rifiutano i mali più gravi della società siciliana (violenza, droga, disoccupazione, mafia, malgoverno); ritengono fondamentali alcuni valori socio-religiosi (pace, onestà, famiglia, libertà, religiosità, giustizia sociale…); mostrano simpatia verso Cristo, uomo e Dio, liberatore e Signore della vita e ne condividono il messaggio (almeno nella componente strettamente socio-umanitaria); sentono l’esigenza di una Chiesa che sia comunità di appartenenza vicina ai loro problemi e capace di fare riscoprire il senso della vita, una Chiesa libera ad ogni compromesso, più vicina ai deboli, ai poveri, agli ultimi; una Chiesa che sia soprattutto luogo di confronto e di comunione, di animazione e di impegno missionario[4].

 

3. Giovani e proposta vocazionale specifica

Qui si inserisce ragionevolmente la proposta vocazionale come possibile risposta a desideri ed attrattive presenti in molti giovani: il desiderio di vivere una vita interessante, ispirata al Vangelo, seguendo Cristo soprattutto in alcuni aspetti oggi particolarmente sentiti: amore, povertà, servizio, lavoro per il Regno; l’attrattiva a vivere l’esperienza evangelica in comunità o fraternità, per testimoniare una maniera particolare di essere Chiesa; l’apprezzamento per ciò che è essenziale e profetico nell’impegno della vocazione, soprattutto la lotta contro l’ingiustizia e l’oppressione, la promozione umana e sociale (liberazione e umanizzazione); la speranza che strutture rinnovate consentano possibilità di autorealizzazione, flessibilità di impegno, creatività personale.

 

4. Urgenza della pastorale giovanile vocazionale

Necessita, pertanto, come servizio ai giovani, “una pastorale giovanile rinnovata, più aderente alle domande dei giovani e condotta in dimensione vocazionale”[5].

È ovvio che “fare pastorale giovanile significa accompagnare il giovane nella scoperta della sua vocazione, nello spirito del Vangelo e nel rispetto delle diverse tappe della crescita umana e spirituale”[6].

Chi conduce il dialogo vocazionale è sempre Dio e da Lui solo parte la chiamata: la pastorale giovanile dovrebbe aiutare il giovane a porsi in dialogo con Dio per capirne la chiamata.

Il giovane, nel dare la risposta, è condizionato da tante influenze soggettive ed ambientali: la pastorale giovanile dovrebbe aiutarlo ad essere interiormente libero per facilitare la sua adesione alla proposta di Dio in “una disponibilità incondizionata e illimitata a ciò per cui Dio potrebbe o volesse usare e inviare chi da Lui è chiamato”[7].

Certo prima è necessario inserire tutti i giovani in pienezza nel contesto della Chiesa[8]. Dopo ha senso il discorso della vocazione personale di ognuno. C’è quindi un discorso, un cammino da fare con tutti i giovani in questo campo. Una buona pastorale è attenta a far maturare tutti i giovani nella loro vocazione specifica.

 

 

 

 

2. Pastorale vocazionale unitaria

S’impone, quindi, un impegno vigoroso e concorde di pastorale vocazionale che coinvolga “tutta la comunità cristiana per tutte le vocazioni, così che la Chiesa venga edificata secondo la pienezza di Cristo e secondo la varietà dei carismi dello Spirito”[9].

 

1. Consapevolezza e corresponsabilità

“La Chiesa italiana è consapevole che la promozione delle vocazioni è compito essenziale della sua azione pastorale”[10]. Oggi questa consapevolezza cerca vie nuove.

La prima e fondamentale di queste vie è quella che conduce tutti a sentire la responsabilità per tutte le vocazioni. “La pastorale vocazionale unitaria scaturisce dalla vita di comunione della Chiesa.

È quindi necessario che l’impegno di mediazione tra Dio che chiama e coloro che sono chiamati divenga sempre più un fatto di Chiesa”[11].

Una pastorale vocazionale definita ormai come unitaria dice chiaramente: che l’attenzione per ogni vocazione, comprese quelle di speciale servizio al popolo di Dio (vocazioni di speciale consacrazione), deve diventare sempre di più e sempre meglio patrimonio di tutta la comunità cristiana; che la maturazione vocazionale dei singoli avviene in un cammino comune all’interno della pastorale ordinaria tutta; che ciascuno nel popolo di Dio ha una responsabilità specifica nell’annunzio, nella proposta e nell’accompagnamento delle vocazioni consacrate; che il soggetto fondamentale di questa azione è la Chiesa particolare con le sue comunità (parrocchiali, familiari, religiose, associative); che non c’è alcun settore dell’azione pastorale che non debba interrogarsi sul contributo che può dare a questa opera così centrale nella vita della Chiesa e del mondo.

 

2. Conseguenze operative

È ormai chiaramente maturata nella Chiesa italiana la coscienza che vocazioni speciali come quelle che conducono al ministero ordinato, alla vita religiosa, alla missione ad gentes e alla consacrazione secolare non giungono a maturazione, se non si realizza nelle comunità cristiane:

– un vero itinerario spirituale dove dire di sì a Dio che chiama, sia un dato permanente della fede e della vita;

– un annuncio esplicito e permanente del valore e della necessità di tali vocazioni;

– una proposta chiara ed esplicita di tali vocazioni, quando le condizioni lo rendano opportuno, a tutti coloro che manifestano chiara attitudine per esse;

– un serio accompagnamento individuale e comunitario a chi si sente chiamato.

 

3. I Vescovi primi responsabili delle vocazioni

Il Vescovo è il primo responsabile delle vocazioni. I Pastori ne sono coscienti, come dimostrano i piani diocesani di pastorale vocazionale. Il Concilio illustra questa responsabilità: “Come incaricati di condurre alla perfezione, i Vescovi si studino di fare avanzare nella via della santità i loro sacerdoti, i religiosi e i laici, secondo la particolare vocazione di ciascuno, persuasi di essere tenuti a dare l’esempio della santità nella carità, nell’umiltà e nella semplicità della vita. Conducano le Chiese loro affidate a tale punto di santità che in esse risplenda pienamente il senso della Chiesa universale di Cristo. Di conseguenza, cerchino di incrementare, il più che sia possibile, le vocazioni sacerdotali e religiose, e in modo particolare quelle missionarie”[12].

L’ufficio del Vescovo pertanto si volge a tre obiettivi: perfezione dei consacrati, santificazione della comunità, promozione delle nuove chiamate. La connessione tra gli obiettivi è evidente. Il Vescovo, Padre, Pastore, Fratello, opera affinché la vita divina, che lo Spirito elargisce alla comunità, si sviluppi e si diffonda. Perché ciò avvenga, il Vescovo ha bisogno della cooperazione di persone consacrate e questa cooperazione deve continuare nel tempo con l’affluire di nuove forze.

Il Vescovo, dunque, per la natura del suo ministero, “è guida e coordinatore della pastorale d’insieme e della pastorale vocazionale”[13]

Il Vescovo non può agire da solo per animare la dimensione vocazionale dell’unica pastorale diocesana. Negli ultimi venti anni la Chiesa italiana ha fatto la scelta del Centro Diocesano Vocazioni.

 

4. Centro Diocesano Vocazioni

“Il Centro Diocesano Vocazioni esprime l’impegno della Chiesa particolare per l’animazione vocazionale, promuovendo e coordinando le attività di orientamento vocazionale nelle Parrocchie e nelle comunità cristiane della Diocesi sotto la guida e la responsabilità del Vescovo […].

Il CDV è un organismo di comunione dove le varie categorie vocazionali presenti nella Chiesa particolare sperimentano l’unità della missione, la gioia e la fatica di lavorare insieme per le vocazioni; è un organismo di servizio, strumento pastorale perché tutta la Chiesa particolare abbia coscienza di essere chiamata. Il suo servizio si configura, dunque, nella Chiesa particolare per la specifica cura delle vocazioni di speciale consacrazione”[14]

Possiamo, quindi, essere considerati orientamenti e urgenze qualificanti per il CDV:

– “diffondere una forte ispirazione di fede;

– alimentare la spiritualità e la preghiera;

– innestare l’animazione vocazionale nella pastorale delle comunità parrocchiali, coinvolgendo movimenti, gruppi, servizi e altre comunità in esse operanti;

– inserire l’animazione vocazionale nella pastorale giovanile;

– creare e diffondere pubblicazioni adatte alle diverse necessità della pastorale vocazionale;

– curare la preparazione delle persone che hanno ricevuto dai Vescovi, dai Superiori e Superiore religiosi e da altri responsabili della vita consacrata, il mandato specifico della cura e accompagnamento dei chiamati”[15].

 

 

 

 

3. Proposte di servizio vocazionale

 

1. Promuovere i Centri Diocesani Vocazioni

È urgente che in ogni Diocesi ci sia il CDV attivo ed efficiente, perché ogni membro della comunità sia consapevole di essere chiamato, scopra la sua vocazione, sia aiutato a rispondervi con generosità e ad essere perseverante in essa.

“Ogni ritardo nel costituire questo organismo e nel renderlo efficiente si traduce in un danno alla Chiesa”[16].

Chiediamo ai Religiosi e alle Religiose, che hanno mostrato sensibilità nei confronti della pastorale vocazionale unitaria, di farsi carico della promozione dei CDV, sollecitandone la costituzione, attivandone la vitalità, collaborando generosamente in fase di progettazione e di azione.

Il documento Mutuae Relationes vede nell’impegno pastorale di seguire le vocazioni il campo privilegiato di collaborazione tra i religiosi e gli altri componenti della Chiesa particolare[17].

 

2. Incoraggiare o avviare itinerari di preghiera

Si va constatando ogni giorno di più in seno alle nostre comunità ecclesiali che la preghiera e gli itinerari di preghiera sono il luogo privilegiato per un autentico cammino vocazionale. Lo affermano anche i documenti della Chiesa: “La preghiera è valore primario ed essenziale in ciò che riguarda la vocazione… La preghiera della comunità conduce all’azione della comunità, quella personale apre l’anima alla volontà di Dio. La vocazione si configura come chiamata – risposta. La preghiera mantiene viva questa relazione tra l’uomo e Dio. Il chiamato non può non essere uomo di preghiera… La pastorale promuove l’educazione alla preghiera, dedicando particolare cura ai giovani”[18].

Occorrono religiosi e religiose, presbiteri e giovani maturi che si sentano coinvolti e che in collaborazione e complementarietà di esperienze, vogliano con cura preparare veri itinerari di preghiera per aiutare soprattutto i giovani a mettersi in dialogo con Dio, nella disponibilità al suo progetto[19].

 

3. Promuovere la Direzione Spirituale

I giovani, figli di questo tempo della solitudine individuale nella massificazione, hanno bisogno di chi li ascolti per potere nel confronto conoscere se stessi, capirsi, orientarsi; hanno bisogno di chi si ponga a loro fianco con amore, accogliendoli così come sono nella loro originalità per aiutarli singolarmente a scoprire il proprio volto, a individuare con chiarezza il proprio posto nella Chiesa e nella società e a maturare coraggiosamente e con decisione la propria risposta vocazionale.

Occorre dunque che presbiteri diocesani, religiosi, religiose e laici sensibili s’impegnino in un autentico cammino di aggiornamento e di formazione specifica per potere essere disponibili nei confronti di questo ministero così necessario per la crescita spirituale soprattutto di adolescenti e giovani.

 

4. Annunziare e proporre tutte le vocazioni

Il documento CEI “Il Rinnovamento della Catechesi” che sta alla base della elaborazione di tutti i catechismi italiani afferma: “La catechesi illumina le molteplici situazioni della vita, preparando ognuno a scoprire la sua vocazione cristiana nel mondo… guida ad assumere la missione della Chiesa secondo la propria personale vocazione… La catechesi è un servizio alla persona: riguarda la sua coscienza e la sua vocazione concreta nella Chiesa e nel mondo”[20].

Le giovani generazioni hanno pertanto il diritto di conoscere:

il senso della vocazione battesimale, ed in essa:

Il senso delle vocazioni agli stati di vita: al matrimonio ma anche alla verginità sponsale nelle sue varie forme: vita religiosa contemplativa ed attiva, consacrazione nel mondo (Istituti secolari).

il senso delle vocazioni ai ministeri: ministeri ordinati innanzitutto (Vescovo, Presbitero, Diacono), istituti (Lettore, Accolito) oltre che tutti gli altri ministeri di fatto.

Chiediamo dunque a tutti i responsabili e operatori della Catechesi di annunziare con chiarezza e completezza il Vangelo della chiamata facendolo emergere dai catechismi stessi[21].

 

5. Animare dal punto di vista vocazionale le singole comunità religiose

La comunità religiosa, consapevole della sua responsabilità vocazionale, vive più intensamente la propria vocazione, la comunione al suo interno, l’apertura alla Chiesa, il servizio all’uomo, soprattutto al giovane; tende a diventare una comunità aperta, accogliente, che anzi chiama ed attrae. In essa i giovani possono trovare modelli cui fare riferimento per le loro scelte e persone disponibili all’ascolto[22].

 

6. Promuovere “Comunità di accoglienza”

È auspicabile che vengano costituite delle Comunità di accoglienza, cioè delle comunità aperte ad accogliere giovani che desiderino vivere un tempo, più o meno prolungato, di convivenza in una comunità religiosa per un cammino guidato di discernimento vocazionale, in clima di intensa preghiera. Le esperienze in atto (poche purtroppo in Sicilia) dicono quanto sia richiesto questo servizio e quanto sia fruttuoso per giovani in ricerca vocazionale, alcuni dei quali hanno così trovato la loro strada.

 

7. Istituire gli Animatori vocazionali parrocchiali

La comunità parrocchiale è il luogo naturale dove nascono, si evidenziano e crescono le varie vocazioni.

“Essa è il luogo privilegiato di annuncio vocazionale ed è mediatrice di chiamate, attraverso ciò che ha di più originale e caratterizzante: la proclamazione della Parola che chiama, la celebrazione dei segni della salvezza che comunica la vita, la testimonianza della carità e il servizio ministeriale. L’animazione vocazionale deve dunque innervare tutte le espressioni della sua vita”[23].

In essa “il presbitero è animatore di carismi tra i fratelli, uomo di comunione, servitore dell’unità dei credenti, Egli condivide le responsabilità del Vescovo anche nel favorire le varie vocazioni”[24].

Perché questo avvenga è necessario, o almeno molto utile, che il Parroco sia affiancato da un’équipe di persone che rappresentino, per quanto possibile, i vari tipi di vocazione e che con lui collaborino nell’animazione vocazionale unitaria di tutta la pastorale parrocchiale in collegamento con il CDV.

Pertanto, dato per fermo che il Parroco è il primo animatore vocazionale della sua comunità ecclesiale, è necessario che sia coadiuvato in questo servizio da persone qualificate.

È auspicabile, poi, che tali persone si costituiscano in gruppo vocazionale.

 

 

 

 

 

 

Note

[1] DB, 2.1; Documento dell’Episcopato italiano: La Chiesa italiana e le prospettive del paese, 11, in Ench. CEI, 3,763; VCI, 14-19, in Enchf. CEI, 3,2454-2460.

[2] De Pieri S., Le scelte di vita di fronte ai condizionamenti psicologici di oggi, in Rogate Ergo, 3 (1986) 11-12.

[3] DB, 2,2.

[4] Urso G., Giovanni a Catania, Palermo, EDI OFTES, 1988, 166; Id., Schede di preparazione al Convegno regionale sulla pastorale giovanile, S. Flavia, 29-31 ottobre 1988, in Cartella Convegno (ciclostilato); Emma M., I Giovani e la fede oggi, Napoli, ed. Dehoniane, 1984, 205-207.

[5] VCI, 18, in Ench, CEI, 3, 2459.

[6]Pappalardo S. (Card.), Piano diocesano di pastorale giovanile, 17, Palermo 1986.

[7] Balthasar H., Vocazione, Roma, ed. Rogate, 1981,29.

[8] DB, 3.1.

[9] MR, 39, in EV, 6, 669.

[10] VCI, 9, in Ench, CEI, 3, 2449. 

[11] VCI, 1, in Ench. CEI, 3, 2439.

[12] CD, 15, in EV, 1,697; LG, 24-27, in EV, 1,342-353.

[13] Documento della Congregazione per l’Educazione cattolica del 1982: Cura pastorale delle Vocazioni nelle Chiese particolari, 29.

[14] VCI, 54, in Ench. CEI, 3. 2509. A proposito del CDV quale organismo di comunione;DB, 3.1-3.

[15] Cura pastorale delle Vocazioni, 59.

[16] Ibid. 57.

[17] MR, 39; DB, 3.2-3. 

[18] Cura pastorale delle Vocazioni, 14.23.24.

[19] DB, 3.3; 4.3.1.

[20] Conferenza Episcopale Italiana: Il Rinnovamento della Catechesi, 33, 43, 131, in Ench. CEI, 1, 2470, 2498, 2764.

[21] VCI, 28, in Ench. CEI, 3, 2469-2471.

[22] Cabra P.G., Comunità religiosa e vocazioni, in Atti del Convegno regionale congiunto CISM-USMI, Palermo 1982

[23] VCI, 26, om Ench. CEI, 3, 2467.

[24] Cura pastorale delle Vocazioni, 40.