N.05
Settembre/Ottobre 1996

Gli interventi più significativi sulla pastorale vocazionale dei vescovi italiani nell’ultimo decennio

 

Per un approccio al tema 

Oggetto

Orientamenti di Pastorale Vocazionale presenti nei documenti di Vescovi e in alcuni piani pastorali diocesani e regionali in maniera specifica e caratterizzante (quindi non semplicemente un capitoletto in un contesto più generale). Avendo come riferimento il P.P.V., si tiene conto di un decennio (1985-1995). Ricognizione e ricezione si richiamano: ricognizione di testi magisteriali per documentare elementi di ricezione del P.P.V.

 

Contestualizzazione

I Vescovi “fanno storia” con la chiesa locale; l’attenzione specifica al loro magistero non può essere staccata dalla comunità ecclesiale. Gli anni presi in considerazione rappresentano uno spaccato della storia del popolo italiano, nel suo movimento di “crisi e svolta”. Non sono assenti dalle sollecitudini dei Pastori. Analoghi avvenimenti della Chiesa in Italia (decennio di due convegni ecclesiali) stanno sullo sfondo.

 

I limiti

Documentazione certamente incompleta. Si è potuto fare riferimento solo a quanto le diocesi hanno fatto pervenire ai centri di documentazione del COP e del CNV.

 

Coordinate della relazione

Due parti con un profilo diverso.

1. Ricognizione e quasi catalogazione di documenti autorevoli (lettere pastorali, sinodi) e di interventi di risposta alla emergenza o con carattere progettuale (piani pastorali diocesani e regionali).

2. Elementi di valutazione per delineare una strategia pastorale delle vocazioni; non chiosatura ma lettura interpretativa finalizzata alla ricezione del PPV. Nuclei teologici e orientamenti pastorali in evidenza.

 

 

 

RICOGNIZIONE DI INTERVENTI MAGISTERIALI
SULLA PASTORALE VOCAZIONALE

 

Sono stati presi in considerazione: Lettere e Note pastorali di singoli Vescovi – Sinodi diocesani (con una scelta) – Piani/progetti pastorali diocesani e regionali.

 

LETTERE E NOTE PASTORALI

1. Dati quantitativi

– n. globale: 52

– n. per quinquennio: 1985-1989, 13; 1990-1994, 30; 1995, 9.

– anni più proliferi: 1995 (9); 1990 e 1993 (7).

– anno più scarso: 1986 (1).

– Vescovi-autori: tot. 31 (5 volte Saldarini; 4 volte Cella e Giordano; 3 volte Corti, Masseroni, Mazzoni, Ruppi). Giordano ha anche 2 interventi sulla pastorale giovanile (1995).

2. Appartenenze territoriali

– Nord 28 – Centro 11 – Sud 12 – Isole (Sardegna) 1.

– Regioni con più interventi: Triveneto (6), Piemonte (5).

– Con un solo intervento: Lazio, Calabria, Liguria.

– Assenti: Umbria, Sicilia, Trentino.

– Grandi città – grandi diocesi (i cui Vescovi sono autori di Lettere pastorali): Milano (popolazione cattolica: 4.791.000 – n. sacerdoti diocesani: 2.326) – Napoli (1.602.000 – 515) – Torino (2.029.000 – 736) – Brescia (973.000 – 914) – Verona (772.000 – 723).

3. Autori

– Cardinali: Ballestrero, Cè, Giordano, Martini, Saldarini.

– Già rettori di Seminario: Amari (Mantova), Masseroni (Novara), Corti (Milano), Ferrari D. (Roma, direttore spirituale), Cella (Palermo).

– Docenti universitari: Martini, Saldarini

– NB La città-diocesi di Roma ha un magistero abbondante da parte del suo Vescovo e del Vicario Generale; non risultano però Lettere pastorali ad hoc.

 

PIANI-PROGETTI PASTORALI DIOCESANI E REGIONALI

1. Piani/progetti diocesani

– n. globale: 15

– n. per quinquennio: 1985-1989, 2 – 1990-1994, 10 – 1995, 3.

– Appartenenze territoriali: Nord 9 – Centro 3 – Sud 2 – Isole (Sicilia) 1.

NB Diciture diverse: Piano diocesano di pastorale vocazionale (Pistoia); Piano vocazionale diocesano (Ascoli P.); Progetto diocesano (Novara); Programmi e orientamenti per una pastorale vocazionale (Bolzano-Bressanone); Vocazione/i, carismi e ministeri (Cosenza, Udine); Dentro a un piano/progetto pastorale (Lodi, attuazione Sinodo; Cosenza); Dentro a un piano/progetto di pastorale giovanile (Isernia); Dentro a un piano/progetto di pastorale missionaria (Nola).

 

2. Piani/progetti pastorali regionali

– n. globale: 5, di cui 1 nel 1987, 2 nel 1990, 2 nel 1994;

– Nord 2 (Emilia Romagna) – Centro 2 (ambedue della Toscana, di cui 1 sul diaconato permanente) – Sud 1 (Basilicata);

– Titoli: Pastorale vocazionale: profezia e speranza della Chiesa (Toscana); Il diaconato permanente: linee comuni per le chiese della Toscana; Percorsi per una pastorale vocazionale unitaria (Basilicata); “Non abbiate paura a chiamare” (Emilia Romagna);

Annotazioni (tra statistica e valutazione)

– Dati di riscontro: n. diocesi: 227; sedi metropolitane 39; circoscrizioni ecclesiastiche/conferenze episcopali regionali 16.

– 50 documenti pastorali, corrispondenti a circa 50 diocesi, su un totale di 227 diocesi (compreso l’Ordinariato militare), rappresentano 1/5 circa della realtà delle chiese locali. Ciò è avvenuto nell’arco di un decennio, con una certa progressione negli anni ‘90. Si tenga ancora conto dei Sinodi diocesani (non esaminati); si può ritenere che, in misura più o meno ampia, tutti trattano della pastorale vocazionale.

– La quasi totalità dei documenti unisce la pastorale vocazionale alla pastorale generale ordinaria delle Chiese locali. Cresce la coscienza che unitarietà e reciprocità sono linee rilevanti.

– Una ricerca più approfondita potrebbe accertare se i documenti, soprattutto regionali, siano il frutto di consultazione (quale ampiezza? con riferimento a chi?). Salvo pochi casi, non si ha ancora notizia di una verifica fatta sui piani-progetti.

– Anche là dove si accenna a situazioni deficitarie di vocazioni di speciale consacrazione, particolarmente di presbiteri, è dominante un tono di speranza.

– I termini sacerdote/presbitero (vocazioni sacerdotali/presbiterali) sono ambedue usati.

 

SINODI DIOCESANI

 

Scelta di un numero limitato (6 su circa 60 sinodi celebrati), con criteri dettati dalle circostanze, indicativi di un certo tipo di contenuti e di orientamenti pastorali. Attenzione a orizzonte teologico, strategia pastorale, metodi e strutture. Roma (1986-1993); Milano (1993-1994); Firenze (1988-1992); Parma (1986-1992); Tortona (1987-1994); Cosenza (1994).

 

VISIONE SINTETICA

 

Orientamenti teologici

– Il “mistero di comunione”, proprio di Dio-Trinità e riflesso nel volto della Chiesa, è la sorgente della vocazione alla santità. In questa, che è vocazione comune, trovano alimento le vocazioni differenziate. La stessa santità della Chiesa crescerà nella misura in cui si attiveranno e si esplicheranno le vocazioni differenziate di tutti i fedeli. Il concetto di vocazione è da considerarsi come chiamata alla comunione di amore e non può ridursi, come a volte accade, al concetto di missione (cfr. CfL 14). Resta tuttavia come una duplice chiamata intrinseca alla vocazione: alla comunione e alla missione (attraverso carismi e ministeri).

– Mistero di vocazione è la Chiesa, come assemblea di chiamati e riflesso dell’azione del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Un vero dinamismo vocazionale si nasconde nel profondo della Chiesa ed appartiene al suo essere prima ancora che al suo operare. Ne segue che la vocazione è dimensione essenziale e qualificante dell’azione evangelizzatrice.

– Le vocazioni differenziate sono vocazioni all’interno del popolo di Dio, segnate dal ministero profetico – sacerdotale – regale di Cristo.

 

Strategia pastorale vocazionale

– Soggetto pieno di pastorale vocazionale è la Chiesa locale/particolare con le sue articolazioni. Ciò comporta che la dimensione vocazionale trovi sempre espressione e realizzazione nella pastorale ordinaria.

– Coadiuvante delle pastorale vocazionale è la pastorale della comunità con forte impronta formativo – educativa, particolarmente nell’ambito giovanile e familiare.

– Fatto centrale della pastorale e del cammino educativo della comunità è la scoperta della propria vocazione personale offerta ad ogni membro.

– Coltivare tutte le vocazioni e attivare una pastorale unitaria vocazionale sono esigenze oggi indifferibili.

– La vocazione diaconale e le vocazioni alla comunicazione rappresentano stimoli innovativi.

 

Metodi e strutture

– I seminari e il Centro Diocesano Vocazioni (CDV) appaiono ovunque oggetto di interesse e di attenzione particolare. Anche il seminario minore trova motivi di consenso.

– Ricorrenti orientamenti si trovano in ordine a: accompagnamento spirituale con creatività e gradualità, itinerari vocazionali (di cui si chiede solida impostazione), rapporti dei seminari con le famiglie e viceversa, compito della comunità (tra cui la preghiera di intercessione).

– Cenni innovativi: un periodo propedeutico alla vita seminariale, comunità propedeutica vocazionale (con esperienza in una comunità di vita consacrata o analoga), esperienze giovanili (Gruppo Samuele, Cenacolo…), accompagnamento progressivo in comunità ecclesiale/ parrocchiale, scuole vocazionali.

– L’impegno personale del presbitero nel suscitare responsabilità vocazionale e la sua presenza nella vita quotidiana dei ragazzi/giovani, la testimonianza corale del presbiterio/vita consacrata sono ritenuti di grande utilità.

 

 

 

DALLA RICOGNIZIONE ALLA RECEZIONE

 

L’arco di un decennio come luogo e tempo del magistero pastorale del Vescovo e della sua ricaduta su mentalità e prassi della comunità ecclesiale. Al centro stanno alcune idee forza; di contorno alcuni raffronti con il P.P.V.

 

LE IDEE-FORZA DI CARATTERE TEOLOGICO

 

Scienza e prassi negli interventi magisteriali procedono unite con un felice equilibrio. L’orizzonte teologico è il mistero di Cristo la cui ricchezza insondabile si riverbera sui credenti per svelare la realtà della comunione trinitaria e per dare risalto alla dignità-responsabilità cristiana. Si tratta di “guardare in alto” risvegliando il senso della radicalità cristiana in tutto il popolo di Dio e mostrando il volto della Chiesa nella sua integrità e splendore. Ogni vocazione prende consistenza dal dono di Cristo: in lui si è tutti chiamati alla pienezza di vita (la vocazione come dinamismo e tensione verso la perfezione).

La vocazione (e ogni vocazione) è alla Chiesa e nella Chiesa; la Chiesa è la sintesi delle vocazioni. Intento della pastorale vocazionale è che, attraverso la crescita delle varie vocazioni, tutto il mistero di Cristo, in pienezza, possa essere illuminato e possa risplendere davanti al mondo. Cammino di fede, missione e vocazione si richiamano a vicenda. Di rilievo nel magistero episcopale:

– l’uso ricorrente di categorie bibliche, tra cui eccelle quella di dono;

– l’accentuazione della novità cristiana della vocazione e della radicalità evangelica (o radicalismo);

– la dimensione trinitaria e quella pneumatologica;

– unità tra popolo di Dio in cammino di fede e vocazione;

– preferenza a presbitero al posto di sacerdote.

 

PER UNA STRATEGIA PASTORALE DELLE VOCAZIONI

 

Elementi generali

– Nell’analisi della situazione, di rilievo l’indicazione del “fiato corto” della cultura propria dei paesi benestanti e della perdita dell’amore creativo-oblativo.

– Aver cura delle persone e, ancor più, degli ambiti in cui la vocazione trova alimento e sostegno. Tra questi: la parrocchia e il volontariato. Un po’ scontati gli appelli alla pastorale giovanile, ai movimenti, agli oratori: sono in grado di autorigenerarsi vocazionalmente?

– Ha una sua importanza la “bella immagine” o “figura di valore” che i presbiteri (come gli altri “vocati”) devono offrire di sé ma anche quella che va “fatta passare” nella mentalità popolare. La pastorale è (anche) un problema di cultura.

– Offrire proposte vocazionali – alle quali i credenti hanno diritto – comporta di attivare un progetto educativo di alta qualità. In esso hanno un posto preminente i formatori (e i formatori dei formatori), i luoghi di formazione (con privilegio dei seminari), alcune attitudini proprie dei formatori e della comunità educante: accompagnamento, discernimento, testimonianza in presa diretta (cfr. Martini).

– Le modalità che sorreggono la proposta vocazionale frequentemente vengono declinate secondo lo schema dei tre verbi indicati da Giovanni Paolo II nel 1979 (messaggio per la XVI Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni): pregare – chiamare – rispondere. Si tratta, in definitiva, dei compiti propri di mediazione della Chiesa; particolarmente delicata appare ai Pastori la capacità di far sorgere il senso della responsabilità di fronte a Dio che chiama e di fronti ai fratelli che attendono.

– L’animazione vocazionale è una costante dell’agire della Chiesa. Qui viene trovata e indicata una ragione, anche se non esclusiva, del dovere che i Pastori sentono di indirizzare ai fedeli i loro documenti pastorali; ne consegue anche l’insistenza ad attivare un piano/progetto vocazionale a breve e a medio termine.

– Si insiste sulla pastorale unitaria per tutte le vocazioni; si nota una progressiva attenzione alla duplice nota accennata, cioè alla unitarietà e all’attenzione a tutte le vocazioni, comprese quelle cosiddette laicali.

 

Elementi particolari

– Tra i soggetti di promozione e animazione vocazionale trovano sempre più posto i genitori e le famiglie. Di essi, unitamente ad esperti laici di scienze umane, si auspica (o si chiede) una presenza collaborativa nell’opera di formazione dei seminari, noviziati e simili. Non mancano accenni alla qualità di vita e alla qualità educativa delle comunità cristiane chiamate in causa nella formazione vocazionale (parrocchie, famiglie,…). Peraltro si nota non di rado che la famiglia (e la stessa parrocchia) viene considerata come ambito piuttosto che come soggetto attivo. Alla scuola (quale?) si attribuisce un ruolo forse eccessivo.

– S’incomincia a indicare gli adulti come possibili destinatari della proposta vocazionale.

– Appare sempre più evidente l’accoglienza della formula teologico-pedagogica: itinerari di fede. Di essi si accentua la dimensione spirituale, con ricchi contenuti biblico-teologici. Si chiede comunque una sicura qualità d’impostazione e di realizzazione.

– I seminari non sono più gli unici luoghi formativi? Non lo si dice ma lo si pensa. La formula “luogo privilegiato” si presta a interpretazioni diverse. L’insistenza nel “valorizzare l’esistente” (Card. Cè) non impedisce di cercare qualcosa di nuovo.

– Timidi appaiono gli accenni agli istituti secolari e, salvo errore, non appare menzione dell’“Ordo virginum”.

 

 

CONFRONTI E RAFFRONTI CON IL P.P.V.

 

L’ispirazione del P.P.V. sulla proposta vocazionale presente nei documenti esaminati è evidente e traspare continuamente; è motivo di qualche stupore, tuttavia, che il P.P.V. sia poco citato. Si può pensare che, in questo caso, ricezione equivalga ad accoglienza e assimilazione già avvenuta? E probabile, almeno per alcuni punti. Confronti e raffronti postulano che siano indicati con sufficiente chiarezza quali siano i nodi nevralgici del P.P.V.. A titolo di ipotesi ne facciamo un elenco, senza essere sicuri che siano da tutti percepiti con lo stesso ordine e la stessa evidenza.

– La pastorale vocazionale è sostanzialmente un itinerario, un processo composito, non riconducibile ad alcuni fatti operativi; essa si nutre di una mentalità diffusa e si esprime attraverso forme vitali.

– Il n. 57 presenta una serie di linee programmatiche: impegno continuo per la maturazione dei giovani – attivare la testimonianza delle vocazioni in atto, come segno di una fedeltà dinamica-partecipazione attiva ed esplicita della comunità cristiana alla azione pastorale e a quella formativa vocazionale specifica – azione e apertura unitaria per tutte le vocazioni – itinerari di maturazione vocazionale all’insegna di equilibrio tra natura e grazia e con costante riferimento alle realtà di Dio – Chiesa – mondo; rispetto nell’azione formativa della libertà personale e dell’efficacia della grazia – particolare responsabilità di Vescovi e di Superiori delle comunità religiose.

– Le linee programmatiche richiamate erano emergenti e prioritarie dieci anni fa. Lo sono ancora oggi, in eguale misura? Nei documenti esaminati non si può rinvenire una risposta appagante; si può comunque ritenere che una sostanziale accoglienza del P.P.V. sia avvenuta, limitatamente alle comunità destinatarie dei documenti magisteriali.

– Resta il problema di aggiornare le linee programmatiche a livello nazionale. Ciò che dieci anni fa poteva sembrare un punto di arrivo, oggi costituisce almeno in alcune voci il punto di partenza. Il cammino vocazionale nelle Chiese locali e nelle comunità cristiane ha ancora vuoti da riempire e strade da orientare, anzi da cercare.