N.02
Marzo/Aprile 1990

Il servizio del centro diocesano vocazioni

Per affrontare correttamente questo tema è d’obbligo il richiamo, se pur rapidamente, all’orizzonte ecclesiologico in cui si inquadra il servizio del CDV e da cui desumere coerentemente e costantemente le scelte operative.

“La Chiesa ‘Sacramento’, la Chiesa ‘Comunione’, e la Chiesa ‘Missione’ – sintesi del meraviglioso disegno ecclesiologico emerso dal Vaticano II – postula una pastorale vocazionale non di ‘tipo ecclesiocentrico ma di ‘tipo ecclesiale’.

Una pastorale vocazionale aperta ad accogliere tutte le vocazioni quale autentico dono di Dio, costantemente da impetrare nella preghiera della comunità cristiana.

Una pastorale vocazionale che sottolinea l’apporto missionario specifico delle diverse vocazioni nella Chiesa, soggetto primario e fondamentale della missione, quindi il dovere della corresponsabilità di tutte le vocazioni in ordine alla missione della Chiesa.

Una pastorale vocazionale attenta anzitutto alla ‘persona’, alla vocazione unica e irripetibile di ogni persona, prima che ai bisogni dell’istituzione.

In breve: una pastorale vocazionale unitaria – che scaturisce dalla vita di comunione della Chiesa e vissuta di fatto dalle varie categorie vocazionali e componenti ecclesiali come ‘un fatto di Chiesa’ – aperta all’annuncio di tutte le vocazioni, non quindi monopolistica o monovalente: ovvero bloccata al solo annuncio della vocazione battesimale o ridotta per gli uni solo all’annuncio della vocazione sacerdotale e per gli altri solo di quella religiosa.

Il Piano Pastorale per le vocazioni, in questo contesto, è esplicito nel richiamare la necessità ed essenzialità per una Chiesa locale del servizio del centro diocesano vocazioni: “ogni ritardo nel costituire questo organismo e nel renderlo efficiente si traduce in un danno alla Chiesa” (P.P.V., n. 54).

 

 

 

Natura e identità del CDV

Il Centro Diocesano Vocazioni – come si desume con chiarezza dal P.P.V. – è il luogo ordinario di comunione per l’animazione e il coordinamento della pastorale vocazionale della Chiesa locale.

Mi chiedo: i criteri che ne suggeriscono la composizione – “si costituisce ad immagine della Chiesa particolare” (P.P.V., n. 54), – riflettono la ‘natura teologica’ della Chiesa particolare stessa?

Intendo dire: la sollecitazione della presenza e l’apporto di tutte le categorie vocazionali nel CDV (sacerdoti diocesani, diaconi, religiosi, religiose, missionari, consacrati secolari, laici) è un dato di fatto fondato teologicamente, è solo un dato funzionale, o addirittura è solo un dato formale sulla carta?

Mi chiedo ancora: i criteri richiamati, che ne suggeriscono la composizione, riflettono la stessa ‘natura pastorale’ della Chiesa particolare?

Intendo qui dire: la sollecitazione della presenza e dell’apporto dei diversi uffici e degli organismi pastorali propri della Chiesa locale nel servizio del CDV è una naturale conseguenza della struttura teologico-pastorale della Chiesa locale o solo un fatto funzionale?

Lo stesso dicasi per l’attenzione all’esistente, in particolare agli itinerari di fede attraverso cui urge storicamente far passare la proposta vocazionale soprattutto alle giovani generazioni: le associazioni, i gruppi ed i movimenti che verifichino le note di ecclesialità proposte dalla CEI e riproposti nella Christifideles laici.

La natura pastorale del CDV – che, come sopra ribadito, rifrange nettamente la natura teologica della Chiesa particolare – ha la sua anima insostituibile nella persona del direttore che, come ogni servizio ecclesiale diocesano, esprime teologicamente e pastoralmente il servizio del Vescovo, “primo responsabile di tutte le vocazioni nella sua Chiesa”. 

“I Vescovi si adopreranno perché venga costituito in ogni diocesi il Centro Diocesano Vocazioni, affidandolo ad un direttore che si distingua per zelo, saggezza e capacità umane, specialmente in rapporto alla gioventù, e sia messo in condizione di operare unitariamente con gli altri uffici e organismi pastorali della diocesi” (P.P.V. n. 31).

Ripropongo volentieri queste indicazioni del Piano Pastorale per le Vocazioni, perché troppo spesso mi sembra che un servizio così essenziale alla vita della Chiesa sia affidato alla sola buona volontà di una persona.

Il direttore del Centro Diocesano Vocazioni, nello spazio vitale di una Chiesa locale, non è un ‘Cireneo’ né il servizio del CDV una ‘Cenerentola’. È necessario che il direttore del CDV – autorevole per santità personale e generosità pastorale, uomo di comunione anzitutto e con un alto senso ecclesiale, prima che uomo dell’efficienza – sia messo in grado di servire la Chiesa locale, riconoscendo il suo servizio alla stregua di quello degli altri uffici pastorali diocesani, assicurandogli i mezzi necessari, inserito di diritto nel consiglio presbiterale e pastorale diocesano ed infine liberato da una serie di molteplici impegni che alla prova dei fatti ne rendono impossibile il servizio specifico, così essenziale alla vita della Chiesa.

Queste condizioni – riassumibili nel servizio possibilmente ‘a tempo pieno’ del direttore, aiutato da un ‘ufficio unitario’ (espresso dai rappresentanti di tutte le categorie vocazionali, teologicamente e di fatto altrettanto consapevoli e corresponsabili) – decidono a mio modesto avviso del futuro prossimo vocazionale di diverse nostre Chiese locali, in situazioni che ormai non ammettono più dilazioni, rinvii, pressappochismi, incertezze, palleggiamenti di responsabilità.

 

 

 

Le finalità del CDV

Alla luce di una sana teologia della vocazione e dell’esperienza ecclesiale dell’ultimo decennio siamo in grado oggi di puntualizzare con chiarezza le finalità principali del CDV, qualificanti in rapporto anche ad altri organismi della pastorale diocesana, in questi precisi termini: “il suo servizio si configura dunque nella Chiesa particolare per la specifica cura delle vocazioni di speciale consacrazione” (P.P.V. n. 54), con una particolare attenzione alla ‘comunione’ e alla ‘ministerialità’ della Chiesa.

Di qui allora il compito di promuovere la pastorale vocazionale in una duplice prospettiva: globale e specifica.

Il CDV promuove all’interno della Chiesa locale:

– una pastorale vocazionale “globale”, diretta a tutti i battezzati, in tutte le età, ordinata a tutte le vocazioni. In tale modo la Chiesa particolare e locale si fa mediatrice, come è destinataria, di tutte le vocazioni;

– una pastorale vocazionale “specifica”, diretta a promuovere, a discernere, educare e sorreggere le vocazioni alla vita consacrata e al ministero sacerdotale. Se a tutti gli operatori pastorali e a tutti gli organismi pastorali, sia a livello diocesano o ad altri livelli infra-diocesani, spetta la pastorale vocazionale globale, al CDV spetta promuovere, stimolare nei vari organismi pastorali e nella comunità cristiana tale pastorale vocazionale specifica.

 

Per il realizzarsi di questa duplice finalità, diventa compito irrinunciabile del CDV “generare mentalità”: il che significa far nascere in coloro che costituiscono e costruiscono la comunità ecclesiale la “coscienza” che la vita è “vocazione”e che all’interno di questa fondamentale convinzione evangelica, lo Spirito suscita perennemente intuizioni di progetti singolari quali la scelta di una vita totalmente donata nella consacrazione[1].

 

 

 

Modalità d’intervento del CDV

Per rispondere a questo interrogativo sarà utile considerare le esperienze più collaudate in questi ultimi anni di animazione vocazionale della comunità parrocchiale e gli itinerari vocazionali specifici promossi dai centri diocesani vocazioni nella Chiesa italiana.

A me preme qui offrire i ‘criteri’ possibili e propri dell’intervento e servizio del CDV.

 

 

Servizio di studio

Il CDV “si offre come luogo di studio e di approfondimento della teologia della vocazione, degli specifici documenti del Magistero e degli sviluppi della pastorale delle vocazioni” (P.P.V. n. 54).

La proposta della riflessione teologica-culturale non è secondaria o un di più nel servizio del CDV.

Da un lato garantisce il non far scadere la pastorale vocazionale in un puro pragmatismo, la libera quindi dal rischio dell’efficientismo, apre l’orizzonte ed offre i criteri per una sempre più indispensabile lettura dei segni dei tempi. La traduzione immediata e possibile del servizio di studio, quindi dell’approfondimento teologico-culturale delle problematiche connesse con la pastorale vocazionale è ravvisabile: nella formazione dei diversi educatori alla fede e degli animatori vocazionali della comunità cristiana, nella programmazione o elaborazione del piano pastorale diocesano aderente alle esigenze reali della Chiesa locale, nella preparazione di sussidi per il sostegno di itinerari di fede proposti ai diversi livelli della comunità cristiana.

 

 

Servizio di animazione

L’animazione della Chiesa locale – dalla parrocchia, e sue articolazioni, alle zone pastorali – finalizzata a ‘generare’ e ‘far crescere’ la coscienza vocazionale di tutte le componenti della Chiesa locale, di fatto può avvenire in modo diretto o indiretto.

Il CDV realizza un’animazione vocazionale diretta nella misura in cui attraverso la presenza dei suoi membri e la gestione di proprie iniziative: “nell’ambito del suo servizio specifico di cura delle vocazioni di speciale consacrazione, organizza e qualifica sempre di più proposte di spiritualità (preghiera, esercizi spirituali…), le proposte di servizio a livello diocesano e i vari momenti di orientamento vocazionale rivolto ai fanciulli, adolescenti e giovani, se possibile in stretta collaborazione con i sacerdoti delle parrocchie e con gli educatori in genere”. Ed ancora nella misura in cui “cura con adeguate iniziative sia la formazione degli ‘animatori vocazionali nativi’ della comunità cristiana (genitori, catechisti…), degli ‘animatori vocazionali propriamente detti’ (sacerdoti, religiosi/e…), sostiene gli ‘animatori vocazionali parrocchiali’ là dove già esistono”. Ed ancora, sempre nella linea dell’animazione vocazionale diretta, quando “offre la propria competenza alle comunità parrocchiali – senza volersi mai sostituire alle loro normali attività – promovendo itinerari di preghiera per le vocazioni e, soprattutto, offrendo sussidi e presenze” (P.P.V., n. 54).

Il CDV svolge il suo servizio di animazione in modo indiretto quando sollecita situazioni e sostiene persone impegnate in particolari ambiti pastorali a concretizzare cammini specificamente vocazionali.

Questo servizio ‘indiretto’ mi sembra particolarmente significativo in riferimento agli organismi – uffici diocesani e ‘itinerari di fede’ che si esprimono nella Chiesa locale.

Il CDV “attento a tutto ciò che già concretamente esiste nella vita della Chiesa locale… cura i rapporti e offre il suo servizio specifico a tutti gli uffici diocesani e organismi pastorali presenti nelle Chiese locali” (P.P.V. n. 54).

Il CDV quindi – mentre entra a costituire il centro pastorale diocesano allo stesso titolo dell’ufficio catechistico, liturgico, missionario, caritas, famiglia ecc. – assume nei confronti di questi organismi da un lato il servizio di stimolo a quello che sopra ho chiamato la ‘pastorale vocazionale globale’, e dall’altro la promozione di una stretta e costante collaborazione per una pastorale vocazionale specifica. Traduzione pratica ed esemplificativa di questa collaborazione è: il coinvolgimento di questi organismi già nella fase di studio ed elaborazione della programmazione annuale di pastorale vocazionale, perché attraverso di essi sia poi assunta dalla pastorale diocesana; la disponibilità a portare una sottolineatura vocazionale specifica in tutte le iniziative o itinerari di fede promossi da tali uffici: si pensi, solo a mo’ di esempio, alla formazione dei catechisti nelle scuole catechistiche; la formazione dei laici negli istituti di scienze religiose; la formazione dei genitori nei gruppi di famiglie o di sposi ecc.

Il cammino e la vita di ogni Chiesa particolare non mancheranno di suggerire, in definitiva, le occasioni e i modi concreti per tale collaborazione. Importante è “essere presenti nei luoghi dove pensano e si progettano itinerari pastorali, perché la dimensione vocazionale non manchi mai” (P.P.V. n. 54).

Ciò vale in particolare per il Consiglio Pastorale e Presbiterale diocesano come già sopra richiamato – ed essere attento a tutti gli ambiti e luoghi pastorali – in particolare la parrocchia – in cui si esprime l’operatività pastorale.

In proposito è utile ricordare come la parrocchia e le zone pastorali (vicariati, decanati…) sono ‘luogo originario’ della pastorale vocazionale, che garantiscono all’animazione e accompagnamento delle vocazioni ogni rischio di ghettizzazione quindi un naturale senso ecclesiale.

‘Luoghi derivati’ di crescita nella fede e di maturazione vocazionale sono da considerarsi poi le aggregazioni ecclesiali (gruppi, movimenti, associazioni) nella misura in cui vivono la coscienza della relatività della propria proposta cristiana che assume completezza di cammino ecclesiale solo nella comunione con il Vescovo e condivisione piena della vita della Chiesa locale.

“Il CDV già strutturalmente correlato con queste realtà ecclesiali attraverso la presenza di persone provenienti dai suddetti ambiti, da una parte promuoverà e susciterà al loro interno un’esplicita attenzione alla dimensione vocazionale, e dall’altra promuoverà iniziative comuni d’incontro per una ricerca vocazionale, affinché diventino anche momenti significativi di una pastorale specifica oltre che momenti di confronto, di ricerca, tra esperienze di cammini diversi[2].

 

 

 

Servizio di coordinamento

È il servizio di ‘comunione’, del ricondurre a unità e organicità tutto quanto esiste a livello di pastorale vocazionale nella Chiesa particolare.

Il coordinamento di fatto si traduce nel mettere in comunione le varie esperienze di pastorale vocazionale che prendono vita nella Chiesa locale, farne conoscere la peculiarità, evitare che si sovrappongano, si creino doppioni inutili e soprattutto si eviti la competitività e indebite chiusure.

Espressione particolare di coordinamento è inoltre la valorizzazione dei ‘luoghi di crescita e testimonianza vocazionale’ presenti nella Chiesa locale, le comunità religiose, il seminario, i noviziati e i centri di accoglienza e di preghiera.

Considerata, infatti, la peculiarità nella pastorale vocazionale della testimonianza ovvero del primato dell’ “essere” sul “fare”, il CDV valorizzerà questa ricchezza spirituale già nell’elaborazione del piano pastorale e soprattutto si adopererà perché questi ‘luoghi-segni vocazionali’ siano conosciuti dalla comunità cristiana.

In questa ottica, e nello spirito di una corretta pastorale vocazionale unitaria, una parola chiarificatrice va spesa sul seminario diocesano.

Considerato il particolare servizio che il seminario diocesano è chiamato ad offrire – di garantire il presbiterio ad ogni Chiesa locale – è forse opportuna la presenza nel CDV dell’incaricato/i per la cura dei ragazzi e dei giovani in vista del seminario; e di qui l’equilibrata correlazione tra pastorale per il seminario e pastorale globale e specifica aperta a tutte le vocazioni di speciale consacrazione, senza che venga fagocitata né l’una né l’altra[3].

Il servizio di coordinamento del CDV si traduce ancora nell’aiutare la pastorale delle vocazioni di una Chiesa particolare a strutturarsi in un ‘piano organico’, quindi nel favorire la nascita e la crescita di un piano di pastorale vocazionale che ha la sua espressione normale nella ‘programmazione annuale’ inserita nel cammino globale in atto nella Chiesa particolare.

Lo studio e preparazione di un piano vocazionale – non visto solo come programmazione fine a se stessa – rappresenta l’occasione preziosa per stimolare la partecipazione delle varie categorie vocazionali presenti nella Chiesa particolare, nel favorire la comunione organica con gli altri organismi pastorali della diocesi, ed infine nel coscientizzare la comunità ecclesiale al tema vocazionale non tanto come problema di emergenza – la cosiddetta crisi vocazionale dei nostri giorni – ma alla vocazione e alla vocazionalità come fatto costitutivo della vita della Chiesa e in essa di ogni persona.

Il coordinamento si traduce infine nel servizio di ‘mediazione’ – per una doverosa e arricchente circolarità di idee ed esperienze – fra il cammino della pastorale vocazionale della Chiesa particolare e gli altri centri diocesani vocazioni della regione tramite il centro regionale vocazioni e il centro nazionale vocazioni stesso.

Concludendo: quanto detto non è certo esaustivo del pensiero teologico che fonda il servizio del CDV e tanto meno dell’esperienza ecclesiale in ordine al servizio del centro diocesano vocazioni maturata in questi anni nella Chiesa italiana. Ritengo che possa costituire una “griglia” propositiva per la lettura del cammino molto ricco in atto – documentato anche nelle pagine che seguono – e per delineare le prospettive del servizio del centro diocesano vocazioni alla Chiesa particolare nel prossimo futuro.

 

 

 

 

Note

[1E. MASSERONI, Il Centro Diocesano Vocazioni: luogo di comunione e promozione vocazionale, in  AA.VV. Nella Chiesa particolare a servizio delle vocazioni, pp. 47-48, Rogate, Roma 1982.

[2E. MASSERONI, ivi p. 53.

[3] E. MASSERONI, ivi p. 54.