N.06
Novembre/Dicembre 1991

Vocazione e vocazioni all’assemblea provinciale dei cappuccini toscani

Riflessioni a margine dell’Assemblea Provinciale (La Verna 7-10 ottobre 1991)

I cappuccini toscani, nei giorni 7-10 Ottobre 1991, hanno tenuto, presso il santuario francescano de La Verna, una “Assemblea provinciale”. Al centro dell’ “Incontro fraterno” era stato posto il problema vocazionale, che, ormai da molti anni, tiene in allerta la “Provincia” religiosa, e incide negativamente nella stessa vita di fraternità e nell’attività apostolica dei frati, rendendo la validità delle loro varie presenze sempre più precaria.

Hanno partecipato circa 65 religiosi, che hanno recepito, con lodevole senso di fraternità, l’invito dei superiori e si sono posti, con evidente attiva partecipazione, davanti al difficile problema.

L’atmosfera spirituale creatasi e vissuta ha evitato l’emarginazione delle singole responsabilità e dell’impegno personale dei religiosi. O si muore tutti insieme o ci si salva tutti insieme. È stata, perciò, sottolineata fortemente l’indispensabilità dell’apporto di tutti.

Le relazioni, che hanno fornito preziosi elementi di riflessione, sono state particolarmente felici per una riconduzione del problema vocazionale alla sua originaria radice.

La vocazione costituisce un evento umano-divino, che sfugge ad ogni forma di strategie esterne né è catalogabile in categorie psicanalitiche; ed una vera pastorale vocazionale affonda i propri postulati nelle più intime esperienze della grazia divina.

Ogni organizzazione esterna in merito, le iniziative in proposito, le strategie escogitate dai volenterosi addetti ai lavori restano ai bordi del problema e non possono costituire né offrire una valida chiave di soluzione.

Tutto si gioca nelle profondità dello spirito, al di fuori di ogni schema umano, anche perché ogni vocazione è soprattutto un mistero di grazia.

Non ci sono ricette umane al superamento della vasta e profonda crisi numerico – vocazionale, che oggi investe, in modo così sensibile, la vita e la presenza della chiesa.

Ogni richiamo al passato è fuorviante, ogni confronto, se porta ad una valutazione e riflessione storica di grande significato, non fornisce idonee terapie, oltre a costituire un atto di accusa per un momento perduto e per un mancato approfondimento dei nuovi segni dei tempi.

Una profonda rivoluzione nella vita religiosa ed ecclesiale in genere ha spiazzato i membri rimasti, che ora si trovano soli ed invecchiati, senza alcuna confortante prospettiva di una rapida ripresa qualitativa e numerica.

Non si tratta più di uno sforzo di reclutamento, ma più profondamente di una vera e propria conversione del cuore, capace di testimoniare la gioia di un incontro radicale e definitivo con Dio.

Caduti tutti i supporti del passato al maturare di una vocazione (famiglia, parrocchia, organizzazioni ecclesiali, ecc.), tutto è ricondotto ad un rapporto personale con Dio, ad un evento di vita di profonda comunione con Lui.

La pastorale vocazionale s’inquadra in questo nuovo contesto come momento di testimonianza, di orientamento e di accompagnamento spirituale. Ed essa coinvolge, pertanto, ogni membro della Fraternità, interpellandolo sulla propria fedeltà alla chiamata già accolta.

La riflessione vocazionale ha fatto ormai ampia luce sulla precarietà delle varie metodologie escogitate per una crescita numerica ed ha ormai convinto tutti a non cercare la storica soluzione al di fuori di quel mistero di grazia, che è soprattutto unico ed insostituibile mistero d’amore.

Ed allora il problema finisce per diventare un problema di cuore. È nell’intimo più profondo del cuore che maturano e si compiono i grandi eventi personali e si concretizzano le scelte definitive.

Il declino degli Ordini religiosi “storici” di fronte al fiorire di movimenti ecclesiali nuovi può, allora, voler significare un’insufficiente o mancata risposta ai “segni dei tempi” e denunziare l’assenza di un radicale rinnovamento in linea con le nuove sfide della società e le sempre fresche ed inalterabili esigenze del Vangelo.

Le vocazioni religiose non sono venute meno; è forse inaridito il terreno, ove possono essere calate ed accolte.

Occorrerà un concreto supplemento di coraggio evangelico, che porti i sempre più rari superstiti membri degli “antichi” istituti religiosi ad un confronto attivo e senza pregiudizi con le aspirazioni di radicalità, che sembrano assillare il mondo dei giovani.

Forse sarà il momento dell’arresto di quella specie di paventato collasso numerico e qualitativo, che getta ombre di morte in un avvenire incombente.

La presa di coscienza di questo logorante fenomeno, che ha tutti i tratti più significativi dell’irreversibilità, sembra costituire il primo fondamentale passo per compiere un vero cammino per un’autentica “rifondazione” nello spirito primigenio dell’istituto, sempre che esso sia anche interpretazione delle nuove esigenze religiose, soprattutto dei giovani.

In questo contesto il primo problema vocazionale è costituito dall’urgenza della riscoperta della propria vocazione nella sua genuinità; del recupero della sua insita vitalità, che si incarna nella quotidianità dei piccoli eventi e determina una continuata “novità” di vita. La vocazione è un dono continuamente offerto, fortemente dinamico, che richiede un’ininterrotta e ripetutamente nuova risposta d’amore.

E le forme di risposta non sono mai le stesse, ma assumono connotati diversi, a seconda delle diverse situazioni di vita ed esigenze di testimonianza. E l’assillo della fedeltà, che porta ad un quotidiano confronto vocazionale personale e attivizza un’interiore e dinamica tensione alla “novità” ed alla conversione.

La vocazione, per sua intima natura, non è mai un evento compiuto; non è coniugabile con la staticità; come è fonte di gioia, perché dono di Dio, così è sorgente di santa sofferenza per l’inadeguatezza delle risposte offerte e per la limitata fecondità, facilmente rilevabile nei quotidiani confronti compiuti.

La vocazione, quindi, prevede, come tale, una perseverante personale esperienza d’amore.

Nel nuovo contesto storico, in cui la vita religiosa del singolo gode di più ampi spazi di libertà, anche la responsabilità è accresciuta e la santità si fa più manifesta.

Ogni espressione di vita ed ogni attività di apostolato vengono a defluire dall’evento primordiale della vocazione e sono lo splendore esterno della sua interiorizzazione.

In termini semplici, la vocazione dice rapporto speciale con Dio e con Gesù, e trova nella preghiera la sua espressione più pura, come momento vitale di un processo di interiorizzazione in continuo sviluppo.

I riflessi nella vita personale, nei rapporti con la comunità, nell’essere e nell’operare insieme, sono facilmente avvertibili nella gioiosa esperienza di un cammino vocazionale, che costituisce, soprattutto, una manifestazione viva di un’inesauribile ansia interiore di conversione all’amore.

L’“Assemblea provinciale” dei cappuccini toscani, pertanto, più che un’affannosa ricerca di una strategia di sopravvivenza, è stata una circostanza benedetta per una salutare meditazione vocazionale, in cui la personalizzazione dei contenuti ha aperto spazi ideali per un ritorno a quella “novità” di vita, che, una volta scoperta, riempì di “stupore” S. Francesco; ed ha delineato quello che potrebbe essere, in una Fraternità impoverita di membri, il punto di partenza di una “rifondazione”.

Se Dio vorrà!