N.02
Marzo/Aprile 1995

Punti fermi e irrinunciabili degli Esercizi Spirituali Vocazionali, a partire dal “metodo” ignaziano

 

Esercizi Spirituali: come?

Il 26 febbraio 1964 Giorgio La Pira a Palazzo Vecchio – Firenze, rivolgeva a migliaia di giovani provenienti da ogni parte del mondo il suo discorso, chiamato, poi, giustamente “delle rondini”. Disse tra l’altro: “Le generazioni nuove sono come le rondini; sentono il tempo, la stagione… Sono internamente mosse da un invincibile istinto vitale, che Dio comunica loro e che fa loro scoprire le frontiere nuove e le introduce – come Israele – nella terra promessa ove scorre latte e miele: la terra della pace, dell’unità, della libertà, dell’elevazione spirituale e civile di tutte le genti”.

Sembra la visione utopica di un povero illuso, che cerca ansiosamente dei rifugi e si gingilla con il mondo dei sogni, tanto per sfuggire al caos dei tempi e della società contemporanea.

Sappiamo tuttavia molto bene che Giorgio La Pira non era un mentecatto sognatore ma un vero profeta, un gigante, che sapeva guardare lontano, un microlettore dei tempi nuovi, che noi forse, impantanati nella fanghiglia dell’alluvione di questo cambio epocale fatichiamo ad accorgerci che stanno arrivando.

È già difficile progettare oggi qualche linea essenziale di Pastorale Giovanile che “funzioni” e coinvolga i giovani sulle cose grosse! È ancora ammissibile parlare di raffinatezze come Esercizi Spirituali con i ragazzi e giovani; addirittura di Esercizi Spirituali a carattere vocazionale? E se sì, che stile, metodo e contenuti dovranno avere, per essere almeno un po’ appetibili a questa generazione delle rondini, sofisticati figli del computer, della discoteca, amici soprattutto dell’inseparabile walkman? Se questo oggetto misterioso che sono gli Esercizi Spirituali funziona o non funziona è questione di metodo, di contenuti, di stile o di Esercizi Spirituali tout-court?

Da una parte basta avere un minimo di conoscenza della tradizione biblica e della storia della Chiesa, in particolare di questi 5 ultimi secoli, che ci separano dall’“inventore” degli Esercizi Spirituali, Ignazio di Loyola, per accorgersi della ricchezza straordinaria che giornate di ritiro, di esercizi possono offrire per il cammino di vita cristiana sotto la guida dello Spirito Santo e per la maturazione e decisione vocazionale. Dall’altra ci rendiamo drammaticamente conto che una tale ricchezza non può essere ammannita così, in modo tradizionale e standard, fidando troppo che basti il contenuto valido per garantire automaticamente efficacia e riuscita.

È un problema grosso questo con cui ci si cimenta tutti i giorni e a tutto campo. Non riguarda cioè solo la questione degli Esercizi Spirituali e degli Esercizi Spirituali vocazionali. Noi comunque tenteremo di focalizzare il problema soprattutto per quanto riguarda gli Esercizi Spirituali a carattere vocazionale.

Credo non ci voglia molta fatica a convenire oggi sulla validità degli Esercizi, anche se li chiamiamo con i nomi più vari: i giorni ardenti, campo della Parola di Dio, 3 giorni dello Spirito, week-end dello Spirito… La tradizione da S. Ignazio a oggi è fin troppo eloquente sulla loro efficacia per la scelta di uno stato di vita. È infatti per la scelta di uno stato di vita che S. Ignazio ha composto gli Esercizi. E noi costatiamo che anche oggi questo è verissimo; tutti abbiamo sperimentato con noi stessi e con i nostri giovani l’utilità di giornate di questo tipo, per esercitarsi nella vita secondo lo Spirito, per fare l’inventario del cuore e mettere ordine nella vita, conoscendo ed abbracciando la volontà di Dio su di noi. Il problema allora non è Esercizi sì oppure Esercizi no ma Esercizi come.

Quali sono allora i punti fermi e irrinunciabili a livello di contenuti e metodo per un’attualità efficace degli Esercizi Spirituali a carattere vocazionale?

Fermo restando che, per capire e decidere le cose grandi della vita occorrono assolutamente giornate come queste, cosa ci mettiamo dentro e con quale modalità organizzativa?

Sono profondamente convinto, e l’esperienza di altri e mia personale ne dà continue riprove, che gli Esercizi Spirituali devono permettere, favorire e sperimentare essenzialmente due cose: l’abbraccio con il mistero di Dio e con il mistero di se stessi e della propria vita profonda.

Se queste due possibilità si verificano otteniamo lo scopo e gli Esercizi risultano anche oggi la punta di diamante delle grandi scoperte e decisioni della vita. Ci soffermiamo un momento su questi due fuochi della validità in questione.

 

L’abbraccio con il mistero di Dio

Ogni uomo, soprattutto ogni giovane, ha in cuore oggi come ieri molte domande da rivolgere a qualcuno che lo ascolti ma ha anzitutto bisogno di saper ascoltare, accorgendosi che c’è Uno che gli sta parlando.

Ormai sta diventando sempre più normale oggi giocare negli Esercizi la carta fondamentale della Parola di Dio, avviando le persone, giovani compresi, ad un incontro/impatto personale con la Parola di Dio. E qui si nota la novità più grande e caratteristica rispetto agli Esercizi tradizionali.

Al posto di giocare molto sulla figura del predicatore e sulla “sua” predicazione il giocare tutto sulla centralità della Parola di Dio, fissando l’attenzione su un nucleo di uno dei Vangeli, su una figura biblica, sui tratti principali di un libro dell’Antico o del Nuovo Testamento. Si sposta così l’attenzione dalla centralità del predicatore alla centralità della Parola. Allora non è tanto importante avere un bravo predicatore che sappia magnetizzare con i suoi discorsi quanto avere un predicatore esperto nel condurre al corpo a corpo con la Parola.

Addirittura esistono delle esperienze tutt’altro che superficiali di Esercizi senza predicatore, solo con la guida della Parola di Dio e dell’Adorazione. Se uno si apre alla Parola di Dio, si mette sul serio sotto la guida dello Spirito ed il più è fatto. C’è anzi più probabilità che questo “esercizio” di incontrarsi con la Parola diventi un’esigenza del successivo quotidiano e non solo la parentesi di una grande occasione come quella degli Esercizi.

 

L’abbraccio con il mistero di sé

Strettamente collegata con questa, in certo senso l’altra faccia della medaglia, l’abbraccio con il mistero di se stessi e della propria vita profonda. È a questo livello che deve avvenire l’impatto con la Parola, un impatto che mi provoca, mi interpella e mi converte verso un mettere ordine nella mia vita e verso un prendere le decisioni importanti, che siano determinazioni non solo desideri evanescenti o ipotesi teoriche.

A questo scopo, e rientra pienamente nella lunga tradizione degli Esercizi, è importante da parte dell’animatore o predicatore, invitare i giovani a sapersi accogliere, a stare bene con se stessi, a tirare fuori e togliere “gli ossi fuori posto”, a sapersi ascoltare nelle proprie esigenze e desideri profondi, per prendere maggiormente coscienza di ciò per cui si è fatti. Non è per nulla scontato questo ma vi si dà ancora poca importanza.

Si rivela sempre più utile, a questo scopo, dedicare una mezza giornata o una giornata intera a fare l’esperienza del romitaggio: un tempo di piena solitudine con se stessi, avendo per unica compagna la Parola di Dio. Se preparata e presentata bene, questa diventa una potente esperienza di crescita e di irrobustimento personale.

Ugualmente importante per ritrovarsi ed abbracciare il mistero di sé è il fatto che l’animatore o il predicatore degli Esercizi, sappia contattare personalmente, magari senza dare ufficialità, ognuno dei giovani. Questo incontro personale ha sempre goduto una notevole chance nella tradizione degli Esercizi ed anche oggi è un monitoraggio importantissimo per aiutare i giovani a ritrovare se stessi e a saper leggere senza squilibri le interpellanze della Parola per la propria vita.

 

Un clima

Questi elementi fondamentali hanno insieme bisogno di alcune condizioni per esplicitarsi ed avvenire. Alcune condizioni che formano appunto il cosiddetto clima degli Esercizi. Alcuni di questi elementi sono tradizionalissimi, tanto che li abbiamo snobbati un bel po’ ma risultano perennemente validi e indispensabili, perciò da ricuperare e potenziare: vedi un certo stile di ascesi soprattutto nell’essenzialità e nel silenzio. Bisogna che lo ammettiamo senza falsi pudori: non solo i nostri giovani ma anche noi animatori e predicatori troviamo una certa difficoltà a fare silenzio e ad una certa austerità di vita. Eppure l’ascolto della Parola e l’ascolto profondo di se stessi hanno bisogno assoluto di questo clima, altrimenti avremo solamente delle parodie degli Esercizi.

Se si giudicano necessarie non saranno fuori posto quelle tecniche introduttive al silenzio e all’ascolto che più di un/a maestro/a spirituale propone oggi nelle case di spiritualità. Queste non sono certamente da classificare in modo sbrigativo come mode esoteriche da oriente. Spesso sono esercizi necessari per smontare – almeno un po’ – la “rumore-dipendenza”, di cui i nostri giovani e noi per primi siamo ammalati. E poi c’è anche una cosa nuova. A prima vista, stranamente, in contraddizione con quanto detto poche righe sopra, cioè una bella esperienza di fraternità e di condivisione.

Fa parte della saggezza pedagogica dell’animatore o del predicatore saper strutturare un orario (possibilmente programmato insieme ai giovani al fine di responsabilizzarli al massimo) in cui, a larghe zone di isola/deserto (almeno 1 in mattinata, 1 nel pomeriggio e la notte) si alternino momenti di condivisione e di fraternità: scambio sulla Parola, attività di servizio anche manuale fatto insieme, revisione di vita, momenti distensivi dopo i pasti, seratina in allegria dopo cena.

Questi elementi un po’ nuovi nella tradizione degli Esercizi, a prima vista possono apparire un po’ disturbanti se non scandalosi nella severa rigida tradizione completamente silenziosa delle giornate di Esercizi.

Sono convinto che si tratta di un falso scandalo e di una paura infondata. Oltre ricuperare l’elemento dei fratelli e della comunità, a mio avviso un po’ sfuocato nella tradizione degli Esercizi (senza presenza e coinvolgimento dei fratelli è mai possibile di vivere un’autentica esperienza cristiana, fossero anche gli Esercizi), questi momenti di condivisione e di fraternità si stanno rivelando fortemente costruttivi proprio in funzione dell’ascolto della parola e dell’ascolto/accoglienza di se stessi, quindi pienamente a servizio dei due fuochi della validità dell’esperienza.

 

Conclusione

“Educare a quell’ascesa verso panorami sempre più larghi che scoprono alla mente il valore supremo della vita umana. La nostra funzione di educatori mira a formare l’uomo intero: e quale compito grande è il nostro se ci è possibile far comprendere che questa vita che Dio ci ha dato è un dono di valore infinito!”.

Sono ancora parole di Giorgio La Pira. E ci incoraggiano a non mollare la fatica grande come è quella degli Esercizi, tempo provvidenziale ricco di sollecitazioni straordinarie soprattutto per le decisioni vocazionali della vita.

Preoccupati della frenesia in cui vivono i nostri giovani non abbiamo paura di invitarli a ritirarsi per qualche giorno nel silenzio e nell’essenzialità per lasciare scaturire dal profondo di sé quell’acqua viva che è Cristo; un’acqua che chiama per estinguere la sete di senso e di vocazione che tutti ma proprio tutti ci portiamo dentro.

 

 

 

 

Note

Per questo articolo mi sono servito di: AA.VV. (Fondazione Giorgio La Pira a cura di), La Pira autobiografico, SEI, Torino, 1994; Gentile E., Vocazione. Incontro di due libertà, Rogate, Roma, 1985; Martini C. M., Mettere ordine nella propria vita. Meditazioni sul testo degli Esercizi di S. Ignazio, Centro Ambrosiano – Edizioni Piemme, Casale M., 1992; Rossi De Gasperis F., Bibbia ed Esercizi Spirituali, Borla, Roma, 1982; Sovernigo G., Ecco, manda me. La mia ricerca vocazionale, LDC, Leumann, 1985; Zanella D., Per chi vivi? Perché credi?, LDC, Leumann, 1990.