Il servizio del C.D.V. e la formazione degli animatori vocazionali parrocchiali
Il mio lavoro nel CDV, come direttore, è iniziato sei anni fa, pur facendone parte anche prima come animatore vocazionale del Seminario.
Il mio primo intento è stato quello di impostare il cammino del CDV su due direttrici ben precise: “ad intra”, renderlo luogo di comunione, di scambio di esperienze e di approfondimento delle tematiche vocazionali per tutti gli operatori vocazionali presenti in Diocesi; “ad extra”, lavorare in unità di intenti e di collaborazione fattiva per animare vocazionalmente le comunità della nostra Diocesi.
Fin dall’inizio mi è sembrato, perciò, molto importante chiarire le idee di fondo con tutti gli animatori per impostare una corretta pastorale vocazionale.
Decidemmo, perciò, di ritrovarci mensilmente per un incontro di studio e di riflessione.
Il primo anno ci fu di molto aiuto la riflessione sul Documento Conclusivo del II Congresso Internazionale delle Vocazioni.
Quando poi nel 1985 fu pubblicato il nuovo Piano Pastorale delle Vocazioni ci buttammo a capofitto per due anni, una volta al mese, nella lettura e nello studio di questo Documento per evidenziarne le linee portanti e soprattutto per interrogarci su come quei principi potevano essere incarnati nella nostra Diocesi, operando delle scelte precise per inserirci, con il nostro contributo specifico, nel cammino che la nostra Chiesa locale stava facendo.
In quegli incontri di studio due idee presenti nel n. 26 del Documento, captarono la nostra attenzione, perché ci sembravano sintetizzare bene la spinta innovativa e vitale che il Piano (Pastorale) voleva dare alla pastorale vocazionale in Italia. La prima: “La pastorale delle vocazioni non può e non deve essere un momento isolato o settoriale della pastorale globale[…]. La dimensione vocazionale non è dunque un ‘qualcosa in più da fare’, ma è l’anima stessa di tutto il servizio di evangelizzazione che la comunità esprime”. La seconda: “La comunità parrocchiale è il luogo privilegiato di annuncio vocazionale e comunità mediatrice di chiamate”.Questi due punti sono diventati le colonne portanti della nostra programmazione e costituiscono i riferimenti obbligati nelle verifiche che facciamo periodicamente.
A quali scelte concrete ci hanno condotto questi due principi?
Innanzitutto a vincere la tentazione di far sentire la presenza del CDV in Diocesi a forza di iniziative. Nella pastorale, a volte, si ha l’impressione di assistere ad una vera e propria gara a chi grida più forte degli altri (perché devono sapere che ci siamo anche noi), con la conseguenza dell’accavallarsi delle iniziative che creano disorientamento e confusione nei parroci, i quali, bombardati continuamente dagli Uffici di Curia, per sopravvivere si difendono vivendo in un disinteresse, apatia e insensibilità costante nei confronti di tutto quello che viene loro proposto.
Abbiamo, perciò, scelto di dare vita ad una sola iniziativa “straordinaria” a carattere diocesano (una scuola di preghiera). Tutto l’impegno e lo sforzo del CDV si è così rivolto verso le comunità parrocchiali.
Tutti gli operatori vocazionali si rendevano disponibili nell’animazione di ritiri e incontri con gruppi parrocchiali di ragazzi e giovani o per incontrare i catechisti.
Il CDV si impegnava, inoltre, ad offrire alle parrocchie sussidi per l’avvento, la quaresima, via Crucis, incontri di preghiera per il giovedì Santo con taglio vocazionale.
Ma in un incontro di verifica dell’Ufficio del CDV venne fuori l’interrogativo: “Cosa fare perché la nostra animazione nelle comunità non sia saltuaria e perché la presenza degli animatori vocazionali non sia considerata come la visita di ‘esperti’ che soli possono parlare delle vocazioni, alimentando nella comunità lo stile di delega?”.
Per ovviare a questi inconvenienti decidemmo di allargare la partecipazione agli incontri di studio, che fino ad allora avevano visto la presenza dei soli animatori consacrati, anche ad animatori parrocchiali. Sorse, però, subito una difficoltà: chi invitare? come fare ad individuare queste persone?
Facemmo un primo tentativo chiedendo ai parroci di individuare nelle loro comunità delle persone disponibili per questo compito. Il risultato non fu entusiasmante: alcuni non risposero; altri (la maggioranza) ci presentarono delle signorine di una certa età, volenterose, ma forse più rispondenti ad una vecchia impostazione pastorale, che ad un’animazione della comunità; pochi ci segnalarono delle persone che si sono rivelate in seguito adatte a questo compito.
Che fare? Non ci siamo scoraggiati. Ci siamo lasciati guidare dalla sapienza popolare: “Se la montagna non va a Maometto, Maometto va alla montagna”: decidemmo di andare noi nelle comunità per individuare persone disponibili per questo compito.
Nel frattempo era maturato negli animatori che partecipavano agli incontri quello stile di comunione, per cui decidemmo di inserirci nel cammino delle parrocchie con una settimana vocazionale (privilegiando alcune occasioni particolari: ordinazioni di diaconi permanenti, di sacerdoti, di missionari, professioni religiose… anniversari di sacerdozio e professione religiosa). Ci impegnammo a far sì che la settimana vocazionale parrocchiale avesse come frutto tangibile anche quello di far nascere nella comunità parrocchiale l’animatore vocazionale.
Così preparando la “settimana vocazionale” con i catechisti e, dopo, facendo con loro la verifica, emergeva la necessità di continuare il discorso avviato con l’iniziativa e sorgeva quasi naturalmente il bisogno che qualcuno della comunità fosse collegato in modo più stabile con il Centro. A quel punto chiedevamo ai catechisti che uno tra di loro si assumesse questo impegno.
Attualmente animatori parrocchiali che partecipano agli incontri già da qualche anno, ci aiutano nell’animazione di altre parrocchie.
La nostra preoccupazione non si è esaurita naturalmente nell’individuare delle persone e nell’invitarle ai nostri incontri, ma era vitale fornire loro anche quegli aiuti necessari perché potessero svolgere bene il loro compito.
Per questo, nell’impostare il programma degli incontri, abbiamo tenuto presente sia le necessità degli animatori sia il cammino della nostra Diocesi che da più di dieci anni ha fatto due scelte prioritarie: la catechesi e l’anno liturgico come itinerario di fede.
Così, tre anni fa, iniziammo questi incontri riflettendo sulla dimensione vocazionale presente nei singoli catechismi della CEI. Nell’avviare questo lavoro, abbiamo chiesto l’aiuto all’Ufficio Catechistico.
L’anno seguente, invece, abbiamo riflettuto sulla dimensione vocazionale presente nel cammino dell’anno liturgico. Ci è stato d’aiuto il contributo datoci dall’Ufficio Liturgico. In questi incontri non ci si limitava solo allo studio e alla riflessione, ma venivano proposti anche dei suggerimenti operativi che gli animatori parrocchiali si impegnavano a riportare in parrocchia soprattutto negli incontri con i catechisti.
La scelta di “preferire” (anche se non in modo esclusivo) come animatori parrocchiali dei catechisti ci ha dato la possibilità di sensibilizzare a questo discorso, per mezzo loro, anche altri catechisti. Siamo, inoltre, convinti che il discorso vocazionale può dare dei frutti solo se inserito in un costante cammino di ascolto della Parola.
La scelta di queste due tematiche (la catechesi e l’anno liturgico) ci ha permesso di approfondire le scelte pastorali della nostra Diocesi e di dare come CDV il nostro contributo al cammino della nostra Chiesa locale.
L’anno scorso era emersa la necessità di offrire degli aiuti agli animatori per un corretto discernimento e accompagnamento vocazionale.
Durante questo nuovo anno ci soffermeremo sui compiti e la spiritualità dell’animatore. Cosa chiediamo all’animatore parrocchiale? Innanzitutto che sia una persona matura nella fede; che abbia fatto una chiara scelta vocazionale e sia testimone credibile della scelta fatta; che sia persona di comunione e di dialogo e ben accetta dalla comunità; che sia attenta alla vita della comunità in modo da tenere sempre viva la dimensione vocazionale e farla emergere in occasioni privilegiate; che si impegni ad essere costantemente in contatto con il CDV.
Non chiederemo mai che formi in parrocchia dei gruppi vocazionali per non alimentare l’idea che solo alcuni sono chiamati. I risultati raggiunti ci incoraggiano ad insistere su questa scelta.
Innanzitutto, il confronto costante con gli animatori parrocchiali ha permesso al CDV di verificare il cammino concreto delle comunità (per non rischiare di pensare e programmare passando sopra la testa delle persone o di fare solo un lavoro da tavolino). Inoltre abbiamo potuto notare che nelle comunità dove è presente l’animatore vocazionale c’è una migliore risposta alle iniziative e ai suggerimenti che partono dal CDV.
L’altro aspetto positivo è dato proprio dalla presenza degli animatori laici agli incontri del CDV e dal loro coinvolgimento nell’animazione delle “settimane vocazionali”: è un segno concreto e “provocante” che presentiamo alla Diocesi e che ci aiuta, al di là di tanti bei discorsi, a far comprendere come l’attenzione e il lavorare per tutte le vocazioni, non può essere un compito da “delegare” solo ai preti e suore, ma è impegno di tutti nella Chiesa.
Infine, gli animatori parrocchiali, conoscendo negli incontri del CDV i sacerdoti e religiosi che lavorano in questo campo vocazionale, hanno avuto la possibilità di invitarli nelle loro comunità, favorendo così l’inserimento della loro animazione vocazionale in un terreno già preparato.
Difficoltà: tante siamo ancora gli inizi, appena tre anni!
Su 120 parrocchie della nostra Diocesi solo in una ventina siamo riusciti finora ad avere l’animatore vocazionale. Ma il numero non ci spaventa, diventa anzi uno stimolo ad intensificare il nostro impegno, avendo verificato che questa scelta, anche se richiede più tempo, dà frutti più consistenti, ma soprattutto (ciò che ci sta maggiormente a cuore) contribuisce ad eliminare quella tentazione di delegare agli “esperti” l’animazione vocazionale, tentazione sempre ricorrente nelle nostre comunità.
È più facile fare qualche iniziativa che lavorare per il sorgere di una nuova mentalità.
Ma su questa strada ci incoraggia anche la saggezza cinese (quella precedente i fatti di piazza Tiennamen) sintetizzata in questo proverbio: “Se hai un anno pianta un seme; se hai dieci anni pianta un albero; se hai cento anni educa la gente”.