N.03
Aprile/Maggio 1996

Servizio civile degli obiettori di coscienza e maturazione vocazionale

 

Si parte

Il CDV è partito da due stimoli iniziali:

– l’indicazione pastorale dei Vescovi nel n. 47 di ETC (l’educazione dei giovani al Vangelo della Carità; servire i poveri nel contesto di una cultura della solidarietà; ecc.) attualizzato nella nostra Diocesi col tema: “Volontariato: mettersi a servizio per testimoniare la carità di Dio”;

– la constatazione di una realtà: il volontariato è presente nella nostra Chiesa locale in forme e quantità notevoli, soprattutto tra i giovani, che si esprime anche in un buon gruppo di giovani (oltre 150 ogni anno) di età tra i 18 e i 25 anni, che scelgono il servizio civile con la Caritas.

Si è fatta nel Consiglio del CDV la considerazione che questo poteva essere un momento importante della maturazione della risposta alla vocazione specifica. Il tipo di esperienze (caritative, assistenziali, educative, ministeriali) ci sembrava importante non solo per l’aiuto alla maturazione umana (l’apertura all’altro), ma anche per arrivare alla fede e per iniziare quel processo di trascendenza di sé verso Dio che è essenziale per la risposta ad ogni vocazione cristiana e ecclesiale.

Ci sembrava che oggi (anche tra i giovani obiettori meno praticanti) ci siano alcune aperture e degli ideali umani che potrebbero essere “semi del Verbo”: la libertà e l’unicità della persona; l’autenticità e la riscoperta della coscienza; un nuovo rapporto uomo-donna; la fraternità, la pace e la solidarietà; l’unità dei popoli e la giustizia a livello mondiale; il dialogo; l’amore per la natura e la difesa della sua vita… Queste esigenze e valori, tutti nella linea della solidarietà e della valorizzazione della persona, potevano essere terreno accogliente per la semina del vangelo della Carità, con la crescita della logica dell’amore, base di ogni vocazione: e il volontariato ecclesiale degli obiettori può avere un ruolo privilegiato. Noi siamo partiti dalla premessa che anche con forme contraddittorie e mascherate i giovani – oggi come sempre – sono in ricerca della verità piena su se stessi, su Cristo, sulla Chiesa, sul destino dell’uomo. A loro abbiamo l’obbligo di annunciare con gioia che tutti sono chiamati dalla Carità alla carità (“amore chiama amore” diceva S. Teresa d’Avila). Carità come riconciliazione con Dio, che permette la riconciliazione tra popoli e tra persone e la pace universale; come comunione con il Padre, che genera comunione con i fratelli di ogni cultura e razza, di ogni appartenenza sociale spingendoli a fare comunità; come servizio, ad imitazione di Cristo che ci ha servito con il dono della sua vita, che si esprimerà nei mille servizi concreti dell’obbiettore Caritas.

Ci siamo detti che poteva essere un cammino vocazionale assai efficace, per imparare ad amare “non a parole, ma con i fatti e nella verità” (1Gv 3,18). Poi crediamo che l’educazione al servizio favorisce, se ben orientata, la maturazione vocazionale: rispondere alla vocazione universale alla santità, crescendo nella carità.

 

In cammino…

Le finalità sono chiare: crescere non solo umanamente, ma anche nella vocazione.

Le caratteristiche: ci incontriamo con i giovani divisi in gruppi di 25 circa, ogni 15 giorni per quasi due ore (preghiera secondo il tema; dialogo introduttivo per vedere le attese e le disposizioni, presentazione del tema con audiovisivi o testi; discussione e collegamento con l’esperienza in atto); periodicamente verifichiamo il cammino coi ragazzi e con gli altri educatori dei gruppi Caritas. Dagli incontri con testimoni importanti o dalle visite a luoghi significativi (Barbiana; Arsenale della Pace; Don Benzi; Card. Piovanelli; Mons. Riboldi ecc.) vengono tratte provocazioni vocazionali.

I temi: vita, coscienza, pace, non violenza, legalità, accoglienza, servizio, socialità, carità… poi si moltiplicano secondo i gruppi. Periodicamente ci si interroga sui cambiamenti che l’esperienza provoca: si tenta di far emergere i valori vissuti e aspirazioni “vocazionali”.

Gli animatori sono i sacerdoti che collaborano con la Caritas, il CDV, l’Ufficio di pastorale giovanile, alcuni seminaristi e giovani esperti.

Nostro contributo specifico sono i criteri o le condizioni perché il cammino possa diventare un itinerario di formazione per ogni vocazione cristiana: che sia evangelicamente motivato: si serve per amore di Dio, non per motivi sociali; che coltivi nella preghiera il senso dell’Assoluto; che sia animato dalla benevolenza attenta e dalla testimonianza di consacrati; che sia inserito in un contesto ecclesiale; che sia educato e capace di educare al discernimento dei bisogni; che sia fedele anche nella ferialità, nella prova, quando non c’è ricompensa umana; che rimanga aperto ad un impegno definitivo secondo la volontà di Dio[1].

I Giovani in genere sono soddisfatti della formazione anche se all’inizio sono poco motivati e poco attivi; per molti di loro c’è una vera crescita. Tre dei nostri seminaristi e alcuni giovani – ora religiosi – hanno fatto questo cammino.

 

In avanti

Crediamo sia giusto e fruttuoso continuare. Tanti giovani che fanno una serie di esperienze di servizio molto incisive e abbastanza disponibili ad un cammino educativo, sono una occasione da non lasciarsi scappare… !

 

 

 

 

 

Note

[1] Cfr. in proposito Giovanni Paolo II, Pastores dabo vobis, n. 40; CEI, Vocazioni nella Chiesa Italiana, n. 30; Paolo Gibertini, Cercate il volto del Signore, n. 34.