Incontri di formazione giovanile nella diocesi di Spoleto – Norcia
Interpretare il tempo che stiamo vivendo per quel che riguarda la fede del mondo giovanile è abbastanza arduo: la grande difficoltà (o la sfida più suggestiva) sta nel fatto che proprio la precarietà dell’animo giovanile richiede la continua proposta in un linguaggio comprensibile di una formazione solida ed equilibrata. L’educatore non è certo una persona indifferente ai tempi, ma proprio per questo non può lasciarsi coinvolgere nel clima di incertezza e di esteriorità che caratterizza un certo modo di accostarsi al pianeta-giovani. Dovrà puntare alla solidità delle radici interiori della sua fede e della sua testimonianza di vita, mirando a fondare e a consolidare anche nei ragazzi una profondità di radici nutrita di fede biblica, preghiera silenziosa ed esperienza liturgica, solide convinzioni interiori, esperienza vissuta della carità cristiana come dono di sé in risposta alla chiamata di Dio. Cose tutte che non sono molto popolari, neanche all’interno delle nostre comunità cristiane, spesso preoccupate di costruire – anche sul terreno della scelta di vita – senza rendersi conto della solidità delle fondamenta di fede.
La proposta degli incontri di formazione giovanile viene portata avanti dall’ottobre 1989 al giugno 1990 da un gruppo di lavoro in seno al CDV della diocesi di Spoleto – Norcia (ne fanno parte un prete, tre seminaristi teologi, alcune suore e novizie impegnate in attività di formazione).
Ci siamo resi conto che il problema “vocazioni” è anzitutto quello di rendere la fede significativa nella vita della persona e della comunità, cosicché la persona possa cogliere la sua vita come vocazione e vivere le sue scelte con maturità e consapevolezza. Il primato viene dato all’evangelizzazione e alla catechesi, proposte il più possibile in un contesto di esperienza di vita comunitaria, in dialogo con la persona nel percorso della sua maturazione personale.
Abbiamo dunque proposto e messo in atto nelle otto zone della diocesi una serie di incontri di preghiera, riflessione, condivisione per adolescenti/giovani dai quindici anni in poi, incentrati sul tema: Giovani della Bibbia alla ricerca di un progetto di vita. Gli incontri si avvalgono dell’ospitalità di case religiose in ciascuna zona, hanno luogo ogni 40 giorni circa per l’intera giornata della domenica, dalle 9 alle 18 circa e comportano la condivisione di una “normale” giornata festiva: Lodi mattutine, catechesi sul tema, revisione di vita per gruppi di riflessione, pranzo comunitario, gioco, assemblea di verifica del lavoro dei gruppi, Eucaristia domenicale e, a volte, celebrazione dei Vespri. Così ragazzi provenienti da parrocchie della zona iniziano un cammino di conoscenza e verifica che li fa uscire dal chiuso della singola comunità e comincia ad aprirli a una mentalità di Chiesa Locale.
L’impronta iniziale alla giornata viene data dall’accoglienza fraterna e dalla preghiera dei salmi, quasi sempre cantati; con un buon livello di partecipazione i ragazzi entrano volentieri nel ritmo della preghiera liturgica e hanno modo di esprimersi già all’inizio nella preghiera spontanea alla fine delle Lodi.
Successivamente, dopo un breve intervallo viene sviluppata la catechesi biblica, è il momento dell’ascolto, il dato iniziale della fede nell’essere posti di fronte a Dio che parla, in ascolto della sua parola nelle Scritture dell’Antico e Nuovo Testamento.
Il tema delle catechesi trae origine dalla rielaborazione di una serie di lezioni pubblicate in M. Gioia, I Giovani nella Bibbia, ed. Dehoniane, Roma 1989, ed è stato organizzato in quattro tappe:
1. Il giovane Gesù;
2. Gesù e i giovani nei vangeli;
3. Il giovane Davide;
4. Giovani secondo San Paolo.
Per ciascun incontro viene preparato e distribuito il testo della conversazione e un questionario con una serie di domande per la verifica nei gruppi. I partecipanti possono così seguire personalmente il discorso, annotare osservazioni e mettersi nel cammino di una revisione di vita provocata dal riferimento costante alla proposta biblica.
È evidente che le figure bibliche proposte hanno vissuto in maniera eccellente – nei loro pregi e nei loro limiti – la vita come progetto e risposta alla chiamata di Dio. Se ne descrivono perciò – dando largo spazio ai testi delle Scritture – i tratti salienti dell’esperienza umana e religiosa. La Bibbia deve parlare alla vita, per quanto sia delicato il rapporto tra le due e ci sia il pericolo di cadere nel semplicismo di un testo letto senza adeguata strumentazione critica. Per ciascuna della figure risalta la totalità dell’impegno di vita e la capacità di cambiare strada al momento opportuno, sollecitati dalla parola di Dio ad un impegno maggiore o a una decisa conversione.
Dopo una pausa per la colazione ciò che è stato annunciato diventa poi la base per la revisione di vita (un’ora e mezza circa) nei gruppi di lavoro. Questa del gruppo ristretto (da cinque a dieci membri) rimane a nostro avviso una dimensione indispensabile nell’organizzare la riflessione, perché mette allo scoperto dimensioni personali nell’ascolto della Parola e nell’esperienza di vita, è il momento della mediazione dalla Parola alla vita il prete e le suore scompaiono per due ore dalla circolazione e diventano protagonisti animatori i seminaristi, le novizie e altri giovani che si offrono come tali. Ciò crea un clima di maggiore libertà di espressione e d’altra parte i discorsi avranno modo di essere ripresi più avanti nell’assemblea di verifica finale.
Il termine del lavoro di gruppo coincide con un …calo vistoso della glicemia e la necessità di andare a pranzo. Anche questo momento può essere vissuto in maniera non anonima, approfittando di una povertà di mezzi che non permette – ed è bene che sia così – di mangiare senza un minimo di premura per la comunità: nessuno ti serve, sei tu che ti occupi dell’incontro fin dal giorno prima e anche nel cibo ti metti al servizio della comunione. Permette di osservare e di osservarsi in un momento di normalità che rivela aspetti profondi della persona (comunicazione, rispetto dell’altro nella distribuzione del cibo, rapporto col cibo, capacità di superare nel dialogo i legami di provenienza…). Richiede – nella particolarità di quest’esperienza – che ciascuno porti qualcosa da mangiare (ordinariamente la pietanza, un dolce, bibite o altro) che poi condivide con tutti gli altri. Dopo un po’ di smarrimento iniziale è stata spesso una festa verificare come ciascuno ha provveduto alla mensa comune ed è contento di mettere a disposizione di tutti ciò che ha portato: la carità ha radici quotidiane nella sollecitudine della persona.
Il tempo dopo pranzo serve ordinariamente a distendersi un po’: la chitarra, il libro dei canti, il pallone o altri oggetti similari possono servire bene al bisogno; ma per alcuni è tempo di lavoro per mettere insieme le idee espresse nei gruppi e darne uno schema proponibile all’assemblea, e… può essere anche tempo in cui continuare un prezioso dialogo di verifica personale cominciato a pranzo o ancora prima e farlo evolvere verso una promessa di direzione spirituale o la necessità di celebrare il sacramento della riconciliazione. Bisogna rimanere svegli perché il giovane – come tutti del resto – preferisce esprimersi su se stesso nei momenti informali, mentre tende a chiudersi quando gli viene espressamente chiesto di esprimersi.
Verso le 15,00 ci si riunisce per l’assemblea di verifica, in cui tutti vengono informati del lavoro svolto nei gruppi. Se i gruppi sono stati formati tenendo presenti le differenti età dei partecipanti (a volte ci sono ragazzi dei primi anni delle superiori e anche universitari) l’integrazione delle relazioni permette ai più piccoli di fare domande e ai più grandi, di collaborare con gli animatori nell’approfondire le motivazioni della formazione di fede. Questo avere persone di età e formazione diverse crea un po’ di disagio, ma, se ben diretto, può arricchire anche notevolmente il lavoro.
Verso le 16,30 si prepara e poi si celebra l’Eucaristia domenicale. In alcune zone l’Eucaristia si è già celebrata a metà mattinata insieme alla comunità parrocchiale in cui siamo ospiti, in questo caso si cerca di dare una mano nella partecipazione e nell’animazione della liturgia, con i canti, le preghiere, le letture, ecc.; in tal caso talvolta la giornata si è conclusa con la preghiera dei Vespri. La liturgia domenicale permette ai partecipanti di inserirsi nel dinamismo pasquale della vita cristiana a partire dalla comunione di Gesù Parola ed Eucaristia. La preparazione dei canti costituisce la premessa di una presenza viva e attiva. In genere si dà spazio al momento dell’atto penitenziale, in cui si esprime la revisione di vita personale e comunitaria, alla riflessione sulle letture, introdotta dal sacerdote, ma poi aperta agli apporti di tutti, alla preghiera universale. Così la giornata ha il suo compimento nella presenza del Signore risorto e nell’impegno: preghiera, proseguimento della riflessione, appuntamento nelle singole parrocchie… che si prende comunitariamente fino al prossimo incontro. Ciascuno ha dato il suo indirizzo e verrà avvertito personalmente nell’imminenza dell’incontro successivo.
Nell’anno 1989-90 abbiamo completato il cammino di catechesi in tutte e otto le zone, occupando lo spazio di circa 32 domeniche e incontrando nella diocesi quasi 200 ragazzi dai 15 ai 25 anni. Ciò ha permesso di mobilitare talvolta forze nuove sia tra i giovani sia tra gli animatori e risvegliare non in teoria, ma con un intervento pratico sul campo del rapporto chiesagiovani e della vita come vocazione. È stato un primo saggio, che segue a un’attività del gruppo di lavoro nell’anno precedente, di visita ad alcune parrocchie nelle varie zone della diocesi. Verrà continuato più o meno con la medesima metodologia nell’anno 1990-91 prendendo come tema degli incontri la ricerca di Dio nelle grandi figure bibliche dell’Antico e del Nuovo Testamento.
Cosa può significare tutto questo per la pastorale vocazionale? Due risposte:
– motivare la fede sulla preghiera e sulla scrittura letta nella Chiesa significa creare il terreno per la risposta vocazionale;
– contattare molti ragazzi andandoli a trovare sul territorio della loro “zona” pastorale significa proporre una relazione formativa e scoprire, specialmente tra gli animatori, persone più disponibili al servizio del Vangelo.