N.06
Novembre/Dicembre 1990

La crescita vocazionale della persona nella catechesi

“Nati nella fede della Chiesa, anche nel nostro paese, i fedeli hanno bisogno di conoscere la grandezza della loro vocazione, per giungere personalmente a una ratifica del Battesimo” (R.d.C., 123).

Il cristiano è radicalmente un “chiamato”, e il suo cammino nella fede non è altro che una lenta e progressiva scoperta della sua vocazione. Vocazione alla vita, al dialogo personale con Dio, creatore e signore, alla sequela di Cristo e, in fine, alla beatitudine della eternità. La storia della salvezza, narrata nella Bibbia, ha come sottofondo una sapiente e originale pedagogia divina per la crescita e la maturazione, in questa dimensione, di tutto il popolo di Dio e, in particolare, degli uomini chiamati da Dio ad entrare in intimità con lui per una speciale missione.

Anche la catechesi, che è annuncio e testimonianza della parola di Dio per la vita cristiana, deve portare in sé i germi per tale crescita e la maturazione armonica e progressiva della persona del cristiano. Deve essere – per usare un’espressione felice – “tutta appellante” .

 

 

L’itinerario catechistico e i soggetti della catechesi

Il nuovo “progetto catechistico” della Chiesa italiana, fedele alle riconfermate scelte del progetto iniziale (Cfr. R.d.C.), presenta, come abbiamo visto, i soggetti della catechesi nei classici archi di età: bambini, fanciulli, preadolescenti, adolescenti, giovani, adulti.

L’itinerario catechistico per i fanciulli e per i ragazzi è più profondamente radicato nella grande e originale realtà della “iniziazione cristiana”: “più attento al rapporto evangelizzazione-sacramenti; più attento a un cammino di fede perseverante e continuato nell’arco della fanciullezza e preadolescenza; aperto e attento al cammino di fede dei soggetti in famiglia, in parrocchia, nel gruppo…” (C. Nosiglia).

Queste attenzioni e aperture dovrebbero far sì che il cammino di iniziazione cristiana dei fanciulli e dei ragazzi non degeneri in un semplice “progetto educativo – religioso”, ricco quasi esclusivamente di un progressivo sviluppo di contenuti catechistici, ma si definisca sempre di più come una “autentica e progressiva abilitazione alla vita cristiana”, in tutta la sua misteriosa ricchezza, fatta di scoperta e conoscenza delle verità della fede, di esercizio del dialogo con Dio nella preghiera, di accoglienza del suo piano di salvezza, di partecipazione alla vita sacramentale e liturgica della Chiesa, di impegno coerente nella pratica della carità, che è pienezza della legge evangelica e di abilitazione al servizio dei fratelli, secondo i doni e le scelte vocazionali di ciascuno.

Allora “l’itinerario catechistico” diventa realmente “itinerario di iniziazione cristiana”: itinerario, che abilita lentamente, con l’aiuto della grazia, alla scoperta, all’ascolto, all’accoglienza del mistero, alla risposta nella fede, allo stupore per le meraviglie divine e inattese, all’abbandono nella speranza, al servizio gratuito, a tutti quei piccoli e grandi sì, in cui si concretizza ogni vita di amore.

È tutto e genuinamente un “itinerario vocazionale” …nel senso più ricco del termine!

 

 

La crescita della persona

L’iniziazione cristiana si attua in sintonia con la crescita della persona. “Ogni età dell’uomo ha il suo proprio significato in se stessa e la sua propria funzione per il raggiungimento della maturità. Questa è veramente tale quando è armonica, integrale e quindi fonte di coerenza personale nei pensieri e nelle azioni” (R.d.C., 134).

E resta sempre sconfinato il mistero della originalità personale anche nel vissuto dei figli di Dio…

“Una sana educazione umana e cristiana consente a ciascuno di vivere sempre come figlio di Dio, secondo la sua misura, ed è garanzia del progresso spirituale” (R.d.C., 134).

Queste scelte assicurano autenticità all’itinerario di catechesi in fedeltà a Dio e all’uomo e a tutta la stagione delicata e preziosa della prima iniziazione cristiana.

È vero anche per i fanciulli e per i ragazzi che “nel cammino della fede nessuno è solo. Dio stesso alimenta e conforta la riflessione e l’esperienza delle cose spirituali, mediante il suo Spirito, presente nella Chiesa. Egli sostiene ciascuno anche con la testimonianza di tutti i fratelli…” (R.d.C., 18).

La “testimonianza dei fratelli” è, in concreto, l’articolata presenza della comunità ecclesiale, che si esprime con la missione educativa insostituibile della famiglia, il ministero dei catechisti e l’esempio efficace di ogni fedele, nel perdurare di tutto il cammino della catechesi.

 

 

La capacità di dire “sì” a Dio

I tempi, che ritmano il cammino di iniziazione, possono essere identificati, oltre che dalle tappe sacramentali e dalle mete catechistiche ed esperienziali, anche dai significativi nomi dei singoli Catechismi.

La cosa non è mai stata, forse, sottolineata con sufficiente attenzione!

– “Io sono con voi”: tempo di scoperta, di accoglienza, di ascolto, di risposta, di partecipazione…

– “Venite con me”: tempo di libero invito, di sollecitazione alle prime scelte morali, di imitazione, di ricerca delle prime motivazioni personali alla sequela…

– “Sarete miei testimoni”: tempo di scoperta personale del senso cristiano della chiamata alla vita, alla fede, alla vita di comunità e di Chiesa… all’identificazione di doni e carismi diversi, di strade originali e convergenti…

– “Vi ho chiamato amici”: tempo dello Spirito, che è dono di Gesù, per rendere, feconda, ricca, varia la Chiesa, in una sconfinata schiera di santi, diversi per carismi, vocazioni e servizi…

 

Agli educatori e ai catechisti spetta il compito delicato e difficile di interpretare e “rendere vivi” questi “libri della fede”, perché, entrino nella quotidianità di ogni ragazzo. Solo così il cammino di catechesi diviene, quasi inavvertitamente, ma efficacemente una esperienza di ‘sì’ a Dio, nella fede operosa.

 

 

Per essere pronti a “sì” definitivi…

Ogni tappa sacramentale è tappa vocazionale. La graduale presa di coscienza del battesimo, la partecipazione all’Eucaristia, l’esperienza della Riconciliazione e della Confermazione portano in sé una forte carica vocazionale. Il sacramento è per natura sua “invito”, “chiamata”, “appuntamento”, “incontro”, “partecipazione di vita”… La fanciullezza e la preadolescenza sono particolarmente sensibili a queste dimensioni personalistiche dei sacramenti.

La “cosificazione” e la “saltuarietà” della esperienza sacramentale sono due tarli insidiosissimi della vita cristiana. Perché possano esprimere la loro eccezionale potenza educativa, i sacramenti debbono essere incastonati debitamente nel decorso dell’anno liturgico, filo conduttore di tutta la vita della Chiesa, in sintonia con i tempi liturgici e con le grandi solennità, che ripresentano il mistero della vita di Cristo. Con questa cadenza è più facile vivere ogni giorno da battezzati, da convitati di Dio, da perdonati e da testimoni…

La più efficace pedagogia vocazionale, nell’ambito della catechesi per la iniziazione cristiana, è quella di una “pedagogia mistagogica”, che è frequenza, familiarità, connaturalità con i sacramenti. Nulla più dei sacramenti può abilitare il cristiano a dire i grandi “sì” a Dio, per tutta la vita.

Un discorso a sé, in riferimento al tema vocazionale, meriterebbe la catechesi dei Gruppi ecclesiali e delle Associazioni, (Cfr. R.d.C., 153).

 

 

Conclusioni

Non deve sembrare strano che, a conclusione, richiami alcuni testi significativi da “Il Rinnovamento della Catechesi”.

“Tutta la vita dell’uomo deve apparire come vocazione a conoscere e ad amare Dio e il prossimo nelle concrete situazioni dell’impegno cristiano e, alla fine, nella beatitudine della comunione eterna” (n. 47).

“La vocazione della persona umana è intrinsecamente legata alla vita comunitaria, sia sul piano naturale, sia sul piano della grazia. Ciascuno è chiamato a dare, ciascuno riceve” (n. 171).

“Lo Spirito è principio di unità e di interiorità; distribuisce nella Chiesa ministeri e carismi, vi suscita vocazioni…” (n. 79).