Quale pastorale vocazionale per la nuova evangelizzazione?
Che la pastorale vocazionale debba costantemente rinnovarsi, è convinzione ormai ben radicata. E’ attribuita a Giovanni XXIII l’espressione che “la Chiesa non è un museo”. Un organismo vivente come la Chiesa è in continua evoluzione. La vocazione ha Dio come autore, però si concretizza nella persona umana con tutti i suoi dinamismi e condizionamenti di tempo, di luogo, di ambienti sociali, ecc. Per conseguenza la pastorale delle vocazioni, per non essere anacronistica, deve tener conto delle situazioni particolari della comunità cristiana, sia di quelle positive che di quelle negative.
La pastorale delle vocazioni, incarnata e differenziata
Nel documento sulla pastorale delle vocazioni votato a Lourdes nel novembre del 1971, i Vescovi francesi sottolinearono che la vocazione si esprime sempre nel cuore di una vita, è realizzata e vissuta cioè all’interno di un progetto di vita, di storia. In questa storia si intrecciano l’azione di Dio, gli avvenimenti e la libertà umana. A distanza di vent’anni l’esperienza ha dato ragione all’intuizione della Conferenza Episcopale Francese. Questo aspetto richiede che la pastorale delle vocazioni, in linea con la “vita”, tenga conto della famiglia, della scuola, della vita affettiva, dei testimoni e dei modelli, della libertà dei chiamati, delle culture differenti in cui vivono i giovani.
L’urgenza del rinnovamento è stata condivisa dal II Congresso Internazionale per le Vocazioni celebrato in Vaticano nel maggio 1981. Al n. 5 del Documento Conclusivo si afferma che “la pastorale delle vocazioni deve continuamente rinnovarsi, accogliendo le ispirazioni che nascono dalla fede e i ‘segni’ che vengono dall’uomo, per prestare un servizio fedele di mediazione tra Dio che chiama e coloro che sono chiamati”.
Qui possiamo riproporci la domanda di fondo alla quale vogliamo rispondere brevemente con questo scritto: quale pastorale vocazionale oggi per l’Europa in vista della rievangelizzazione del continente?
Sappiamo che le differenze esistenti tra le 28 nazioni europee sono tali da influenzare in modo notevolissimo le esperienze vissute, i mezzi utilizzati, le scelte operate, le strutture realizzate nella pastorale vocazionale delle varie comunità cristiane. Per questo motivo talora sembra quasi impossibile riconoscere gli elementi comuni. Si pensi ad esempio a nazioni come la Francia, l’Olanda, il Belgio rispetto alla Polonia, alla Cecoslovacchia e agli altri Paesi dell’Est per capire il divario esistente fra di loro. Si pensi alla situazione della Grecia con lo 0,23% di cattolici rispetto al Portogallo con il 95% di fedeli. Credo sia inutile continuare nel sottolineare le diverse caratteristiche facilmente ravvisabili. Non a caso Giovanni Paolo II, parlando ai partecipanti al VI Simposio del Consiglio delle Conferenze Episcopali Europee (11.10.1985), affermò che la prima cosa che si rileva posando lo sguardo sull’Europa è la sua mancanza di unità.
Nonostante ciò, al di là delle differenze è possibile individuare nel continente europeo denominatori comuni: convinzioni e tendenze positive che si vanno radicando nelle comunità cristiane, difficoltà e problemi tuttora esistenti, scelte prioritarie di pastorale vocazionale[1].
Convinzioni e tendenze
Qual’è il momento che sta attraversando l’Europa oggi? Quali tendenze e quali convinzioni si manifestano per una pastorale vocazionale “nuova”, cioè “vigorosa”, “efficace”, “incisiva”?
Ecco quelle maggiormente ricorrenti nelle relazioni delle varie Conferenze:
– cresce nelle comunità cristiane il senso di responsabilità per l’incremento delle vocazioni, anche se tale interesse non ha raggiunto il livello ottimale. Segni evidenti sono gli sforzi per rendere effettivamente vocazionali tutte le pastorali; il magistero episcopale sempre più ricco e significativo; il maggiore impegno nelle diocesi e nelle famiglie religiose nel mettere a disposizione del servizio vocazionale persone a “tempo pieno”;
– si nota una forte preoccupazione di inserire organicamente la pastorale vocazionale nella pastorale di insieme, principalmente nella catechesi, nelle attività giovanili e della famiglia;
– si avverte l’esigenza di un’impostazione dottrinale in sintonia con l’ecclesiologia del Vaticano II, sviluppando e approfondendo il tema della vocazione e delle diverse vocazioni;
– la proposta vocazionale alla gioventù viene fatta in modo sempre più coraggioso da parte dei responsabili;
– i centri nazionali e diocesani per le vocazioni si vanno meglio organizzando e i piani vengono aggiornati secondo le nuove esigenze pastorali;
– dopo un periodo di frustrazioni, va aumentando il senso della missionarietà e l’apertura ai bisogni della Chiesa universali;
– la preghiera per le vocazioni sta assumendo progressivamente il posto essenziale che le compete; la Giornata Mondiale viene considerata sempre più come momento culminante di tutto il servizio vocazionale e sta sviluppando una nuova coscienza nelle comunità cristiane; si va ponendo attenzione all’anno liturgico come scuola permanente per il cammino vocazionale.
Difficoltà e problemi
L’aver rilevato alcune tendenze positive non deve far dimenticare le serie difficoltà che esistono tuttora. Le comunità cristiane si trovano spesso di fronte ad atteggiamenti ambivalenti e contraddittori. Tra le varie nazioni e nell’ambito di una stessa nazione esistono luci ed ombre che rivelano da una parte l’inadeguatezza delle culture tradizionali e dall’altra il bisogno inquieto di nuovi progetti di esistenza umana.
Nel citato discorso ai Vescovi europei ha così delineato questo aspetto: “Un’ analisi della situazione oggi in Europa, mostra, insieme con confortanti segni di vitalità e di ripresa, anche una persistente crisi di vocazioni e il doloroso fenomeno delle defezioni. Le cause di questo doloroso fenomeno sono molteplici, ed occorrerà affrontarle con vigore, soprattutto quelle riconducibili all’inaridimento spirituale o ad un atteggiamento di dissenso corrosivo. Da questi ambienti non nascono vocazioni”.
Alla luce dei documenti suddetti possiamo richiamare i seguenti problemi presenti un po’ dovunque:
– sussistono fenomeni culturali che incidono enormemente nella coscienza dei giovani e costituiscono una sfida permanente per la pastorale vocazionale. Sono a tutti noti fattori sociali come la secolarizzazione, il permissivismo, le antropologie dominanti. La crisi delle vocazioni sperimentata in questi anni è sintomo di una crisi più profonda di valori umani e religiosi;
– i mezzi di comunicazione sociale promuovono falsi ideali e presentano spesso immagini di sacerdoti e di consacrati che si riferiscono ad altri tempi e rendono queste vocazioni ridicole ed irreali per la gioventù moderna;
– dopo i cambiamenti avvenuti recentemente nell’Est-europeo, sembra che la gioventù accolga le proposte vocazionali con riserva sempre crescente, evidenziando così il proprio smarrimento, le frustrazioni, le difficoltà di prendere decisioni autonome. La Conferenza dei Superiori Maggiori che fa questo rilievo, nota pure che una parte della gioventù cattolica, animata da altruismo, rivolge sempre più frequentemente il proprio interesse e il proprio impegno verso problemi sociali, politici e culturali al di fuori delle attività della Chiesa;
– le crisi e le trasformazioni culturali, sociali, religiose ed etiche della società europea si riflettono in modo impressionante sulle famiglie. Oltre la denatalità e il fenomeno dei figli unici, molte famiglie europee evidenziano atteggiamenti di possesso e di progettualità nei confronti dei figli;
– i giovani spesso dimostrano fragilità psicologica e timore di fronte a un impegno definitivo, e preferiscono esperienze parziali e a tempo determinato. Questo atteggiamento si manifesta soprattutto nei riguardi del celibato e dei voti religiosi;
– anche se non sono gli atteggiamenti più diffusi, permangono tuttora manifestazioni di indifferenza, stanchezza, pessimismo di fronte alle vocazioni. Le controtestimonianze dei consacrati, anche se attenuate, creano incertezze nella coscienza di molti giovani sul senso delle vocazioni consacrate. L’Episcopato Spagnolo osserva che spesso insieme alla cosiddetta crisi di vocazioni si accompagnano le crisi dei “vocanti”;
– il linguaggio costituisce un problema di difficile soluzione. L’Episcopato Austriaco osserva che gli stessi animatori vocazionali parlano spesso una lingua e un modo di esprimersi che i giovani non comprendono perché fuori dai loro schemi mentali;
– tutte le Conferenze sottolineano la gravità della crisi delle vocazioni femminili in Europa, crisi connessa alla questione della donna nella Chiesa e nella società. Tutti concordano che non si risolve questo problema con il portare in Europa vocazioni di colore e del Terzo mondo.
Urgenze e scelte prioritarie
Le necessità pastorali sono segni rivelatori delle urgenze e delle priorità. Il Sommo Pontefice, le Conferenze Episcopali e le Conferenze dei Superiori e Superiore Maggiori insistono su alcune scelte inderogabili.
La pastorale vocazionale, momento privilegiato
Poiché la pastorale delle vocazioni è un’attività evangelizzatrice e ordinata all’evangelizzazione, tale pastorale deve rispondere, partendo dalla fede, ai problemi concreti di ogni nazione e regione per riflettere l’unità e la varietà dei servizi. “La cura della formazione sacerdotale e della pastorale vocazionale si inserisce come momento privilegiato nel programma di nuova evangelizzazione”[2].
Prima del numero, la qualità e la preparazione
“Per questa sublime missione di far fiorire una nuova età di evangelizzazione in Europa – afferma il Papa – si chiedono oggi evangelizzatori particolarmente preparati. Occorrono araldi del Vangelo esperti in umanità, che conoscano a fondo il cuore dell’uomo d’oggi, ne partecipino gioie e speranze, angosce e tristezze, e nello stesso tempo siano dei contemplativi innamorati di Dio. Per questo occorrono nuovi santi. I grandi evangelizzatori dell’Europa sono stati i santi. Dobbiamo supplicare il Signore perché accresca lo spirito di santità della Chiesa e ci mandi nuovi santi per evangelizzare il mondo d’oggi”[3]. “Le urgenze della nuova evangelizzazione reclamano un numero adeguato di sacerdoti intelligenti, capaci, disponibili, mossi da autentica carità pastorale e fondati su una solida spiritualità, animati da un amore alla Chiesa che si traduca in esemplare capacità di collaborare alla sua edificazione, fortificati da un’adesione piena e personale alle verità che annunciano. Di qui la nostra primaria attenzione alla formazione sacerdotale e ad una vigorosa ed efficace azione di pastorale vocazionale”[4].
La famiglia tra le priorità
Ci serviamo ancora di alcune espressioni di Giovanni Paolo II: “Penso che la pastorale familiare debba senz’altro, nella prospettiva di una rinnovata evangelizzazione, essere collocata tra le priorità. Qui è in gioco il bene e l’avvenire della Chiesa in Europa non meno che il bene e l’avvenire della società europea”[5]. E ancora: “Occorre ricostruire il tessuto della comunità cristiana attraverso l’evangelizzazione delle famiglie, chiamate a divenire le prime evangelizzatrici all’interno della parrocchia… Vitale è il ruolo della famiglia nella pastorale vocazionale. L’evangelizzazione nel futuro dipende in gran parte dalla chiesa domestica. Deve quindi essere non solo oggetto ma anche oggetto della pastorale vocazionale. In quelle famiglie che sono autentiche chiese domestiche i figli oltre il dono della vita, ricevono infatti il dono dell’educazione alla fede e, attraverso l’esempio dei genitori, possono imparare a leggere la propria vita come vocazione e a rendersi disponibili alla volontà di Dio”[6].
Attenzione ai giovani
La pastorale giovanile è l’altra urgenza segnalata da tutte le parti. “Occorre annunciare in modo vivo e credibile contenuti e stili di vita evangelica al mondo giovanile, spesso frammentato e interiormente svuotato”[7]. Dire pastorale giovanile significa catechesi, proposta, accompagnamento, direzione spirituale personale. La conferma si ha in una constatazione evidente: stanno sorgendo vocazioni, afferma l’Episcopato Spagnolo, laddove esiste una pastorale giovanile ben articolata con la pastorale vocazionale specifica, poiché l’una e l’altra danno la possibilità ai giovani di avere una viva e personale esperienza con Cristo, una forte esperienza di comunità cristiana e proposte vocazionali. In tale contesto viene stimolata la valorizzazione delle esperienze meglio riuscite nell’orientamento vocazionale dei giovani: le scuole di preghiera e i momenti forti di spiritualità; le residenze vocazionali; le comunità di accoglienza vocazionale.
Note
[1] Per queste note ci siamo serviti di un materiale autorevole e prezioso: gl’interventi del Papa sull’argomento, particolarmente il discorso al VI Simposio delle Conferenze Episcopali Europee (11.10.1985) sul tema “Secolarizzazione ed evangelizzazione oggi in Europa”, il discorso ai Vescovi della Regione Lazio (12.4.1986) su “L’impegno di una nuova evangelizzazione” e il discorso sempre ai Vescovi della Regione Lazio (8.7.1991) su “Rievangelizzazione e pastorale vocazionale”. Inoltre abbiamo utilizzato le risposte giunte alla sede Apostolica dopo la duplice consultazione sugli sviluppi della pastorale vocazionale: la prima indagine avviata il 3 maggio 1988 dalla Congregazione Cattolica presso le Conferenze Episcopali; la seconda realizzata in data 25 gennaio 1990 dalla Congregazione per gl’Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica presso le Conferenze Nazionali dei Superiori e delle Superiori Maggiori.
[2] Giovanni Paolo II, 8.7.1991.
[3] Giovanni Paolo II, 11.10.1985.
[4] Giovanni Paolo II, 8.7.1991.
[5] Giovanni Paolo II, 11.10.1985.
[6] Giovanni Paolo II, 8.7.1991.
[7] Giovanni Paolo Il, 8.7.1991.