Nell’itinerario giovane… Dio un allenatore di troppo?…
Educare le giovani generazioni alla fede ed alla vocazione comporta oggi più che mai la proposta di un “itinerario”. L’itinerario è sinonimo di gradualità, di progressione, impegno ed ha bisogno di iscriversi dentro un progetto.
Un metodo oggi particolarmente “denso”, carico di “fatica”, per stare di “casa” nella verità della vita è quello degli “Esercizi Spirituali”. Essi sono un momento forte del cammino di ricerca verso la maturità della fede che ci aiuta a tenere ben fisse alcune costanti: l’iniziativa di Dio che si rivela e che si comunica; la risposta personale; le mediazioni concrete con le quali la fede matura; il nostro cammino che si iscrive in un concreto itinerario. Come un allenatore scruta il campo, Dio conosce le tattiche del gioco, sa quali sono i limiti dei suoi, segue con fiducia l’avventura della partita.
Così è stato per me, e per un gruppo di trenta giovani della nostra diocesi, provenienti dal Centro Diocesano Vocazioni e dall’Azione Cattolica Giovani, che sono “saliti”, più che “scesi” in campo, in un monastero della collina marchigiana. I giocatori non potevano essere meglio sponsorizzati: “Con Giuseppe, pellegrini della Giustizia”; gli esercizi proponevano la rilettura della vita di Giuseppe (Gn 37-50).
Una vita ricca di fede, di speranza, di carità di un pellegrino che sa dove va, ha totale fiducia in Dio e per questo accetta i rischi del viaggio; un sognatore che riesce a purificare le sue “fantasie giovanili” rientrando all’interno del Piano di Dio e divenendo strumento di Riconciliazione non solo per la sua famiglia, ma perfino per l’intero popolo di Israele.
Seguire tappa dopo tappa la vita di Giuseppe ci ha permesso di verificare il nostro cammino di fede: una ricerca certamente non semplice, ma facilitata dal clima di condivisione e di comunione, di gioia all’insegna del quale si sono svolte le nostre giornate.
La preghiera soprattutto è stata la tattica di gioco che più ci è parsa efficace, fruttuosa: le celebrazioni, le liturgie sono state speciali, coinvolgenti, quasi commoventi (per non parlare della veglia del Sabato notte animata a gruppetti durante le varie ore). Certo un clima “magico”, ma non impossibile da ricreare nella nostra quotidianità: tutto dipende da noi, dalla misura con cui ci crediamo.
E la convinzione può nascere pure dall’aver sperimentato, anche solo per un attimo, che è possibile vivere con serenità, nel servizio reciproco traendo forza dalla preghiera, dal discernimento dei sacerdoti e dalla testimonianza di alcuni animatori. Insomma certe esperienze lasciano davvero il segno, non come semplici bei ricordi ma soprattutto perché pian piano entrano a far parte della nostra vita.
Dal Monastero delle Benedettine di Santa Vittoria in Matenano, che condivide per il terzo anno di seguito questa esperienza (24-27 Novembre 1992: Con Mosè camminiamo verso il progetto di Dio; 2-5 Dicembre 1993: I giovani e la Famiglia), siamo tornati sì con molto entusiasmo, “carichi di energie”, ben allenati, ma con un nuovo Amico: Giuseppe ci ha insegnato che è possibile realizzare i nostri sogni solo attraverso un cammino da percorrere per gradi, tappa dopo tappa.