Che nome date al vostro bambino?
Dalla nostra esperienza di vita familiare siamo stati convinti che la Grazia accolta dagli sposi che vivono il Sacramento del Matrimonio garantisce una stabilità di valori umani e spirituali: sono questi il punto di riferimento per l’educazione dei figli alla vita di fede, dal loro concepimento alla personale risposta che essi dovranno dare a Dio creatore, che li chiama a realizzare il Suo progetto d’amore. Ma la risposta a questa chiamata di Dio passa attraverso l’incontro con Gesù e con il Suo amore liberante e gratuito. Liberante, perché libera e salva; gratuito, perché ama ciascuno per quello che è, per nessun’altra convenienza. Libertà (cioè avere autonomia, identità, affrancamento dall’anonimato) e amore gratuito (disinteressato, personalizzato, ad nomen): con questi due doni Gesù Salvatore chiama per nome ogni uomo. Tu sei!, ci dice, e in questo modo ci salva, permette al dono della nostra creaturalità di realizzarsi. La presenza di un padre e di una madre, sposi nell’amore di Cristo, rappresenta per i figli un grande aiuto, uno stimolo, una spinta trainante e insieme una strada privilegiata per giungere all’incontro con l’amore liberante e gratuito di Gesù. L’educazione nient’altro è se non aiutare il figlio dono di Dio a incontrare l’amore del Salvatore, perché il figlio cresca e si sviluppi in pienezza per un servizio al Suo Regno di salvezza. La coppia di sposi è chiamata a collaborare alla costruzione della originale personalità del figlio, così come è stato pensato da Dio fin dal suo concepimento, è chiamata alla costruzione della sua vera identità. Per ciò educare è dare il nome, cioè identificare una persona, il figlio in questo caso; l’educazione porta all’autonomia, fa uscire dall’anonimato costruisce nell’educato una personalità originale. Quante volte anche noi genitori cristiani dimentichiamo l’importanza del significato del nome dato ai nostri figli nel battesimo?! Ricordiamo di chiamare i nostri figli col loro nome solo per distinguerli tra di loro o da altre persone, ma non per esprimere a loro stessi: Tu sei! Anche noi, nella nostra esperienza, ci accorgevamo dell’importanza del nome dei nostri figli quando, nell’adolescenza, incominciavano a cercare i loro spazi di crescita, la loro libertà. Molte volte, vedendoli uno vicino all’altro, notavamo la loro diversità e originalità, i pregi e difetti che si evidenziano con la crescita. Nel periodo dell’adolescenza venivano provocati nella nostra responsabilità educativa, e sorgevano dentro di noi delle domande, accompagnate da un velo di preoccupazione: ma come è fatto questo figlio? Cosa farà da adulto? Perché il Signore ce lo ha dato così? cosa vorrà da lui il Signore? Queste domande ci hanno scosso, e scuotono ogni genitore, nel compito educativo. In esse è sintetizzato quel passaggio necessario che ogni genitore cristiano deve compiere: da un’azione educativa che opera in relazione ai bisogni immediati del figlio, alle sue reazioni e al suo comportamento evidente, ad un’azione più approfondita, che lo aiuti ad essere quello che è stato pensato da Dio. Questa azione si esplica nell’invito e nel sostegno a compiere scelte positive, che lo educhino ad esprimere un servizio d’amore agli altri, liberandosi dai propri egoismi, per permettergli di esprimersi in pienezza come dono originale che Dio fa a tutti. Questo potenziale di bene, questa realtà positiva deve venire fuori, se vogliamo che i nostri figli crescano come persone realizzate, nella vera libertà dei figli di Dio, chiamati per nome ad un servizio d’amore. Per educare così nella famiglia cristiana sono indispensabili alcuni atteggiamenti quotidiani.
Insieme
Papà e mamma devono essere insieme nel prendere decisioni educative, nell’accordarsi sui valori da proporre ai figli, nel richiamarli, nel correggerli, nel dare buoni consigli. Nell’educazione cristiana è indispensabile questa presenza simultanea dell’elemento maschile e di quello femminile (d’altra parte, Dio non è Padre e insieme Madre?). Nell’azione educativa è indispensabile una presenza positiva di comunione tra uomo e donna.
Presenti
Essere presenti in casa, soprattutto stare con loro: seguirli nei luoghi di passaggio (scuola, oratorio, gruppi, ecc.), giocare con loro, entrare nei loro interessi.
Attenti
Essere attenti, pensarli sempre, con la mente libera dai falsi valori e dal consumismo, e arricchita invece dai doni dello Spirito Santo: sapienza, consiglio, fortezza. E i doni dello Spirito Santo vanno richiesti da una incessante preghiera: vieni, Spirito Santo!
Osservarli
Osservarli nei loro movimenti, nelle loro amicizie, negli ambienti in cui vivono. Ma osservarli in profondità e con gli occhi collegati al cuore, per non essere superficiali o pessimisti nei loro confronti (perché è sempre molto più facile, per noi adulti, vedere la parte negativa dei nostri figli). Guardarli con gli occhi del cuore vuol dire mettersi nella prospettiva di meglio capire quello che hanno dentro, le loro buone intenzioni, anche quando sbagliano, la loro sensibilità al bene, la loro positività. Diceva San Giovanni Bosco ai suoi educatori collaboratori: “Educare è cosa del cuore”. È molto importante questo rapporto interiore coi nostri figli, e noi genitori-educatori riusciamo a viverlo solo se siamo padri e madri-sposi.
In dialogo
Il dialogo è una condizione importante e gradita da parte dei ragazzi e dei giovani del nostro tempo, che desiderano essere ascoltati e capiti. Il dialogo deve essere soprattutto ascolto e poi comunicazione, ma sempre accompagnata quell’ultima dalla sincera testimonianza dell’amore sponsale dei genitori: “Quello che noi abbiamo visto e vissuto ve lo diciamo”. I genitori propongono dei valori con chiarezza e convinzione nella misura in cui questi valori sono stati i punti di riferimento della loro crescita personale, come uomo e come donna nella comunione. Questi figli del nostro tempo hanno estremo bisogno di trovare in noi delle persone che si sentono realizzate come uomo e donna, personalità sincere, credibili, sicure perché vivono di quell’amore che salva la nostra vita: l’amore di Gesù Cristo per l’umanità. Noi sappiamo da dove veniamo, sappiamo chi siamo, sappiamo cosa dobbiamo fare, sappiamo dove andiamo, perché abbiamo conosciuto l’amore di Dio. Come i discepoli interrogati dal Maestro, anche noi, interrogati, magari non sempre in modo esplicito, dai nostri figli dobbiamo essere in grado di dire chi è Gesù Cristo per noi (“Voi chi dite che io sia?”). Dobbiamo anche dire loro come intendiamo e viviamo la vita comunitaria nella Chiesa e la nostra apertura agli altri fratelli di fede. Solo dopo questo dialogo, solo dopo queste dichiarazioni sincere di fede potremo esigere dai nostri figli un serio e coerente impegno verso quei valori proposti. Queste dichiarazioni sincere e credibili trasmettono nei figli sicurezza nel cammino formativo della loro personalità cristiana. Favoriscono dunque una crescita serena ed equilibrata, che li metterà in condizione di fare scelte di vita coraggiose e decisive per la loro vocazione.
La crescita della loro vocazione sarà l’espressione del dono originale che sono, in un servizio di amore per il Regno. Sarà la dichiarazione, l’affermazione della propria identità cristiana ricevuta nel santo battesimo, sarà la proclamazione del loro nome, con cui, fin dall’eternità, sono stati pensati da Dio creatore.