N.02
Marzo/Aprile 1995

Da “case esercizi spirituali” a “centri di spiritualità”

La Chiesa Italiana gode della presenza di oltre 600 Case di spiritualità. La FIES (Federazione Italiana Esercizi Spirituali) da 30 anni insiste perché queste attrezzate strutture ecclesiali non siano semplici contenitori, ma si facciano coraggio: per essere proposta di forti e profonde esperienze di spiritualità (esercizi e ritiri spirituali, lectio divina, scuole di preghiera, direzione spirituale, discernimento vocazionale…). Se il Seminario è stato definito “il cuore del cuore della diocesi”, i centri di spiritualità sono definiti “i polmoni” di una Chiesa che vuole offrire a tutte le categorie di persone uno spazio per “ritrovarsi in Cristo” e riprendere fiato. Ecco un possibile decalogo di “consigli per l’uso”.

1) Cambiare mentalità. La Casa F.S. deve farsi centro di spiritualità. Non solo accoglienza quale “pensione con cappella”, ma confronto spirituale con sacerdoti, consacrati e laici fratelli maggiori che li accompagnano all’incontro con Dio e alla preghiera profonda.

2) Ogni Centro non deve essere pastoralmente un’isola, ma deve divenire una “penisola”, collegata con tutta la pastorale della Chiesa Locale e con gli altri Centri spirituali presenti in diocesi. Solo così si opererà efficacemente perla “nuova evangelizzazione” così raccomandata e sofferta dal Santo Padre.

3) I Centri di Spiritualità devono dare il primato agli incontri di vera spiritualità. Fare amare la spiritualità e le esperienze di spiritualità. Convinti che la spiritualità senza la teologia è cieca, col rischio di cadere nel devozionismo; e la teologia senza la spiritualità è morta, col rischio di essere più teologicamente e biblicamente “eruditi ma non convertiti”, al seguito di Cristo.

4) Il valore della “straordinarietà” in rapporto al cammino ordinario di una comunità cristiana è sempre più compreso. Difatti si registra, nella stagione estiva, un crescendo di campi scuola e campeggi, anche ben preparati, offerti soprattutto ai ragazzi, giovanissimi e giovani, non escluse le coppie. Ma per ciò che riguarda “i tempi forti dello spirito” già i preti non sono molto numerosi nel partecipare agli esercizi e ritiri spirituali. Ovviamente i laici ne risentono negativamente. Va insistito perché la straordinarietà di “forti momenti spirituali” sia ben coniugata col cammino di fede ordinario.

5) Su piano editoriale, volumi di riflessione biblico-teologico-spirituale ne escono a valanga. Si tratta di scegliere e qualificare il nostro operare. Una seria sussidiazione viene offerta dalla FIES e dallo stesso Centro Nazionale Vocazioni di Roma. L’annuale testo guida per gli esercizi spirituali del CNV viene poi ripreso dalla FIES delle diverse regioni italiane.

6) Nelle molteplici esperienze spirituali va particolarmente fatta riscoprire la preghiera. Ne va di mezzo la qualità di ogni vocazione. Il noto Pèguy non a torto scriveva: “temo di più un’anima assuefatta che un’anima malvagia”. Anche, noi, addetti ai lavori, siamo a “rischio… fiction”…

7) Se è vero “che lo Spirito non fa cose nuove ma fa nuove tutte le cose”, è confortante, ricreante e riorientante il fatto che veramente lo Spirito “rinnova la faccia della terra”; e conduce ogni cuore in ricerca fino “alla verità tutta intera”.

8) L’evangelista Marco (cfr. 6,31) riporta un dolce invito di Cristo: “Venite in disparte con Me, in un luogo deserto e riposatevi un po’”. Così rimane formidabile quanto ha scritto il profeta Osea: “Perciò l’attirerò a Me, la condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore” (2,16). Il valore del silenzio è sottolineato anche dal Card. Martini quando dice: “Il nemico di Dio non è l’ateismo ma il rumore”.

9) Colui che approda in un centro di spiritualità, oasi per l’ascolto della Parola e del discernimento dei desideri, deve sentirsi atteso. All’appello che “non è giusto vivere se non si ha un motivo per cui morire” (M. L. King), va unita un’intelligente animazione vocazionale. Va annunciato “il vangelo della vocazione”, ci direbbe il Santo Padre; per far crescere “una cultura vocazionale”.

10) Ai ragazzi, giovani e giovanissimi va risvegliato il senso storico ed eroico della salvezza e della storia della Chiesa. Vanno fatti scoprire e amare “i figli migliori” del cristianesimo, che con la loro santità hanno messo in luce un carisma, hanno fondato, lottato, operato per il regno di Dio. Specchio di Cristo e di Maria restano degli eccellenti modelli per aiutare le nuove generazioni a superarsi “oltre il muretto”, oltre le telenovela, oltre certi orizzonti sconfinati. E in un corso di spiritualità, non può mancare l’intervista con preti, claustrali, consacrati, missionari che possano dimostrare che “la vita secondo lo Spirito” può generosamente spingere a seguire Cristo in totalità e gioia piena.