N.05
Settembre/Ottobre 1991

La Chiesa in Austria: evangelizzazione e pastorale vocazionale

 

Il presidente della Conferenza Episcopale Tedesca, Mons. Karl Lehmann di Magonza, durante il VII Simposio Episcopale Europeo dell’ottobre 1989 a Roma sul concetto di “Evangelizzazione, disse quanto segue: “Ai cambiamenti culturali, politici ed etico – religiosi, profondi e più sottili che hanno per ultimo dato una nuova forma della struttura della società europea deve replicare una nuova evangelizzazione che sappia portare la Buona Novella ai popoli odierni sotto una forma convincente. Il concetto spesso tradotto con il termine Evangelizzazione, il quale esprime concretamente la necessità fondamentale della pastorale odierna, non deve essere uno slogan senza impegno; bensì esso può in concreto ricavare energie convincenti e produttrici solo se dà ascolto a questa situazione spirituale e culturale e vi risponde. Tale mettersi nella situazione storica deve essere fatto senza pregiudizio e senza paura, perché è il solo modo con cui i molteplici contemporanei possono acquisire l’efficace luce del Vangelo nel contesto del nostro mondo.

È necessario considerare gli sviluppi storici e l’intera situazione attuale di un territorio, se ci si pone la domanda su che cosa è stato servito nella fede: La vita che proviene dalla Parola di Dio! Il nostro così chiamato “Cattolicesimo del Danubio è spiritualmente vivo. La sua fede scaturisce dalle sorgenti della nostra storia: monarchie estese fino all’Est e sud-Est dell’Europa; da tutte le forme della pietà barocca e dei cristianesimi di Stato (dei giuseppinisti); dalla fiducia nel “Buon Padre Celeste” e nei suoi angeli fino ad una infinità di associazioni attorno all’Azione Cattolica; dai gruppi carismatici fino al Rinnovamento liturgico che ebbe luogo tempo prima del Concilio Vaticano II.

Questa aggregazione ecclesiale ha ridato all’intera Chiesa e quindi anche alla chiesa austriaca l’occasione di una apertura al mondo: apertura senza pregiudizi e senza paura! In Austria 1`Aggiornamento” prese piede in forma di sinodi e di giornate o riunioni diocesane, in molte diocesi. Finora il punto culminante della ripresa del lavoro conciliare era la giornata cattolica di Austria (1983), con il motto: vivere la speranza-dare speranza con la prima visita di Giovanni Paolo II. Preparazioni di anni a tutti i livelli ecclesiali (parrocchie, scuole, associazioni, conventi, ecc.) hanno permesso il maturarsi di una “festa della fede” a partire dagli incontri e grandi feste, con una più ampia diffusione persino all’Europa dell’Est in quel tempo ancora sbarrata da una cortina di ferro.

Come ultimo documento ecclesiale del III millennio in Austria, si può considerare la lettera socio -pastorale dei nostri vescovi del maggio 1990. Scaturito da un autentico dialogo tra le chiese locali ed i vescovi, questo documento ricerca lo scambio con tutti quelli che nel mondo del lavoro e nella società sono interessati al problema degli obiettivi, a quello dei valori e del significato.

La trasmissione della fede in quanto confronto continuo con la Parola vivente di Dio, sia al livello personale che a quello comunitario, è la preoccupazione di tutti quelli che sono consapevoli di essere “chiesa”: genitori per i figli, insegnanti per gli allievi; nella preparazione ai sacramenti, come le madrine per i bambini che ricevono la prima comunione e gli assistenti cresimali per i cresimandi; nella preparazione al matrimonio tramite sacerdoti e coppie adulte; nell’assistenza spirituale negli ospedali anche con assistenti pastorali istruiti; il diaconato come istituzione permanente per i vari compiti di carità come ad esempio i servizi presso gli ospizi e le persone sul punto di morte. Tutto questo, per aiutare la gente a condurre una vita spirituale matura.

Con il sistema contributivo della chiesa austriaca, il cui orientamento pastorale verrà continuamente rielaborato per il meglio, è possibile avere una buona amministrazione organizzata a tutti i livelli (dalla parrocchia alla diocesi) con molti collaboratori alcuni dei quali ricevono uno stipendio mentre altri fanno opera di volontariato. Non esiste dubbio sulla corresponsabilità di un grande numero di donne e uomini nel servizio alla chiesa, sia nel senso stretto che in quello più ampio del termine: cioè come insegnanti di religione, assistenti parrocchiali, curatori di anime difficili, ecc.

È auspicabile una riflessione sui valori di una pastorale non superficiale nei confronti dei singoli individui nelle loro necessità: una pastorale cioè che possa condurre all’approfondimento della vita spirituale e alla necessaria “seconda conversione”. Ma è anche necessario che ci sforziamo più del passato, ad essere non soltanto una chiesa ben funzionante, bensì ad accogliere il passo diaconale di una chiesa in servizio secondo le parole di papa Giovanni Paolo II: l’uomo è la via della chiesa! Fin qui, dati empirici sulla credibilità e la religiosità dei nostri concittadini fanno vacillare qualche cosa come reliquia finora d’un devoto austriaco.

La Pastorale delle Vocazioni come preoccupazione di tutta la comunità per le vocazioni consacrate, femminili e maschili, viene collocata nella vita ecclesiale a tutti i livelli: nel corso dell’insegnamento di religione si insisterà sempre sul fatto che la chiesa ha bisogno di consacrati, in qualsiasi momento l’occasione se ne presenterà; negli organi responsabili come il Consiglio parrocchiale e quello pastorale diocesano si trovano sempre delle occasioni per trattare il tema della vocazione al sacerdozio e alla vita religiosa; durante la maggior parte delle conferenze del clero di ogni decanato, c’è un responsabile del decanato per le vocazioni consacrate cosicché con qualche predica sulla cresima si fa notare quanto le comunità hanno ancora bisogno di numerosi e migliori giovani per la guida e l’orientamento di esse.

L’Opera di Canisio si trova in ogni diocesi di Austria specie in quella zona dove la preoccupazione dei vescovi per le vocazioni religiose è praticamente evidente. Quel che venne fondato da un direttore di scuola viennese nel 1918 come “Unione delle Opere di Canisius per la formazione dei sacerdoti cattolici fu trasformato in Opera Episcopale in tutte le diocesi di Austria nel 1939; nel 1945, l’Opera fu divisa in Pontificie Opere per le Vocazioni sacerdotali. Dal 1970 l’Opera di Canisio si è trasformata in Istituto Ecclesiastico per le Conferenze Episcopale e Diocesana Austriache.

“Canisiuswerk” portò il nome del gesuita tedesco, S. Pietro Canisio (1521-1597), il quale, durante il periodo più difficile della Controriforma, fu amministratore della diocesi di Vienna. Per mezzo soprattutto del mensile “Miteinander-Welt und Geistlicher Beruf”, un clima favorevole alla crescita delle vocazioni religiose verrà a stabilirsi con i circa 50.000 soci e con l’aprirsi della chiesa. La “Canisiuswerk” offre contributi finanziari a quasi tutti i seminari e convivenze religiose di Austria.

Ora si potevano accompagnare all’ordinazione sacerdotale o alla professione religiosa più di 2400 studenti durante la prova. Dal 1959 il Seminario Interdiocesano per le Vocazioni adulte (l’Istituto Canisio nella Bassa Austria) è mantenuto dai soci. In modo continuo, anche singoli progetti sono sponsorizzati dai soci: ad esempio gli esercizi spirituali, associazioni di preghiera… Per mezzo di iniziative per le scuole ed attività giovanili al livello parrocchiale si raggiungerà questo obiettivo: la formazione dello spirito di apertura. Tramite i rappresentanti diocesani tutti gli sforzi possono essere coordinati al risveglio e alla promozione delle vocazioni religiose. Tra queste forze sono rilevanti: le case per religiosi, avviamenti al livello diocesano, attività giovanili e commissioni specializzate!

Anche la sponsorizzazione dei progetti per il “Seminario esterno”, per l’accompagnamento dei giovani studenti con interesse alla vocazione religiosa costituisce un compito della “Canisiuswerk”; inoltre, compete ad essa il potenziamento della promozione della formazione delle donne religiose destinate a diventare direttrici spirituali o leaders delle giornate di meditazione. Riguardo a questo sta avvenendo nei mensili e quotidiani austriaci una campagna sulla vocazione sacerdotale, restando religiosamente fermi gli obiettivi. Si prevede, per il periodo estivo, una gita nei conventi, monasteri e nelle case di ricovero: una gita per i bambini, la quale si definisce sotto il titolo di “Klösterreich”.

Evangelizzazione e pastorale vocazionale sono strettamente connesse. In ambedue i concetti si tratta del riconoscimento della chiamata di Dio attraverso la Parola, la quale è indirizzata ad ogni battezzato. Quanto più spesso e in vario modo giovani persone prendono naturalmente conoscenza della vita cristiana e spirituale, tanto prima viene umanamente fissata la possibilità che un giovane cristiano si avvii alla vocazione sacerdotale. “La vita produce la vita”, disse papa Giovanni Paolo II durante il II Congresso Internazionale per le Vocazioni tenutosi nel maggio 1981 a Roma.

 

 

La celebrazione della Giornata Mondiale in Austria

Fu nel 1964 che papa Paolo VI inaugurò la Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni consacrate a favore della Chiesa Cattolica Universale. In principio essa fu fissata alla II domenica dopo Pasqua, ma dal 1970 è stata trasferita in modo definitivo alla IV Domenica di Pasqua. Il motivo fondamentale di tale cambiamento è da ricercarsi nel Vangelo di questo stesso giorno: il Buon Pastore. In questa occasione ci sono alcuni messaggi del Santo Padre come Parola dal pulpito e pubblicazioni nei media.

Già per molto tempo questa Giornata è celebrata in Austria sotto un tema particolare che l’Opera di Canisio definisce: alcune volte si potrebbero ben utilmente proporre compiti scolastici a partire da un quesito a premio per la collocazione del tema scelto; in altri tempi esistono motivi artistici cristiani (dell’antica cristiana o dell’attuale epoca), mediante i quali presentare letteralmente la comunicazione annua.

La parola di San Paolo fu adoperata come tema della Giornata del 1988: “considerate infatti la vostra chiamata” (cfr. 1Cor 1,26). Il sottofondo di tutte le rappresentazioni su cartelloni ed immaginette di preghiera venne modellato secondo un labirinto antico-cristiano derivato da una chiesa francese con il monogramma di Cristo come punto di convergenza per tutte le vie. Il sinodo dei vescovi del 1987 lanciò il seguente appello al Popolo di Dio: “…conduciamo la nostra vocazione alla santità, ognuno nel proprio campo e tutti insieme nella comunione dei credenti!”.

Quanto più i cristiani adulti, donne come uomini, sono consapevoli della propria ed inconfondibile chiamata, tanto prima i giovani si aprono, al di là del sacerdozio regale, alla vocazione speciale. Una via spesso faticosa e simile all’antico simbolo del labirinto!

Nel 1989 questa giornata commemorativa fu definita col motto seguente: “andare alla sorgente”. Venne desunto come motivo di attrazione un compito scolastico in forma di un collage a colori con persone venute da ogni parte del mondo in marcia verso una sorgente d’acqua. Con ciò si doveva stimolare in molta gente il desiderio verso ciò che è autentico e originale in opposizione a tanti surrogati, verso la profondità e la via che porta alla radice piuttosto che non verso la superficie e le cose che illudono. Ci si chiedeva da che cosa e di che cosa i cristiani d’oggi possono vivere; da dove essi prendono l’acqua della vita e dove la portano? I maestri di mondo, i leaders ed i mistici avrebbero ricorso ai segreti della vita cristiana, se solo fosse per i singoli individui o per l’intera comunità. Tutti questi desideri debbono essere tradotti nella vita; l’accompagnamento delle persone che tendono verso vocazioni consacrate, nonché quello di tutti i battezzati nelle loro condizioni di vita (matrimonio, malattia, ecc.) e dei cresimati avviati verso l’affiliazione con Dio insieme a tutti i simili, deve essere anche messo in pratica. Conformemente a questo tempo di inquietudini, gli stanchi, i pensierosi, gli afflitti, i feriti ed imputriditi dovrebbero essere condotti alla salvezza in Cristo e nella Chiesa.

Come tema della giornata del 1990 venne scelto il duplice concetto “Ascoltare Dio. Sintonizzarsi sulla Parola di Dio”. Questa formula venne presentata agli osservatori tramite una serie di storie con varie mimiche: origliare, sprofondare, raccontare, portare orecchie straordinariamente grandi, pianti, gioia piena, ecc. Ascoltare significa ricordare una parola cristiana fondamentale; anzi tutto il rapporto in questo modo diventa possibile: è l’espressione di un “amore a tu per tu”. Ascoltare è dono e dovere, ubbidienza ma in nessuno modo servitù. Fede, nel mondo dell’immagine significa “esser tutt’orecchio”. La chiesa che ascolta è quella che Dio ha chiamato. A tutti gli Austriaci si dovrebbe far capire quanto debbono ascoltare di più Dio, perché anche noi avremmo dovuto ascoltare Dio molto di più per ricevere le sue chiamate in modo ancor più significativo e migliore. A tutti i battezzati fu rivolto il discorso, con la speranza che la chiamata lanciata ai singoli individui sia trasmessa alle generazioni successive, diffusa su tutto il mondo fino all’illimitabile estensione della Chiesa. Evidentemente, questo costituisce una necessaria ed importante sollecitazione in un mondo così pieno di chiassi e di colori: “ascolta, chiesa! ascolta Gesù!”, per continuare la preghiera veterotestamentaria: “Ascolta, Israele!” (Dt 6,4).

È stato un puzzle il leit-motiv per la Giornata di quest’anno: la Chiesa, eccetto l’unica parte che ancora resta fuori, è costituita dall’unione di molte parti. Le idee ne scaturirono da un compito scolastico incoronato da un premio. Il tema era comune a quello della Germania: “la sua chiesa, il nostro spazio vitale”. In un momento in cui gli spazi vitali saranno rivalutati e protetti, in quelle condizioni in cui ancor più gente verrà pian piano sensibilizzata sui valori naturali, verremo a presentare la Chiesa come comunità da una vita molticolore. Oggetto di riflessione fu la domanda su che cosa la vita nella chiesa mette in pericolo, rende impossibile o addirittura blocca! Onde la riflessione portò sull’intero spazio vitale, sulla Chiesa: come può essere utilizzato questo spazio? Come proteggere, assistere e far maturare la vita ecclesiale e religiosa? Dove fiorisce già questa vita? Quanto più diversamente tutti i battezzati oltrepassano le testimonianze del mondo, tanto meglio gli uomini, giovani e vecchi sono preparati a seguire solo Lui che ci ha promesso “la vita in abbondanza”.

Se guardiamo al passato, non è trascurabile il fatto che soltanto attraverso l’esposizione tematica degli ultimi anni sulla Giornata Mondiale delle Vocazioni, questa diventa in modo significativo una giornata di meditazione per tutti i cristiani e non solo per gli esperti sulle vocazioni femminili e maschili. Siamo convinti che la forma unica della vocazione sacerdotale, la quale si deve solamente accogliere e vivere, è da ricercare in questa espressione conciliare: “La promozione delle vocazioni è compito dell’intera comunità dei cristiani” (P.O. 2).

L’Opera di Canisio offre ogni anno una serie di sussidi per la Giornata Mondiale delle Vocazioni. Per l’insegnamento di religione nelle scuole, per le attività comunitarie e per l’organizzazione della liturgia, nonché per la meditazione al livello privato e per la preghiera comune in famiglia e in parrocchia, si trova del materiale. A secondo dell’apertura della parrocchia o della diocesi, c’è anche una serie di sussidi per la Giornata di Preghiera per le Vocazioni, già molto spesso utilizzati durante tutto l’anno: ad esempio con pellegrinaggi di tipo spirituale e vocazionale, serate di preghiera, determinazione di valori educativi, inviti a delle giornate di formazione sulle vocazioni di cui c’è bisogno, visite alle comunità religiose, alle parrocchie… Alcuni vescovi celebrano con messe particolari la IV Domenica di Pasqua con il “Zentrum Priesterseminar”. Oltre alla stampa propriamente ecclesiastica, anche grandi giornali trasmettono, magari a loro modo, avvisi e informazioni sulle condizioni richieste per la vocazione consacrata. Sono avvisi nei quali viene presentato il ritratto di un sacerdote ben noto, oppure si raccomanda la consultazione dell’opera di un religioso: opera normalmente soddisfacente e positiva. Certamente nessuno deve aspettare d’incontrarvi una esposizione teologica o spirituale.

Come ogni giorno di festa (ad esempio come la Festa della mamma) nel corso dell’anno, così è la Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni. A parte che questa giornata deve essere festeggiata, si tratta di un segno di carenza, dell’espressione di un bisogno; d’altra parte, può non comportare effettivamente danno, almeno una volta l’anno richiamare l’attenzione sui rapporti che vengono facilmente valutati o sottovalutati: il compito dei religiosi, donne come uomini, nel cuore della Chiesa! Così, la Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni sarà ancora per lungo tempo una giornata commemorativa da una parte e di meditazione e riflessione dall’altra, una giornata di cui noi tutti avremo bisogno.

 

 

 

 

Die Kirche in Osterreich: Evangelisierung und Berufspastoral

Franz Grabenwòger, Vice Presidente della Opera di Canisio (Centro della Conferenza Episcopale Austriaca per le Vocazioni)

 

 

Der Vorsitzende der Deutschen Bischofkonferenz, Bischof Karl Lehmann aus Mainz hat auf dem 7. Europäischen Bischofssymposium im Oktober 1989 in Rom zum Begriff  “Evangelisierung” folgendes gesagt: “Auf die tiefen und vielschichtigen kulturellen, politischen und ethischgeistigen Veränderungen, die schließlich der Struktur der europäischen Gesellschaft eine neue Gestalt gegeben haben, maß eine neuartige Evangelisierung antworten, die es versteht, den heutigen Menschen die bleibende Heilsbotschaft in überzeugender Form neu vorzuleben. Der oft verwendete Begriff “Evangelisierung”, der in der Tat das elementare Gründbedürfnis heutiger Pastoral zum Ausdruck bringt, darf kein unverbindliches Schlagwort werden, sondern kann nur dann konkret überzeugende und produktive Kraft gewinnen, wenn er auf die gegebene geistige und kulturelle Situation eingeht und antwortet. Dieses Siecheinlassen auf die geschichtliche Situation maß ohne Vorurteile und Angst geschehen, denn nur so können die heute vielen Zeitgenossen verborgenen Kräfte des Evangeliums im Kontext unserer Welt wirksame Geltung erlangen”.

Geschichtliche Entwicklungen und die derzeitige Gesamtsituation eines Landes gilt es zumindest zu bedenken, wenn um das gefragt wird, was jeder Zeit im Glauben aufgetragen ist: Leben aus dem Wort Gottes! Geistig lebt unser manchmal despektierlich “Donaukatholizismus” genannte Glaube aus den Quellen unserer Geschichte: Monarchie bis weit in den Osten und Sudosten Europas hinein, aus allen Formen barocker Frömmigkeit und Josephinischen Staatskirchenturms, aus dem Vertrauen auf den guten Himmelvater und seine Engerl, in einer Unzahl von Verbänden und Vereinigungen vor und neben der Katholischen Aktion, von charismatischen Heiligengestalten bis hin zur Liturgischen Erneuerung lang vor dem 2. Vatikanischen Konzil.

Diese Kirchenversammlung hat der Kirche im gesamten und daher auch in Österreich wieder den Anschluß an die Welt von heute gebracht ohne Vorurteile und Ängste. In Österreich geschah das aggiornamento in Form von Synoden und Diözesantagen oder Diözesanforen in mehreren Bistümern; bisheriger Höhepunkt Kornziliarer Nacharbeit war der Österreichische Katholikentag 1983 unter dem Motto: Hoffnung leben – Hoffnung geben mit dem ersten Besuch von Papst Johannes Paul II. Jahrelange Vorbereitung auf allen kirchlichen Ebenen, in Gemeinden, Schulen, Vereinen, in Klöstern und auf Sitzungen ließen aus Begegnungen und großen Feiern ein Fest des Glaubens werden mit großartiger Ausstrahlung weit in den damals noch vom Eisernen Vorhang abgesperrten Osten Europas hinein.

Als letzter Schritt der Kirche in Osterreich in das dritte Jahrtausend kann der Sozialhirtenbrief unserer Bischöfe vom Mai 1990 angesehen werde: Entstanden aus echt kirchlichem Gespräch den Basis mit den Bischöfen sucht er dev Dialog mit allen in der Arbeitswelt, in der Gesellschaft, die an Zielen, Werten und an der Sinnfrage interessiert sind.

Die Weitergabe des Glaubens als ständige Konfrontation mit dem lebendigen Wort Gottes privat und gemeinsam ist Sorge aller, die sich als Kirche gerufen wissen: Eltern für die Kinder, Lehrer für die Schüler, in der Sakramentesvorbereitung als Tischmutter bei der Erstkommunion, als Firmhelfer in kleinen Gruppen, um in ein altersgemäβes geistliches Leben einzuführen, in der gemeinsamen Ehevorbereitung durch Priester und Ehepaare, in der Krankenseelsorge auch durch geschulte Pastoral Assistenten, durch den Diakonat als ständige Einrichtung fair vielfältige Aufgaben der Caritas bis hin zur Hospizbewegung als Sterbebegleitung.

Gut organisierte Verwaltung auf allen kirchlichen Ebenen, von der Pfarre bis zur Diözese mit vielen bezahlten aber auch ehrenamtlichen Mitarbeitern wird ermöglicht durch das österreichische Kirchenbeitragssystem, an dessen pastoraler Ausrichtung ständig besser gearbeitet wird. Ganz selbstverständlich ist die gestufte Mitverantwortung von einer großen Zahl Frauen und Männern im kirchlichen Dienst im engeren oder weiteren Sinn: Religionslehrer, Pfarrhelfer, kategoriale Seelsorge…

Wünschenswert wàre die Besinnung auf die Werte von nicht flächendeckender Pastoral fair den einzelnen Menschen in seinen Nöten, die zur Vertiefung religiósen Lebens und zur notwendigen “zweiten Bekehrung” fuhren soli. Ebenso notwendig wird sein, sich anzustrengen, wieder mehr als bisher nicht nur gut funktionierende Kirche zu sein, sondern den diakonalen Zug einer dienenden Kirche anzunehmen im Sinn des Wortes unseres Papstes: Der Mensch ist der Weg der Kirche! Letzthin erhobene empirische Daten uber Glàubigkeit und Kirchlichkeit unserer Landsleute bringen so manches bisherige Heiligtum eines frommen Osterreichers ins Wanken!

Die Berufspastoral als Sorge der ganzen Gemeinde um die Geistlichen Berufe bei Frauen und Männern ist eingebettet in das kirchliche Leben auf mehreren Ebenen: Im lauf des Religionsunterrichtes wird immer wieder davon gesprochen, daß die Kirche “geistliche” Menschen braucht, wann immer sich Gelegenheit dazu ergibt; in den verantwortlichen Gremien vom Pfarrgemeinderat bis zum Pastoralrat der Diözese ergeben sich laufen Gelegenheit, das Thema Berufung zum Priesterleben oder Ordensstand zu behandeln, in den meisten Kleruskonferenzen eines jeden Dekanates gibt es einen “Dekanatsverantwortlichen” für geistliche Berufe und in so mancher Firmpredigt wird darauf hingewiesen, daß die Gemeinden wieder mehr und besseren Nachwuchs zur Führung und leitung benötigen.

Das Canisiuswerk ist in jeder Diözese Osterreichs jener Ort, an dem die Sorge der Bischöfe um geistliche Berufe sichtbar und erlebbar ist: Im Jahr 1918 von einem Wiener Schuldirektor als Verein “Canisiuswerk zur Heranbildung katholischer Priester” gegründet wird es 1939 zum Bischöflichen Werk in allen österreichischen Diözese ausgeweitet und 1945 dem Päpstlichen Werk für Priesterberufe eingegliedert. Seit 1970 ist das Canisiuswerk ein Kirchliches Institut der österreichischen Bischofskonferenz und Diözesan gegliedert.

Benannt nach dem deutschen Jesuiten, dem hl. Petrus Canisius (1521-97) der einige Jahre in sehr schwerer Zeit der “Gegenreformation” Diözesan Administrator von Wien war. Vor allem durch die Monatszeitschrift “Miteinander – Welt und geistlicher Beruf” wird unter den circa 50.000 Mitgliedern und in der kirchlichen Öffentlichkeit ein Klima geschaffen, in dem geistliche Berufe wachsen können.. Finanziell unterstützt das Canisiuswerk fast alle österreichischen Seminare und Ordenskonvikte. Mehr als 2400 Studenten konnten in der Zeit des Bestehens zur Priesterweihe beziehungsweise zur Ordensprofeß begleitet werden. Seit 1959 wird das Interdiözesane Seminar für Spatberufene, das Canisiusheim in Horn in Niederösterreich, von den Mitgliedern erhalten. Auch Einzelprojekte (Exerzitien, Gebetsveranstaltungen…) werden laufend unterstützt. Durch Behelfe für Schule und pfarrlichte Jugendarbeit soll es zur Meinungsbildung in der Öffentlichkeit kommen; durch die Diözesanvertreter können alle Bemühungen zur Weckung und Förderung geistlicher Berufe koordiniert werden (Ordenshäuser, Diözesanstellen, Jugendarbeit, Fachausschüsse…).

Unterstützung von Plänen für ein “Offenes Seminar” als Begleitung von Jugendlichen mit Interesse für ein “Offenes Seminar” als Begleitung von Jugendlichen mit Interesse für den geistlichen Beruf in der Schule gehören ebenso zum Aufgabengebiet des Canisiuswerkes wie der Ausbakt der Förderung einschlägiger Studien von Ordensfrauen als Exerzitienbegleiter oder Einkehrtagsleiter. Derzeit läuft in österreichischen Zeitungen und Zeitschriften eine Informationskampagne über den Priesterberuf mit Zielrichtung kirchlich Fernstehende. Für die Sommerferien ist eine Besuchsaktion für Kinder in Stiften und Klöstern geplant unter dem Titel “Klosterreich”.

Evangelisierung und Berufspastoral hängen sehr eng zusammen: In beiden Begriffen geht es um die Erkenntnis des Rufes Gottes durch das Wort, das an jeden Getauften gerichtet ist. Je vielfacher und bunter junge Menschen echt christlich-geistliches Leben kennenlernen, desto eher besteht menschlich gesehen die Chance, dal ein junger Christ sich auf den Weg zum geistlichen Beruf macht: “Das Leben bringt Leben hervor”, sagte Papst Johannes Paul II beim 2. Internationale Kongress der Delegierten der Bischofskonferenzen fair die geistlichen Berufe im Mai 1981 in Rom.

 

 

Der Weltgebetstag für geistliche Berufe in Osterreich

Papst Paul VI hat 1964 den Weltgebetstag fair geistliche Berufe far die ganze katholische Kirche eingeführt. Zu Beginn war dieser Tag festgelegt auf den 2. Sonntag nach Ostern, seit 1970 wird er in unverhinderter Form am 4. Ostersonntag begangen. Hauptgrund far diese Neufestlegung mag das Evangelium dieses Sonntags gewesen sein: Die Botschaft vom guten Hirten. Zu diesem Anlass gibt es jährlich eine eigene Botschaft des Hl. Vaters als Wort von der Kanzel und in den Medien.

Bereits längere Zeit wird dieser Gebetstag in Osterreich unter je einem eigenen Motto gefeiert, das vom Canisiuswerk festgelegt wird: Einige Male konnten aus einem Preisausschreiben Schülerarbeiten für die optische Umsetzung des gewählten Themas gut brauchbar herangezogen werde; in anderen Jahren sind es Motive älterer oder neuer christlicher Kunst, mittels derer die Jahresbotschaft buchstäblich vor Augen gestellt werden konnte.

Für 1988 wurde das Pauluswort aus dem 1.Korintherbrief 1,26 verwendet: “Seht auf eure Berufung”. Den Hintergrund aller Darstellungen auf Plakaten und Gebetsbildchen bildete ein altchristliches Labyrinth aus einer französischen Kirche mit dem Christusmonogramm als Ziel aller Wege. Die Bischofssynode von 1987 hatte an das Volk Gottes appelliert: “…leben wir unsere Berufung zur Heiligkeit, jeder in seinem Bereich und alle zusammen in der Gemeinschaft der Glaubenden”. Je mehr Christen aller Altersgruppen, Frauen wie Männer, ihre je eigene, unverwechselbare Berufung erkennen und leben, desto eher werden junge Menschen sich der speziellen Berufung zum geistlichen Beruf öffnen. Ein oft mühsamer Weg Ähnlich dem uralten Symbol des Labyrinthes!

Im Jahr 1989 stand dieser jährliche Gedenktag unter dem Motto: “Quellen suchen”. Eine Schulerarbeit in Form einer farbenfrohen Collage von Menschen aus alter Welt, die zu einer Wasserquelle streben, war als Blickfang ausersehen. Angesprochen werden sollte dadurch die Sehnsucht in vielen Menschen nach Echtem und Originalem im Gegensatz zu den vielen Ersatzstoffen, nach dem Tiefgang und nach dem Zug zum Radikalen statt Oberflächlichem und Dahinplätschern. Es wurde gefragt, woraus und wovon Christen von heute leben können, woher sie schöpfen und wohin sie Wasser des Lebens weitergeben. Gesucht wurden Lebemeister, Führer und Mystagogen in die Geheimnisse christlichen Lebens, sei es für den einzelnen oder ganze Gemeinschaften. Konzentriert erlebbar sollen alle diese Sehnsüchte aber auch die Begleitung von allen Suchenden in den Personen aller geistlichen Berufe, aber auch in allen Christen, die ihre Lebensweisen in Ehe und Krankheit, als Gefirmte oder auf dem Weg der Versöhnung mit Gott und allen menschlichen Geschwistern ernstnehmen. Der unruhigen Zeit entsprechend sollten Überdrüssige, Nachdenkliche, Verwundete und Ruhelose verwiesen werden auf das Heil in Christus und seiner Kirche.

Zum Thema des Weltgebetstages 1990 wurde das Begriffspaar “Auf Gott hören – von Gott hören” gewählt. Graphisch aufgelöst wurde diese Bitte an die Betrachter durch eine Reihe von Gesichtern mit je verschiedener Mimik: lauschend, versunken, weitersagend, mit übergroßen Ohren, weinend und voll Freude. Hören bedeutete Erinnerung an ein christliches Grundwort; erst dadurch wird Begegnung möglich, es ist Ausdruck der Liebe zum Du. Hören ist Gabe und Aufgabe, schuldet Gehorsam, aber keineswegs Hörigkeit. Glaube in einer vieltönenden Welt heißt ganz Ohr sein. Die hörende Kirche ist die von Gott herausgerufene. Allen Osterreichern sollte nahegelegt werden, doch wieder mehr auf Gott zu hören, dann würden wir auch wieder mehr, besser und deutlicher von Gott hören! Wieder waren auch diesmal alle Getauften angesprochen in der Hoffnung, dass sich auf der breiten, uneingeschränkten Basis der Gesamtkirche wieder der Ruf an einzelne Menschen zur Ganznachfolge aufbauen ließe. Wahrscheinlich eine brauchbare, notwendige Mahnung in einer lauten, übertönenden Welt: “Höre, Kirche! Höre, Christ!”. In biblischer Weiterführung des täglichen alttestamentlichen Gebetes: “Höre, Israel!” (Deut 6,4).

Ein Puzzle war das Signet für den heurigen Weltgebetstag: Die Kirche zusammengesetzt aus vielen Teilen, ein einziger fehlender Teil außerhalb Die Idee stammte wieder aus einer preisgekrönten Schülerarbeit. Das Thema war diesmal mit Deutschland gemeinsam: “Seine Kirche – unser Lebensraum”. In einer Zeit, in der wieder Orte des Lebens (Biotope) geschatzt und geschützt werden, in einer Umwelt, wo langsam immer mehr Menschen für die Werte echten Lebens sensibilisiert werden, wollten wir auch die Kirche als Gemeinschaft vielfachen Lebens hinstellen. Nachzudenken war, was Leben in der Kirche von 1991 gefährdet, unmöglich macht oder gar abwürgt. Vorauszudenken war, wie der gesamte Lebensraum Kirche genützt werden kann, wie kirchliches und geistliches Leben geschützt, gepflegt und kultiviert werden kann. Wo blüht dieses Leben bereits zaghaft oder in voller Blute? Je bunter und vielfältiger alle Getauften vor der Welt Zeugnis leben, umso eher werden wieder junge und altere Menschen bereit sein, Ihm nachzufolgen, der uns ein “Leben in Fülle” versprochen hat.

Ruckblickend ist nicht zu übersehen, dass allein durch die Themenstellung der letzten Jahre der Weltgebetstag für geistliche Berufe immer deutlicher zum Bedenktag für alle Christen wurde und nicht nur als Alibi für potentielle Anwärter auf geistliche Berufe bei Frauen und Männern. Wirn sind überzeugt, dass die Einzelform geistlicher Berufung nur lebbar und annehmbar ist getragen von dem weiteren Konsens: “Berufe zu fördern ist Aufgabe der gesamten christlichen Gemeinde” (Dekret über die Ausbildung der Priester Nr. 2 des zweiten Vatikan Konzils).

Das Canisiuswerk gibt jedes Jahr um den Weltegebetsag herum eine Mappe mit Behelfen heraus. Für den Religionsunterricht in den Schulen, für die Gemeindearbeit und die Gestaltung der Liturgie, zur privaten Besinnung und zum gemeinsamen Gebet in Familie und Pfarre findet sich Material. Je nach Offenheit der Gemeinde oder Diözese gibt es eine Reihe von Veranstaltungen rund um den Gebetstag, aber schon sehr oft auche über das ganze Jahr verstreut: Wallfahrten um geistliche Berufe (auch in grojien Pilgerzentren), Gebetsabende, eranstaltungen des Bildungswerkes, Einladungen zu Informationstagen über die entsprechenden Berufe, Besuche in Ordenshausern oder Pfarrhöfen… Einige Bischöfe feiern eigene Gottesdienste am 4. Ostersonntag mit dem Zentrum Priesterseminar oder Ordensnachwuchs. Über die kircheneigene Presse hinaus nehmen regelmäßig auche große Tageszeitungen in ihrer Art zumindest Notiz vom Anliegen Information über und Werbung für geistliche Berufe, indem sie Porträts bekannter Priester bringen oder zumindest auf die Leistunger von Menschen in geistlichen Berufen verweisen, in der Regel durchaus wohlwollend und positiv. Natürlich wird niemand dabei eine theologische oder spirituelle Abhandlung erwarten.

Wie jeder der im Kreislauf des Jahres eigens gefeierten Tage (Tag des Brotes, des Baumes, Muttertag…), so geht es auch dem Weltgebetstag für geistliche Berufe: Allein, dass er iiberhaupt gefeiert werden muß, ist ein Zeichen einer Mangelerscheinung; anderseits kann es wirklich nicht schaden, wenigstens einmal im Jahr auf Zusammenhänge hinzuweisen, die man sonst leicht übersieht und unterschätzt: die Aufgabe von geistlichen Menschen, Frauen wie Mànnern, innerhalb der Kirche. So wird der Weltgebetstag für geistliche Berufe wohl noch lange zeit einerseits ein “Bedenklichtag” sein, anderseits als Bedenktag und Besinnungstag uns allen sehr nützlich sein.