Giovani e proposta vocazionale nel Catechismo dei Giovani
Un catechismo per giovani o è “vocazionale” o non è un catechismo. Questo imprescindibile carattere vocazionale è esigito sia dalla sua natura di catechismo (non esiste una mediazione della fede che non implichi anche una mediazione della chiamata alla santità) sia dai suoi specifici destinatari: è concepibile un itinerario di fede rivolto ai giovani che non li aiuti a maturare un progetto di vita secondo il disegno d’amore che il Padre ha rivelato nel suo Figlio e comunicato mediante lo Spirito? La cosa è tanto ovvia in teoria quanto non automaticamente riscontrabile nella prassi pastorale. Proviamo a verificare in concreto quale proposta vocazionale presenta il nuovo CdG/2.
Un “codice genetico” strutturalmente vocazionale
È innanzitutto da richiamare la voluta ed esplicita continuità con il CdG/1 che, come si ricorderà, è tutto vocazionale: fin dalla presentazione si legge che questo primo volume “offre agli adolescenti la proposta di un progetto di vita incentrato sulla persona e sul messaggio di Gesù Cristo, indica la comunità cristiana come luogo privilegiato per l’esperienza di questa nuova esistenza e propone strade significative di testimonianza evangelica nel mondo” (p. 4). Per rispondere a questa finalità, l’itinerario proposto nel CdG/1 in ognuna delle sue tappe è scandito attraverso vari “passi”: si parte dall’esperienza dell’adolescente che viene poi confrontata con alcune pagine scelte dell’Antico Testamento; si propone quindi il confronto decisivo con Gesù Cristo che si prolunga nella vita della Chiesa; si passa poi alla indicazione di alcune piste di preghiera per disporsi ad accogliere, con riconoscenza e responsabilità, il disegno divino di salvezza; infine si segnalano alcune figure significative di testimoni e si aprono spazi concreti di impegno. Come si vede, si struttura un preciso cammino vocazionale: si va dall’esperienza vissuta alla Parola ispirata e incarnata in Cristo, attraverso la Chiesa che educa alla preghiera, per approdare alla testimonianza e al servizio. Da ricordare anche che uno dei sei capitoli del CdG/1 e precisamente il quinto è esplicitamente dedicato alla “ricerca vocazionale verso scelte stabili per la propria esistenza” (p. 5).
Venendo al nostro testo, si è subito colpiti dal suo “DNA” strutturalmente vocazionale. Infatti le tre parti che lo compongono, si possono riconfigurare rispettivamente sullo schema: la chiamata – il Chiamante – i chiamati.
Si comincia con la prima parte (Venite e vedrete) che coincide con il cap. 1: Che cercate? e presenta la chiamata. Rispetto ai due capitoli iniziali, previsti dalla Bozza 1994, si è ritenuto opportuno giungere ad una riscrittura più essenziale e più coinvolgente di questa prima parte, con la riduzione dei due capitoli originari ad uno solo. Il presente capitolo opera una ricognizione degli interrogativi che la situazione giovanile porta con sé, per recensire domande e speranze e farle incrociare con la proposta di Gesù. Concretamente si propone di far ripercorrere ai giovani lo stesso itinerario seguito dai primi discepoli, come ci è narrato in Gv 1,35-51. È il cammino impegnativo e promettente della fede cristiana ritmato dai quattro verbi: cercare, dimorare, decidersi, sperare.
Dopo questa sorta di “atrio d’ingresso”, si passa alla parte centrale (Gesù il Cristo) che ha l’obiettivo di condurre il giovane a maturare un consapevole cammino di discepolato alla scuola del Signore Gesù (il Chiamante), attraverso un incontro pieno con la sua persona e il suo Vangelo. Questo tratto di itinerario prevede tre tappe.
La prima di queste (cap. 2: l’annuncio del Regno) intende accompagnare il giovane ad accostarsi al centro vibratile del Vangelo, che è il “lieto annuncio” non di un’idea o di un vago sentimento umanitario, ma di un avvenimento: Dio ha deciso di inaugurare il suo Regno; le parole e i gesti di Gesù stanno lì a spiegare e a mostrare la verità di questo messaggio. Dopo aver ricostruito l’ambiente vitale e il clima che si respirava attorno a quell’anno quindicesimo dell’impero di Tiberio Cesare (cfr. Lc 3,1) con i vari schieramenti e i relativi orientamenti culturali, religiosi e politici (zeloti, esseni, sadducei, farisei), si passa a rileggere gli avvenimenti che caratterizzano l’inizio della predicazione di Gesù (battesimo al Giordano, tentazioni nel deserto, chiamata dei primi discepoli), per vedere quale è stata la concezione del Regno da lui presentata attraverso le parabole, i miracoli, l’accoglienza riservata agli ultimi (bambini, donne, peccatori), le esigenti richieste presentate ai discepoli.
Il cap. 3 (Chi dite che io sia?) intende affrontare la questione dell’identità di Gesù e del mistero di Dio. Presentandosi come l’uomo libero da tutti i condizionamenti per essere interamente votato alla causa del Padre e totalmente dedito agli altri fino al dono della vita, Gesù si rivela come il volto umano di Dio. La ricchezza di questo mistero viene già annunciata nei racconti evangelici dell’infanzia (Mt e Lc).
Ma per comprendere in pienezza chi è Gesù, occorre rivolgerci agli avvenimenti della Pasqua di morte e di risurrezione, come pieno disvelamento del mistero di Dio, Padre – Figlio – Spirito Santo, e del suo progetto di salvezza per noi: è l’obiettivo che si intende perseguire con il cap. 4 (La Pasqua).
Si passa quindi alla terza ed ultima parte (La vita in Cristo) che ha lo scopo di presentare la vita dei cristiani (i chiamati) come vita di conformazione a Cristo attraverso l’esperienza ecclesiale (cap. 5: In Cristo nuove creature) e la celebrazione sacramentale (cap. 6: Celebrare in novità di vita). Dopo un capitolo fondativo dell’agire cristiano (cap. 7: Vita cristiana, vita nello Spirito), vengono esplorati alcuni ambiti specifici, che sembrano oggi particolarmente interpellare la realtà giovanile: l’amore e la sessualità (cap. 8: Chiamati ad amare), il lavoro e l’impegno socio-politico (cap. 9: Per trasformare il mondo), la speranza nel compimento definitivo del progetto di Dio (cap. 10: Vivere la speranza).
Si parlava di “codice genetico” del CdG/2 come strutturalmente vocazionale, e questo codice l’abbiamo riscontrato nella macrostruttura del catechismo, ma si può riscontrare in ogni micro-scrittura, sia nei capitoli che nei paragrafi.
Come capitolo, ritorniamo al primo, sia per il suo carattere di premessa fondante dell’intero Catechismo, sia perché sembra tra i più indovinati per capacità di evocazione e forza di coinvolgimento. Se si osserva l’impostazione, si coglie immediatamente, quasi in filigrana, la soggiacente struttura della pericope giovannea della chiamata dei primi discepoli (Gv 1,35-51): si parte dall’interrogativo di Gesù: “Che cercate?” per registrare la domanda di senso che “come allora, anche oggi” cerca tra le tante risposte reperibili, quella trascendente che vada “più in là dell’esplodere e del raffreddarsi delle nostre emozioni”. Dopo il cercare viene quindi l’esperienza del dimorare: “quel giorno i discepoli si fermarono presso di lui” (Gv 1,39). Ancora una volta si tratta di un’esperienza “decisiva adesso come allora”: la vita spirituale è pertanto scoprirsi discepoli non di una verità astratta, ma di un Dio che è persona palpabile e concreta, ma è anche scoprirsi fratelli, perché insieme si cerca e insieme si viene introdotti all’incontro con Gesù (qui si accenna al tema della Chiesa) fino ad arrivare ad essere apostoli del Messia incontrato: “Abbiamo trovato il Messia”. L’incontro dei due giovani del Vangelo con Gesù fa maturare la decisione di seguirlo: come per Natanaele, occorre scegliere, e come per lui, anche per noi il decidersi esige il superamento dei pregiudizi; è l’ora della fede. Infine i primi passi dei discepoli si avviano verso un orizzonte di speranza: di fronte alla scelta di fede di Natanaele Gesù promette: “Vedrai cose più grandi”. Anche per noi sperare rappresenta una dimensione fondamentale della nostra esistenza di discepoli; sperare è poter vivere, soprattutto lungo la giovinezza, mentre si attendono i frutti di una vita matura.
Come si vede, il testo biblico non viene strumentalizzato per puntellare tesi precostituite né la riflessione catechetica si sovrappone in modo artificioso e forzato alla pagina evangelica, ma attraverso sottolineature incisive ed opportune inquadrature la pericope scelta lascia trasparire il suo messaggio per la fede e la vita dei nostri giovani. È davvero un esempio eccellente di lectio catechetica.
Un riscontro analogo si può fare sulla rilettura della pagina classica per ogni discorso sulla vocazione: l’annunciazione a Maria. Il testo non viene riportato per intero, ma rievocato e attentamente ricostruito in base ad una chiave di lettura molto precisa: “vi si scorgono i tratti essenziali della chiamata di Dio e della risposta dell’uomo”. Riguardo alla scelta di Maria, una fanciulla che non si distingue in nulla da tutte le altre ragazze povere della sua età e che abita in un paese sconosciuto e senza importanza come Nazaret, si sottolinea: “Evidentemente Dio non segue le valutazioni degli uomini. Gli uomini giudicano secondo le apparenze, Dio vede nel profondo”. E per rimarcare la libera iniziativa di Dio si aggiunge: “Alle volte possiamo avere l’impressione di essere noi a metterci in ricerca di Dio. Ma non è mai così: è sempre Dio che fa il primo passo”. Viene quindi riportato il saluto dell’angelo con un felice aggiustamento della traduzione: “Gioisci, Maria, gratuitamente amata da Dio”. Poco più sotto si riprende la traduzione abituale: “piena di grazia” e la si coglie così: “amata gratuitamente e per sempre da Dio (…) Maria è il luogo in cui l’amore di Dio verso l’uomo si è come concentrato in tutta la sua pienezza”. Infine accennando al nome che Maria stessa si dà, “serva” (“Ecco la serva del Signore”: Lc 1,38) il testo commenta “Piena di grazia” e “serva”: in questi due nomi è racchiuso tutto il progetto di Dio, tutta l’esistenza del discepolo. Tutto ciò che si è e si ha è dono di Dio, grazia, e di conseguenza tutto ciò che si è e si ha deve farsi dono, servizio. La chiamata di Dio è stata da Maria accolta e vissuta dentro questo schema semplicissimo: grazia e servizio”. A questo punto il mariologo si porrà la domanda se non si poteva dire qualcosa di più, visto che di Maria si riparlerà – se non andiamo errati – solo con qualche accenno. Quanto al biblista, riconoscerà che la pagina dell’annunciazione è stata ricostruita sulla base di un’esegesi rispettosa e aggiornata, anche se forse un po’ troppo concentrata, probabilmente perché il CdG/l aveva già proposto una rilettura molto articolata e stimolante (pp. 258-261: si parla dei due modelli letterari utilizzati dall’evangelista – racconto di vocazione e annuncio di una nascita meravigliosa – e si ricostruisce il brano nei suoi elementi strutturali: l’incontro: Lc 1,26-28; il timore: 1,29; il messaggio: 1,30-33; la domanda: 1,34; il consenso: 1,35-38).
Alcuni percorsi vocazionali
Anche al fine di favorire una valorizzazione per catechesi, veglie, ritiri specificamente vocazionali, vorrei indicare due percorsi in cui il tema della vita come risposta ad una chiamata all’amore è più esplicito e quindi di più immediata applicazione.
Il primo percorso lo si può rintracciare nel secondo capitolo, al paragrafo 7: Seguitemi. Dopo aver riproposto il cuore pulsante del primo annuncio di Gesù – l’annuncio del Regno – si passa a presentare le esigenze di quest’annuncio: fede e conversione. E, come mostra la chiamata dei primi discepoli, la conversione per il Regno praticamente s’identifica con la sequela di Gesù. La “struttura” di tale sequela viene enucleata nei suoi elementi fondamentali.
Innanzi tutto, alla radice, si colloca la gratuità della chiamata: “La prima radice della missionarietà è la consapevolezza della gratuità. Il merito blocca la missione, la gratuità la fonda”. Una chiamata tanto esigente richiede l’urgenza della risposta: “Oggi si tende spesso a rimandare, forse perché c’è paura a impegnarsi definitivamente, o forse, anche, per un’eccessiva pretesa di chiarezza. E invece di fronte alla chiamata di Gesù occorre sempre una grande disponibilità che non è faciloneria, ma coraggio e fiducia. Soprattutto fiducia. Certo – continua il commento attualizzante del CdG/2 – occorre chiarire fin dall’inizio le motivazioni della propria scelta, ma occorre anche sapere che le motivazioni si chiariscono e si approfondiscono solo cammin facendo. È all’interno della sequela che si comprende, non stando di fuori a guardare, da semplici spettatori”. L’appello di Gesù richiede inoltre un profondo distacco: “Questo rinnegamento di sé non comporta una mortificazione della persona, né della gioia di vivere, né della simpatia verso il mondo, nel quale, anzi, l’uomo del Vangelo sa scorgere con occhio limpido i doni di Dio. Da rinnegare è l’idolatrica appartenenza a se stessi, che preclude ogni altro orizzonte, sia verso Dio, sia verso gli uomini e il mondo”.
Come si vede, queste componenti, opportunamente esplicitate e motivate, possono supportare un preciso itinerario vocazionale. Un altro percorso lo si può enucleare dal cap. 8: Chiamati ad amare. Se il primo percorso è di tipo fondativo in quanto serve preliminarmente ad assicurare il presupposto di ogni ricerca vocazionale – che è appunto quello della vita cristiana vissuta come risposta alla chiamata radicale all’amore – questo secondo permette di strutturare il tracciato successivo, che riguarda le specifiche vocazioni (al matrimonio, alla vita consacrata…). L’amore – sostiene il CdG/2 – è il centro della vita, la vocazione fondamentale a essere veramente se stessi e colmare di significato la vita. Dio creando l’uomo e la donna, ha lasciato in loro la traccia di un progetto fatto di gratuità (l’altro/a risulta amabile, da Dio, per quello che è), di fedeltà (esistere per l’altro in un appello costante all’alleanza), di fecondità (Dio nel suo amore continua a rigenerare la vita), di universalità (l’amore della Trinità si moltiplica nella condivisione). Tutto questo è proprio dell’amore divino, ma lo è anche per le due forme di amore che sono l’amore sponsale e l’amore consacrato: la cosa davvero bella è che il CdG/2 declina l’amore trinitario nelle sue quattro caratteristiche radicali (gratuità, fedeltà, fecondità, universalità) come in una sorta di tavola sinottica, vedendole incarnate nel “dittico dell’amore”, sia nella forma della vita coniugale che in quella consacrata. La conclusione è unica: “Il progetto evangelico sull’amore ha un nome: castità. Esso riassume gratuità, fedeltà, fecondità, apertura universale. La castità non è qualcosa che riguarda soltanto chi ha scelto di vivere nella verginità o nel celibato: anche l’amore di due giovani sposi è chiamato ad essere casto. Ogni battezzato è chiamato alla castità”.
Queste poche indicazioni possono dare almeno una qualche idea della forte tonalità vocazionale del CdG/2, un catechismo tutto teso a stimolare e orientare una ricerca che conduca all’incontro con Gesù e diventi speranza di vita piena. Il cammino del giovane discepolo, che si lascia nutrire da queste pagine, non si esaurisce nella tranquillità di una vita comoda, chiusa nel perimetro angusto dei propri interessi, ma esige il coraggio della missione, senza altra garanzia che Dio e la sua fedeltà, per spendere la vita nella carità.