Il servizio del C.D.V. ai parroci
Anche la nostra Chiesa locale ha vissuto, a partire dalla fine degli anni ‘60, il calo vocazionale; i due seminari, il minore e il maggiore, lentamente ma progressivamente hanno avvertito un sensibile calo nelle presenze di alunni avviati al sacerdozio, fino alla totale chiusura del Seminario Regionale avvenuta nel 1976. La situazione che si era venuta creando era di generale stasi.
I pochi alunni di teologia venivano mandati, come ancora oggi, nel Seminario Maggiore dell’Arcidiocesi di Napoli, mentre nel Seminario minore di Salerno vi si trovano alunni provenienti oltre che dalla Diocesi di Salerno anche dalle Diocesi suffraganee. La situazione non era certamente rosea.
Noi del CDV nell’interrogarci sul da farsi abbiamo compreso che la via più urgente da percorrere era un generale recupero di coloro che sono i naturali cultori delle vocazioni: i parroci.
Ci siamo quindi messi all’opera per recuperare il rapporto con i vari sacerdoti per sensibilizzarli alla tematica vocazionale. Ci siamo resi conto dell’inutilità di scrivere lettere e circolari, quello che era importante, e che senz’altro avrebbe portato frutto, era il contatto personale con ciascuno. E ci siamo messi in cammino.
Abbiamo iniziato dalle Parrocchie più periferiche. Inizialmente ci siamo messi a disposizione dei Parroci per aiutarli nel loro lavoro pastorale, noi sacerdoti ci siamo resi disponibili per le confessioni, per la predicazione di tridui e novene.
Abbiamo notato come i sacerdoti apprezzassero questo nostro metterci a loro disposizione, che permetteva loro di superare un’altra difficoltà di non poco conto qual’è quella della solitudine. Infatti molti erano gli inviti a fermarsi con loro anche a pranzo o a cena per poter parlare e scambiare pareri sulle varie tematiche pastorali e non. Come si sa da cosa nasce cosa e pian piano è venuto fuori lo specifico del nostro lavoro cioè l’animazione vocazionale.
Quando i sacerdoti si sono accorti che il nostro non era un lavoro di reclutamento, la loro comprensibile diffidenza nei nostri confronti è venuta a cadere e così sono nate le prime settimane vocazionali che avevano la caratteristica di vere e proprie missioni popolari.
Ciò che è stato apprezzato di più è stato il fatto che non avevamo la pretesa di portare alcun sovvertimento nella pastorale ordinaria della parrocchia stessa, ma che ci inserivamo nel già esistente di modo che la nostra partenza non portasse alcun scompiglio nel lavoro che il sacerdote, insieme con i suoi collaboratori, portava già avanti.
In tante parrocchie abbiamo potuto così incontrare i genitori dei bambini che frequentavano la scuola di catechismo, i catechisti stessi, i giovani, i membri delle varie associazioni e movimenti esistenti.
Il voler curare in modo tutto particolare l’amicizia con i sacerdoti, ci ha sensibilizzati a valorizzare le varie ricorrenze quali gli anniversari di ordinazione (25° e 50°) o di permanenza nella stessa parrocchia. Il risultato più bello lo abbiamo ottenuto quest’anno quando ben 12 parroci hanno celebrato il 25° di sacerdozio e hanno chiesto il nostro contributo perché animassimo vocazionalmente tale ricorrenza. A mano a mano che la fiducia cresceva aumentavano anche le richieste in ordine alla pastorale vocazionale. A più riprese e in varie parrocchie abbiamo tenuto ritiri per giovani, per catechisti, per famiglie, per ragazzi e per quanto le forze ce l’hanno consentito abbiamo cercato di soddisfare tutte le richieste. In alcuni casi la nostra presenza è stata protratta per tutto l’anno con incontri mensili e sempre con le stesse persone.
Io, personalmente, per due anni, ho accompagnato un gruppo misto di giovani e giovanissimi di una parrocchia preparandoli a ricevere il sacramento della cresima.
Altro risultato che abbiamo costatato nello stare vicino a quanti più sacerdoti possibile, cercando di non eludere le loro richieste, è stato vedere come la tematica vocazionale sia stata inserita nella programmazione annuale.
Un esempio per tutti: la celebrazione della Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni.
Pur essendo stata istituita già da molti anni, questa “Giornata” non veniva celebrata con il dovuto impegno e la dovuta attenzione. Grazie ai sussidi e ai suggerimenti forniti dal CNV si è potuto comprendere che essa non doveva risultare un fatto episodico ma quasi fare da fulcro per tutta la Pastorale Vocazionale; essere dunque un tempo di riflessione e di preghiera, come ardentemente auspicava il papa Paolo VI nell’istituirla nel 1964.
Per noi del CDV si poneva il problema di come far passare l’idea nelle varie parrocchie coinvolgendo soprattutto i sacerdoti.
È nata l’idea di dividerci la Diocesi in zone e andare personalmente a parlare con i singoli parroci illustrando il tema e suggerendo le varie iniziative che era possibile realizzare in quel determinato territorio.
Dopo un’ iniziale e, comprensibile, diffidenza abbiamo trovato via via sempre maggiore accoglienza da parte dei sacerdoti, soprattutto quando hanno compreso che non si trattava tanto di aggiungere qualche iniziativa in più alle molte già esistenti, quanto, soprattutto, inserire la tematica proposta per la celebrazione della “Giornata” nell’attività ordinaria che già si stava svolgendo in parrocchia.
Attualmente la “Giornata” viene celebrata in quasi tutte le parrocchie della Diocesi con un programma che va dagli incontri di Preghiera per le varie categorie di persone, alla catechesi per tutte le età. Anche la richiesta del materiale presso il CDV è un segno che la finalità della “Giornata” è stata compresa e che si cerca di utilizzare tutto ciò che può essere utile per la sua buona riuscita.
Dopo diversi anni di servizio ai Parroci ci siamo resi conto di alcune costanti da cui non si può prescindere perché l’animazione vocazionale sia efficace e duratura nel tempo.
Occorre, innanzitutto, essere convinti che il nostro è un autentico servizio ai sacerdoti, (come ai religiosi/e, ai missionari, ai laici consacrati) e che ci si deve rivestire di un forte spirito di umiltà per inserirsi discretamente nella pastorale ordinaria di una Parrocchia.
Proprio il vivere questa virtù ci ha portato a entrare in contatto con tante realtà diverse tra loro e con esigenze, a volte, diametralmente opposte. La capacità di adattamento ha permesso di abbattere le barriere di diffidenza che naturalmente si erigevano soprattutto verso chi proveniva dal Centro, per i motivi che facilmente si possono immaginare.
I Parroci si sono accorti di trovarsi accanto dei collaboratori e non gente che voleva imporre violentemente il proprio punto di vista.
L’essere compresi nelle loro esigenze e nelle loro difficoltà, ha fatto aprire i sacerdoti a una maggiore confidenza e collaborazione come ad esempio è, capitato a Montoro Inferiore (A V), a Contursi (SA) e a Campagna (SA). In queste zone insieme con i PP. Saveriani, i religiosi e le religiose che fanno parte dell’equipe vocazionale, sono stati organizzati degli incontri mensili per i giovani e i ragazzi.
Tali incontri sono sfociati in campi di lavoro che hanno permesso ai partecipanti di pregare, fraternizzare e riflettere sulle tematiche vocazionali. Il risultato è stato che in tutti si è aperto l’animo alla speranza e alla gioia con un vivo desiderio, soprattutto da parte dei parroci, di ripetere l’esperienza.