Aspirate alla santità, ovunque siate
Convegno Nazionale Vocazioni 2026
«Carissimi giovani, la nostra speranza è Gesù. È Lui, come diceva San Giovanni Paolo II, “che suscita in voi il desiderio di fare della vostra vita qualcosa di grande […], per migliorare voi stessi e la società, rendendola più umana e fraterna” (XV Giornata Mondiale della Gioventù, Veglia Di Preghiera, 19 agosto 2000). Teniamoci uniti a Lui, rimaniamo nella sua amicizia, sempre, coltivandola con la preghiera, l’adorazione, la Comunione eucaristica, la Confessione frequente, la carità generosa […]. Aspirate a cose grandi, alla santità, ovunque siate. Non accontentatevi di meno. Allora vedrete crescere ogni giorno, in voi e attorno a voi, la luce del Vangelo» (Leone XIV, Omelia, Tor Vergata, 3 agosto 2025). Nella loro disarmante semplicità e chiarezza le parole di papa Leone XIV suggeriscono una trasparente proposta vocazionale. Il desiderio di trovare un senso alla vita e la passione per rendere il mondo un posto migliore sono corde che risuonano con particolare intensità nel cuore e nelle parole di tanti giovani e non solo. Di questo abbiamo deciso di occuparci nel 49° Convegno Nazionale Vocazioni che si è svolto a Roma dal 3 al 5 gennaio 2026.
1. Uno sgabello su cui salire
«Non siamo fatti per una vita dove tutto è scontato e fermo, ma per un’esistenza che si rigenera costantemente nel dono, nell’amore. E così aspiriamo continuamente a un ‘di più’ che nessuna realtà creata ci può dare; sentiamo una sete grande e bruciante a tal punto che nessuna bevanda di questo mondo può estinguere. Di fronte ad essa, non inganniamo il nostro cuore, cercando di spegnerla con surrogati inefficaci! Ascoltiamola, piuttosto! Facciamone uno sgabello su cui salire per affacciarci, come bambini, in punta di piedi, alla finestra dell’incontro con Dio» (Leone XIV, Omelia, Tor Vergata, 3 agosto 2025). Nella pastorale tutta vocazionale riteniamo sia importante (ri)guadagnare una convinzione: la certezza che la vita cristiana, con tutta la sua sapienza spirituale, è una fonte viva per il nostro tempo e che la sete di vita – la sete di senso – è viva e forte in tutte le generazioni e la Chiesa – già Benedetto XVI una ventina d’anni fa – può essere «portatrice di esperienza spirituale». Di questo abbiamo parlato, durante il Convegno Nazionale Vocazioni con la prof.ssa Cecilia Costa, Professore Ordinario in Sociologia dei processi culturali e comunicativi dell’Università degli Studi di Roma Tre. «Il particolare segmento dell’universo sociale dei giovani – scrive – non può essere inteso come una categoria omogenea, in quanto essi sono un arcipelago di identità. È anche vero, però, che al di là delle loro unicità biografiche, i giovani hanno delle tendenze simili, al seguito del clima culturale in cui sono calati. Pertanto, nell’argomentare sulle nuove generazioni, − per cercare di conoscerle senza la volontà di cambiarle −, bisogna considerare la problematicità della nostra epoca. Una stagione culturale, quella odierna, caratterizzata da una “devozione” al mutamento, dal dilagare della tecno-scienza, dal depotenziamento del sistema etico-valoriale e in cui alcune categorie del pensiero subiscono una rimodulazione a ribasso dei loro significati, per esempio: le fonti di senso si semplificano nel contingente; la verità si scompone nel dubbio; l’estensione del tempo si riassume nell’istante e lo spazio concreto si contrae nella virtualità. Nel riflettere sui giovani non si può trascurare anche di prestare attenzione al linguaggio digitale, che modifica dinamiche sociali e sensibilità individuali. Questo nuovo linguaggio rappresenta una inesauribile fonte informativo-comunicativa e promuove un ripensamento “creativo” del mondo».
2. Come gli scambi del treno
È il 24 ottobre 1904. L’idillio tra i due era cominciato a Mussidan dove il padre di Lucille possedeva una fabbrica di ceri e candele e dove la ragazza, educata secondo i metodi classici della borghesia di provincia, si innamora del giovane Jules, figlio di un ramaio impiegato nelle officine ferroviarie di Paris-Orléans e di un’ostetrica. La vita di questa giovane coppia fu caratterizzata da continui cambi di residenza a causa del lavoro di Jules che si impiegò e fece carriera fino a diventare capo delle stazioni parigine in zona Montparnasse. Tutti questi spostamenti costrinsero la loro unica figlia, Madeleine, ad un’educazione un po’ fuori dagli schemi, impartitale da diversi maestri. Anche la passione per la letteratura e le arti – coltivata da Jules – viene trasmessa a Madeleine che risponde con entusiasmo al desiderio dei genitori di vederla artista, studierà pianoforte e si mostrerà molto dotata nel disegno, nello scrivere poesie e nell’animazione teatrale. Nel 1909 il padre Jules conosce a Boredeaux il dott. Armaingaud, medico appartenente ad una famiglia dell’alta borghesia della città, interessato alla letteratura e alla filosofia tanto quanto alla medicina. Quando nel 1912 creò la Associazione degli Amici di Montaigne, Jules fu tra i primi ad iscriversi e quando nel 1916 la famiglia Delbrêl si trasferì a Parigi poté più facilmente partecipare alle sedute che si tenevano in un appartamento della capitale, di proprietà dello stesso Armaingaud. A Parigi Madeleine, abituata a viaggiare, trova stabilità. Ciò le permetterà di tessere una serie di relazioni che segneranno il suo passaggio – non ancora ventenne – dall’ateismo alla fede, il 29 marzo 1924.
3. Catechismo per immagini
C’è un momento della notte in cui avviene qualcosa di straordinariamente bello, un vero e proprio miracolo che con quotidiana perseveranza si ripete ad ogni angolo della terra. Dopo il buio fitto, nell’oscurità si apre come una frattura ed il cielo scurissimo inizia quasi ad essere “spezzato” dal delicato eppur inarrestabile giungere della luce del nuovo giorno. Il più delle volte questo spettacolo è riservato alla vegetazione e agli animali che prima degli esseri umani sembrano attendere con impazienza e sufficientemente desti il prodigio dell’alba. Se però ci capitasse di trovarci, magari ancora un po’ assonnati, davanti all’inizio del giorno, i nostri occhi vedrebbero la realtà intorno a noi manifestarsi poco a poco, prendendo il ritmo dell’avanzare della luce. Ecco allora apparire prima i contorni di quello che precedentemente ci era sembrata una informe macchia nera e da ultimo, i colori, inizialmente così confusi e pian piano sempre più riconoscibili e vividi. Lo Spirito nella Chiesa agisce allo stesso modo, proprio «come la luce rapida / piove di cosa in cosa, / e i color vari suscita / dovunque si riposa» (A. Manzoni, Inni sacri – La Pentecoste). I carismi, come i colori, sono venuti alla luce, quando essa si è posata sulla nostra terra, quando cioè la Vita stessa di Dio ha incontrato ciò che singolarmente e insieme siamo. L’unica fonte dello Spirito, il vero Autore, ha generato una molteplicità vastissima riflettendo in modo mirabile quello che la Chiesa è nella sua più profonda identità: un solo popolo perché innestati nell’unico Corpo di Cristo eppur diversi, lì dove – come al mattino di Pentecoste – la diversità diviene l’unico modo per realizzare appieno l’unità da cui tutto procede e a cui tutto tende (A. De Iuri – M. Gianola, «Come la luce» in rivistavocazioni.chiesacattolica.it).
La relazione del prof. don Mario Torcivia, Ordinario di Teologia Spirituale presso lo Studio Teologico S. Paolo di Catania ha offerto chiari elementi per una lettura delle vite dei santi come vera e propria fonte teologica. Attraverso la loro vita, infatti, risuonano elementi della Rivelazione, sfaccettature, prospettive che permettono di gustarne il vissuto: «I Santi – ha insegnato papa Francesco – sono sempre vivi e attuali, non perdono mai valore, perché rappresentano un affascinante commento del Vangelo. La loro vita è come un catechismo per immagini, l’illustrazione della Buona Notizia che Gesù ha portato all’umanità: che Dio è nostro Padre e ama tutti con amore immenso e tenerezza infinita» (Francesco, Discorso ai partecipanti al Convegno promosso dal Dicastero delle cause dei santi, 6 ottobre 2022). Conoscere le vite dei santi – uomini e donne della porta accanto – e di coloro che ne hanno vissuto o ripresentato il carisma si rivela un ottimo esercizio di contemplazione del mistero della Chiesa nelle svariate forme delle diverse vocazioni per riconoscerne le sfumature, gli elementi comuni e le molteplici differenze. È questo un importante esercizio per accompagnare i giovani alla scoperta della loro vocazione: ascoltando i desideri e le intuizioni ancora grossolane di chi si avvia in un itinerario di discernimento vocazionale è possibile intuirne i possibili esiti e suggerire – senza mai indirizzare forzatamente – di approfondire e considerare l’una o l’altra via che possa corrispondere al dono che il Signore sta preparando per lui o per lei (cf. Rubrica Assaggi d’Autore, in rivistavocazioni.chiesacattolica.it.).
4. Lectio sanctitatis
«Un vecchio contadino calabrese, dovendo sottoporsi a una serie di visite mediche, va a trovare il figlio avvocato che vive a Milano. Lo scontro fra campagna e città non potrebbe essere più forte. Quell’uomo anziano e legato alla terra si sente strappato dalle sue radici e si stupisce di come il figlio possa sopportare quella vita, quel ritmo estenuante, quel palazzo dove i vicini non si conoscono, quel cibo senza sapore. Una sera in cui la nuora è in viaggio e il figlio torna casa soltanto all’ora di cena, il vecchio decide di fargli una sorpresa. Quando si siedono a mangiare, i piatti sono già a tavola, ben coperti per tenerli in caldo, e il figlio, ancor prima di parlare, ne scopre il contenuto attraverso l’odore: “Quell’odore noto, ma inclassificabile; vecchio e caro.
5. Prospettive pastorali
La giornata conclusiva ha voluto aprire alcune finestre su possibili orizzonti – alcuni più consueti, altri più inediti – nell’ambito della sinergia tra uffici, servizi e attenzioni pastorali. Alla tavola rotonda sono intervenuti don Riccardo Pincerato, Responsabile del Servizio Nazionale per la pastorale giovanile della Conferenza Episcopale Italiana; p. Marco Vianelli, Direttore dell’Ufficio Nazionale per la pastorale delle famiglie della Conferenza Episcopale Italiana; don Massimo Angelelli, Direttore dell’Ufficio Nazionale per la pastorale della salute della Conferenza Episcopale Italiana; don Giuliano Savina, Direttore dell’Ufficio Nazionale per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso e la dott.ssa Emanuela Vinai, Coordinatrice del Servizio Nazionale per la tutela dei minori della Conferenza Episcopale Italiana.