Giovani e Chiesa: per un’etica dei valori
Già da alcuni anni, in tutte le inchieste e sondaggi che si fanno fuori e dentro il mondo cattolico, alla domanda “che cosa pensi della Chiesa”, in maggioranza i giovani rispondono in termini variamente positivi: dall’accettazione, all’indice di gradimento per la sua difesa dei diritti dell’uomo, all’adesione pur con riserve varie al suo insegnamento. Se è finita l’era in cui i giovani si contrapponevano alle istituzioni o ne rimanevano del tutto estranei e indifferenti, tra queste, quella che viene considerata con più simpatia e abitata in maggior numero è la Chiesa. Non certo l’esercito, non certo un partito, nemmeno la scuola. Nell’ultimo sondaggio fatto in questi giorni dal Movimento Lavoratori di Azione Cattolica tra i lavoratori, dove, secondo un’altra famosa inchiesta di Garelli, si dice che permane la religione dello “scenario”, emerge chiaramente per una buona maggioranza dei giovani che la Chiesa è vista come un punto di riferimento. È importante domandarci di che riferimento si tratta. Che domanda fanno esplicitamente alla Chiesa? Che cosa ravvisano di potervi trovare?
La domanda
Intanto, per non travisare le domande dei giovani, dobbiamo chiarire che se esiste domanda religiosa tra i giovani, non è detto che la porta alla quale questa ricerca bussa sia necessariamente la Chiesa. Il livello di coscienza di questa domanda non è sempre esplicito. È domanda che nasce dalla dispersione delle molteplici esperienze e appartenenze del periodo giovanile: la scuola, il lavoro, gli amici, lo sport, un certo impegno, il divertimento… Che cosa si può dedurre da questo? Che non è più possibile annunciare la fede ai giovani? Che non essendoci domanda rivolta alla nostra porta non esistano invocazioni perentorie e profonde? La domanda religiosa dell’uomo è domanda di uso di cose religiose o è l’esigenza di elaborare la propria vita frammentata attorno a dei sistemi di significato capaci di darle senso? La domanda religiosa dei giovani di oggi è soprattutto domanda di vita e nei giovani c’è, anche se non sempre di grande respiro. È domanda di significati da attribuire alla propria vita, che vadano al di là del puro dato scontato e della routine quotidiana, capaci di scavare nell’esperienza della gioia e del limite di tutti i giorni.
La domanda di valori
Ma il dato che più appare evidente nel mondo giovanile è la situazione di disagio. Non è ribellione, non è indifferenza (troppo comoda come lettura, perché scarica la colpa sui giovani e lascia le mani pulite agli adulti), non è disorientamento, ma percezione di cose grandi e belle cui si è chiamati a constatazione di non poterle mai raggiungere, senza trovare necessario sapere di chi è la colpa. È vedere che dentro nascono alcuni ideali e non trovare gente adulta disposta a crederci. Quello che sta avvenendo all’Est fa fare anche un’amara riflessione ai giovani più maturi: “ci hanno sempre detto che era impossibile, che dovevamo essere realisti quando sognavamo un mondo più in pace, ci hanno convinti a rientrare nei ranghi. Ci hanno spento la speranza! Oggi vediamo che i nostri sogni erano realizzabili. Solo che ora la loro impetuosa realizzazione ci vede addomesticati e addormentati, appagati di guardarli in TV”.
Ma è proprio questa situazione di disagio che oggi fa nascere un nuovo desiderio di educazione. Qualcuno ha ipotizzato che proprio questo stato di disagio avrebbe provocato soluzioni irrazionali o violente. Si è tentato per un certo tempo di “giustificare” in tal senso la violenza degli stadi, la stessa tossicodipendenza, la piccola malavita giovanile. Ma la giustificazione non tiene.
Non è assolutamente dimostrabile oggi che dal disagio si passi alla devianza: non c’è automatismo. Esiste un filtro che è fatto dal mondo dei significati che ciascuno conferisce alle varie risposte che sono disponibili sul mercato. Il giovane si domanda prima se c’è convenienza a comportarsi così, se può essere utile, se è desiderabile… Ricerca quindi di giustificare con dei valori più o meno nobili, con una ricerca di motivazioni spesso molto terra-terra l’esito da dare alla sua vita; ricerca al di fuori di sé qualcosa cui appigliarsi per decidere. Non rinuncia alla sua soggettività, ma la sente troppo isolata, senza confronto, se non si allarga a un mondo di significati più ampio.
Il processo di conferimento di senso, parte dal sistema dei significati (bisogni, ideali, valori, fattori di sicurezza, ostacoli, progetti) che ogni giovane si costruisce muovendosi nella cultura in cui necessariamente vive. Per questo sistema di significati oggi il giovane non si riferisce a istituzioni o a ideologie, ma centra la sicurezza in sé o in chi è correlato significativamente a sé.
Non è una fotocopia di quello che circola nella cultura, ma una risonanza. Non c’è automatismo, ma si sviluppa un processo di conferimento di senso. Dare senso alle cose, ricercare motivazioni è la classica operazione globale dell’esistenza che pone l’uomo a contatto con i valori.
La Chiesa propone valori
La Chiesa più di ieri ha la capacità di intervenire in questa operazione se si mette in relazione significativa con i giovani. Mai come oggi si avverte la necessità che la comunità cristiana, forte di una esperienza assoluta nel campo dei valori eterni della vita, sappia giocare ciò che essa è, dentro i circuiti del mondo giovanile. I giovani ricercano valori, esperimentano tante proposte, fanno molte esperienze, subiscono varie malie, ma sanno anche tenere alti gli ideali. Hanno un piccolo “difetto” però, che non riescono più a pensare che la loro ricerca di valori sia imparentata con il catechismo fatto alla Cresima, con la Liturgia distratta cui hanno partecipato da ragazzi, più sociologicamente costretti che liberamente convinti. Percepiscono che lì ci può essere un punto di riferimento, che si può anche stabilire un patto educativo, ma la porta di un luogo di culto è troppo ardua da varcare.
È necessario un “luogo” di lettura in profondità delle varie esigenze, di aiuto all’interpretazione della sete che nasce dalla vita, di decodificazione delle domande che rimangono a lungo senza risposta. La Chiesa dovrà rischiare qualche mediazione che non sia solo la liturgia o le celebrazioni occasionali. Non sta forse imponendosi in tutte le pastorali giovanili italiane e non, la ricerca di luoghi in cui far incontrare la fede e la vita? Che cosa è un gruppo giovanile, o un oratorio, o un patronato, o una associazione, o un movimento, o un camposcuola?
Il patto educativo
La ricerca di valori chiama in causa una risposta che siamo soliti chiamare educativa. Educazione è abilitare il giovane a leggere criticamente la sua esistenza e a progettarla nella prospettiva del valore. È rischiare una compagnia paziente, una testimonianza quotidiana. È consegnarsi a vicenda per far nascere un uomo nuovo in un mondo nuovo. I giovani spesso nella loro apparente sufficienza cercano di poter stabilire un contratto educativo: vogliono sentirsi accolti, stanno a vedere se qualcuno si interessa veramente di loro, se è capace di proporre ideali per cui valga la pena di vivere. Si vogliono sentir dire anche dalla Chiesa, come da ogni realtà educativa: “tu sei importante per me e ti chiedo di sentir me (la Chiesa, il prete, l’animatore, l’adulto…) significativo per te”. Questo contratto lo deve stabilire una parrocchia; deve stabilirlo un oratorio, un gruppo, un’associazione, una scuola cattolica, un seminario, un convento… Le difficoltà non vengono solo dalla risposta dei giovani, dalla seconda parte della frase, ma spesso non sono rischiate dalla proposta, dalla prima parte della frase. Oggi, grazie a Dio, molte diocesi stanno riscrivendo la cosiddetta pastorale giovanile, che in altri termini si può dire, la passione per l’educazione dei giovani alla gioia di vivere scoperta e alimentata da Cristo. Molti consigli pastorali, molti Vescovi, molte congregazioni religiose, molte comunità cristiane, molte parrocchie stanno togliendo dalle “secche” degli addetti ai lavori la preoccupazione educativa per i giovani. Ci si prova a dire che la pastorale giovanile non solo è urgente, ma è possibile e può ridare fiato a tutta la comunità cristiana. Si sbilanciano per i giovani. È la Chiesa che si consegna a loro e sicuramente i giovani sapranno consegnarsi alla Chiesa.