N.05
Settembre/Ottobre 1989

Scuola cattolica: luogo privilegiato di quotidiana ricerca e promozione vocazionale

Gli animatori vocazionali di oggi, soprattutto quelli non proprio giovani, hanno percorso normalmente nella loro giovinezza un cammino vocazionale piuttosto preciso, frutto di una lunga esperienza educativa diventata tradizione. In questi anni spesso non si è parlato con simpatia di questa tradizione: è comprensibile, perché la tradizione tende a imporre dottrine e metodi, riducendo gli spazi per nuove ricerche ed esperienze. Ma non possiamo sottovalutare dottrine e metodologie che si sono conquistate consensi quasi universali grazie alla loro evidente solidità.

La scuola cattolica ha goduto di questo prestigio di solidità e molti ancora si rivolgono ad essa con la speranza di trovare quelle certezze che questi ultimi anni, caratterizzati insieme da molto dinamismo e da molta polvere, hanno messo profondamente in crisi. Scuola cattolica ed educazione seminaristica andavano a braccetto: i seminari erano scuole cattoliche nella forma più completa e le scuole cattoliche dovevano essere i seminari dei buoni cristiani. Il fatto che non sempre i risultati rispondessero alle buone intenzioni poteva essere spiegato anche con motivazioni consolanti: era evidente ad esempio che molte famiglie non proprio cristiane inviavano i loro rampolli alle scuole cattoliche con la convinzione che queste impartivano un’educazione di valore, anche se non tutti i caratteri di queste scuole quadravano con la visione della “borghesia” o della “nobiltà”.

Oggi la borghesia ha uno straordinario dinamismo sociale, operativo, culturale: alla base di questo dinamismo non c’è esattamente una motivazione religiosa, ma piuttosto la chiara prospettiva di una buona carriera fatta di forti disponibilità economiche, decisive influenze politico-sociali e diffuso benessere. Le scuole cattoliche hanno sentito i colpi di questa situazione: ne hanno sofferto, ma hanno certamente fatto un grande servizio favorendo una transizione sociale in cui la realtà cristiana non poteva essere ignorata. Scuole cattoliche e seminari in molti casi hanno preparato le nuove classi dirigenti… e non sono mancati gli ex-alunni che hanno testimoniato la bontà dell’educazione ricevuta.

Se noi che abbiamo goduto di questa educazione e ci siamo poi consacrati a Dio e alla Chiesa, ripensiamo l’esperienza fatta, pur riconoscendo lentezze e limiti, dobbiamo affermare di aver avuto un quotidiano sostegno nella ricerca di Dio e dei percorsi privilegiati del suo servizio. Spesso abbiamo avuto una catechesi ampia, progressiva, programmata; ci sono stati offerti tempi di ritiro e di forte esperienza spirituale; abbiamo potuto scegliere tra vari gruppi di impegno caritativo, culturale, missionario; non sono mancate affascinanti esperienze liturgiche… Abbiamo certamente ricevuto molto, anche se non tutti allo stesso modo e forse non sempre in modo opportunamente calibrato sulle aspettative psicologiche, culturali e sociali.

La scuola cattolica può serenamente affermare di essere stata normalmente un luogo privilegiato di quotidiana ricerca e promozione vocazionale.

 

 

 

Ricerca e promozione vocazionale oggi

Questo riconoscimento non può ignorare le urgenze di oggi e anche un certo senso di fallimento, considerando lo scarso numero di consacrati che esce oggi dalle scuole cattoliche. Ci si chiede spesso il perché e l’elenco dei motivi si allunga sempre più: denatalità, laicismo, edonismo… la Chiesa postconciliare e la promozione dei laici, il fiorire dei movimenti… Naturalmente tutte queste ragioni non hanno lo stesso peso né in assoluto né nei diversi ambienti. La promozione ecclesiale del laicato è certamente un valore: non possiamo che rallegrarcene! Ma il Papa stesso ha più volte affermato che questa realtà non può condurci a chiudere gli occhi sull’importanza dei consacrati nella vita sacerdotale, religiosa e di totale consacrazione.

Quale sarà la soluzione? Come criterio generale, si è d’accordo che è necessario purificare e in qualche modo “radicalizzare” (senza finire in forme di fondamentalismo e fanatismo) l’immagine dei consacrati e gli strumenti educativi. Certe forme apostoliche, utili e quasi necessarie in altri tempi, lo sono meno oggi. La scuola cattolica è pienamente investita da questo problema. La scuola cattolica ha svolto ampiamente un compito che ora è opportunamente assunto dalla società civile: quello dell’istruzione profana della popolazione. Non ha dunque senso promuovere delle scuole cattoliche che siano sostanzialmente luoghi di istruzione profana. Se la scuola cattolica non riesce oggi a far prevalere l’impegno di educazione religiosa e spirituale sull’addestramento tecnico, sul nozionismo (pur necessario) e in generale sul cammino educativo profano, consuma inopportunamente le sue preziose e limitate energie. I Religiosi oggi non possono sacrificarsi per questo.

 

 

 

Orientamenti

Come può dunque la scuola cattolica mettere le basi di un’opera educativa effettivamente cristiana e vocazionale?

– Gli educatori devono avere chiarezza, fiducia ed entusiasmo. Devono essere convinti dell’urgenza di avere vocazioni di consacrati e devono superare la tentazione dello scoraggiamento di fronte al fallimento vero o apparente di molte iniziative. Sostenere il cammino di autentiche vocazioni cristiane, e più ancora di vocazioni di consacrati, non è davvero cosa di poco conto. È necessario molto lavoro e molta fiducia nell’azione dello Spirito Santo. E dunque i responsabili devono curare la formazione vocazionale degli educatori.

– Le famiglie devono essere coinvolte nella promozione vocazionale: parlarne, pregare, lanciare iniziative spirituali e apostoliche. Una famiglia che prega e opera per le vocazioni… non resisterà quando il Signore busserà alla “sua” porta.

– Formare i giovani alla vita spirituale e al sacrificio; senza queste premesse non ci possono essere scelte di consacrazione né perseveranza. Curare esperienze di preghiera e di animazione liturgica, ritiri e incontri con consacrati, proporre gruppi di impegno.

– È necessario che i giovani abbiano sotto gli occhi dei “modelli” che li entusiasmino. I modelli non sono solo i Santi o le figure straordinarie. Un Religioso che opera con convinzione e generosità è un modello e può essere ben efficace, anche se i suoi Confratelli trovano che non è ancora perfetto.

– Le attività di animazione e di accompagnamento devono essere programmate, altrimenti l’improvvisazione mostra presto la sua inadeguatezza e porta allo scoraggiamento. La scuola cattolica, che ha un suo progetto educativo e una sua programmazione annuale, deve prevedere le attività vocazionali a questi due livelli.

– L’animazione vocazionale non può essere separata dalla pastorale giovanile. In buona misura i due impegni si fondono e si sostengono a vicenda. Ma non sono la stessa cosa: affermare che la pastorale giovanile è tutta vocazionale è un bello slogan, che non manca di una profonda verità, ma che potrebbe indurre a non concludere. È molto meglio che ci sia un responsabile per la pastorale giovanile e uno per l’animazione vocazionale specificamente diretta a promuovere e accompagnare le vocazioni di speciale consacrazione, e che il lavoro sia solidale.