Liturgia, adulti e responsabilità vocazionale nella comunità cristiana
Per comprendere pienamente ciò che rappresenta la Liturgia nella sensibilizzazione della comunità cristiana alle vocazioni di speciale consacrazione, occorre partire dal concetto stesso di liturgia e dalle conseguenze che ne derivano per la comunità stessa e per i singoli cristiani. La liturgia non può essere utilizzata, va solo celebrata e resa più efficace per le disponibilità vocazionali che naturalmente essa sa creare.
“La liturgia è ritenuta come l’esercizio del sacerdozio di Cristo; in essa per mezzo dei segni visibili viene significata e realizzata la santificazione dell’uomo e viene esercitato dal Corpo Mistico di Cristo, cioè dal capo e dalle sue membra, il culto pubblico e integrale” (SC 2).
Queste affermazioni del Concilio mostrano che la liturgia non è solo un momento di preghiera e di culto, ma è primariamente partecipazione viva e vera alla storia della salvezza ripresentata nei segni. La liturgia inserisce il cristiano nel grande disegno del Padre che nella sua infinita bontà vuole aprire all’uomo le sorgenti della vita divina; un disegno che mostra lungo la storia le sue linee più chiare e marcate nella vocazione dei patriarchi e dei profeti fino alla pienezza nella vocazione di Gesù Cristo, chiamato a diventare “cuore del mondo” e “via della vita eterna”. La continuità del disegno divino e la possibilità di partecipazione, offerta ad ogni uomo, è continuata dalla Chiesa, corpo mistico di Cristo e presenza viva e operante di Lui nella storia; essa ha la stessa vocazione di Cristo: annunciare la salvezza e metterla in atto efficacemente.
Ecco la liturgia: è l’attuazione del “progetto di Dio” nella storia: radunare e formare il suo popolo. Questo progetto si compie secondo la logica dell’incarnazione, per mezzo di mediazioni sensibili, cioè con “parole e fatti” intimamente congiunti, perché quello che viene annunciato lo si compia attraverso l’umanità di Cristo, resa presente e operante nei segni sacramentali della celebrazione.
Anche in questo tempo della Chiesa, come nei secoli dell’attesa, emergono specifiche vocazioni, ognuna con il suo compito ben definito per l’annuncio del Vangelo di Salvezza e per l’edificazione della Chiesa: la vocazione degli Apostoli e dei loro successori, i vescovi, la vocazione dei presbiteri, dei diaconi e poi via via le altre vocazioni alla vita consacrata e ai ministeri laicali; tutti chiamati a collaborare per lo sviluppo e la crescita del corpo mistico di Cristo. Tutti i membri della Chiesa sono coinvolti, “a seconda del dono ricevuto”, in questa grande chiamata, che li rende missionari e testimoni nel mondo del mistero della salvezza. In questa prospettiva la celebrazione della liturgia è lo specchio della vita cristiana di una comunità ecclesiale, perché in essa si compie insieme l’azione di Cristo e quella della specifica comunità cristiana che celebra la sua fede, che ascolta la Parola di Dio per nutrire la propria vita, che esprime nella diversità di ministeri la responsabilità di tutti nella comunione ecclesiale e nel servizio al Regno.
A queste motivazioni teologiche si aggiungono alcune constatazioni pastorali. La liturgia è l’unico luogo della formazione permanente del cristiano, specialmente degli adulti. La celebrazione dell’Eucaristia e i ritmi delle celebrazioni dei sacramenti sono quasi gli unici momenti nei quali i fedeli si incontrano e possono sentirsi popolo di Dio. Sono questi i tempi favorevoli per la formazione alla vita di fede: qui si favorisce efficacemente la scoperta della personale vocazione, qui si offre la forza per realizzarla, qui si mostra il senso pieno del servizio al Regno di Dio.
Una comunità cristiana che non fa della liturgia “la sorgente e il culmine” della sua azione pastorale, rischia di minare alle radici la sua possibilità di vita. È come un fiume che, quando gli viene a mancare la sorgente, si secca, o che, quando non riesce a raggiungere il mare crea solo paludi e sabbie mobili. “La Liturgia è il culmine verso cui tende l’azione della Chiesa e, insieme, la fonte da cui promana tutta la sua virtù” (SC 10).
La liturgia educa al senso vocazionale della vita
La riforma liturgica, che ha preceduto e quasi spinto la riforma della vita della Chiesa, conosce oggi un momento di particolare importanza. Dopo la riforma dei testi e dei riti è necessario dare profondità e vitalità alle celebrazioni perché uniscano la continuità, quasi ripetitiva, dei riti e dei gesti liturgici con la freschezza e la costante novità della Parola di Dio che quasi colora in modo diverso e nuovo ogni celebrazione e libera tutta la forza vocazionale e missionaria che sprigiona da ogni incontro con il Cristo vivo.
Diventare “famiglia di Dio”
Per favorire la continuità tra la Parola di Dio, Riti e vita quotidiana è necessario educare al “senso comunitario” delle celebrazioni. Gesù è venuto proprio per questo: “per riunire insieme i figli di Dio che erano dispersi”. I primi cristiani, pur consapevoli di andare incontro al martirio, dicevano: “Non possiamo vivere senza trovarci riuniti insieme a celebrare, nel giorno del Signore, i divini misteri”; e il Piano per le Vocazioni in Italia, citando la Lumen Gentium al n. 9 dice: “Dio volle santificare e salvare gli uomini non individualmente e senza alcun legame tra loro, ma volle costituire di loro un popolo, che lo riconoscesse e fedelmente lo servisse”, e tutti “indirizzassero in piena unanimità le loro forze alla edificazione della Chiesa”. La coscienza di formare un’unica famiglia, con le naturali corresponsabilità, trova nella liturgia non solo la sua attuazione nel mistero, ma anche la costante formazione. Nella liturgia la chiamata di Dio a formare il suo popolo s’innesta con la naturale esigenza dell’uomo all’incontro e al dialogo con gli altri, nonostante l’istintiva e ricorrente tentazione dell’individualismo e dell’egoismo, promuove il moltiplicarsi dei rapporti tra gli uomini, unitamente all’attenzione e all’apertura sopratutto ai più deboli e ai poveri.
Ascoltare nel silenzio del cuore
Nella Liturgia la Parola di Dio proclama ciò che il sacramento compie. Per mezzo della Parola Dio interpella i suoi figli, li educa, li guida sulla via della sua volontà, “perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza”. Di fronte a quest’azione liturgica la cosa più importante è educare l’atteggiamento di ascolto. Si tratta di ricostruire il sistema di significati dei riti e delle parole con l’esperienza del silenzio, che lascia emergere le domande più vere della vita, con l’ascolto del cuore che apre all’accoglienza e alla disponibilità, con l’incontro vivo e vero con Dio presente nella Parola, nei riti e nella comunione con i fratelli.
In questo silenzio-parola la Sacra Scrittura si fa Verbo del Padre rivolto alla comunità celebrante nel contesto concreto della sua esistenza e della sua storia.
Celebrare le opere del Signore
La Parola ascoltata nel silenzio della fede mostra la vita della Chiesa e quella personale di ciascun cristiano come canto di fede e di lode al Padre e ne fa, in comunione con Cristo, un’offerta e un sacrificio gradito a Dio. Educare a deporre se stessi con tutta la propria realtà di fragilità e di peccato, con tutte le proprie possibilità e speranze, sulla mensa eucaristica è condizione indispensabile perché si compia per il cristiano una vera azione liturgica: né Cristo, né la Chiesa possono rendere vera e santa un’azione che non è posta in atto. La liturgia deve diventare un tempo e un luogo di “esperienza mistagogica”, di iniziazione alle realtà simboliche e ai riti dove si colloca la memoria costitutiva degli eventi di Cristo e il mistero della sua Pasqua. La liturgia non è solo memoria di azioni compiute da Cristo, è loro attualizzazione nell’oggi della storia e della vita. Solo a queste condizioni si favorisce la necessaria continuità tra celebrazione e vita. Così la comunione con Cristo che si attua nella celebrazione viene preparata da un’esistenza ricca di carità e nello stesso tempo questa attinge energia nuova alla sorgente viva del Cuore di Cristo, presente e operante nella liturgia.
Continuare il “servire” di Cristo
Ogni celebrazione liturgica, infine, non si esaurisce nei riti e nelle preghiere, ma trova il suo compimento nel mandato che è affidato ad ogni partecipante. “La liturgia, mentre ogni giorno edifica quelli che sono nella Chiesa in tempio santo nel Signore, in abitazione di Dio nello Spirito, fino a raggiungere la misura della pienezza di Cristo, nello stesso tempo e in modo mirabile irrobustisce le loro forze perché possano annunciare Cristo e così a coloro che sono fuori mostra la Chiesa come vessillo innalzato tra i popoli, sotto il quale i dispersi figli di Dio possano raccogliersi, finché si faccia un solo ovile e un solo pastore” (SC 2). Nell’assemblea liturgia l’unico e medesimo Spirito Santo con la “vocazione” conferisce ai credenti doni diversi, anima i partecipanti a compiere il culto sacerdotale della nuova alleanza e li spinge a rendersi reciproci servizi in vista dell’edificazione del Regno di Dio (cfr. Ef 4,12).
Da quanto fin qui detto appare chiaramente che il cristiano mostrato,dalla liturgia è un uomo in costruzione: chiamato cioè a crescere e perfezionarsi, ad adattarsi e entrare in profonda relazione con persone, tempi e luoghi per inserirsi progressivamente nel “tempo di Dio”. È poi un chiamato a configurarsi a Cristo, a lasciarsi investire, plasmare e guidare dallo Spirito; un chiamato a muoversi in comunione con la Chiesa, progettando con e per la comunità ecclesiale; un chiamato a vivere nella storia come “presenza operante” di Cristo nella pienezza della sua umanità. È, infine, un mandato a continuare nella vita i misteri che celebra, a vivere da figlio di Dio nella quotidianità della sua storia umana, testimoniando l’efficacia della carità di Cristo con l’assumere quel ministero e quella consacrazione che Dio gli dona, senza il quale non si può “aver parte” al banchetto del Signore (cfr. Gv 13,8).
I sacramenti, itinerario vocazionale del cristiano
La liturgia realizza la progressiva trasformazione in Cristo specialmente con i Sacramenti. Tutta la vita cristiana è profondamente segnata dalla vita sacramentale. Il Battesimo è la vocazione a realizzare pienamente la propria umanità con una vita santa da figli di Dio. La Cresima consacra l’uomo, mediante l’unzione dello Spirito Santo, e lo abilita ad operare nella storia con l’energia vitale di Cristo. Per conservare e risanare la fragilità della condizione umana e offrire la possibilità di realizzare la propria vocazione ecco il sacramento della Penitenza. Per testimoniare e raggiungere la pienezza della comunione con Dio e con i fratelli nell’unico Corpo di Cristo c’è l’Eucaristia. Per poi realizzare meglio la comunione con il Cristo sofferente, morto e salito al Padre c’è l’Unzione degli infermi. Ci sono poi i sacramenti che consacrano gli stati di vita: l’Ordine Sacro trasforma un uomo in segno sacramentale di Cristo, pastore e guida del suo popolo; il Matrimonio consacra l’amore umano e lo fa segno dell’amore fedele, fecondo e perpetuo che lega Cristo alla sua Chiesa.
Tutta la vita dell’uomo con i Sacramenti riceve l’unzione divina e nessun momento della vita terrena del Cristiano è privato della possibilità di vivere e testimoniare la sovreminente altezza, larghezza e profondità dell’amore di Cristo. I Sacramenti mostrano la via della vocazione, offrono l’energia per realizzarla e impegnano a viverla e a testimoniarla con perseveranza e coraggio.
La Celebrazione domenicale e il suo ritmo vocazionale
Il luogo dove meglio si esprime tutta la forza pedagogica e vocazionale della liturgia è nei ritmi delle celebrazioni del giorno del Signore. Nel succedersi continuo e ciclico delle domeniche è offerta la possibilità di vivere tutti i momenti della vita di Cristo. “La santa Madre Chiesa considera suo dovere celebrare con sacra memoria in giorni determinati nel corso dell’anno l’opera della salvezza del suo Sposo…” (SC 102). E, poiché la liturgia rende attuale il mistero che celebra, si attua quanto scrive sant’Agostino: “La nostra esperienza di Dio è prima di tutto sacramentale, non è solo contemplativa; è esperienza per contatto reale di Cristo e del suo Corpo glorioso attraverso i segni”. Nell’Anno Liturgico si rendono attuali tutti i misteri della vita di Cristo. L’attesa dell’Avvento è un’attesa reale non fittizia di quanto il Natale attualizza, e questo vale per tutti i momenti dell’anno che segnano le varie celebrazioni. Il cristiano sperimentando così il passato, leggendo il presente, si fa costruttore dell’avvenire. Certo ogni celebrazione ha al centro sempre il Mistero Pasquale, ma ha il suo aspetto particolare e il suo colore dall’apporto indispensabile della proclamazione della Parola di Dio e dalla vita concreta di quanti partecipano alla celebrazione. L’anno liturgico costituisce per questo la scuola permanente della fede, da cui nasce e cresce ogni progetto di esistenza nel Signore.
Per dare piena efficacia alla forza vocazionale dell’anno liturgico è necessario evitare ogni moralismo, uscire dal generico delle celebrazioni, evitando il rischio della frammentarietà e della occasionalità. Si tratta di cogliere lo spirito dei tempi liturgici e la relazione profonda con la vita che viene gradualmente a misurarsi con il progetto globale di Cristo, uomo nuovo. Ogni anno si dipana davanti a noi e per noi, nei segni celebrativi, un vero progetto di uomo con la sua vocazione e missione. Questo progetto si sviluppa progressivamente attraverso la presa di coscienza di sé, delle proprie attese (Avvento), l’incontro con il Signore che chiama (prima parte del T.O.), la conversione permanente (Quaresima), l’esperienza del Risorto attraverso la sua testimonianza vocazionale (Pasqua), fino alla piena consapevolezza di un’appartenenza ecclesiale per realizzare una missione specifica nel mondo (Pentecoste) nell’attesa operosa del Regno eterno del Padre (seconda parte del T.O.). Sui ritmi dell’anno liturgico vanno modellati tutti gli interventi pedagogici e formativi della vita cristiana come la catechesi, le esperienze spirituali forti, come ritiri o esercizi spirituali ed anche la stessa Direzione Spirituale.
La storia e l’esperienza di vita della Chiesa mostra tutta l’efficacia dell’itinerario vocazionale della liturgia, infatti dalla partecipazione viva alla liturgia e alla sua concreta attuazione si deve il sorgere e il maturare di tante vocazioni sacerdotali e di speciale consacrazione.