N.03
Maggio/Giugno 1995

L’educatore vocazionale degli adolescenti

In questa delicata fase della vita, aggravata da fattori culturali inediti, il misterioso evento della “vocazione” si presenta essenzialmente come intuizione emotivo – affettiva, “un impulso interiore” a orientare e spendere la propria vita[1]. È l’“emozione privilegiata” che secondo Marchand segnerebbe l’origine di una vocazione e che avrebbe il suo acme durante l’adolescenza. Questa emozione si presenta con un significato di appello che è ricevuto e interpretato in modo diverso, secondo il grado di maturazione conseguito, il carattere, l’ambiente e la presenza o meno di significative mediazioni, tra cui l’“educatore vocazionale”. L’educatore vocazionale deve tenere presente: le difficoltà attuali della crescita vocazionale degli adolescenti sullo sfondo di una società complessa, differenziata e pluralistica; il condizionamento dei vari progetti d’uomo presenti nella cultura e nella condizione giovanile (progetto consumistico, progetto libertario, progetto scientifico); l’urgenza di delineare orientamenti di significato e valore per formare persone libere, responsabili, aperte alla visione cristiana della vita e disponibili al dono di sé.

 

 

Quale educatore vogliono gli adolescenti?

Gli adolescenti vogliono che l’educatore capisca la loro età e sia in grado di guidare la ricerca vocazionale secondo le istanze poste dal divenire adolescenti. Soprattutto essi vogliono che, più che un maestro, sia un “testimone” vocazionale. L’adolescente domanda un aiuto per la definizione di sé e l’elaborazione di un progetto di vita fondato sui valori.

L’adolescente costruisce la propria identità umana e cristiana non a livello cognitivo, bensì esperienziale – relazionale, aprendosi ad una rete di rapporti che, oltre al contributo della famiglia, vede quello degli insegnanti, degli animatori, degli adulti significativi e delle guide spirituali. In concreto, tuttavia, nella rete relazionale il maggiore influsso lo riceve dai propri coetanei con i quali sovente si pone in rapporto di simbiosi e di identificazione.

 

Un educatore vocazionale con un “progetto”

L’educatore vocazionale è chiamato ad aiutare ogni adolescente, ragazzo e ragazza, a costruire la propria identità in un tempo di crisi, attorno alle seguenti aree che nel progetto vocazionale costituiscono i compiti di sviluppo specifici per l’adolescenza.

 

Quale sviluppo?

Il conseguimento dell’autonomia, con il superamento della dipendenza dai genitori e da altri adulti; lo sviluppo cognitivo e critico, in ordine anche alla formazione intellettuale; la maturazione psico-sessuale e affettiva, in un tempo fortemente condizionato dall’erotismo e dalla “fusionalità amicale”; l’elaborazione di una prima ipotesi di ricerca vocazionale; l’inserimento sociale attraverso l’appartenenza a gruppi significativi; l’acquisizione di un sistema di valori e formazione della coscienza morale; la maturazione di una propria religiosità, con la rielaborazione critica del vissuto religioso precedente.

 

Quali obiettivi?

In questa età l’orientamento vocazionale si propone i seguenti obiettivi: aiutare ogni adolescente nella faticosa e conflittuale costruzione della propria identità umana e cristiana; facilitare l’intuizione e la prima elaborazione del progetto di vita, contrastando il clima diffuso e devastante di “eteroprogettazione” che lo circonda; aprire all’esperienza affettiva e sociale in forma sempre più oblativa; facilitare l’ascolto e l’accoglienza dell’appello interiore a donare la propria vita secondo i disegni di Dio; disporsi a cercare e definire la propria vocazione, con disponibilità anche ad accogliere una vocazione specifica nella Chiesa e nel mondo; confrontarsi con modelli suggestivi e coinvolgenti (è l’età della massima risonanza emotiva, dell’“innamoramento”, anche vocazionale); sperimentarsi in percorsi vocazionali specifici, compresa l’ipotesi di una vocazione particolare.

 

Quale metodo?

A livello di metodo l’orientatore vocazionale degli adolescenti dovrebbe attenersi ad alcune indicazioni. Anzitutto la liberazione dai condizionamenti culturali che deve saldarsi durante l’adolescenza con un impegnativo programma di formazione personale, sostanziato da esperienze forti sotto il profilo vocazionale, senza urgere scelte definitive.

Di fronte alla difficoltà della costruzione di sé in un tempo di crisi di età e di epoca, all’adolescente che si apre all’ipotesi vocazionale è importante far fare un’esperienza forte di valori. È in questa prospettiva che si pongono, anche se non in maniera esclusiva, le esperienze da più parti avviate dei “gruppi di ricerca” e le “comunità proposta”, senza dimenticare altre esperienze di animazione sia personale che comunitaria.

Occorre infine tenere saldamente unite, a questa età, proposta esplicita (come sperimentazione di un’ipotesi e come percorso graduale verso una scelta ulteriore) e forme concrete di accompagnamento, perché l’adolescente ha bisogno continuamente di chiarificazione e sostegno, anche se dà talvolta l’impressione di rifiutare ogni forma di aiuto (ciò avviene quando percepisce attorno a sé iperprotezione, paternalismo, maternalismo, ecc.).

Soprattutto è da ricordare che, anche nei casi di proposta esplicita, è da garantire all’adolescente un clima di libertà interiore e di espansione emotiva, ricca di tutte le sfumature possibili (gioia, sofferenze, dubbio, esaltazione, sconforto, rifiuto, fascino). Soprattutto è da assicurare una maturazione completa della personalità in contesti normali di vita.

 

Un “testimone” che accompagna

Nella costruzione della propria identità, l’adolescente coglie in forma ancora confusa e conflittuale, ma fortemente percepita nel “vissuto” interiore della propria personalità, l’istanza vocazionale, e reagisce con una vasta gamma di atteggiamenti, situati perlopiù a livello di risonanza affettiva. Di fronte all’evento-vocazione, l’adolescente passa dalla paura al turbamento, dallo stupore all’esaltazione, dall’inquietudine alla pace interiore, dalla disponibilità alla ricerca e alla donazione di sé.

L’esperienza dimostra che al momento di fare la proposta appaiono di buona garanzia alcuni “indizi” vocazionali da cogliere e incoraggiare con determinazione: contestazione del consumismo, attitudine critica alla ricerca, disponibilità a vivere un cammino di preghiera e di incontro con Cristo, sincerità e lealtà di fronte a sé e agli altri, socialità disinteressata, dedizione generosa, sanità ed equilibrio affettivo, capacità di ripresa, dialogo con una guida spirituale, predisposizione a vivere in gruppo e in comunità, entusiasmo e passione per gli ideali che la vocazione propone.

Se l’educatore vocazionale non insegna con le parole ma con la vita, l’adolescente sarà più disposto e facilitato ad accogliere il cammino faticoso ma affascinante che ogni vocazione comporta.

 

 

 

 

Note

[1] Ulteriori approfondimenti saranno possibili attraverso questa bibliografia minima essenziale: AA.VV., Nuovi adolescenti e vocazioni, Centro Nazionale Vocazioni, ed. Rogate, Roma 1989; Bosco G.B. (a cura), Giovani e vocazione, EDC, Leumann (TO) 1994; Del Core P., Identità e ricerca di senso in adolescenza, in Rassegna CNOS X (1994), 1,39-48; Delpiano M., La religiosità degli adolescenti italiani, in NPG, 28 (1994), 8,51-79; De Pieri S., Vocazione (Voce in), Dizionario di Pastorale Giovanile, EDC, Leumann (TO) 1989, 1132-1144. Sarti S., Processi di formazione dell’identità nell’adolescenza: la nuova indagine COSPES, in Tutto giovani Notizie, IX (1994), n. 35,5-20.