N.02
Marzo/Aprile 1990

CDV e realizzazione di una settimana vocazionale parrocchiale

Crediamo che quanti, studiando i fenomeni giovanili del nostro tempo, parlano di “ricerca del senso della vita”, “progetti a corto respiro”, “assuefazione alla logica del provvisorio”, “anonimato e dispersione delle masse”, dicano frasi nelle quali ritroviamo realmente nomi, volti, atteggiamenti di persone di nostra conoscenza. Basta dare uno sguardo ad alcuni testi di canzoni che esprimono lucidamente questo senso di malessere. Eppure, oltre la superficie che talvolta sconcerta, resta profondo e non soffocabile un desiderio di realizzare se stesso nella varietà di costruire da protagonista la propria storia, di poter dire, tra tante, la propria parola sensata, originale e irripetibile, c’è la voglia di essere utile a qualcuno. Si ha l’impressione di trovarsi dinanzi ad un immenso patrimonio di energie presente nella vita di tanti giovani che rischia dì restare inutilizzato, un capitale che va tirato fuori e investito e che invece viene ridimensionato continuamente dal compromesso con una realtà subita più che trasformata con impegno e creatività. “Così fan tutti”, “È la vita che ti impone certe scelte”, “Non puoi farci niente” e frasi simili sono abbondanti secchi d’acqua sul fuoco dell’entusiasmo.

Ecco allora il primo motivo che spiega il perché della proposta di un tempo particolare di riflessione, dialogo, preghiera, quale la Settimana Vocazionale. C’è un servizio da rendere soprattutto ai giovani, perché siano davvero liberi nel decidere della propria vita.

Vi è, mi sembra, una seconda motivazione che dà ragione di un impegno per le vocazioni. La esprimo con le parole ascoltate nella Cattedrale di Torino il 31 agosto 1988 durante un incontro giovanile. Ricordo il tono di voce accorato e commosso con cui il card. Ballestrero le pronunciò, quasi fossero il suo testamento spirituale ai giovani.

“Questa Chiesa destinata ad essere la luce sul monte, questa Chiesa destinata ad essere la Casa di Dio voi la godete già, ne fate parte, ma non dimenticate che la dovete costruire. Non è un’eredità che qualcuno vi lascia perché ve la godiate, ma è un impegno e una vocazione che la Chiesa vi ricorda… Innamoratevi di Cristo. E’ urgente farlo ed è urgente farlo perché la Chiesa ha bisogno della vostra giovinezza, non può aspettare, ha bisogno della vostra generosità giovanile, perché costruisca un mondo nuovo dove, guidati dal Vangelo di Gesù, e più ancora guidati dalla sua persona di Figlio del Padre, si trovino e si scoprano le strade della giustizia, le strade della pace.

Siete Chiesa, siete Chiesa locale, Chiesa che si esprime in diocesi ben concrete, che si esprime in parrocchie ben precise e che aspettano da voi, proprio da voi, il rinnovamento profondo che nasce dal Vangelo, che il Concilio continua a provocare e che la vita della Chiesa esige con urgenza. Non perdete tempo, non fatelo perdere e ricordatevi che dire di sì a Cristo Signore non è troppo presto. È già tardi, miei cari. Pensate per un momento all’età di Maria, quando disse il suo sì irrevocabile che trasformò la sua esistenza. Voi quell’età l’avete quasi tutti e l’avete anche largamente passata, mai vostri sì a Cristo sono già definitivi?”.

Alcuni secoli fa, un giovane sentì rivolgersi questo invito: “Francesco ripara la mia casa”. Oggi questo invito va fatto risuonare ancora. E come allora mobilitò le energie del “re delle feste” di Assisi, ricco e sazio, ma profondamente insoddisfatto, così oggi diventa per molti giovani una provocazione, un appello personale ad uscire dall’anonimato, non per una vaga autorealizzazione, per costruire il monumento a se stessi, ma per edificare la Chiesa, una casa accogliente per quanti, sradicati da se stessi, vagano senza dimora e senza tetto, alla ricerca di un po’ di calore.

Non si tratta perciò di invitare i giovani a contemplare narcisisticamente le proprie qualità, le proprie doti, senza decidersi mai a nulla; esse sono talenti, monete preziose fatte per essere spese, investite, trafficate, pena la loro irrimediabile svalutazione.

Alla stessa urgenza ci sollecitano i bisogni immensi di tanti fratelli e sorelle che, sotto ogni latitudine, invocano spesso silenziosamente chi si accorga di loro e faccia qualcosa.

Ecco la bella notizia da annunciare in una Settimana Vocazionale: Dio vuole davvero asciugare le lacrime di chi soffre, spezzare i gioghi delle mille schiavitù esistenti oggi, ma vuole farlo con te, per mezzo di te, dei tuoi amici, di tutti quelli che rispondono al suo invito; dalla tua risposta, non dipende solo il tuo futuro, ma anche quello di tanti altri.

Eccoci dunque, al termine della prima parte del discorso.

Forse abbiamo compreso che parlare di “vocazione” è rendere un vero servizio alla libertà del giovane perché non si tenta di immettere in lui all’esterno qualcosa che non c’è; al contrario lo si aiuta a tirare fuori a valorizzare per sé, per gli uomini e per Dio, quanto è già in lui, ma ancora come germe che chiede di giungere a maturazione. È un servizio impegnativo che sollecita al compito affascinante di gestire la propria vita, anziché subirla, spalancando davanti al giovane un orizzonte più vasto dei propri progetti immediati: “Ecco, io vi dico: Alzate gli occhi e guardate i campi che biondeggiano per la mietitura” (Gv 4,35).

Da quanto detto finora, si comprende che la Settimana Vocazionale per i suoi contenuti, non è da mettere in fila, accanto ad altre “giornate” che si celebrano lungo l’anno: per l’Università Cattolica, per il quotidiano cattolico per migrazioni, ecc.

Parlare di vocazione è collocarsi nel cuore della vita di una comunità che si chiama Chiesa (Ecclesiale) proprio perché si riconosce come comunità di chiamati. Tutti in essa sono “chiamati” e “mandati” (Cfr. LG 10-12). Essa è comunione, unità profonda e nello stesso tempo varietà ricchissima originata dai diversi doni dello Spirito.

“La pioggia di primavera – diceva Cirillo di Gerusalemme – cade identica su ogni campo, eppure fa nascere e crescere erbe in quantità e fiori multicolori”.

Alla luce di questi dati, risulta chiaro che la Settimana Vocazionale non è un tempo in cui parlare esclusivamente delle vocazioni cosiddette “di speciale consacrazione”: ministeri ordinati (vescovi, sacerdoti, diaconi), religiosi/e, consacrati/e, secolari, missionari/e. Una Settimana Vocazionale “deve essere finalizzata a che ciascun membro della comunità, ognuno al suo livello di impegno ecclesiale… scopra o rinnovi la propria consapevolezza che l’autentica gioia e realizzazione di una persona si trova nella sua capacità di donarsi a Dio, nell’amore e nel servizio ai fratelli”.

Perciò destinatari di essa sono tutti: bambini, giovani, adulti, anziani. Ognuno ha il suo dono per il bene di tutti. Se questo ha un riscontro immediato in servizi concreti, il “chiamare a raccolta” durante la Settimana Vocazionale offre l’occasione per prospettare quelle forme stabili di vita nelle quali esprime la propria risposta: il matrimonio cristiano, il sacerdozio, la vita religiosa nelle sue varie espressioni, la consacrazione secolare.

È facile immaginare quanto sia necessaria una corretta presentazione di esse, soprattutto quando la cultura dominante lancia di continuo provocazioni brucianti: la convivenza temporanea preferita al matrimonio; la possibilità del divorzio; i luoghi comuni sui preti, le suore, specie quelle di vita contemplativa; la fedeltà stessa ritenuta non praticabile; la possibilità di amare senza l’esercizio della sessualità, ecc.

Coloro che si avviano a prendere le decisioni fondamentali della propria vita, specie se adolescenti e giovani, avranno così nella Settimana Vocazionale un’occasione preziosa di discernimento e di preghiera, di confronto e di chiarificazione delle proprie idee.

Ed eccoci finalmente al pratico. Preferisco dare schematicamente alcuni suggerimenti dettati dall’esperienza, lasciando alla creatività di ciascuno aggiungere quanto la situazione locale richiede. È evidente che i contenuti finora enunciati non sono eccezionali nel cammino di un gruppo o nella proposta pastorale giovanile di un ambiente. La Settimana Vocazionale è, in questo senso, un’occasione in cui idee, proposte, stimoli, già presenti in vario modo lungo l’anno, trovano una loro concentrazione.

Si fa una Settimana Vocazionale non per accantonare dopo di essa il discorso “vocazione “, ma per non dimenticarlo mai lungo il cammino, tanto esso è rilevante.

L’occasione per una Settimana Vocazionale varia: può essere legata a circostanze particolarmente significative (professione religiosa, ordinazione sacerdotale, partenza o rientro di un missionario); può segnare un anniversario della presenza sul territorio di una congregazione religiosa, di un oratorio, di una scuola, di una parrocchia; può essere espressione significativa di un tempo liturgico (Pasqua soprattutto, come la Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni, sempre alla quarta domenica), o di una festività: ricorrenza mariana, del patrono di una parrocchia o della diocesi; può concludere il cammino catechistico della cresima o sottolineare una tematica annuale. Dovrà essere in ogni caso, in sintonia con il programma pastorale dell’ambiente locale e della Diocesi.

Gli obiettivi sono stati ampiamente descritti in precedenza. Siccome si pensa alla Settimana Vocazionale non come ad un evento eccezionale, essa può aver luogo ogni anno traendo spunto dal tema di una proposta pastorale o dal tema per la Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni. In questo caso si usufruirebbe di una ricchezza notevole di sussidi, pronti già a gennaio presso il Centro Nazionale delle Vocazioni.

L’obiettivo generale viene così visitato ogni anno da una particolare angolatura (“Eccomi, sulla tua parola, per sempre”, “Va, sii profeta tra la gente”, ecc.).

Promotori di una Settimana Vocazionale possono essere una comunità parrocchiale, un consiglio pastorale, una consulta di centro giovanile…, ma è da prevedere un numero più ampio di persone da coinvolgere: dai responsabili del Centro Diocesano Vocazioni per un’opportuna consulenza e per il necessario collegamento con il cammino della Chiesa locale, ad una o più coppie di sposi, a laici impegnati in un servizio ecclesiale, novizi/e, religiosi/e, sacerdoti, diaconi.

La Settimana Vocazionale va pensata e messa in calendario già all’inizio dell’anno, perché occorre che siano preparati per tempo non solo coloro che la animeranno, ma anche i destinatari: questi devono sapere in precedenza cosa ci sarà, perché, a che punto del cammino formativo si inserisce; devono essere circolate già in precedenza idee, provocazioni, domande che attendono una risposta. Dovrà nascere un po’ il desiderio di saperne di più, altrimenti si rischia che tutto sia molto bello, ma arrivi e… passi come una meteora.

La preparazione, poi, esige un’intesa non solo operativa, ma più in profondità una comunione di preghiera tra coloro che se ne fanno promotori, perché risulti davvero un’opera di collaborazione con Colui che è all’origine di ogni dono, lo Spirito Santo. In questo senso, va previsto il coinvolgimento di quanti offrono il sacrificio della loro sofferenza e delle comunità religiose contemplative.

La settimana dovrebbe interessare tutte le realtà locali esistenti, classi scolastiche o di catechesi, squadre, gruppi giovanili, associazioni di adulti, ecc. Non crediamo sia fruttuoso programmare incontri generici “per i giovani” o ‘per i ragazzi”, ma incontri specifici per “quel” gruppo esistente che si incontra sempre in quel giorno a quell’ora, per “quella” classe, senza alcuno spostamento di giorno o di orario o di durata rispetto al programma solito. Non ci sembra una buona soluzione quella di accorpare gruppi tra loro diversi, i cui componenti non si conoscono, o peggio ancora gruppi di età diversa. Questo non impedisce che ci sia qualcosa di particolarmente suggestivo a cui invitare tutti (una tavola rotonda, una mostra, un recital, una veglia di preghiera, dei giochi per i più piccoli, una marcia, un film).

Gli incontri di gruppo più che conferenze possono essere un confronto con dei testimoni di vocazione, anche dello stesso ambiente (catechista, parroco, suora dell’oratorio, ecc.), a cui poter fare domande e, nel migliore dei casi, con i quali continuare in seguito un dialogo. Con qualche gruppo giovanile si può impostare una giornata di ritiro sul tema.

Gli adulti che fanno parte di gruppi avranno dei momenti per loro. Altri, per esempio i genitori dei ragazzi della catechesi, conviene convocarli attorno all’interesse educativo dell’orientamento dei loro figli.

Nella settimana vanno previsti momenti di preghiera particolarmente curati.

La Settimana Vocazionale ha un momento privilegiato nel colloquio personale con una guida spirituale. Oltre alle occasioni immediate e imprevedibili, è bene segnalare il giorno e l’orario in cui il sacerdote è disponibile.

Credo che la Settimana Vocazionale non sia un rimedio miracoloso in situazioni di scarsità, né uno show eccezionale di iniziative e di incontri. Essa può diventare però un appuntamento importante dell’anno, in cui una comunità cristiana si guarda attorno.

Un tempo per chiamare a responsabilità tutti i membri della comunità, perché tutti portatori di un dono particolare dello Spirito. Un tempo per liberare le energie di tanti giovani perché scommettano – in vario modo – la loro vita al seguito di Cristo Signore.