N.03
Maggio/Giugno 1990

Giovani, animatori, vocazione

Il rapporto tra giovani, animatori e vocazione è stato magistralmente messo in luce da don Danilo Zanella nel corso della 10a Giornata di studio promossa dal Centro Regionale Vocazioni (CRV) del Piemonte – Valle d’Aosta domenica 18 marzo a Castiglione Torinese.

Il relatore, direttore del CRV del Triveneto e della casa di esercizi spirituali della diocesi di Padova è autore di numerosi libri, tra cui alcuni sussidi vocazionali, quasi tutti pubblicato dalla LDC (Chiamati perché creati, Amore chiama amore…).

In apertura don Dino Bottino, direttore del CRV ha presentato il cammino di promozione vocazionale che avrà ancora una tappa forte nel convegno estivo di Betania (28-30 settembre). Il relatore, con una dizione assai vivace e piacevole, ha invitato a fare in modo che il tempo sia vissuto in una prospettiva di fede.

Per essere credibili nella nostra azione, per essere orientamento, per creare una mentalità vocazionale, occorre invitare i nostri fratelli a credere che non è tanto importante essere figli del Kronos (come direbbe san Giovanni Crisostomo) ma essere figli del Kairos, cioè di quelli che vivono il tempo come l’accadere di Dio. La cultura vocazionale è contrastata da una visione fatalistica della vita e dalla paura di scelte definitive, con l’influsso di un cosiddetto psicologismo selvaggio.

Il relatore si è poi soffermato su alcune figure bibliche con opportuni collegamenti al Piano Pastorale per le vocazioni in Italia della CEI (1985). Egli ha messo in rilievo la figura di mediazione di Eli come modello per l’animatore vocazionale, superando alcuni tabù residui, presentando l’ideale di consacrazione nella preparazione ai sacramenti dell’iniziazione cristiana. Egli si farà coscientizzatore, aiutando i giovani a capire che abbiamo bisogno di dare alla nostra vita un significato che va oltre!

Sono stati poi indicati alcuni criteri vocazionali cui fare riferimento: guardarsi dentro (i carismi), guardare fuori (i ministeri che mancano di ministri), guardare alle vocazioni esemplari. L’animatore vocazionale sarà sempre conscio che è importante essere tempestivi, non aspettare troppo per ciò che si può proporre subito, convinti che quando le condizioni esistono, non è mai troppo presto per rivolgere l’invito, eco di quello del Signore: va’, vieni, seguimi.

Occorrerà operare all’interno del cammino pastorale perché il problema vocazionale non venga considerato un capitolo, ma una dimensione. Bisogna essere però uomini di forte spiritualità, presenti nelle realtà dove si pensano e si progettano itinerari pastorali, promuovendo incontri straordinari (sul tema vocazione) in accordo con le diverse attività diocesane, attenti alla pedagogia del testimone, valorizzando l’importanza primaria di catechisti, animatori di gruppo, insegnanti…

E seguita una tavola rotonda (coordinata da suor Liliana Renaldo) e nel pomeriggio un dibattito aperto con alcuni testimoni: Paola, postulante salesiana, suor Piera, (giovane animatrice vocazionale delle Figlie di Maria Ausiliatrice), don Elio (cottolenghino) e p. Giovanni (missionario della Consolata) che hanno illustrato i cammini vocazionali attuati coi giovani, oltre a don Danilo Zanella.

Dai vari interventi è emersa l’importanza di cogliere precocemente i segni della chiamata, l’attenzione all’ascolto della Parola di Dio e alla preghiera, l’importanza del discernimento e dell’accompagnamento spirituale.