N.02
Marzo/Aprile 1990

Il servizio del C.D.V. al gruppo dei ministranti

Una domanda preliminare: perché, tra i vari gruppi di adolescenti e preadolescenti quello dei ministranti è in modo particolare oggetto di attenzione e destinatario di annuncio vocazionale?

Certamente nell’immagine conciliare della Chiesa tutta ministeriale, quello dei ministranti è un gruppo che ha visto e che vede profonde trasformazioni, legate all’immagine che la comunità cristiana ha della liturgia.

Siamo ormai lontani dall’aspetto solamente ‘decorativo’ del culto cristiano. La liturgia, nella sua dimensione discendente (Dio che parla) e ascendente (la Chiesa che risponde) è dialogo tra Dio e il popolo riunito nel suo nome (SC 33), è il complesso dei segni, dei ‘sacramenti’, mediante i quali il Risorto svela e attua nella Chiesa la sua presenza carica di salvezza (SC 7) per fondere in Lui i credenti, coinvolgerli nella sua ‘diakonia’ gloriosa al Padre e così, sempre in perenne novità, generare la Chiesa santa, suo Corpo mistico, continuamente fecondata e arricchita dallo Spirito Santo che la edifica effondendo in essa i suoi doni.

Questa Chiesa, essendo per vocazione chiamata ad essere icona della Trinità, rispecchia molteplicità di carismi donati per l’edificazione della comunità stessa e aventi come misura la carità.

Ho richiamato questi punti salienti di teologia liturgica perché anche i ministranti, nel loro piccolo, sono chiamati a realizzare queste realtà teologiche.

Sono, anzitutto,o dei ‘chiamati’, dei battezzati cioè nei quali lo Spirito Santo ha posto la vocazione a porsi al servizio della comunità che celebra i divini misteri, che fa liturgia.

Non è dunque uno tra i tanti gruppi della parrocchia, ma un gruppo avente un ruolo decisivo nella vita di una comunità perché agisce lì dove la parrocchia nasce e si corrobora come Chiesa, ‘comunità della nuova alleanza’.

È dal modo come una comunità celebra il Risorto che essa si qualifica, diventa credibile e risponde alla propria vocazione.

Ebbene, i ministranti hanno in parrocchia questo ruolo determinante: aiutare i battezzati a sentirsi coinvolti e agenti nella liturgia. E questo il gruppo dei ministranti lo fa in modi diversi: curare, oltre al servizio liturgico dell’altare in senso stretto, la proclamazione della Parola di Dio, le monizioni, l’elaborazione di sussidi (fogli, cartelloni, poster, ecc.), l’accoglienza, il canto ecc. Eloquente è la Sacrosanctum Concilium che ai numeri 28 e 29 così si esprime: “Nelle celebrazioni liturgiche ciascuno, ministro o fedele, svolgendo il proprio ufficio, compia solo e tutto ciò che, secondo la natura del rito e le norme liturgiche, è di sua competenza. Anche i ministranti, i lettori, i commentatori, e tutti i membri del coro svolgono un vero ministero liturgico. Essi perciò esercitino il proprio ufficio con la sincera pietà e l’ordine che convengono ad un così grande mistero e che il popolo di Dio esige giustamente da essi. Bisogna dunque che essi siano permeati con cura, ognuno secondo la propria condizione, dallo spirito liturgico, e siano formati a svolgere la propria parte secondo le norme stabilite e con ordine”. Si evince facilmente che nello spirito della riforma i ministranti non sono più solo i ragazzini più capaci che ‘servono la Messa’. Anche questo, ma la loro vocazione, alla luce della teologia del Vaticano II, li spinge molto più in là. Possono essere ragazzi ma anche, e ancora meglio, giovani e adulti che si pongono a questo servizio così necessario delle proprie comunità.

È l’esperienza che faccio nella mia Chiesa locale dove ormai da anni, e questo per merito delle intuizioni profetiche del grande pastore che Napoli ha avuto la gioia di avere, il Cardinale Ursi, si parla di ‘Collegio Liturgico’ cioè di quei fratelli che in modi diversi sono a servizio della vita liturgica della Parrocchia.

Servizio all’altare, servizio del canto, servizio della Parola, servizio del Tempio e della sacra suppellettile: tutti ministeri diversi che i membri del ‘collegio’ esercitano.

Questa realtà, però, è frutto di un lungo cammino, di catechesi sistematica e di mentalità aperta alla promozione ministeriale.

Là dove le riunioni settimanali sono rimaste luogo per imparare le cerimonie e i nomi dei vasi sacri e predisporre il turno per il servizio alle Messe domenicali, è evidente che questo discorso nuovo e magnificamente partecipativo non si pone per niente…

Dinanzi a questa realtà bella e contenente certamente delle prospettive ancora da scoprire, il CDV non poteva sentirsi estraneo. E allora si è posto accanto a questo discorso di promozione ministeriale, tenendo presente quanto il ‘Piano per le vocazioni’ in Italia del 1985 in più parti ha evidenziato (Cfr. n. 29).

Si è iniziato con il coinvolgere, all’interno dell’organico del CDV, il delegato diocesano per i collegi liturgici. Questo coinvolgimento si è rivelato altamente positivo per due ragioni: da una parte il CDV ha innervato l’itinerario formativo dei gruppi di contenuti vocazionali, dall’altra i gruppi dei ministranti sono stati formati al discernimento della propria vocazione prima come membri del collegio liturgico e poi avviati, con il passare degli anni, a maturare il proprio posto nella Chiesa.

Quest’ impostazione seria e consapevole dei gruppi ha evitato un rischio molto diffuso nei ministranti e cioè, dopo il primo entusiasmo di ‘servire la Messa’, la diserzione e dal gruppo e dalla vita della parrocchia.

I ragazzi, educati e formati con serietà e a volte anche con equilibrata selettività, non hanno abbandonato il gruppo una volta più grandi, bensì, da adulti, hanno mutato semmai servizio ma sempre ‘dentro’ il collegio liturgico. Tutto ciò è stato realizzato con la preoccupazione primaria della formazione degli animatori. In questo campo il CDV si è sforzato di dare il meglio di sé.

Il ‘corso permanente di formazione per animatori di collegi liturgici’, è gestito insieme dal CDV e dal Centro diocesano Collegi liturgici (CDCL). Dopo quasi tre anni di mutuo scambio di contenuti e di attività, quasi naturalmente, gli stessi animatori dei gruppi liturgici si sono implicitamente scoperti come animatori vocazionali.Da allora, è evidente, il coinvolgimento è stato più esplicito: il convegno diocesano vocazionale che apre ogni anno le attività del CDV vede la totale partecipazione degli animatori dei ministranti anzi, anche per il CDCL, quell’appuntamento segna l’inizio degli incontri formativi specifici; la ‘Giornata Mondiale di preghiera per le Vocazioni’ prevede delle catechesi specifiche per i ministranti così anche la ‘Giornata del Seminario; i grandi appuntamenti diocesani (Ordinazioni, conferimento dei ministeri, Messa Crismale, professioni religiose, benedizione dei missionari partenti ecc.) vengono pensati e organizzati insieme e prevedono sempre la partecipazione di alcuni gruppi di ministranti mentre, dall’altra parte, sia il Congresso annuale dei ministranti (che vede la partecipazione di quasi duemila tra ragazzi e giovani), sia la ‘ammissione’ dei nuovi ministranti che si celebra annualmente nelle varie parrocchie con la consegna solenne dell’abito liturgico, hanno nel CDV un punto di riferimento a livello di contenuti da veicolare e dal lato organizzativo.

Un’altra esperienza interessante da sottolineare, nata anche dalla collaborazione strettissima tra CDV e CDCL, è quella dei ‘Gruppi Samuel’, itinerario vocazionale per ragazzi, che vede la partecipazione numerosa anche dei ministranti.

Un altro strumento che si è rivelato molto utile è il giornalino vocazionale, edito mensilmente dal CDV, ‘Insieme alla ricerca’. È un organo di collegamento per tutti i ragazzi della diocesi: piccoli amici, ACR, alunni delle scuole cattoliche, ministranti ecc. Già da molti anni ‘Insieme alla ricerca’ offre tre o quattro pagine ai ministranti mediante le quali si conduce un discorso di approfondimento liturgico in chiave vocazionale. Così i ministanti condividono l’annuncio del Vangelo della chiamata che si fa ai gruppi vocazionali, e tutti gli altri destinatari del giornalino ricevono un sussidio utile e adatto per la loro formazione liturgica.

Quest’ itinerario formativo di iniziazione alla ministerialità in chiave vocazionale, sta dando dei frutti che rivelano la bontà della cosa: il 70% dei seminaristi entrati al Seminario teologico e il 50% dei giovani che iniziano il cammino di formazione ai ministeri istituiti e al diaconato permanente, sono animatori di collegi liturgici o ministranti e quasi il 90% dei seminaristi del Seminario Minore sono ministranti.. La lettura attenta di questi dati fa dedurre che laddove il collegio liturgico è impostato in maniera intelligente ed è luogo anzitutto di educazione alla preghiera e di discernimento vocazionale maturato nell’esperienza della liturgia, questo gruppo può diventare una vera palestra di iniziazione ai ministeri ordinati e non.

Un’altra cosa che è stata determinante per questa esperienza nella mia Chiesa locale è il ruolo del padre spirituale: accanto all’animatore i ragazzi e i giovani sono stati richiamati e formati a questo riferimento essenziale.

D’altra parte credo che questa sia la ‘vocazione’ che da sempre ha caratterizzato il gruppo dei ministranti, una vocazione che, nonostante lo scorrere del tempo, tiene e tiene bene. Tanti di noi, proprio nel servizio liturgico, hanno scoperto la propria vocazione di speciale consacrazione: è una strada di cui Dio si serve per chiamare.

Le critiche di ‘infantilismo liturgico’ mosse negli anni immediatamente dopo il Concilio al gruppo dei ministranti, allora chiamati chierichetti, dovevano a mio avviso aiutare a dare una nuova impostazione spirituale e catechetica a questi gruppi e non essere sinonimo di abolizione e distruzione. E’ logico che bisognava aprire nuove prospettive, tracciare nuovi itinerari, proporre nuovi modelli.

Allontanarsi dalle vecchie impostazioni del ‘piccolo clero’ o dei ‘chierichetti’ era giusto e doveroso, aprendosi però alla nuova impostazione della Chiesa tutta ministeriale che veniva dal Concilio.

L’esperienza che vivo a Napoli, pur tra gli inevitabili limiti, credo possa essere un tentativo di mediazione tra ciò che è stato il passato, buono in quel tempo, e ciò che deve essere il presente, adatto e rispondente a questo tempo.

L’apporto discreto ma fattivo del CDV ai ministranti è importante e insostituibile se rimane nel suo ambito ed è lontano da ogni forma di proselitismo.

Il gruppo dei ministranti, e lo ribadisco, è luogo altamente privilegiato di annuncio vocazionale per i ministeri istituiti e ordinati, però necessita molto equilibrio e chiarezza di prospettive per evitare di impostarlo a ‘senso unico’. E per questo motivo che mi piace sottolineare, quasi come conclusione, il ruolo dell’animatore il quale, accanto alla buona volontà, deve essere aiutato (è in questo lo specifico del CDV) a capire che naturalmente egli è animatore e orientatore vocazionale.