Centri d’ascolto, pastorale degli adulti e aspetti vocazionali
Realtà delle chiese in Italia
I centri d’ascolto sono costituiti da “gruppi di persone che si radunano periodicamente in una delle loro case per riscoprire il messaggio cristiano e per riscoprire la propria identità cristiana, in vista di una partecipazione più viva e responsabile alla vita della comunità” (UCN, Esperienze di catechesi degli adulti LDC 1990 p. 22). Sempre secondo lo studio citato, che raccoglie e commenta le forme di catechesi degli adulti presenti in Italia, questa forma di catechesi si propone di “aiutare gli adulti a maturare la capacità critica, riflettendo e dialogando sui problemi della vita; risvegliare in loro attenzione al senso della vita; avvicinarsi alla parola di Dio; confrontare la vita con la Bibbia; favorire la conoscenza e l’amicizia tra i partecipanti; risvegliare il senso comunitario; scoprire la parrocchia come famiglia” (p. 22). La loro diffusione in Italia è molto ampia, forse favorita dal fatto che ritroviamo in questa esperienza i dati essenziali della vita delle comunità cristiane il piccolo gruppo che favorisce rapporti veri tra persone e fa vivere questa esperienza da protagonisti e non da ascoltatori, possibilità di confronto tra vita e Bibbia, assunzione di responsabilità circa le situazioni che “entrano” nel gruppo.
Riferimento a una esperienza
Quanto segue ha origine dall’esperienza concreta di una parrocchia.
Il consiglio pastorale per diverse riunioni, ha affrontato l’argomento della pastorale degli adulti avendo ormai maturato l’esigenza che la parrocchia si assuma realmente la vita degli adulti di oggi e nello stesso tempo sia fedele al mandato di uscire dalle proprie mura per farsi annunciatrice a tutti della buona notizia del vangelo.
Dopo uno studio delle diverse forme di pastorale degli adulti e in particolare delle forme di catechesi già presenti in parrocchia (per gli anziani, il gruppo adulti di A.C., gruppi di genitori dei ragazzi, preparazione del battesimo dei figli, corsi in preparazione al matrimonio, centri di ascolto dislocati in diverse zone della parrocchia) è stata fatta una scelta prioritaria di attenzione agli adulti: i centri d’ascolto.
Dire scelta prioritaria significa individuazione di ciò che è più importante di altro, investimento di energie, orientamento condiviso: una vera scommessa date le energie di una parrocchia ordinariamente assorbita dalla “normale amministrazione “. Ma già questa esperienza del consiglio pastorale, rimbalzata nei gruppi della parrocchia è stata in sé un fatto di responsabilità ecclesiale e anche di prima coscientizzazione che la pastorale non è azione del prete ma ministero comune, che trova momento forte nel consiglio parrocchiale come luogo di comunione e comunicazione ecclesiale.
Lo sfondo biblico ha sostanziato la scelta: sulla base dell’insegnamento delle prime comunità (cfr. At 2,42-48). Lo scopo di un centro di ascolto è quello di creare una piccola comunità che ascolta la parola di Dio e la vive nel quotidiano; un vero ascolto della Parola ha come frutto la capacità di apertura e di condivisione verso i fratelli; per le persone che hanno come unico momento di fede la messa domenicale, la possibilità di far parte di un centro d’ascolto permette di uscire dall’anonimato della massa e di scambiare il cammino di fede con le persone che si incontrano ogni giorno.
Gli elementi che caratterizzano i centri di ascolto sono: la stabilità: normalmente questi piccoli gruppi si sono formati con il criterio della vicinanza di abitazione, e questo è un dato di stabilità a differenza dei gruppi formati solo quando e perché i figli si preparano a ricevere i sacramenti; la varietà dei componenti per età, impiego, interessi, partecipazione alla vita parrocchiale (dall’impegnato all’indifferente osservatore); tipo di catechesi: che coinvolgendo le famiglie è investita dei problemi, attese, esperienze che in queste si vivono: dalle preoccupazioni per il futuro dei figli, al senso della libertà educativa e ai rapporti tra coniugi… da quanto succede oggi nella storia, ai pronunciamenti dei vescovi su certe questioni… il tutto posto sotto la luce e il giudizio della parola di Dio; esercizio della corresponsabilità educativa: ognuno è responsabile di tutto il gruppo ed è protagonista nel lavoro che si svolge; luogo privilegiato per guardarsi attorno e leggere la realtà di una parte del territorio e dei suoi bisogni e per questo, punto di riferimento per conoscere e condividere le situazioni che si possono affrontare direttamente (aiuto ad anziani, casi particolari…) o di quelle che coinvolgono la parrocchia nel suo insieme.
Centri di ascolto e vocazione
Il dinamismo tipico dei centri di ascolto che all’inizio, in teoria sembrava dividere la parrocchia in tanti frammenti, in realtà costituisce un’esperienza di comunità più viva e personalizzata ed è di rilievo ai fini della maturazione vocazionale della vita.
– Anzitutto i centri d’ascolto sono frutto di un’attenzione della comunità che si pone in atteggiamento missionario e ne è coinvolta attraverso il consiglio pastorale.
– Il gruppo permette di scoprire, che a fondamento della esperienza del discepolo c’è la chiamata del Cristo a seguirlo e questo è percepibile ogni volta che si apre il vangelo che chiama a “vedere la storia come Cristo, a giudicare la vita come Lui, a sperare come insegna Lui” (RdC 38).
– L’esperienza richiama la responsabilità di ciascuno ad accogliere le richieste dell’ambiente. Anche questo è un altro elemento vocazionale fondamentale perché nella Bibbia appare in modo chiaro che ogni chiamato lo è perché il mondo abbia più vita e questo fatto educa il cristiano nell’orientamento più vero: mettersi, in compagnia della Chiesa, al servizio dell’uomo (cfr. Gaudium et Spes).
– Il centro d’ascolto è stimolo alla corresponsabilità ecclesiale, perché qui si scoprono diversi ministeri ecclesiali: la figura del catechista, il prete come servitore del vangelo e della comunione, il ministero dell’accoglienza esercitato da chi ospita in casa propria. Questo contatto diretto e vissuto dà il coraggio di superare la paura di “non essere all’altezza” per fare certe cose in parrocchia e ancor più attraverso la catechesi permette di riscoprire la propria vocazione battesimale che fa di tutti un solo popolo dove ognuno riceve dei doni per l’utilità comune.
Se poi nei centri di ascolto, come prossimamente nella esperienza a cui si fa riferimento, ci si orienta ad ascoltare le letture festive, il discorso di corresponsabilità ecclesiale può allargarsi ancora di più perché permette di porre al centro il giorno del Signore come momento costruttivo di storia cristiana, di una nuova umanità dove i cristiani diventano compagnia e si fanno capaci di spezzare il pane. Ed è anche nell’impegno del pensare e dare indicazioni per la celebrazione eucaristica che la corresponsabilità ecclesiale cresce e tutti ci si scopre coinvolti, ognuno con la sua vocazione intorno al banchetto del Signore.
– Una catechesi di questo stile, che vuole aiutare a vivere una fede adulta è anche luogo di accoglienza e di maturazione delle vocazioni specifiche, soprattutto nei momenti in cui si ripensa la famiglia come luogo educativo alla fede.