N.01
Gennaio/Febbraio 1990

Regione Puglia: lettura dei dati dell’indagine promossa dal CNV sul servizio del CDV

Dalla lettura dei dati che segue, fatta in una riunione dell’Ufficio Regionale Vocazioni sotto la presidenza del Vescovo Mons. Domenico Padovano, sono emerse delle scelte prioritarie, che sono diventate il nostro programma per questi anni.

Per quest’anno abbiamo deciso di lavorare, attorno ad una bozza di statuto del CDV, non certo per scrivere un’altra carta, ma per “costringerci” a riflettere su quella che è la natura, la finalità e lo stile del CDV.

Questo lavoro si svolgerà per tappe: in un primo incontro per metropolie sarà presentato a tutti i componenti dei CDV la relazione sui dati dell’indagine e una griglia di lavoro per giungere alla stesura di uno statuto; in una seconda fase, ogni CDV sarà impegnato a riflettere su questa griglia e ad apportare i propri contributi che saranno raccolti dal CRV; e infine in un Convegno Regionale che si terrà il 12 e 13 Maggio del 1990 sul tema “Natura e finalità del CDV per una pastorale unitaria” – saranno presentati i risultati dei lavori fatti in Diocesi e si programmerà il cammino per il futuro.

 

 

Premessa

Nel 1987 è stata promossa dal Centro Nazionale Vocazioni una ricerca per fare il punto sul servizio dei Centro Diocesano Vocazioni (CDV). Tutte le diocesi della Puglia hanno risposto al questionario. Ora il Centro Regionale Vocazioni, per impostare una buona programmazione per i prossimi anni, ha chiesto a padre Gianni Dal Piaz, incaricato dal CNV di elaborare i dati della ricerca, di aiutarci a leggere i risultati dell’indagine riguardanti il servizio del CDV nella nostra Regione.

Come ogni indagine statistica, anche questa può risultare fredda e provocatoria. Possiamo, tuttavia, affermare che, pur camminando tra inevitabili difficoltà, scoraggiamenti e ritardi, il CRV e i nostri CDV in questi anni si sono impegnati e vogliono continuare ad essere sempre di più di stimolo per una pastorale vocazionale unitaria, realizzata giorno dopo giorno, a tutti i livelli.

Dobbiamo confessare che è necessario crescere ancora molto in questa dimensione, ma senza lasciarci schiacciare dallo scoraggiamento che il più delle volte porta all’immobilismo, questa relazione, partendo dalla lettura dei risultati dell’indagine, vuole aiutare ad individuare le lacune presenti nella nostra pastorale vocazionale e suggerii re ai CDV degli obiettivi prioritari da raggiungere.

Le difficoltà che si incontrano nel realizzare una pastorale vocazionale unitaria, così come emergono dall’indagine, sono tante e diversificate a seconda delle diocesi, ma si potrebbero così sintetizzare: una forte tendenza individualistica, che porta al dispendio delle energie e alla “confusione” delle attività; una diffusa gelosia pastorale che si rivela nella paura ad aprire agli altri il proprio “campo di lavoro”; un diffuso scoraggiamento da parte dei religiosi e religiose nei confronti del CDV che non funziona o non cura abbastanza il necessario cammino di riflessione, incontro, animazione e, soprattutto, programmazione unitaria.

Ora, come ricorda il Piano Pastorale per le Vocazioni in Italia (1985) al n. 54, il CDV è chiamato ad essere “sotto la guida del Vescovo: luogo di comunione vocazionale, tra tutti gli operatori vocazionali; luogo di animazione e promozione vocazionale, a servizio della Chiesa locale; luogo di coordinamento, nella Chiesa particolare di quanto esiste e cresce nel campo della pastorale vocazionale”.

Dai risultati dell’indagine fatta, emerge chiaramente la necessità che ogni CDV si impegni ad essere luogo di comunione tra tutti gli operatori vocazionali, offrendo così alla diocesi una pastorale vocazionale unitaria.

Il CRV negli incontri programmati per quest’anno vuole contribuire al raggiungimento di questo obiettivo aiutando i CDV a riscoprire la propria natura, lo spirito e le finalità che devono illuminare e guidare la pastorale vocazionale nella diocesi.

Presentiamo ora la lettura dei risultati dell’indagine.

 

 

Il direttore del CDV

Eccettuato il caso di 2 diocesi, dove il direttore è a tempo pieno, nelle rimanenti risulta impegnato o solo a metà tempo (in 4 diocesi) o solo a tempo parziale (in 13 diocesi).

È ben vero che molti di tali incarichi ruotano attorno all’impegno vocazionale (incarichi di Seminario, attività di Curia…), ma rimane il fatto che sottraggono tempo ed impegno per una specifica pastorale vocazionale.

 

 

Presenza del direttore nella Pastorale Diocesana

Lo specifico servizio del direttore del CDV non risulta essere adeguatamente valutato a livello di Consiglio Presbiterale Diocesano (in 8 diocesi non vi fa parte, in 10 vi partecipa ad altro titolo, in 1 fa parte in quanto direttore) e di Consiglio Pastorale Diocesano (in 9 diocesi partecipa in quanto direttore, in 5 ad altro titolo e in 4 non vi fa parte).

Non sono quindi pochi i casi nei quali è del tutto assente l’apporto del direttore del CDV lì dove maggiore dovrebbe essere il valore della sua presenza al fine di tradurre il generico impegno vocazionale in orientamento pastorale.

 

 

Struttura e funzionamento del CDV

Il CDV si presenta come una struttura debole: la fisionomia normativa risulta non ben definita, mancando per la gran parte di uno statuto (13 CDV non hanno uno statuto, 4 ce l’hanno, 2 non hanno risposto); l’ufficio che dovrebbe garantire il coordinamento dell’azione pastorale risulta funzionare a basso regime (in 6 diocesi si riunisce una volta al mese, in 2 ogni due mesi, in 5 qualche volta all’anno, 6 non hanno risposto) e per il direttore si è già visto come la sua azione debba coordinarsi con altri impegni. Di fatto, quindi, l’azione del CDV pare concentrarsi sull’attività di programmazione (13 CDV si incontrano per programmare, 5 anche per momenti di preghiera e 6 organizzano anche incontri di studio), anche se vista la situazione precedente ci si potrebbe chiedere chi mai poi attuerà i programmi delineati.

 

 

CDV e programmazione annuale

Ove esiste un Piano Pastorale Diocesano si nota una buona integrazione con la vocazione (in 9 diocesi l’attività dei CDV è inserita nel Piano Pastorale Diocesano, in 3 non è inserita, in 1 manca il Piano Pastorale, gli altri CDV non hanno risposto).

Per quanto concerne la pastorale giovanile non pare esistere un rapporto organico (solo in 1 diocesi c’è l’integrazione a livello operativo con le iniziative diocesane di pastorale giovanile, in 3 diocesi c’è l’animazione di incontri di preghiera, in 2 ci sono contatti personali con animatori della pastorale giovanile diocesana, in 2 si organizzano giornate vocazionali, in 1 c’è la collaborazione con l’AC, in 1 manca la collaborazione). 

Nell’insieme poi risulta più accentuata la collaborazione con la realtà pastorale diocesana e molto meno intenso è il rapporto con i movimenti ecclesiali, pur rappresentando questi ultimi, a volte, espressioni assai vive sotto l’aspetto vocazionale.

 

 

Servizi offerti dal CDV

I CDV offrono una serie di opportunità pastorali più a livello diocesano che parrocchiale. Tali iniziative paiono poi avere un carattere di sporadicità, manca cioè, un impegno sistematico e permanente.

In particolare sono assenti incontri di formazione per educatori. Nelle risposte quindi si rileva il senso di frustrazione: all’entusiasmo iniziale che accompagna l’avvio di un’iniziativa, segue il disinteresse e tutto pare ritornare come prima.

Momento forte dell’azione pastorale dei CDV risulta essere l’animazione della Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni. In 9 diocesi essa costituisce la tappa finale di un cammino annuale, mentre in altre 8 ci si limita alla sola celebrazione nella IV Domenica di Pasqua.

Nell’insieme, quindi, si hanno iniziative caratterizzate da mancanza di continuità. La pastorale vocazionale pare ridursi alla proposta di iniziative occasionali spesso fine a se stesse, mancano invece veri e propri itinerari di fede rivolti ai fanciulli, agli adolescenti e ai giovani.

 

 

Rapporti del CDV con altre strutture ecclesiastiche.

Nell’insieme il CDV pare privilegiare il rapporto con il Seminario diocesano: in 7 diocesi si rileva una pressoché completa identità ed in altre 8 la collaborazione è assai ampia. Meno forti sono invece i rapporti con gli Istituti di vita consacrata. Vi è un buon vicinato, con una limitata collaborazione (solo 9 CDV collaborano con la CISM e con l’USMI, 5 con i missionari, 7 con gli Istituti Secolari). Da questi dati emerge chiaramente che il cammino per una pastorale unitaria appare veramente ancora lungo.

 

 

Conclusione

Dalla lettura di questi dati emerge la necessità di fare delle scelte prioritarie per raggiungere l’obiettivo di una pastorale vocazionale unitaria.

– È innanzitutto importante far sì che i rappresentanti delle diverse categorie vocazionali presenti in diocesi entrino a far parte del CDV: solo attraverso l’incontro frequente e la conoscenza delle persone il CDV potrà esser luogo di comunione.

– È necessario che il CDV non si occupi esclusivamente del Seminario e delle vocazioni al Sacerdozio, ma promuova il sorgere e il fiorire di tutte le vocazioni di speciale consacrazione, mirando a far crescere la dimensione vocazionale in tutta la pastorale diocesana.

– Bisogna, inoltre, passare da una pastorale vocazionale fatta solo di iniziative a una pastorale ben programmata, inserita nel cammino della Chiesa locale e che proponga itinerari vocazionali di fede ai preadolescenti, adolescenti e giovani.

– Poiché la risposta vocazionale dipende anche da come viene fatto l’annuncio vocazionale, è necessario che il CDV proponga incontri di formazione per i catechisti, gli insegnanti, gli educatori ed animatori laici per sensibilizzarli alla realtà della vocazione e sostenerli nel loro impegno educativo che non può non avere una valenza vocazionale.

– È, infine, importante che il CDV ricerchi sempre più la collaborazione e l’integrazione della pastorale vocazionale con quella giovanile, cercando di sensibilizzare e di rendersi presente anche nei movimenti.

 

Ogni CDV si impegnerà in un incontro di verifica ad individuare quale tra queste scelte è, per quest’anno, quella da preferirsi, perché più urgente.