“Kairòs 91”: un altro tempo
La Congregazione delle Piccole Figlie dei Sacri Cuori, cui appartengo, sta celebrando l’anno centenario della morte del proprio Fondatore, il Servo di Dio Mons. Agostino Chieppi.
Come mediare la ricchezza della sua testimonianza? Come far divenire propositiva la sua figura di prete, di teologo, di catecheta, di studioso, di giornalista, di Fondatore?
Abbiamo preparato una nuova e completa biografia, approntato una videocassetta e delle diapositive, stampato vari sussidi, allestito una mostra… Tutte cose O.K. Ma, per i giovani, forse troppo prefabbricate. Allora, per loro e con loro, si sta lavorando ad uno psicodramma, una rappresentazione teatrale che esca cioè dai canoni codificati e giunga a coinvolgere gli spettatori. I primi coinvolti, però siamo noi: regista, animatori, giovani interpreti. Cosa sottolineare di lui, don Agostino? Anzitutto il suo amore per i giovani. Fin dai primi anni del sacerdozio non fu solamente un professore da cattedra, ma una guida spirituale, un animatore di serene risate, un instancabile ascoltatore dei cuori.
Passava lunghe ore in confessionale, don Chieppi, sapeva discernere l’azione di Dio nelle persone e coglierne gli inviti a seguire il vangelo con radicalità, poiché egli stesso, a sua volta, viveva così. E poi, ancora, don Agostino viene presentato come profondamente inserito nella vita sociale e negli sforzi verso la libertà che l’Italia risorgimentale dovette compiere. Fede e storia, fede e politica; temi che bruciano sempre nel cuore dei giovani impegnati e che il Chieppi mette in luce poiché, prete e insegnante, dipendente quindi dal Vescovo e dalla autorità civile, si trovò al centro di tafferugli e di dimostrazioni in occasione delle feste per lo statuto (indette dal governo italiano nel 1863).
E ancora, precursore dell’Azione cattolica e primo assistente diocesano dei giovani di questa associazione quando, nel 1870, nacque in Parma. Non tralasciamo il suo impegno per i poveri, il suo saper passare dall’occupazione di precettore in case della nobiltà ai tuguri dei borghi vecchi e maleodoranti della città.
E questa appare un’altra tematica vivace su cui lavorare insieme; ricchezza e povertà; come essere poveri o cosa farne delle proprie ricchezze. Diceva il Chieppi: “Ricchi di questi mondo… nella chiesa di Gesù Cristo voi siete solo i servi dei poveri”.
Mediare questi contenuti, farli divenire proposta vocazionale si sta gradatamente realizzando, appunto, attraverso la tecnica dello psicodramma. I giovani, infatti, entrano essi stessi nella problematica. La discutono e la approfondiscono prima di tradurla in dialoghi o in canti. E alla fine, dopo averla proposta a gruppi di coetanei, lasciano il finale aperto: tutti insieme si costruiscono le ultime battute. È come se la recitazione divenisse, essa stessa, provocazione, o, se si vuole, mezzo di vocazione.
Il titolo dato a questa rappresentazione Kairòs 91. Un altro tempo vuol indicare che il senso della vita non è dato da uno scorrere insignificante di istanti, da una cronologia, ma piuttosto da una serie di appuntamenti. Gli istanti sono significativi perché, in essi, qualche cosa avviene, perché Dio chiama. Ho visto nel tempo una chiave di lettura importante di molte delle difficoltà e delle crisi che attraversano i giovani di oggi. Si sentono imprigionati in un tempo fatto di attimi di cui non colgono il da dove e il verso dove. Presentare don Agostino come uomo del suo tempo e, in esso, uomo che costruisce il futuro, che diviene fonte di novità per la storia è stata una scelta che ha aiutato i giovani a recuperare una dimensione importante, quella della memoria.
Così essi riscoprono, gradatamente, che gli appuntamenti di Dio hanno delle costanti che possono essere lette nella storia di altri fratelli e che divengono perciò punti di luce per le loro scelte. Da parte mia, allora, un’attenzione anche a seguire quella metodologia che il mio Fondatore suggeriva, quella cioè di essere fedeli a Dio e alla sua Parola, ma di essere anche fedeli all’uomo proponendogli la verità con affabilità, con gioia, con convinzione, con profondità. Questi incontri con i giovani, questo lavoro che ci cresce, ogni volta tra le mani, sta divenendo fonte anche di dialoghi personali, di raffronti con la propria vita. Ed anche qui mi pare che don Chieppi sia maestro. Egli, scherzosamente, parlava di “complotti” che teneva con alcune giovani che desideravano entrare nella Congregazione da lui fondata, al termine delle sue predicazioni, sparse un po’ in tutta Italia.
Si tratta proprio così di complotti cioè di dialoghi intensi, suscitati non tanto da una tecnica teatrale, ma da quello che essa sottende, contiene, provoca.
Un ultimo accenno: la forte nota mariana della spiritualità del Chieppi dà una tonalità calda, contemplativa, alla nostra azione scenica e, ancora di più al nostro lavoro. È stato il sì della Vergine il grande Kairòs della storia. Forse, questo lavoro fatto alla sua luce, sarà fonte di altri tempi di grazia per il sì di molti giovani, oggi.