Un anno vocazionale
Carissimi, i problemi che un Vescovo si trova a dover affrontare non sono né pochi e né facili, eppure, fra tutti, quello che primo di ogni altro, è nei pensieri e nel cuore, è quello delle “vocazioni”.
Si sa. Il destino della Chiesa è nelle mani di Cristo che l’ha fondata e che ci ha assicurato: “Io sono con voi fino alla fine dei secoli”, ma è anche vero che Essa vive, cresce, fiorisce e si diffonde nel mondo a misura che i credenti, “pietre vive” della Chiesa, vivono secondo lo Spirito di Gesù e si impegnano ad un’autentica e generosa testimonianza evangelica che è un modo con il quale si esprime e attua l’apostolicità, che è nota essenziale della Chiesa e dovere di ogni membro di essa. Ma dire questo significa riconoscere che il Signore chiede, anzi, vuole la partecipazione di tutti fedeli nell’applicazione dei frutti della Redenzione. Trattasi di quella collaborazione che è richiesta non solo alla Gerarchia, ma anche ai fedeli laici, ai quali è attribuito un ruolo talmente importante ed essenziale da far dire al Concilio Vaticano Il che “La Chiesa non è realmente costituita, non vive in maniera piena e non è segno perfetto della presenza di Cristo tra gli uomini, se alla gerarchia non si affianca e collabora un laicato autentico” (Ad gentes divinitus, n. 21),
È alla luce di queste affermazioni che si può comprendere con quale attenzione e con quale responsabilità si debba guardare al problema delle vocazioni dinanzi al quale tutto il popolo cristiano deve sentirsi responsabile. Al proposito, il Concilio Vaticano II è chiaro e deciso nell’affermare: “Il dovere di dare incremento alle vocazioni sacerdotali spetta a tutta la comunità cristiana, che è tenuta ad assolvere questo compito anzitutto con una vita perfettamente cristiana…” (Optatam totius, n. 2). Riecheggiano in questo richiamo le parole di Giovanni XXIII che ebbe a dire: “Il problema delle vocazioni ecclesiastiche e religiose è quotidiana sollecitudine del Papa… è sospiro della preghiera, aspirazione ardente della sua anima” (al Congresso Internazionale sulle Vocazioni, 16 dic. 1962).
È ovvio che quello delle vocazioni è un problema “permanente” e dovrà impegnare continuamente la Chiesa, la quale, nello svolgersi della sua storia avrà sempre bisogno di nuove persone che si dedichino al Ministero di speciale consacrazione: Sacerdotale, religiosa, missionaria diaconale e Istituti Secolari. Potranno esserci tempi nei quali il problema si impone con particolare urgenza, come avviene ai nostri giorni, e l’impegno per la sua soluzione richiede maggiore coraggio, maggiore determinazione da parte dell’intera comunità ecclesiale a crescere nella fede, perché è nelle comunità vive che il Signore sceglie i suoi ministri; ma, l’interesse e l’attenzione verso le vocazioni non possono e non devono conoscere soste, oltretutto, perché tale impegno rientra nella missionarietà della Chiesa.
Proprio per questa ragione sono venuto nella determinazione di dare continuità all’Anno vocazionale, che era stato indetto al termine dell’Anno Mariano conclusosi l’anno passato.
Devo riconoscere che molto è stato fatto per sensibilizzare la nostra Chiesa locale sull’importante problema che – non mi stancherò di ripeterlo – è problema di tutta la Chiesa, ma ancora molto resta da fare perché non mancano, qua e là, disattenzione, disinteresse e disimpegno che, a volte, sono di tale evidenza e di tale gravità da far pensare che ancora non si è capito che l’invito di Gesù a pregare il padrone della messe perché mandi operai nella Chiesa è un comando, e di tale importanza da autorizzarci a dire che chi non lo accoglie non può essere considerato un buon cristiano.
Pertanto, preso atto di ciò che è stato fatto e di ciò che il Centro Diocesano Vocazioni sta facendo con lodevole impegno, ma anche in considerazione che è sacrosanto dovere di tutta la comunità cristiana dare incremento alle vocazioni sacerdotali e di speciale consacrazione, sento il dovere di rinnovare un pressante appello perché tutta la nostra Chiesa si impegni con rinnovato entusiasmo a interessarsi concretamente e con perseveranza a tale problema.
Ho sempre presenti le parole del Concilio Vaticano Il: “Ai vescovi tocca stimolare il proprio gregge a favorire le vocazioni e curare a questo scopo lo stretto collegamento di tutte le energie e di tutte le iniziative; ed è loro dovere di comportarsi come padri nell’aiutare senza risparmi di sacrifici coloro che essi avranno giudicato chiamati all’eredità del Signore” (Optatam totius, n. 774). Ma non è solo per rispondere a un simile autorevole richiamo che è, poi, “voce” dello Spirito Santo, ma pér l’amore che mi lega alla Chiesa che Dio mi ha affidato, che rivolgo questo mio appello a quanti hanno a cuore il progresso della nostra diocesi perché pongano al centro del loro impegno pastorale e della loro testimonianza cristiana il problema delle vocazioni.
Perché questo mio messaggio non resti nel vago, la prima raccomandazione, che altro non è che lo stesso comando di Gesù, è quello della preghiera!
Non mediteremo mai abbastanza il mistero che si nasconde nell’invito-comando del Signore a pregare perché mandi operai nella sua messe. Se non ce l’avesse richiesto Gesù, forse, da parte nostra non avremmo mai pensato che una preghiera con tale intenzione rientrasse tra i nostri doveri. Comunque, la richiesta di Gesù ci sorprende perché il Padrone della messe è Lui, Lui, che conosce meglio di noi quali e quanti operai occorrono nella sua vigna, Lui, che dispone della potenza divina per provvedere ai suoi bisogni. Inoltre, ciò che nell’invito di Gesù può destare meraviglia è che esso ci è rivolto da Colui che ha sottolineato la gratuità della vocazione: “Non siete voi che avete scelto me, ma io che ho scelto voi” (Gv 15,16). Con queste parole Cristo si riconosce il potere assoluto, che nell’Antica Alleanza era riconosciuto a Jahwé nella scelta di coloro che avrebbero dovuto “parlare e agire in suo nome”, ma allo stesso tempo, con l’invito di pregare il padrone della messe ci rivela come Dio, anche nella sua assoluta sovranità riguardo alla scelta degli operai, vuole la collaborazione umana. Dio associa così l’uomo alla sua sovranità, l’introduce nel mistero delle decisioni divine!
In Cristo, il principio della collaborazione di Dio e dell’uomo trova la sua più perfetta espressione. Inviando il suo Figlio per salvare l’umanità, il Padre mostra che non ha voluto essere Salvatore unicamente in quanto Dio: in Cristo è Dio che salva, ma è anche un uomo che salva gli uomini. A sua volta, Gesù chiede la collaborazione degli uomini per applicare ed estendere nello spazio e nella storia i frutti della Redenzione, per assicurare l’avvenire della Chiesa. E proprio in questa collaborazione trova la sua collocazione l’invito – comando a pregare per le vocazioni, il che è lo stesso che dire: collaborare a tutta l’opera della salvezza. C’è però da sottolineare che la collaborazione richiesta non è solo e semplicemente quella della preghiera per ottenere a coloro che sono chiamati la grazia che li sostenga nella loro risposta alla vocazione ricevuta. Certamente è già un contributo preziosissimo allo sviluppo della Chiesa una preghiera che le assicuri il servizio di numerosi e santi operai; ma c’è di più! Gesù chiede una preghiera che riguarda direttamente l’azione del Padre: si tratta, infatti, di chiedere al Padre che mandi operai, cioè, di “influire” sulla sua sovrana decisione!
C’è di che restare attoniti e commossi perché queste verità ci rivelano quanto Dio ci ami, accordandoci quella che Pascal, riecheggiando un pensiero di S. Tommaso d’Aquino, definiva la dignità della causalità. Ma il saperci chiamati a collaborare con Dio nell’opera della salvezza deve farci comprendere quali siano le nostre gravissime responsabilità in ordine alla risposta generosa e concreta che Dio si attende da noi.
Ebbene, la promozione delle vocazioni rientra nel grande progetto di salvezza, per la cui realizzazione Dio vuole la fattiva partecipazione di tutto il suo popolo. A questo proposito il Concilio Vaticano II raccomanda: “…in primo luogo i mezzi tradizionali di questa comune cooperazione, quali la fervente preghiera, la penitenza cristiana, nonché un’istruzione sempre più profonda dei fedeli da impartirsi con la predicazione e la catechesi, sia anche coi vari mezzi della comunicazione sociale; istruzione che deve tendere a mettere in luce la necessità, la natura e il valore della vocazione sacerdotale… “ (Optatam totius, n. 776).
Ad organizzare e ad animare l’attività vocazionale in Diocesi è chiamato il Centro Diocesano Vocazioni a cui fanno capo, come suoi membri, rappresentanti di tutte le categorie vocazionali e delle associazioni cattoliche operanti in diocesi.
Nel desiderio di facilitare il compito al quale è chiamato il CDV proporrei le seguenti piste di lavoro, da vedere come un suggerimento che valga ad impostare in modo concreto e sistematico un programma di pastorale vocazionale che dovrà essere attuato con il coinvolgimento dell’intera nostra Chiesa locale.
Prima pista
Il CDV dovrà, prima di tutto, farsi carico di mantenere stretti contatti con le parrocchie e di sensibilizzarle (attraverso incontri e servendosi di adeguati sussidi) affinché si costituisca in esse almeno un piccolo gruppo di persone che, insieme al loro Pastore, formino comunità intorno alla Parola di Dio e all’Eucaristia. Una simile “opera” sarà di insostituibile aiuto al Parroco nell’assolvere ad uno dei suoi più gravi ed importanti doveri. Sempre il Vaticano II insegna: “Tutti i sacerdoti dimostrino il loro zelo apostolico massimamente nel favorire le vocazioni e con la loro vita umile, operosa, vissuta con interiore gioia, come pure con l’esempio della loro scambievole carità sacerdotale e della loro fraterna collaborazione attirino verso il sacerdozio l’animo degli adolescenti” (Optatam totius, n. 773). La più grande eredità che un Parroco può lasciare sarà proprio quella di un nuovo sacerdote che il Signore ha scelto dalla comunità di cui è stato pastore o di altre vocazioni di speciale consacrazione.
Seconda pista
Il CDV dovrà indirizzare la sua attenzione sui cresimandi.Poiché la Cresima è il sacramento della testimonianza è doveroso guidare i ragazzi ad individuare il luogo e il modo per seguire Cristo, disponendoli, intanto, ad un atteggiamento di servizio nei confronti della comunità in cui vivono. Ciò li aiuterà a scoprire la loro vocazione, dopo averli orientati verso un servizio che potrebbe o dovrebbe prepararli all’assunzione e all’esercizio di un vero e proprio ministero, quale quello dell’Eucaristia, della Catechesi, della Liturgia, ecc.
È sommamente auspicato che il CDV possa esser messo in condizione di affiancarsi all’opera dei catechisti parrocchiali nell’illustrare ai cresimandi il problema vocazionale in genere e di speciale consacrazione.
Terza pista
Il CDV si propone di seguire da vicino tutti gli altri Gruppi, Movimenti, Associazioni, Comunità operanti in diocesi allo scopo di:
– far scoprire e riconoscere il loro posto all’interno della Chiesa locale;
– rendersi conto del valore e dell’importanza dei loro propri carismi che devono essere messi, prima di tutto, al servizio della comunità ecclesiale della quale fanno parte.
Anche in questo settore, non è solo desiderabile, ma doveroso che da parte delle varie comunità ecclesiali si ponga ogni attenzione al problema delle vocazioni di speciale consacrazione e si sostengano tutte le iniziative che il CDV prenderà nell’ambito delle sue competenze.
Poiché i “gruppi” ecclesiali raccolgono nelle loro fila i cristiani più impegnati, più qualificati e più qualificanti, sarebbe un controsenso e somma iattura, se costoro disattendessero quello che nella nostra Chiesa locale è il problema dei problemi!
Quarta pista
Il CDV vorrà favorire e seguire ogni iniziativa diretta alla promozione dei ministeri che già sono o possono esservi nella nostra Chiesa locale. Pertanto, nel suo impegno di animazione vocazionale dovrà rivolgere la sua attenzione e riservare le sue cure più generose ai Ministranti, proponendosi come uno tra i suoi obiettivi prioritari quello di raggrupparli in una vera e propria associazione che si preoccupi della loro formazione spirituale e non semplicemente o occasionalmente della loro preparazione al servizio liturgico.
Uguale interesse dimostrerà ai gruppi – almeno laddove sono già costituiti – di Lettori e di Ministri dell’Eucaristia, tenendo presente che l’esercizio stesso di questi Ministeri può essere via e mezzo per prepararsi ad una vocazione più impegnativa.
Sarà cura del CDV di riunire per giornate di studio e di preghiera questi gruppi per aiutarli a rendersi conto che l’esercizio del loro ministero, che già in se stesso è legato ad una chiamata del Signore a mettersi al servizio di una comunità, potrebbe essere il “segno” di una chiamata… ancor più impegnativa.
Quinta pista
Poiché scopo del CDV è quello di operare perché la Chiesa si arricchisca di apostoli che portino in modo specifico l’annuncio del Cristo Risorto agli uomini, nel suo lavoro di animazione vocazionale, si preoccuperà di:
– identificare nelle diverse parrocchie ragazzi e giovani (di ambo i sessi) disponibili e attenti alla chiamata di Cristo;
– seguirli con visite, lettere ed incontri periodici;
– programmare durante l’estate campi-scuola prettamente vocazionali.
Com’è facile rilevare, i compiti del CDV non sono semplici e richiedono coraggio, generosità e soprattutto tanta preghiera. Se poi si pensa alle difficoltà legate alla crisi morale e spirituale che caratterizza la società entro la quale si è chiamati ad operare, il lavoro potrebbe apparire estremamente arduo, fino ad essere tentati di desisterne. Non possiamo e non dobbiamo sottovalutare difficoltà e rischi, ma non dobbiamo dimenticare che a lavorare per la promozione delle vocazioni ci chiama il Signore, sul cui aiuto dobbiamo riporre ogni nostra speranza.
Nel consegnarvi questa mia lettera, invito tutti gli operatori pastorali e tutti i buoni fedeli che amano veramente la Chiesa a farne oggetto d’attenta e meditata lettura e, mentre ringrazio per la favorevole accoglienza che le riserverete, tutti vi saluto e benedico.