La catechesi degli adulti e maturazione della coscienza e responsabilità vocazionale
I Vescovi italiani, riconsegnando alle comunità cristiane nel 1988 il documento di base “Il Rinnovamento della catechesi”, hanno indicato come mete prioritarie della pastorale catechistica due scelte qualificanti: la centralità della catechesi degli adulti (= CA) e la formazione dei catechisti. “In un tempo di trapasso culturale, la comunità ecclesiale potrà dare ragione della sua fede, in ogni ambito della vita comunitaria e sociale, solo attraverso la presenza missionaria di cristiani maturi, consapevoli del ricchissimo patrimonio di verità di cui sono portatori e della necessità di dare sempre fedele testimonianza alla propria identità cristiana. Anche la catechesi delle nuove generazioni ha assoluto bisogno di riferirsi a modelli adulti e credibili di vita cristiana, se vuole aver presa nel cuore e nell’esistenza dei giovani. Ciò comporta la scelta pastorale comune e prioritaria per una sistematica, capillare e organica catechesi degli adulti…” [1].
Proseguendo nello specificare la natura di questa catechesi, la lettera dei Vescovi italiani afferma che essa deve formare cristiani adulti:
– capaci di discernere le chiamate di Dio all’interno della loro vita e della realtà sociale in cui si trovano ad operare;
– protagonisti nella vita della chiesa, secondo la vocazione e il carisma proprio di ognuno;
– capaci di testimonianza cristiana e di presenza missionaria nel mondo.
Come hanno risposto le nostre chiese all’appello dei Vescovi?
Le esperienze
In questi ultimi anni le comunità cristiane hanno moltiplicato le risorse di persone e di mezzi, per dare vita a svariate forme di rievangelizzazione e di catechesi degli adulti. Lo dimostra il sondaggio svolto dall’Ufficio Catechistico Nazionale nel 1988, tra 83 diocesi italiane: sondaggio che ha permesso di raccogliere ben 456 esperienze di catechesi degli adulti[2].
Rifondazione
Un terzo di questi modelli di catechesi sono rivolti alla rifondazione della vita cristiana in persone poco credenti o bisognose di rinnovare la loro scelta cristiana. Tra questi modelli si riscontrano con maggiore frequenza i seguenti:
– la catechesi catecumenale, che ripropone il kerygma, per suscitare la conversione a Cristo, per far riscoprire la vocazione battesimale e per reinserire i cristiani nella comunità ecclesiale;
– la catechesi dei “centri di ascolto”, che vuole educare gli adulti a illuminare ed interpretare la vita quotidiana con la Parola di Dio e a maturare in loro il senso di appartenenza ecclesiale;
– la catechesi sacramentale, rivolta ai genitori che chiedono i sacramenti dell’iniziazione cristiana per i figli; questa catechesi vuole aiutare i genitori a riscoprire il significato della fede e dei sacramenti nella loro vita e la responsabilità nei confronti dell’educazione cristiana dei figli.
Formazione
Gli altri modelli di catechesi, raccolti dal sondaggio dell’UCN, sono rivolti alla formazione permanente di adulti credenti e praticanti:
– la catechesi “al popolo” si propone di far approfondire agli adulti i contenuti principali del messaggio cristiano e di rafforzare le motivazioni del credere; di accogliere e vivere la propria vocazione e missione nella comunità ecclesiale e sociale; di abilitare gli adulti alla testimonianza e all’impegno attivo nella società;
– la catechesi nei gruppi biblici vuole far maturare negli adulti una maggiore dimestichezza con la parola di Dio scritta, vuole suscitare l’amore e il gusto per la Parola e insegnare ad interpretare con essa la vita; vuole far scoprire a ogni cristiano la propria identità profetica, sacerdotale e regale ed i carismi da mettere a servizio dell’intera comunità umana;
– la catechesi nei gruppi-sposi e nei gruppi famiglie si propone di aiutare gli sposi cristiani a prendere coscienza della loro vocazione, a riscoprire e vivere i valori del matrimonio cristiano e la spiritualità coniugale, a scoprire il ruolo della famiglia nella comunità ecclesiale e nella società;
– la catechesi nelle associazioni e nei movimenti ecclesiali vuole maturare negli adulti la disponibilità al servizio, alla testimonianza e alla missionarietà secondo il carisma e la spiritualità propria di ciascuna aggregazione.
Pregi e limiti
Ma di fatto, in che misura le esperienze di CA, raccolte dal sondaggio dell’UCN, raggiungono questi obiettivi e, in particolare, maturano negli adulti una coscienza ed una responsabilità vocazionale?
Sembra che i vari modelli di CA – secondo quanto affermano le esperienze raccolte – abbiano promosso nelle persone una rinnovata attenzione alla parola di Dio, riscoperta da molti come una Parola viva, che illumina la vita, che le dà senso e che aiuta le persone a ridefinire la loro identità. Sembra che la CA abbia favorito anche la crescita del senso ecclesiale nei partecipanti e, quindi, una partecipazione più viva alle celebrazioni liturgiche e un inserimento più consapevole ed attivo nella vita della parrocchia; sembra che abbia stimolato alcuni ad assumere precisi compiti ecclesiali (come l’impegno di fare catechesi ai fanciulli e ai ragazzi) e una migliore collaborazione tra presbiteri e laici.
Ma dall’analisi delle esperienze raccolte, si ha l’impressione che gli adulti, nonostante questa catechesi, abbiano sviluppato poco la loro missionarietà e il loro impegno di testimoniare esplicitamente la fede nella realtà sociale e non siano cresciuti nell’impegno sociale e pubblico. C’è da chiedersi se la catechesi parrocchiale, così com’è fatta nella maggioranza dei casi, formi cristiani adulti e testimoni coscienti e responsabili della propria vocazione cristiana e della pastorale delle vocazioni nella comunità ecclesiale, oppure si riduca troppo spesso ad un’opera di restauro e di conservazione, o si limiti a formare cristiani paghi della loro personale salvezza.
La pluralità di esperienze di CA che si riscontrano nelle nostre Chiese oggi costituiscono senza dubbio un segno positivo di impegno pastorale. Ma sembra che spesso queste esperienze formative abbiano il fiato corto e non siano capaci di far prendere coscienza agli adulti della loro vocazione e missione cristiana, proprio perché si realizzano all’interno di una pastorale e di una visione ecclesiologica centripeta, troppo ripiegata su se stessa e con limitato slancio missionario.
La catechesi degli adulti, inoltre, in troppe comunità appare mortificata da un’impostazione pastorale ancora troppo clericale, dove i laici sono trattati da gregari e da semplici esecutori di scelte già fatte dai pastori, anziché da adulti coinvolti nell’azione ecclesiale come soggetti attivi e responsabili. Lo stesso metodo catechistico adottato da molti presbiteri risente di un metodo infantile e di un linguaggio astratto e lontano dalla vita. Troppe volte gli adulti, nello svolgimento della catechesi, sono trattati da bambini, da infanti (= senza parola), che devono ascoltare in silenzio e che tutt’al più possono chiedere spiegazioni sulla “lezione” udita; troppe volte il messaggio cristiano rimane lontano dalla vita e non incrocia i problemi, le domande e le esigenze vere degli adulti.
Prospettiva vocazionale
A quali condizioni la CA è in grado oggi di formare cristiani adulti nella fede, coscienti della propria vocazione e capaci di rispondere ad essa nella comunità ecclesiale e sociale? A quali condizioni possono essere collaboratori effettivi nella pastorale vocazionale della comunità cristiana?
Una catechesi “vera”
Occorre innanzitutto che la CA sia vera catechesi, ossia comunicazione e approfondimento sistematico del messaggio cristiano, in vista dell’educazione della mentalità di fede. In altre parole, la catechesi deve proporre il messaggio cristiano come annuncio dell’amore di Dio, manifestato in Cristo Gesù morto e risorto per noi, e come progetto di vita per la piena realizzazione dell’esistenza umana. Deve educare gli adulti a riconoscere e ad accogliere effettivamente Cristo come “Unico Signore” della vita, come fondamento stabile e orientamento definitivo dell’esistenza; deve educare ognuno a realizzare la sua personale imitazione del Maestro e a vivere la propria vocazione nelle situazioni concrete della vita quotidiana.
Una catechesi “esistenziale”
La catechesi degli adulti è anche interpretazione dell’esistenza, educazione a cogliere in essa i segni della presenza e dell’azione salvifica di Dio e delle sue chiamate. Lo scopo della catechesi è anche quello di abilitare gli adulti a interpretare la vita nell’orizzonte della fede, a valutare la realtà alla luce della Parola, per cogliervi i germi di bene, per discernere i fermenti negativi, per individuare gli “appelli” di Dio. La CA ha il compito di educare gli adulti a una fede proattiva, aperta a realizzare il progetto di Dio, a “rischiare” tutta la vita orientandola per le strade inedite di Dio, e a non chiudersi in una fede reattiva, funzionale ai propri bisogni di sicurezza e di gratificazione.
Una catechesi “adulta”
La catechesi degli adulti deve essere “adulta”, cioè puntare verso mete di autentica maturità umana e cristiana. Essa è chiamata a promuovere una fede creativa, capace di confrontarsi con le diverse e mutevoli situazioni umane e di trovare nuovi modi di incarnarsi. Deve educare gli adulti a non aver paura dei cambiamenti, ma ad accettarli e a dominarli. Deve educarli a non essere conformisti, ma capaci di iniziativa, a mettere in azione la loro capacità di progettazione, a diventare persone aperte alla “novità” propria della vita cristiana, a essere uomini di speranza.
Una catechesi “ecclesiale”
La catechesi è chiamata a far crescere gli adulti come persone di comunione, aperte al dialogo e al confronto, capaci di confrontarsi con le nuove generazioni, per discernere il “nuovo” e edificare insieme il futuro. È chiamata a promuovere nelle persone il senso di appartenenza e di corresponsabilità ecclesiale; a cercare l’equilibrio tra le esigenze personali e le esigenze della comunità; ad assumere nella comunità ecclesiale i servizi che corrispondono alle loro attitudini e che vengono incontro maggiormente ai bisogni della comunità ecclesiale e sociale.
Una catechesi “corresponsabile”
La catechesi degli adulti deve essere “adulta” anche nei suoi metodi e nella sua conduzione. Essa deve qualificarsi per la responsabilità e la partecipazione attiva degli adulti e, quindi sfuggire alle ricorrenti tentazioni della supplenza clericale e della delega deresponsabilizzante.
Note
[1] CEI, Lettera di riconsegna del RdC, Roma 1988, n. 12.
[2] UCN, Esperienze di catechesi degli adulti in Italia oggi (a cura di L. Soravito), Elle Di Ci, Leumann (Torino) 1990.