N.01
Gennaio/Febbraio 1991

Chiesa, religiosi e pastorale vocazionale: appunti per un “piano”

Uno degli interrogativi più comuni che nascono tra i religiosi e religiose nel momento in cui prendono provvidenzialmente coscienza della necessità e urgenza di una rinnovata presenza unitaria nell’impegno di sempre per le vocazioni è il seguente: “Sì, ma come?”. Molti Istituti hanno già risposto alla domanda e da ogni parte sorgono, come frutti di tale risposta, tentativi vari di pianificazione della pastorale vocazionale col fine dichiarato di sensibilizzare e orientare correttamente l’impegno dei singoli membri e delle varie comunità religiose.

Proponiamo uno di questi “tentativi” come riflessione previa e necessaria alla realizzazione di un piano. La schematicità unita alla correttezza di impostazione ce lo fanno ritenere “proponibile” a tutti. Si faccia particolare attenzione allo “specchietto” riassuntivo riportato di seguito.

 

 

1. Vocazioni nella Chiesa Italiana – CEI

Alla base di qualunque azione di pastorale vocazionale è necessario porre una forte coscienza di Chiesa, come consapevolezza di essere parte del mistero di amore del Padre e del Figlio nello Spirito, che si riversa su di noi, ci chiama e ci spinge alla costruzione del Regno.

È per questo che ogni piano deve partire da quanto la Chiesa ci chiede ed essere realizzato secondo i principi che la Chiesa ci indica: fedeltà a Cristo e alla Chiesa, fedeltà all’uomo.

Queste fedeltà che caratterizzano ogni autentico servizio di pastorale delle vocazioni vanno poi attuate secondo i caratteri propri del carisma e della spiritualità di ciascun Istituto.

Questo schema è stato tracciato riferendosi ai caratteri propri della spiritualità e del carisma guanelliano e, quindi, anche a livello di proposte concrete si limita ai suoi ambiti attuali di servizio.

 

 

2. Religiosi

Al di là di ogni carisma e spiritualità, bisogna chiedersi cosa si aspetta da noi la Chiesa nella quale e per la quale lo Spirito ci ha suscitati. In quanto religiosi di vita apostolica, per fare una pastorale vocazionale che sia autentico servizio alla Chiesa e all’uomo dobbiamo quindi: “essere” religiosi, essere comunità di accoglienza, essere al servizio di tutte le vocazioni.

 

 

3. “Essere” Religiosi

Ridonare alla Chiesa la testimonianza del nostro “essere” religiosi, spesso offuscato nel servizio ministeriale (soprattutto nei religiosi sacerdoti). Nella Chiesa abbiamo senso come testimoni della risposta di amore al Padre di Cristo povero, casto, obbediente, al di là del ministero che si svolge, fosse anche quello sacerdotale: nella “professionalità” dobbiamo far trasparire “1’essenzialità” di quello che siamo e facciamo. “Siamo” religiosi se diamo testimonianza di “fedeltà gioiosa alla vocazione, chiarezza di vita evangelica, donazione a servizio della Chiesa e del mondo”.

 

 

4. Comunità Vocazionale

Il cammino verso il nostro vero “essere” religiosi nella Chiesa si manifesta innanzitutto nella costituzione di una comunità “vocazionale” in senso stretto, cioè di una comunità la cui prima azione di animazione vocazionale è diretta verso se stessa, ai suoi stessi membri.  

– Nuovi rapporti

Penso siano da instaurare a due livelli: umano e religioso. 

A livello umano: si verifichi se i rapporti tra i membri della comunità sono “umani”, cioè se aiutano i singoli a crescere in quei valori che sono caratteristici della maturità umana della persona. Un cuore “umano” è infatti la premessa indispensabile perché possa manifestarsi al mondo l’amore divino di Dio.

A livello religioso: si verifichi quanto il rapporto con il fratello è vissuto in un’ottica di fede, cioè se il fratello è visto come dono e proposta di Dio per il proprio cammino di crescita umana, cristiana e religiosa.

Un cammino a questi due livelli ridarà vita a quelle comunità ormai ridotte a sterili corpi senz’anima, trasformandone in membra vive e vivificanti della Chiesa.

– “Segnata” dalla missione

Verificare quanto la missione elemento costitutivo del nostro essere religiosi di vita apostolica, sia punto di riferimento, chiave interpretativa, fonte ispiratrice e obiettivo della vita comunitaria.

 

 

5. Comunità D’accoglienza

La capacità della comunità di essere aperta e disponibile a offrire ai fratelli esperienze vive di vita fraterna, di preghiera e di servizio è il segno più chiaro che ha creato al suo interno quell’equilibrio esistenziale che le permette di essere luogo dell’incontro tra Dio e i fratelli, cioè essere vera comunità vocazionale ed essere quindi realmente ed autenticamente Chiesa. Ogni comunità crei possibilità a ragazzi, adolescenti, giovani e adulti del territorio di vivere in pienezza le esperienze prima elencate.

 

 

6. Per tutte le vocazioni

L’amore a Dio e alla sua Chiesa, la pienezza del senso della propria presenza nella Chiesa, portano a quella serenità riguardo al proprio futuro, che si manifesta nel saper lavorare per tutte le vocazioni, animando i vari momenti della vita ecclesiale (preghiera, catechesi, liturgia, carità) secondo i tratti del carisma e della spiritualità propri dell’Istituto, affinché tutta la pastorale sia espressione della vocazionalità della Chiesa. Questo impegno di animazione si esprimerà sia all’interno della Chiesa locale (ragazzi, adolescenti, giovani, adulti), sia all’interno delle Opere dell’Istituto (anziani, handicappati, ragazzi, confratelli, cooperatori, amici…).

 

 

7. Piano di Pastorale Vocazionale di Comunità

La stesura di un piano di pastorale vocazionale di comunità è il primo passo concreto verso la costituzione di una comunità vocazionale nel senso più ampio e completo del termine, cioè di una comunità composta da religiosi che sono per i fratelli modelli positivi di identificazione e per Dio validi strumenti di chiamata. Lo scopo di tale piano è quello di rendere reali, calate nella concretezza della situazione particolare, le prospettive di cammino che la Chiesa ci indica.

Diventa anche un valido strumento di vera formazione permanente, perché permette di passare dal “fare” o dal “ricevere” formazione permanente all’“essere in” formazione permanente.

 

 

8. Progetto per “essere” Religiosi

* Piano comunitario di nuovi rapporti

Si stenda un progetto di crescita umana, cristiana e religiosa per la comunità. Si stabiliscano anche dei criteri di verifica dell’essere comunità fondati su fattori essenziali dei valori costitutivi della vita religiosa e dell’essere Chiesa e non su fattori puramente esteriori, che non sono necessariamente segno di un vissuto reale e profondo di consacrazione religiosa.

 

* Piano comunitario per essere comunità “segnata” dalla missione

Creare una struttura comunitaria (orari, momenti comunitari di preghiera…) in funzione della missione e non viceversa.

 

 

9. Progetto per essere Comunità d’accoglienza

– Ragazzi

Proposte di animazione vocazionale per adolescenti: ritiri…

– Adolescenti

Proposte di animazione vocazionale per adolescenti:, ritiri…

– Giovani e adulti

Proposte di animazione vocazionale per giovani e adulti:

Vita di comunità: possibilità e modalità di partecipazione di giovani e adulti a momenti di vita della comunità.

Scuola di preghiera: come fare della comunità un centro di animazione alla preghiera.

Direzione spirituale.

Servizio di carità: possibilità e modalità di inserimento di giovani e adulti nel servizio di carità proprio della comunità.

 

 

10. Progetto di animazione per tutte le vocazioni

* Ragazzi

Catechesi ordinaria: progetto di animazione di gruppi di ragazzi disponibili a un cammino più impegnato di ricerca vocazionale.

Gruppi di orientamento vocazionale: progetto di animazione di gruppi di ragazzi disponibili a un cammino più impegnato di ricerca vocazionale.

* Adolescenti

Gruppi: progetto di animazione vocazionale di gruppi parrocchiali di adolescenti.

Scuola per animatori vocazionali: progetto per un cammino di formazione per prepararsi a svolgere nell’ambito parrocchiale un servizio di animazione vocazionale della catechesi.

* Giovani e adulti

Scuola di preghiera: progetto per una scuola di preghiera che sia qualcosa di più dei soliti incontri di preghiera, ma che insegni realmente alla persona a fare della preghiera il mezzo principale di discernimento della volontà di Dio sulla propria vita.

Gruppo animatori vocazionali: progetto di formazione e di servizio per laici che si sentono chiamati a svolgere nella Chiesa la missione di animatori vocazionali.

Direzione spirituale: possibilità e modalità di offrire questo servizio a livello di Chiesa locale.

Gruppi di servizio: progetto per essere animatori di carità, ad esempio mediante la formazione di gruppi di servizio, nell’ambito delle realtà parrocchiale e diocesana.

 

 

11. Opere

Progetti perché nelle Case per anziani, handicappati e ragazzi si passi dall’offerta di momenti di preghiera all’offerta di autentici cammini di crescita nella fede. Per le parrocchie si faccia riferimento allo schema della chiesa locale.

 

12. Cooperatori, Amici…

Progetto per la formazione delle persone legate alla comunità, perché il loro servizio di carità sia realmente vissuto come risposta a una chiamata di amore del Padre. Se manca la preoccupazione per la crescita personale del cooperatore o dell’amico, si finirà per “usarli” solamente.

 

13. Confratelli

Questo numero riguarda soprattutto i Superiori. Si stendano dei criteri che consentano, soprattutto nell’assegnazione delle obbedienze, di fare un autentico servizio di bene alla persona e di evitare inutili sacrifici umani alle strutture. Il confratello giusto al posto giusto significa anche un migliore servizio ai poveri che il Signore ci affida.

Per l’attuazione del progetto appena schematizzato è necessaria l’opera di uno o più animatori, specialmente chiamati all’animazione delle comunità, con questi compiti principali:

* Creare mentalità di pastorale vocazionale unitaria nei confratelli e soprattutto nei superiori, perché in questo settore guidino realmente l’Istituto “dalla nostalgia alla profezia”.

* Aiutare le singole comunità nella stesura del progetto di pastorale vocazionale unitaria di comunità:

– fornendo gli elementi metodologici per la stesura del piano;

– favorendo la nascita delle comunità vocazionali tramite l’aiuto alle stesse nella rilettura degli elementi di carisma e di spiritualità propri dell’Istituto, alla luce di quanto oggi la Chiesa in generale e i singoli CDV in particolare chiedono ai religiosi;

– partecipando alla stesura del piano stesso.

* Tenere il contatto con gli organismi preposti alla pastorale vocazionale unitaria della Chiesa a favorire l’inserimento e la collaborazione con essi da parte del proprio Istituto.

* Avere un incarico di accompagnamento vocazionale a livello di Chiesa locale o di comunità di accoglienza, onde non perdere la percezione e il contatto personale con le problematiche della realtà viva della Chiesa, per vivere e programmare basandosi solo su ricordi.

 

Punto di partenza necessario è l’ottenere risultati a livello dell`essere religiosi” e dell’impegno “per tutte le vocazioni”. Se si lavorerà seriamente e disinteressatamente a questi due livelli, penso che ne scaturiranno quasi naturalmente delle autentiche comunità di accoglienza.

La mancanza anche di uno solo di questi tre livelli di servizio alla pastorale vocazionale sarà segno che si è trovato un nuovo modo di camuffare un mero reclutamento che non serve né l’uomo né la Chiesa.