N.03
Maggio/Giugno 1995

Nuove forme di ricerca, proposta e accompagnamento vocazionale per adolescenti oggi

 

 

UN ITINERARIO DI ACCOMPAGNAMENTO VOCAZIONALE PER GENITORI E FIGLI

 

Le premesse

A più riprese, nel 1994 – anno internazionale della Famiglia – ci si è interrogati all’interno della nostra Equipe sui rapporti che intercorrono tra comunità del Seminario e famiglie dei seminaristi. La vita di un Seminario Minore presenta molteplici occasioni di incontro, di contatto, di confronto tra educatori e genitori.

Un punto è particolarmente delicato e capace di influenzare i passaggi successivi: come avviene il primo contatto tra genitori e Seminario? Cosa si aspettavano di incontrare i genitori? Cosa fa sorgere dentro il loro cuore l’assenso perché il figlio preadolescente o adolescente inizi a vivere in prima persona questa esperienza? Incidono di più motivazioni legate ad un cammino di fede dei genitori oppure alle “garanzie” che un ambiente come quello di Venegono sembra offrire loro per la crescita dei loro figli?

Ma soprattutto è possibile vedere che di fronte alla. richiesta del figlio (“Voglio diventare prete e quindi chiedo di conoscere il seminario…”) i genitori spesso, con i loro atteggiamenti e comportamenti dichiarano la loro impreparazione ad affrontare educativamente questa “provocazione” della Grazia.

C’è un figlio che vuole guardare e decidere il futuro in una logica di fede e ci sono degli adulti che non si sentono pronti ad essere, in questo momento, educatori di un passaggio delicato nella vita di fede dei loro figli.

Ma una volta registrata la situazione, è sorta una successiva domanda: non è questo un punto che la pastorale vocazionale per l’età della preadolescenza deve prendere in considerazione? Come dare anche ai genitori la possibilità di compiere in questo preciso contesto un cammino di fede? Sarà possibile poi che genitori e figli si mettano in comune ascolto della Parola di Dio e in ricerca sincera della sua Volontà?

L’intento quindi è quello di alzare la “vocazionalità” presente nello stato di vita di sposi/genitori cristiani: questa situazione del figlio non è un “incidente” capitato nella loro vicenda familiare, ma può esser il modo con cui il Signore li chiama ad una sequela più esigente, all’interno della più ampia vocazione matrimoniale cristiana.

Inoltre, proprio a partire da questa provocazione della Grazia, i genitori sono chiamati a conoscere il loro figlio non più “secondo la carne”, ma “secondo la fede” impegnandosi anch’essi nell’azione del discernimento.

 

 

Il progetto

Progressivamente e grazie a molteplici contributi, è venuta a prendere corpo questa proposta:

– si vuole offrire ai preadolescenti aperti e sensibili ad una proposta vocazionale e ai loro genitori, la possibilità di camminare insieme nella vita spirituale, a partire da questo impegno comune: ricercare e seguire il disegno di Dio sulla vita;

– una volta al mese, nel tardo pomeriggio della domenica, genitori e figli si ritrovano per ascoltare la Parola del Vangelo, meditare su di essa come adulti e come figli, pregare in comune, assumere degli impegni spirituali che verranno compiuti durante il mese, nella comune vita familiare; il testo scelto è quello di Gesù dodicenne smarrito e ritrovato nel tempio a Gerusalemme;

– il clima quindi è quello dell’ascolto innanzitutto della Parola di Dio, ma i genitori possono ascoltarsi reciprocamente come coppia, i figli possono farsi ascoltare dai genitori, i sacerdoti possono ascoltare la voce delle famiglie quando si aprono alla disponibilità verso la volontà di Dio;

– per quest’anno la proposta è rivolta principalmente ai genitori degli incontri di accompagnamento, delle Scuole Vocazionali, di alcune Scuole Cattoliche; entrambi i genitori devono esprimere la disponibilità a condividere con il figlio questo cammino di preghiera, di riflessione, di dialogo;

– è necessaria la presenza di un sacerdote al loro fianco sia per preparare l’avvio del cammino sia per accompagnare i passi successivi e sostenere la maturazione spirituale che avverrà;

– come si può ben vedere, non è un itinerario predisposto per preparare l’ingresso immediato di un figlio in seminario, quanto piuttosto è un’offerta di spazi, momenti, occasioni perché i genitori si mettano maggiormente alla scuola del Vangelo, provocati a questo dal desiderio vocazionale del figlio;

– la comunità del Seminario Minore (non solo gli educatori, ma anche i genitori dei seminaristi) è l’ambiente che ospita, accoglie e condivide un confronto con genitori e figli, proprio a partire dal cammino vocazionale che sta sperimentando: è un servizio che essa offre alla comunità diocesana;

– l’Arcivescovo ha dato la sua disponibilità ad accompagnare questo itinerario, come segno di attenzione verso i genitori cristiani e la loro responsabilità educativa, ma anche come indicazione offerta a tutta la comunità diocesana perché in essa genitori e figli possano trovare un aiuto per guardare con fede le scelte che riguardano il futuro della vita;

– da questo primo tentativo anche l’Arcivescovo ci potrà dire se un percorso siffatto può trovare spazio in una comunità parrocchiale, come forma di quell’attenzione educativa che si vorrebbe “risvegliare” nei confronti della preadolescenza.

Ecco tratteggiati brevemente i motivi, le intenzioni, le modalità e le attese che accompagnano questo itinerario per genitori e figli nell’età della preadolescenza, che viene messo in atto per la prima volta quest’anno, presso la comunità del Seminario Minore, a Venegono Inf. (Va).

“Se tuo figlio ti chiede un pane – dice Gesù – tu non gli dai una pietra”. A maggior ragione le esigenze più profonde che un figlio vive non possono restare disattese, frustrate, inascoltate soprattutto da quegli adulti che gli hanno donato la vita.

Rimettersi insieme alla scuola del Vangelo, potrà aiutare tutti nella comunità cristiana a tracciare cammini educativi che, a prima vista, appaiono difficili, quando non impossibili.

 

 

Come sta andando?

Ero alla ricerca di alcune parole che sinteticamente potessero spiegare anche ai lettori il significato di ciò che stiamo vivendo nell’itinerario di accompagnamento vocazionale per genitori e figli “Se tuo figlio ti chiede un pane…”.

Domenica 12 marzo, guidando la meditazione sulla perdita e il ritrovamento di Gesù dodicenne, il nostro Arcivescovo affermava: “Se noi, per esempio, ci fermiamo e ci distanziamo un momento da ciò che stiamo vivendo e diciamo che cosa vuol dire che in questa sala ci siano questi papà, queste mamme, questi ragazzi, l’Arcivescovo, il rettore maggiore, altri preti… Noi potremmo partire da qui per descrivere tutta la realtà della Chiesa che stiamo vivendo in simbolo: la chiesa, i laici, le famiglie, la cura dei figli, l’educazione…Noi stiamo riempiendo di simboli efficaci e forti quest’aula: questo è tutta un’ecclesiologia, un simbolo straordinario della Chiesa”.

Mi pare che questa espressione del nostro Arcivescovo riesca felicemente a riassumere quanto stiamo vivendo in questi mesi nel dispiegarsi di questo itinerario vocazionale per genitori e figli: “un simbolo straordinario della Chiesa”. Ma in quali elementi è possibile coglierlo?

Innanzitutto nell’accoglienza e nell’ospitalità offerta dalla comunità del Seminario: sono 28 le famiglie (genitori più il figlio preadolescente) che vi partecipano, tra queste 10 hanno un figlio seminarista, 10 stanno seguendo la proposta della Scuola Vocazionale di Villa Perego-Merate, 3 stanno frequentando il Collegio Arcivescovile di Saronno, 5 hanno avuto contatti con la nostra comunità del Seminario Minore… Questo gruppo di genitori si è costituito con l’unico intento di accompagnare vocazionalmente i figli e alla luce di questa intenzione si possono comprendere la disponibilità ad una conoscenza reciproca, la condivisione familiare dei pasti, il confronto in gruppo sul cammino spirituale, la preghiera comune…

Altri rimandi alla realtà della Chiesa nascono dai momenti liturgici vissuti insieme: il canto corale, la Parola letta dai genitori, le preghiere dei figli, l’Icona della S. Famiglia “scritta” da una delle coppie partecipanti… fino alle celebrazioni che ogni famiglia vive lungo il mese, all’interno della propria casa, coinvolgendo anche il parroco o il sacerdote che la segue.

È molto forte inoltre, il riferimento alla stessa Parola del Vangelo: il racconto di Gesù dodicenne al tempio è stato suddiviso secondo le domeniche dell’itinerario: il pellegrinaggio, la perdita e la ricerca di Gesù, il ritrovamento nel Tempio, il ritorno a Nazareth.

Su questa Parola viene vissuta la meditazione, la preghiera, l’impegno spirituale… riportando poi nel mese successivo la propria esperienza in gruppi predisposti per favorire la comunicazione nella fede (genitori e figli vivono separatamente questi momenti).

Da ultimo, la presenza dell’Arcivescovo che assieme agli altri sacerdoti rappresenta bene la realtà di una Chiesa che sostiene il ministero educativo dei genitori in vista di un discernimento vocazionale: la sua presenza e la sua parola illuminano il significato del Vangelo, confermano e consigliano le scelte educative dei genitori, offrono indicazioni per impegni spirituali familiari, diventano ascolto e ricezione delle vicende di ogni famiglia.

In un’attività vocazionale bisogna guardarsi dalla pretesa di raccogliere frutti immediati, ma a detta delle famiglie questo cammino le ha aiutate ad alzare il livello della vita spirituale in famiglia, a rendere più intenso il dialogo di coppia, a pregare di più, a tenere presente anche la formazione degli altri figli… I figli, dal loro versante, sono contenti di vedere i genitori attenti e coinvolti nel loro cammino vocazionale.

 

Silvano Caccia 

dell’Equipe di Pastorale Vocazionale 

del Seminario minore di Venegono Inf. (VA)

 

 

 

 

CAMMINI VOCAZIONALI PER GIOVANI E RAGAZZI

 

In questi ultimi anni, l’opera vocazionale dell’Ufficio Diocesano Vocazioni e del Seminario è stata condotta in situazioni non certo favorevoli (poche energie disponibili, diffidenza dei ragazzi e dei genitori nei confronti della proposta vocazionale, calo di tensione nella vita cristiana delle comunità e dei gruppi ecclesiali).

Il mutato contesto sociale ed ecclesiale aveva reso impraticabili e improponibili i tradizionali metodi che pure avevano dato, in passato, molti risultati, mentre la rapidità del cambiamento non aveva consentito l’elaborazione di nuovi modelli. Anche le esperienze positive delle diocesi vicine non erano automaticamente trasferibili nella nostra realtà locale.

In questa difficile fase di transizione ci siamo trovati nella necessità di dar vita a nuove iniziative che, pur perseguendo le finalità di sempre, risultassero adeguate alla nuova situazione. Ripercorrendo i tentativi e le esperienze di questi ultimi anni, possiamo abbozzare un rapido e provvisorio bilancio con qualche considerazione di carattere generale.

 

 

Gruppo di verifica vocazionale

LA PROPOSTA

Dal 1985 non abbiamo più una presenza stabile di ragazzi al Seminario Minore per mancanza di adesioni. Per i ragazzi nell’età della scuole superiori che desiderano avviare una verifica vocazionale, il Seminario propone un itinerario con periodici appuntamenti comunitari e incontri personali:

– Un incontro settimanale (l’orario e il programma venivano di volta in volta configurati in base alle esigenze formative e alle disponibilità dei partecipanti: siamo passati da un incontro di qualche ora, all’intera giornata: pranzo, studio, gioco, preghiera, incontro formativo, S. Messa, cena con pernottamento in Seminario).

– Ritiri e giornate di spiritualità a scadenza mensile.

– Esperienze più intense e prolungate nel periodo delle vacanze di Natale e di Pasqua.

– Camposcuola vocazionale in estate.

– Alcuni giorni di convivenza fraterna in Seminario (prima della ripresa della scuola).

Entrano a far parte di questo gruppo i ragazzi che, segnalati dai rispettivi parroci, desiderano conoscere meglio la figura del sacerdote e intendono approfondire quei segni o quelle semplici intuizioni che hanno fatto nascere in loro il desiderio di farsi prete.

Abbiamo costatato che la consapevolezza e la determinazione verso il sacerdozio di coloro che nei vari anni hanno aderito a questo gruppo, varia da soggetto in relazione all’esperienza ecclesiale di provenienza e all’età. Coloro che hanno interrotto la partecipazione alle iniziative di questo gruppo, sono giunti a questa decisione dopo essersi confrontati con gli educatori del Seminario come esito di una verifica serena del cammino fatto insieme.

 

METE FORMATIVE

– Cura degli aspetti generali della vita cristiana: preghiera personale e liturgica, meditazione, vita sacramentale, testimonianza, carità.

– Avvio alla direzione spirituale.

– Educazione al ritmo della vita comunitaria che prevede responsabilità, condivisione, disponibilità al servizio, puntualità, rispetto e accoglienza degli altri, correzione fraterna.

– Catechesi su Cristo (la sua identità, il suo messaggio, il suo stile di vita), sulla Chiesa (la Chiesa come Mistero, la realtà umana della Chiesa, avvenimenti e problemi della Chiesa di oggi), sulla vocazione (alcuni modelli di Vocazione nella Bibbia, gli incontri di Gesù con alcuni personaggi significativi del Vangelo, le dinamiche spirituali e psicologiche che entrano in gioco nella scoperta e nella risposta vocazionale).

– Incontro con sacerdoti e con esperienze significative della nostra Chiesa locale (comunità religiose, attività missionaria, ecc.).

– Contatti frequenti coni Seminaristi di Teologia per incontri di testimonianza e momenti di fraternità. Partecipazione alle tappe vocazionali (Ordinazioni e Ministeri).

 

ASPETTI POSITIVI

– I ragazzi hanno avuto modo di confrontarsi con la figura e la missione del prete.

– Si affinano sensibilità e atteggiamenti relativi alla vita comunitaria e ai ritmi della vita spirituale.

– C’è possibilità di conoscere meglio i ragazzi e compiere interventi educativi inseriti nel ritmo ordinario della giornata.

– I ragazzi cominciano a sentire il Seminario come luogo familiare e come punto di riferimento.

– È molto utile il contatto con i seminaristi della Teologia; si chiariscono dubbi, si dissipano timori, si comincia a conoscere la vita del Seminario Maggiore.

– Si è ormai attivato in diocesi un punto di riferimento specifico per la proposta, il discernimento e la verifica vocazionale dei ragazzi e dei giovani.

 

LIMITI E ESIGENZE

– Il tempo per i momenti specifici di formazione non è molto e questo nuoce alla continuità e alla profondità del cammino.

– I vari impegni scolastici ed extra scolastici dei ragazzi, spesso condizionano la partecipazione e le iniziative.

– I vincoli materiali di cui sopra e un grado di consapevolezza vocazionale non ancora consolidato, hanno reso impraticabile il progetto di prolungare la presenza in Seminario per più giornate consecutive.

– La mancanza di nuovi arrivi e l’abbandono di alcuni ragazzi, ha portato ad una riduzione numerica del gruppo generando nei più incerti uno scoraggiamento e in quelli più convinti una maggiore determinazione.

 

PROSPETTIVE

– È necessario che il numero dei ragazzi che partecipa a questa esperienza non sia troppo esiguo per poter avere una dinamica di gruppo sufficientemente ricca e articolata.

– È risultata necessaria e insostituibile l’iniziativa e la proposta da parte dei singoli sacerdoti per provocare un primo contatto fra il giovane e il Seminario. I ragazzi che ora frequentano il gruppo di verifica vocazionale hanno potuto iniziare questa esperienza grazie al concreto interessamento di un sacerdote che li ha indirizzati e accompagnati in Seminario nel giorno dell’incontro.

– Le normali e prevedibili partenze di chi scopre di non essere chiamato al sacerdozio, devono essere bilanciate da nuovi arrivi, pena l’estinzione dell’esperienza.

– Si è rivelato difficile dilatare i momenti vissuti insieme per l’incompatibilità con gli impegni settimanali dei ragazzi. Sono risultati più grandi ed efficaci gli incontri mensili di un’intera giornata (nella domenica o in giorni di vacanza) dove era possibile affrontare temi specifici con abbondante tempo di riflessione e curare meglio la vita comunitaria. Questa via andrebbe studiata meglio e fatta conoscere in diocesi perché potrebbe costituire una valida e incisiva occasione di incontro con nuovi ragazzi per un primo approccio col gruppo di verifica vocazionale.

– Il progetto di una ripresa della convivenza stabile in Seminario, fortemente sostenuto dal Vescovo, ha avuto positiva accoglienza da parte del presbiterio diocesano, ma non sono ancora emerse disponibilità concrete né significativi interessamenti. Non ci è ancora chiaro se questa mancanza di adesioni è dovuta ad un rifiuto da parte dei ragazzi interpellati o se è mancato il coraggio di una proposta esplicita da parte dei preti.

 

 

Attività con i chierichetti

Da alcuni anni stiamo curando con particolare attenzione il lavoro coi chierichetti (dai 9 ai 14 anni), avendo di mira sia la qualificazione del servizio liturgico che sono chiamati a svolgere, sia la proposta e la prima verifica vocazionale.

 

ATTIVITÀ SVOLTE

– Convegno diocesano annuale

– Campo scuola estivo

– Giornate di riflessione e amicizia per zone pastorali

– Gita- pellegrinaggio

– Incontri nelle singole parrocchie.

 

CONSIDERAZIONI

– I ragazzi stanno accogliendo con interesse e sorprendente disponibilità le proposte, impegnandosi in ogni attività con prontezza ed entusiasmo.

– È nato un profondo legame di amicizia fra piccoli e grandi e fra ragazzi di parrocchie diverse, importante premessa per un successivo lavoro comune.

– È molto efficace la presenza e la testimonianza dei Seminaristi.

– I Genitori apprezzano le varie iniziative dando fattiva collaborazione alla loro riuscita e offrendo disponibilità per attività successive.

– Le attività coi chierichetti incontrano il favore crescente dei parroci. Molti si sono dimostrati aperti e disponibili alle nostre proposte di lavoro: hanno accolto con simpatia e collaborato con entusiasmo alla buona riuscita delle iniziative; hanno saputo interessare e orientare i ragazzi attraverso inviti puntuali e convincenti.

– I chierichetti mostrano una naturale predisposizione ad un lavoro mirato sul piano liturgico e vocazionale.

– Le varie iniziative hanno contribuito a rendere “familiare” il rapporto col Seminario e “normale” l’attenzione al problema delle Vocazioni.

– Si è ormai avviato un cammino organico e sistematico, ben strutturato quanto a metodo, finalità, continuità.

– È bene intensificare le iniziative in questa direzione: è un lavoro a lungo termine ma risulterà certamente fecondo.

– Le iniziative con i chierichetti offrono anche l’opportunità di incontrare alcuni giovani che partecipano agli incontri in qualità di educatori o accompagnatori dei ragazzi. Fra di essi è possibile trovare anche qualcuno interessato alla vocazione sacerdotale. A questo riguardo tenteremo di individuare per ogni parrocchia un responsabile del gruppo chierichetti come referente delle iniziative, collaboratore nella preparazione delle attività proposte e possibile interessato agli incontri del gruppo di ricerca vocazionale.

 

PROSPETTIVE

Da queste attività svolte coi chierichetti ha preso avvio l’esperienza del “Gruppo Samuel” proposta ai ragazzi di 9-14 anni che desiderano approfondire e confrontarsi con la vocazione sacerdotale. Si svolgono incontri mensili di catechesi e verifica presso il Seminario diocesano. Col passare del tempo e col maturare dell’esperienza verrà proposto un cammino più intenso per il discernimento e l’accompagnamento vocazionale.

 

Considerazioni finali

– In questi ultimi anni il campo di lavoro del Seminario e dell’Ufficio Diocesano Vocazioni si è ampliato: non riguarda solo la verifica e l’accompagnamento delle vocazioni alla vita consacrata, ma deve in qualche modo farsi carico di un’opera di animazione vocazionale per riportare nelle comunità ecclesiali l’attenzione e la promozione delle vocazioni sacerdotali, religiose, missionarie e alla vita consacrata. Occorre ridare tonalità vocazionale a tutta la vita cristiana perché si crei in ogni comunità un clima di fede che favorisca la nascita e la maturazione di tutte le vocazioni.

– Affinché le iniziative vocazionali promosse dal Seminario per i giovani e i ragazzi possano avere qualche esito, è necessario uno stretto rapporto di collaborazione tra Seminario, Ufficio Diocesano Vocazioni e parrocchie. £ fondamentale che vi sia piena convergenza di intenti e di progetti tra gli incaricati della pastorale vocazionale e coloro che operano direttamente a contatto con i ragazzi nelle parrocchie, nelle Associazioni e nei Movimenti: parroci, catechisti, educatori.

– Per questo motivo è necessario che il Seminario operi in stretto raccordo con l’Ufficio Diocesano Vocazioni e con gli altri organismi diocesani (Famiglia, Catechesi, Missione, esperienze di volontariato).

– Si sottolinea l’importanza fondamentale della preghiera nei modi e con i sussidi più opportuni.

– Si è riscontrata la valenza vocazionale di alcuni appuntamenti giovanili diocesani e internazionali (Giornata mondiale della gioventù, pellegrinaggi, raduni, esperienze di volontariato, ecc.).

– La “giornata per il Seminario”, che si tiene in quasi tutte le parrocchie, va preparata e celebrata come occasione di preghiera, di catechesi e di proposta vocazionale.

– Si sta riprendendo in diocesi un lavoro con i “Ministranti”: convegno annuale, camposcuola, incontri di zona, itinerario di catechesi sui temi del servizio liturgico e della vocazione.

 

Sauro Bagnoli

Direttore del CDV di Cesena-Sarsina

 

 

 

 

GRUPPO PROPOSTA PER PREADOLESCENTI

 

Il gruppo Samuele nasce sette anni fa dalla cura pastorale del Seminario diocesano e da una duplice esigenza: quella di offrire alla diocesi, e in particolare ai sacerdoti, un riferimento sicuro di accompagnamento al discernimento dei preadolescenti e permettere ai ragazzi di accostare l’ambiente vocazionale del Seminario, a contatto con gli educatori e seminaristi del seminario minore e verificarne più da vicino la vita e le abitudini.

Sono già operanti in diocesi incontri di orientamento per preadolescenti più sensibili al discorso vocazionale che si tengono almeno due volte all’anno a modo di convegno. Il gruppo Samuele è una proposta che li supera per qualità e per le condizioni più esigenti richieste per parteciparvi.

Tra chi partecipa ai convegni vocazionali vengono notati e selezionati insieme ai parroci o agli animatori vocazionali quei ragazzi che esplicitamente esprimono il desiderio di “diventare prete” o che almeno sentono una buona disponibilità a verificarsi su questa vocazione. A loro viene fatta la proposta, direttamente dal responsabile del Seminario o dal prete di parrocchia e ne viene informata la famiglia anche attraverso uno scritto che illustra le finalità e le condizioni del gruppo. In genere non è necessario spiegare nei dettagli tutte le attività, ci pensano i ragazzi quando tornano a casa e raccontano, oppure quando i genitori stessi vengono a prenderli direttamente in Seminario e incontrano gli educatori. A volte pensa il Seminario stesso a riaccompagnarli a casa.

La difficoltà della proposta in genere non viene dai ragazzi che tornano entusiasti ma dai genitori che vedono nel Seminario un luogo troppo “di parte” per il proprio figlio. Più in profondità ci sta l’immagine del Seminario come proposta troppo esigente e comunque prematura per l’età del proprio figlio. Il gruppo Samuele con le sue attività entra non poco a scardinare tale disagio dei genitori.

Il gruppo si ritrova una volta al mese, il sabato pomeriggio dalle 15, 00 alle 21, 00, terminatala cena insieme. La giornata è gestita tenendo conto della proposta spirituale, del gioco e della preghiera. Tutto si svolge insieme e tutto è condiviso. Anche i seminaristi che vi partecipano ne sono coinvolti alla pari e si sentono in dovere di fare gli onori di casa. Molto importante, a volte determinante, la loro presenza per la scelta di alcuni di entrare in Seminario. La loro esperienza diretta crea curiosità e fa nascere diversi confronti e confidenze (più o meno segrete!) utili a chiarire le diverse attese dei ragazzi che vengono dalle parrocchie e fanno fatica a pensare la vita in Seminario.

I temi prescelti in questi ultimi anni privilegiano sempre l’aspetto biblico, in specie, gli incontri con i personaggi e la loro vocazione. Durante questo anno si sono considerati gli incontri di Gesù nel cammino verso Gerusalemme. L’importante è far cogliere ai ragazzi che ogni tappa è consequenziale alla precedente e che forte si deve sentire il senso di un cammino personale accanto a Gesù. Anche con loro Gesù vuole incontrarsi e dire una parola in questi incontri.

Ognuno possiede una cartelletta personale che raccoglie le riflessioni e le preghiere di ogni incontro; una cartina nel frontespizio permette di seguire e immaginare i luoghi degli incontri nella Palestina del tempo. Le modalità con cui vengono comunicati i contenuti sono diversi quanto lo sono i mezzi oggi a disposizione per trasmetterli. Ricercato con attenzione è il dialogo personale e il confronto di gruppo. La preghiera al termine del pomeriggio ha sempre il compito di sintetizzare il tema trattato e di affidarlo al Signore. È il tempo proprio per far sentire forte e in profondità l’appello del Signore che chiama. Spesso diventa esplicita la preghiera al “padrone della messe perché mandi operai alla sua messe”. La vocazione è un dono che va chiesto e meritato nella preghiera perché possa essere accolto con frutto. Le forme di preghiera sono volutamente diverse per ogni incontro: dall’adorazione, al rosario, via crucis, ai vespri con la comunità dei più grandi, con la visita ad alcune chiese o santuari della città.

A diversi anni dal suo sorgere l’iniziativa pare in sé buona. Non ha tutt’oggi nuociuto anche la scelta di un gruppo piccolo e scelto per tenere alta la qualità. Ci si chiede spesso se tale gruppo, visto il calare del Seminario minore, un giorno non possa diventare un preseminario o una scuola vocazionale che offra in più il tempo formativo dello studio. Tanto convinti dell’utilità del Seminario minore, non è ancora chiaro quanto questa sia una occasione pastorale ormai necessaria o l’abdicare un modello educativo qualitativamente forte come quello del Seminario. La soluzione non è facile e non bastano le scelte radicali per appianare il dilemma; l’esperienza delle altre diocesi non offre oggi segnali chiari.

Per questo, ci diciamo sempre: vale la pena investire a monte nella pastorale vocazionale delle comunità. Ma quanta fatica e quanta pazienza per vedere i frutti! Il logo del Seminario di Lodi recita in latino: “Spes messis in semine” (La speranza è riposta nel seme)… e ci pare un dovere continuare a seminare.

 

Antonio Mazzucco 

Direttore del CDV di Lodi

 

 

 

 

GRUPPO VOCAZIONALE “ANNO ZERO” PER GIOVANI

 

Dagli anni ‘80 si va manifestando, all’interno della Chiesa, una lenta e costante ripresa vocazionale. Molti dei giovani che chiedono l’ingresso in un Seminario maggiore provengono direttamente dalle comunità parrocchiali o dai movimenti ecclesiali.

Queste constatazioni, insieme ai problemi inerenti l’età adolescenziale, quali un incerto cammino di maturazione umana e la ricerca esclusiva di esperienze religiose “forti”, emotivamente coinvolgenti, hanno evidenziato la necessità di un itinerario che preceda gli anni di formazione al presbiterato.

Nel 1985 nasce così, nel Pontificio Seminario Teologico Pugliese, a Molfetta, una proposta di maturazione e discernimento previa all’ingresso in Seminario. Inizialmente essa consta di due momenti fondamentali: un campo-scuola vocazionale estivo e un periodo che da settembre a novembre vuole introdurre e formare gradualmente i giovani. Tutta la tappa è preceduta, durante l’anno, da “Giornate di accoglienza per giovani orientati al sacerdozio”. Ben presto i tre momenti formeranno un unico itinerario che, per la sua tipicità, sarà denominato, in maniera originale, “Anno Zero”.

Ma qual è la natura di questo cammino? L’“Anno Zero” si caratterizza come periodo propedeutico alla formazione del Seminario, proponendo un cammino personale e di gruppo che miri a riconoscere i primi segni della chiamata di Dio in vista di un discernimento più maturo.

In questa direzione si offre al giovane un sostegno al cammino vocazionale che già personalmente compie nella sua diocesi, dove avrà come riferimento un sacerdote che lavori in sintonia con la proposta del Seminario.

Attualmente l’“Anno Zero” è strutturato in incontri mensili (dal venerdì pomeriggio alla domenica mezzogiorno) e in un camposcuola estivo, oltre alla programmazione differenziata e particolare che è propria della parte iniziale del primo anno di Seminario.

Si propone una duplice finalità, a seconda dei destinatari. Ai giovani che provengono dalle parrocchie e dai movimenti ecclesiali si chiede di verificare i requisiti necessari per affrontare il cammino di preparazione al presbiterato e si offre l’aiuto per raggiungere una buona conoscenza di sé e una equilibrata capacità di relazione. Ai giovani che provengono dai Seminari minori si chiede di partecipare almeno ad uno degli incontri mensili e al campo-scuola estivo, così da familiarizzare con la struttura e la comunità del Seminario maggiore e confrontarsi con altri giovani che stanno compiendo un identico cammino.

Ai fini del discernimento, l’itinerario tende alla formazione umana (conoscenza di sé, maturità, libertà, decisione; per tale aspetto collaborano, mediante incontri comunitari e personali, alcuni psicologi); formazione cristiana (scoperta della persona di Gesù e della radicalità delle scelte evangeliche); formazione biblico-vocazionale (conoscenza di alcuni personaggi biblici e delle loro storie vocazionali); formazione spirituale (iniziazione alla preghiera, partecipazione all’Eucaristia e al sacramento della Riconciliazione).

La formazione cristiana, biblico-vocazionale, spirituale è curata, nel suo insieme, da una equipe di sacerdoti animatori e padri spirituali. Particolarmente ricercata, inoltre, è la comunicazione profonda tra i giovani che seguono l’itinerario, con incontri specifici in cui si narra la propria storia vocazionale e il cammino percorso.

Questa, in sintesi, l’esperienza dell’“Anno Zero” come momento obbligatorio per l’ingresso nel Seminario maggiore. Sicuramente nell’esperienza di questi anni ci sono state luci e ombre. Ma anche è cresciuta, nella comunità degli educatori del Seminario Regionale Pugliese, la consapevolezza di un accompagnamento vocazionale necessario e ineludibile per chi desideri intraprendere la formazione al presbiterato. Interessante, a riguardo, è l’ipotesi di un vero e proprio anno propedeutico.

Poiché solo nella certezza di un cammino profondo e sereno è possibile educare ad essere presbiteri a immagine di Cristo buon Pastore, attenti alle vicende del mondo e gioiosi nella fedeltà alla Chiesa e nel donarsi alla gente.

Domenico Basile 

del Pontificio Seminario Regionale di Molfetta

 

 

 

 

GRUPPI VOCAZIONALI E COMUNITÀ VOCAZIONALE PROMOSSI DA UN ISTITUTO RELIGIOSO

 

Quando il Superiore Generale nel maggio ‘93 mi ha proposto la responsabilità della Casa di Accoglienza Vocazionale per vocazioni giovanili, ho detto il mio sì. Un sì generoso, pieno, come mi è naturale, ma non ho nascosto la mia paura, le mie perplessità per un compito così delicato e difficile.

Ricordo che stavo caricando il TIR per partire con i ragazzi per il campeggio. Quanti interrogativi in quei giorni, e quante certezze: “Non voglio ripetere gli errori che hanno fatto gli altri quando ero io in formazione”; “Quali dinamiche per un autentico discernimento vocazionale?”; “Quale seminario per il religioso orionino del 2000?”; “Quale pastorale vocazionale per i giovani e meno giovani, giovani sempre più indecisi e alla ricerca di esperienze che coinvolgano la vita?”; “Quale clima per una libertà interiore”…

Così, con questi interrogativi, dopo sette anni di vita di parrocchia mi sono messo alla guida di questa Comunità di Accoglienza Vocazionale, con una grande fiducia in Dio. Mese dopo mese mi rendevo sempre più conto che non potevo improvvisare o seguire le idee del momento; si rendeva necessaria una proposta chiara, coinvolgente e così con i seminaristi nel settembre scorso ci siamo messi al “lavoro”. Condivido volentieri con voi la mia esperienza e vi propongo le linee portanti del nostro progetto.

 

La comunità del seminario

I giovani, dopo un’esperienza di vita comunitaria nel nostro Seminario o presso un’altra nostra comunità, e dopo essere stati seguiti personalmente da noi o da un altro sacerdote, vengono accolti in Seminario per un discernimento più attento e, se uno si scopre chiamato da Dio, per una formazione vocazionale di speciale consacrazione.

La proposta del Seminario serve per scoprire i segni dell’azione di Dio in una persona, per orientare la stessa a realizzare il progetto del Padre, a vivere in pienezza la dimensione della gratuità (Progetto di Pastorale Giovanile Orionino pag. 44). 

Programmare la comunità del Seminario non è facile. Il nostro è un Seminario atipico: è Seminario e casa di accoglienza vocazionale (e forse è questo il nostro pregio). Alcuni giovani vengono per una breve esperienza; altri si uniscono in seminario a anno iniziato; i più cominciano regolarmente a settembre. Alcuni restano un anno, altri più anni. Una programmazione precisa e ciclica risulta praticamente difficile da realizzare.

I destinatari di quest’esperienza sono quei giovani che dopo aver vissuto un cammino di fede e di maturazione vocazionale nelle nostre comunità sono ormai giunti, nel loro itinerario vocazionale, al momento del discernimento definitivo. Siamo, nell’itinerario vocazionale, alla fase conclusiva dell’accompagnamento (cfr. Progetto Past. Giov. Or. pag. 44) dove come ultima verifica si offre la possibilità di una reale condivisione di una specifica forma di vita e questa costituisce il definitivo discernimento prima di accedere al noviziato. Occorre, dunque, proporre la nostra comunità a quei giovani che hanno veramente percorso un cammino serio di ricerca vocazionale.

La nostra vuole essere una comunità di vita, cioè una comunità che vive la propria vocazione orionina e proprio perché vive, può accogliere i giovani in ricerca vocazionale. La nostra prima preoccupazione non è tanto quella di essere “in funzione degli altri”, ma quella di vivere la nostra vita; viverla condividendola. 

Se uno ha un dono, non lo tiene mai per sé, lo condivide con altri; è il dono vissuto che richiama altri giovani. Certo la nostra è una comunità che tiene conto dei giovani che accoglie ed è capace di adattare tutto il ritmo della propria vita sui giovani che camminano insieme a noi, ma la proposta di vita è chiara e precisa. Quattro sono gli aspetti caratterizzanti la nostra comunità:

1. Una comunità espressione viva di comunione. Una comunità tesa a costruire una reale e sincera comunione fraterna basata sulla fiducia, sulla stima, sul dialogo e sulla collaborazione.

2. Una comunità che prega e che educa alla preghiera. La preghiera della comunità è il cuore della vita comune e tutto deve concorre a testimoniarlo dando la centralità ai tempi di preghiera.

3. Una comunità che evangelizza. Evangelizza con l’annuncio esplicito, con la testimonianza e l’esempio della vita fraterna, nei contatti con l’ambiente circostante.

4. Una comunità che incarna Don Orione nella vita. Il giovane che entra tra noi, deve poter respirare Don Orione nella preghiera, nello stile di vita sobrio, nella fatica del lavoro, nel rapporto cordiale e fraterno tra i confratelli, nell’accoglienza e nell’ascolto dei poveri, degli ultimi. Nella misura in cui riesce a ben realizzare queste quattro caratteristiche la nostra comunità diventa un luogo concreto di vita per una seria verifica vocazionale in vista di una scelta definitiva.

Ora qualche parola sull’iter formativo che stiamo seguendo in questo anno: settembre ‘94 – agosto ‘95.

1. Il tempo della comunità (sett-ott.): In questa fase la comunità si organizza, decide le scelte di orientamento dell’anno, si consolidano i cardini della vita comunitaria e poco alla volta si passa da “la comunità per me” a “io per la comunità”. Il segno quotidiano che caratterizza questa tappa è una carità fraterna ricca di gesti concreti, di mille attenzioni…

2. Il tempo della conoscenza di sé (nov.-feb.): In questa fase si vuole portare il giovane a meglio scoprire se stesso, i suoi limiti, le sue potenzialità. Una lettura della propria vita alfine di una accettazione sincera e libera della propria personalità. In questa fase si fa più stretto il rapporto personale con l’educatore e con la guida spirituale. Il segno quotidiano che caratterizza questa tappa è “l’Esame di Coscienza” al termine della giornata dinanzi all’Eucaristia. E un “guardarsi dentro” sotto lo sguardo di chi ci ama e ci conosce intimamente; un rientrare in se stessi dinanzi alla Parola del giorno per scoprire la nostra reale identità così come si manifesta nel complesso articolarsi del vivere quotidiano. Questo gesto dà una profonda pace interiore, una salutare serenità, e un impulso per una vera crescita umana.

3. Il tempo di Don Orione (mar.-apr.): Il 12 marzo ricorre la festa di Don Orione e in ogni nostra comunità religiosa si organizza il cosiddetto “marzo orinino”, tempo di riflessione, di preghiera e di incontri comunitari per celebrare il fondatore. Per noi diventa un tempo propizio per far conoscere la nostra Congregazione nelle sue diverse sfaccettature carismatiche. Il segno concreto che caratterizza questa tappa è il ricordo quotidiano del fondatore.

4. Il tempo della scoperta di Cristo e di Maria (mag.-giu.): In questo periodo si approfondiscono i grossi ideali della vita cristiana al fine di rispondere con generosità all’appello di Dio. E si raccolgono così le condizioni per una scelta vocazionale sempre più sicura. Il segno concreto che caratterizza questa tappa è una liturgia più curata; una liturgia che sia “fonte e culmine della vita”.

5. Il tempo del servizio (lug.ago.): L’estate viene ad essere un tempo di confronto; inseriti nelle nostre comunità si condivide la vita dei nostri confratelli, nel servizio ai poveri più poveri nei cottolenghi, ai giovani nei campi scuola o in altre esperienze dove è richiesto un aiuto. Il segno concreto di questa tappa è la vita che si fa dono; è la vita che si fa confronto nel dialogo, nell’amicizia, nei servizi più umili. Ogni tappa comprende incontri formativi, esperienze concrete, revisione di vita, ecc.

 

Gruppi vocazionali

Tutto questo stile di vita vissuto dentro le mura del Seminario si rigenera se confrontato continuamente con l’ambiente, se offerto a tutti coloro che desiderano pensare alla propria vita in termini di progetto. Nasce così l’itinerario “orionino” giovanile.

Chi può partecipare e perché?

Adolescenti e giovani desiderosi di condividere un cammino di fede. È un itinerario aperto a tutti i giovani (ragazzi e ragazze) a qualunque grado di fede e di impegno cristiano si trovino: giovani impegnati, giovani generosi, giovani cristiani, giovani attenti e sensibili alla fede. L’obiettivo e la finalità di questi incontri mensili è offrire un itinerario ai nostri giovani, quelli che ruotano attorno alle nostre comunità, o frequentano i nostri gruppi, le nostre scuole; sia dove i giovani sono già organizzati, sia dove non ci sono gruppi, sia dove non c’è nessuna proposta formativa: per crescere insieme nella fede alla luce di Don Orione; per dare un aiuto nella formazione dei giovani; per confrontare il proprio iter di ricerca con altri giovani; per dare ai nostri giovani “un tempo e un luogo per riflettere”; per offrire la possibilità di riscoprire o ravvivare la relazione vitale con Dio in una prospettiva di progetto di vita.

È un itinerario di cammino “cristiano”, “orinino” e “vocazionale”. Un itinerario non parallelo ad altri itinerari, ma un itinerario “privilegiato” che ha una specifica caratteristica orionina. Un itinerario “fuori dal proprio gruppo” o dal proprio ambiente, educa al senso di Chiesa, di Congregazione, di impegno aperto… Finché coltiviamo i nostri giovani nel piccolo gruppo parrocchiale, senza far respirare loro l’ampiezza della Chiesa, non avremo mai giovani generosi che danno la vita per la causa del regno, e per la Chiesa intera! Non solo, ma il fatto che ci sia un itinerario comune per giovani dà unità e speranza alle nostre comunità: “qualcosa si muove!”, “riusciamo a fare qualcosa insieme”.

 

Chi propone?

L’itinerario viene sostenuto dalla comunità del Seminario, animato dal direttore insieme ai seminaristi. Un Seminario è come un faro; un faro che indica che lì c’è luce, vita; lì c’è una possibile risposta agli interrogativi che ciascun giovane sente.

I giovani ci seguiranno se sappiamo dare entusiasmo e “un tempo e un luogo” per riflettere sulla loro vita, per fare un’esperienza di comunità, per aprirsi alle prospettive del “dare la vita” nella società, nella Chiesa.

 

Cosa proponiamo?

Un incontro mensile (la terza domenica di ogni mese), con tappe ed esperienze specifiche; un preciso itinerario spirituale, con obiettivi personali di sequela di Cristo “all’orionina”. I sacerdoti presenti si impegnano a seguire ogni giovane personalmente: è nostro desiderio che nessun giovane torni dall’incontro senza aver avuto la possibilità di incontrare un sacerdote: o per la confessione, o per un cammino di direzione spirituale, o almeno per una parola fraterna. L’accompagnamento personale in un clima comunitario sembra molto fruttuoso nei tempi medio-lunghi, dopo alcuni mesi.

È qui, nel rapporto personale con il giovane che ci si fa attenti alle sue domande, ai suoi desideri, ai suoi interrogativi di fede, di amore e di donazione. Quanti giovani sentono l’impulso missionario; una vita donata agli altri e non tenuta per sé! È questo il primo segno di una vocazione.

Questa è la proposta. L’inizio era previsto già per il marzo ‘94, ma pochissime furono le adesioni. Forse i confratelli non erano sufficientemente sensibilizzati, non erano entusiasti nel sostenere l’iniziativa invitando giovani. Forse non era ancora giunto il “tempo propizio”. Ci vuole fede, spirito di famiglia, e… passione per i giovani.

I mesi seguenti sono stati necessari per incontrarmi con i confratelli, con alcuni giovani, per pregare e far pregare per questa iniziativa e così – con fede – abbiamo lanciato ancora la proposta con l’ottobre del ‘94. È stata raccolta, fatta propria dai religiosi animatori dei giovani, e la presenza è stata al di là delle nostre attese: 60 giovani! I giovani poi richiamano altri giovani, loro stessi fanno propaganda, il bene richiama altro bene… “Vieni e Vedi!”.

Il pregio di questo progetto vocazionale è il coinvolgimento dei seminaristi. Formazione e animazione vocazionale sono reciprocamente arricchenti.

La formazione acquista realtà, dinamicità, confronto; non è ferma a se stessa, ma si traduce già in vita e non solo nel “recinto” del Seminario, ma già nel “recinto” della vita, del mondo. Questi giovani “entrano” nella vita del Seminario, e non usciranno più.

L’animazione vocazionale trova il suo respiro ideale in un clima di fede, di dedizione, di allegria, di preghiera, e per usare una parola sola, in un clima di testimonianza. Il contatto dei giovani con il Seminario risulta così significativo: il bene contagia. Il giovane che vive nel mondo, in una realtà che non convince più di tanto quanto ai valori, può rimanere meravigliato da uno stile di vita che è ancora in grado di affascinare e di scuotere le coscienze.

Questo è il nostro umile impegno a favore della formazione e dell’animazione vocazionale. Saremmo grati a coloro che vorranno darci utili suggerimenti per un “lavoro” così delicato. Grazie.

 

Luciano Martini 

responsabile della “Casa di Accoglienza Vocazionale 

dell’Opera Don Orione”

 

 

 

 

LE SCUOLE APOSTOLICHE TRA SFIDE E PROVOCAZIONI

 

Alcune premesse

Il nostro tempo è ricco di segni da interpretare e leggere alla luce di uno scenario sociologico che, con un ritmo troppo repentino, muta, rischiando di far cadere persino i pastori d’anime nel pressappochismo e nel relativismo pastorale.

Alcune istituzioni ritenute obsolete, metodi educativi che facilmente vengono superati come anacronistici, inducono a pensare ad una situazione sempre precaria e fragile.

Se tutto questo è vero, se ne può avere un riscontro realistico e, per alcuni aspetti, immediato nel settore della pastorale vocazionale, in special modo quella che si rivolge alla fascia dell’età preadolescenziale. Un’età vulcanica ed instabile per tutti i dinamismi psicofisici che l’accompagnano; un’età in cui non si è più bambini e si cercano nuovi spazi di autonomia e di autoaffermazione; un’età in cui non si è ancora maturi per porre atti totalmente impegnativi e/o definitivi; è l’età del cambiamento, della novità, dei primi veri contrasti con i genitori.

Come definire questa fase di vita del ragazzo? Come porsi in ascolto delle sue istanze e delle domande di senso che già affiorano? Come aiutarlo a scoprire il suo mondo interiore ricco di risposte se la sua attenzione è continuamente rivolta all’esterno?

È questa situazione che fa aguzzare l’ingegno, per sfidare ogni rassegnazione e mettere a punto quelle “strategie pastorali” che scavalcano le banali risposte che un contesto scristianizzato vuole propinare a buon mercato.

 

Il Progetto

Ogni piano pastorale per essere veramente efficace ha bisogno di riferirsi ad alcuni criteri fondamentali per non rischiare di essere solo progettualità “utopica”, senza mai passare all’attualizzazione. Indicheremo qui, per brevità, solo cinque criteri principali che ci sembrano indispensabili per raggiungere gli effetti sperati e che sono stati tenuti presenti nell’elaborazione del piano vocazionale:

1. conoscere adeguatamente i soggetti a cui è rivolta l’azione pastorale;

2. indicare delle mete orientative da raggiungere in un tempo stabilito, in modo esplicito;

3. scegliere i contenuti che si vogliono trasmettere per raggiungere i fini prefissati;

4. scegliere forme metodologiche corrispondenti alle concrete situazioni;

5. verificare periodicamente il lavoro svolto.

Le scuole apostoliche a Napoli nascono come un vero e proprio progetto pastorale vocazionale per preadolescenti, calato in una realtà zonale, capace di polarizzare intorno a sé tutte le energie miranti a favorire quella sensibilità di animazione vocazionale, che è propria di ogni comunità cristiana. In una diocesi grande come quella di Napoli, che comprende molti comuni con realtà completamente differenti, è necessario “localizzare” nelle zone il piano pastorale, perché incida nel vissuto quotidiano e coinvolga tutte le parrocchie che insistono sul territorio. In diocesi sono state individuate nove zone pastorali e altrettante dovrebbero essere le scuole apostoliche, legate tra loro da principi ispiratori comuni e coordinate a livello diocesano dal rettore del seminario minore.

La famiglia, i docenti, la parrocchia sono a pieno titolo coinvolti nella formazione, anche se con ruoli necessariamente diversi.

La famiglia, come prima responsabile dell’educazione umana e cristiana dei ragazzi, è chiamata a trasmettere, attraverso una testimonianza quotidiana, quello stile di vita evangelico che caratterizza i coniugi cristiani. Non a caso si parla della famiglia come chiesa domestica e, nel nostro caso, come primo seminario.

I docenti, sapendo di essere non trasmettitori di informazioni, ma dei veri educatori, aprono gli orizzonti sul sapere per far cogliere la grandezza delle cose, sviluppare un sano senso critico per porsi di fronte al mondo e saper apprezzare i valori, rigettando ciò che non aiuta a crescere in modo sano ed equilibrato.

La parrocchia, con le sue poliedriche realtà, aiuta a far scattare nel preadolescente quei dinamismi di relazioni interpersonali, introducendolo nella realtà del gruppo e da qui in una assemblea più grande che è quella domenicale. In parrocchia, così come avviene anche a scuola e in famiglia, il ragazzo si misura con dei modelli ben definiti che segnano il suo cammino: il parroco, il professore, il genitore. Solo una sinergia d’intenti e strategie comuni possono far sorgere non solo la domanda, ma creare con le dovute cautele, gli itinerari per scoprire con discernimento la volontà di Dio su ciascuno, per operare in futuro delle scelte mature e responsabili. Sono questi, dunque, i criteri ispiratori che hanno reso urgente e possibile la nascita delle scuole apostoliche.

 

“Il vivaio vocazionale”

Nella scuola apostolica, quindi, da non confondere con le scuole cattoliche, il ragazzo fa una esperienza autentica di vita comunitaria intorno alla parola di Dio ascoltata e pregata. Si interroga sul proprio avvenire con serenità e non esclude la possibilità che il Signore lo possa chiamare ad essere sacerdote. Tutto questo si articola durante tutta la settimana con attività pomeridiane che prevedono, oltre al pranzo, alla normale ricreazione e allo studio, incontri di formazione catechetica, liturgica e l’animazione vocazionale con sacerdoti, seminaristi e laici. Al padre spirituale è affidato il compito della direzione spirituale e l’organizzazione dei ritiri mensili. Ogni scuola apostolica ha un suo direttore (sacerdote) che coordina tutte le attività e cura in modo particolare i rapporti con i docenti, le famiglie, i parroci e il rettore del seminario; è responsabile inoltre della formazione dei genitori.

Le scuole apostoliche napoletane per loro stessa natura si caratterizzano come dei preseminari o seminari “part-time”, per dare la possibilità agli alunni di continuare quotidianamente la loro formazione in famiglia e in alcuni giorni anche in parrocchia. Al termine di questo itinerario, gli alunni, con l’aiuto degli educatori (genitori, parroco, animatori vocazionali), possono decidere di proseguire il loro cammino di discernimento vocazionale al seminario minore.

 

Conclusioni

Attualmente le due scuole apostoliche già esistenti in diocesi, in due zone differenti, contano circa centottanta alunni. Sono trascorsi sei anni da quando abbiamo iniziato questa impresa molto audace, con l’appoggio e il sostegno del vescovo, sfidando scetticismo e dubbi. Durante questi anni circa trenta ragazzi, dopo la terza media, sono passati al seminario minore. L’esperienza acquisita ci ha portati spesso a revisionare il progetto per adeguarlo sempre meglio e con maggiore efficacia alle reali situazioni.

La sfida e la provocazione vengono lanciate per una più approfondita riflessione che sappia superare luoghi comuni e vecchie pregiudiziali: è possibile parlare di vocazione nei preadolescenti? Possono essi operare “scelte vocazionali” per il loro futuro? Serve ancora un cammino vocazionale al seminario minore o lo si può sostituire con forme e luoghi diversi, non esclusa la parrocchia? Poniamo questi interrogativi, che non vogliono essere retorici, al termine del presente lavoro, per offrire, nel rispetto di chi ha un’opinione diversa o itinerari alternativi, un modesto contributo per allargare le prospettive e ampliare la ricerca, sapendo di lavorare tutti nella stessa vigna del Signore.

 

Antonio Scarpato 

Direttore della Scuola Apostolica 

della Diocesi di Napoli

 

 

 

 

UNA COMUNITÀ VOCAZIONALE NELLA “ISTITUZIONE” SEMINARIO

 

Il progetto formativo della Se.V.A. del seminario di Brescia nasce da un’esperienza ormai trentennale e la sua vitalità poggia sull’equilibrio di due forze: la stabilità, garantita da alcuni elementi tipici dell’istituzione “seminario” e la flessibilità di interventi che rispondono ad esigenze concrete. Questo “equilibrio dinamico” nasce da tre fattori: la collocazione, la consistenza numerica, la situazione dei giovani.

La Se.V.A. infatti è una comunità autonoma, inserita però nel grande seminario; può dunque gestire con libertà la propria vita, ma non può ignorare le altre comunità o le esigenze dell’istituzione di cui fa parte; così, se da un lato sarebbe auspicabile una sistemazione più appartata, con maggior attenzione ad alcuni obiettivi propri, dall’altro è feconda una compresenza che impedisce il rischio del “ghetto”.

Quest’anno sono 24 i giovani che compongono la comunità. Il numero non è così esiguo da impedire una vita di gruppo organizzata e articolata; ma non è troppo alto, e quindi favorisce uno stile di convivenza familiare e semplice, flessibile negli interventi e nell’organizzazione.

Ogni giovane porta con sé il proprio bagaglio dato dall’ambiente di provenienza e dalla storia personale; dal livello culturale, dall’esperienza religiosa e dalla appartenenza ecclesiale. Ma l’atteggiamento di fondo è la fiduciosa disponibilità nei confronti del seminario.

Proponendo ai giovani la sequela di Cristo Signore e cercando di seguire lo stile evangelico della comunità dei discepoli, il seminario è convinto di offrire anzitutto una ricca esperienza umana, occasione di crescita. Ognuno, infatti, porta con sé un patrimonio di doti positive, ma anche insicurezza, chiusure e difetti; e ha bisogno di crescere. Per questo la vita comunitaria non è una semplice convivenza occasionale, né vuol diventare struttura soffocante.

L’orario quotidiano è essenziale, lascia ampio spazio alla scelta personale, in vista della capacità di gestire il proprio tempo con prudenza; i tempi di silenzio (sempre troppo lunghi e comprensibili solo gradualmente per i figli dell’epoca del suono e dei rumori) sono indispensabili premesse all’ascolto e alla meditazione; la disponibilità ad alcuni semplici lavori manuali, soprattutto nella cura dell’ambiente, educano allo spirito di servizio, alla concretezza, alla responsabilità. La comunità è composta di persone molto diverse per età ed esperienza: si va dai diciottenni ai trentenni, qualcuno ha alle spalle anni di lavoro, altri sono cresciuti a scuola… il contatto continuo e ravvicinato non permette di limitarsi a un rapporto superficiale, di convenienza; apre allo spirito di comprensione e di accoglienza reciproca; costringe alla verità e prova l’autenticità.

La scuola è un impegno importante per tutti; non è solo una sorta di lasciapassare per la teologia, ma un’esperienza formativa: apre la mente, costringe a cimentarsi con la fatica intellettuale, in certi casi toglie la ruggine di molti anni vissuti senza grandi interessi culturali; completa e integra la preparazione, soprattutto nel campo umanistico. In concreto, i giovani che hanno già conseguito il diploma di maturità frequentato tutti il corso propedeutico alla teologia, con la possibilità, in casi particolari, di concordare con i Professori un programma alternativo. Chi è in possesso unicamente della licenza media affronta l’esame di maturità magistrale, generalmente dopo la frequenza di tre anni di scuola; lo sforzo notevole è premiato da una crescita di libertà e dignità.

I giovani che si presentano al seminario non sono privi di un’intensa vita religiosa e di una convinta esperienza ecclesiale; ma questo non significa che siano formati in modo completo e armonioso. Insieme a profonde certezze, a un grande entusiasmo, a vera generosità; accanto a situazioni in cui il Vangelo è conosciuto e vissuto; si possono trovare anche visioni distorte di Dio o della fede, chiusure, immaturità, fragilità e carenze. Inoltre, ognuno può aver legittimamente assimilato cammini spirituali assai disparati. Per questo la formazione spirituale deve avere il tono dell’unità e della essenzialità. Il seminario ha una proposta sua propria, assunta dal Vangelo: l’itinerario del discepolo, che vive la sequela di Cristo, nella chiesa, in vista della missione nel mondo. Da questa idea sorgiva sgorga la scelta di una spiritualità biblica, liturgica ed ecclesiale.

Anima della vita spirituale è l’ascolto della Parola di Dio, accostata nella meditazione quotidiana, nella liturgia e in esperienze particolari; i giovani, ad esempio, sono entusiasti della “lectio divina” sul vangelo della domenica e della condivisione orante che ne segue; attendono e vivono con impegno gli esercizi e i ritiri spirituali.

La liturgia è davvero culmine e fonte della vita comunitaria: quotidianamente l’Eucaristia, le Lodi e i Vespri sono celebrati con calma e dignità; l’appuntamento settimanale con l’adorazione eucaristica è per molti una gioiosa scoperta; un’educazione continua al linguaggio liturgico, alla partecipazione attiva, mira a far conoscere nella fede la presenza di Cristo che salva e educa il suo popolo.

Il cammino personale, guidato dal Direttore spirituale, procede in armonia con l’itinerario della comunità, ed è condizione indispensabile per scoprire la volontà di Dio, da seguire con amore. La devozione mariana e altri tempi o forme di preghiera personale si inseriscono armonicamente su questi fondamenti comuni qualificanti.

Ciò che qualifica il cammino di seminario è ovviamente il discernimento vocazionale. Prima di entrare, i giovani hanno già compiuto un cammino di ricerca e verifica vocazionale, accompagnati dai sacerdoti della parrocchia di cui fanno parte e che li ha generati all’impegno e alla disponibilità. Anche il seminario li ha aiutati proponendo una serie di incontri di spiritualità. La decisione di cominciare è ben ponderata, spesso sofferta e tormentata, ma alla fine sempre gioiosa; ma non porta con sé la presunzione di aver già stabilito e assicurato tutto.

La preghiera, la vita spirituale permette al singolo di ascoltare la voce di Colui che chiama e di rispondere con serenità e trepidazione: “Eccomi, manda me”. Ma per giungere alla certezza morale di una vocazione autentica, la chiesa richiede la presenza di alcuni segni eloquenti, così che, mentre educa e forma, la comunità compie opera di verifica. Un primo criterio è offerto già dallo stile di vita, dalla qualità della permanenza e dalla disponibilità ad accogliere un progetto, anche nei suoi aspetti più difficili e faticosi. È segno positivo di vocazione la capacità di mettersi in discussione, di entrare in costruttiva relazione con gli educatori e i compagni, la sincerità della parola e la rettitudine delle intenzioni; la serenità e l’equilibrio nel campo dell’affettività; l’amore per la Parola e la Liturgia e l’entusiasmo apostolico. È significativo anche il particolare stile di fraternità con i sacerdoti e tutto quell’insieme di sintomi che non è sempre facile descrivere a parole, ma solo il vivere insieme permette di percepire. Il nostro seminario ha scelto che la domenica fosse vissuta nella propria parrocchia di origine: il legame con la comunità cristiana più vasta è occasione per un impegno generoso e responsabile e permette di percepire il polso vocazionale. La collaborazione con i sacerdoti diviene, a questo proposito, essenziale.

Al termine della Se. V.A. nessun rito liturgico e nessun passo istituzionale attendono i giovani. Ma l’ingresso in teologia è un chiaro segno di orientamento deciso verso il sacerdozio e di una prima favorevole accoglienza della comunità cristiana, responsabilmente impersonata dal Rettore.

Senza pretesa di completezza, queste righe dovrebbero avere più il sapore di confronto e testimonianza. Infatti chi accompagna questi giovani in un periodo così significativo della loro vita non può fare a meno di stupirsi di fronte all’opera sempre grande di Dio che, partendo da lontano, provvede pastori per il suo popolo; di sostenere con discrezione lo sforzo di chi risponde, pronto a offrire la propria vita per il Regno; di gioire come l’amico dello Sposo, grato di poter essere a contatto di un mistero così grande.

 

Vincenzo Oliva 

Vicerettore della Comunità Se.V.A. 

del Seminario Diocesano.