N.03
Maggio/Giugno 1990

Il vescovo e il Centro Diocesano Vocazioni

La chiara coscienza, che ogni Vescovo ha, della necessità delle vocazioni sacerdotali – religiose – missionarie per la vita della Chiesa e la grave rarefazione di tali vocazioni, che è sotto gli occhi di tutti, suscitano in me una delle più gravi preoccupazioni pastorali.

La situazione che si sta determinando richiede certamente nuove prospettive pastorali come l’improrogabile valorizzazione del laicato e l’accoglienza e la promozione dei nuovi Ministeri che lo Spirito sta suscitando nella Chiesa. Anche nella mia Diocesi, ad esempio, stiamo curando la formazione di Animatori Pastorali Laici da impegnare in parrocchie ormai prive del parroco residente.

Tuttavia il fervore di nuove iniziative non potrà mai farci disattendere l’impegno antico e sempre nuovo della “promozione” delle vocazioni sacerdotali e di speciale consacrazione. Penso sia chiaro a tutti che “promuovere” non significa “suscitare” le vocazioni di speciale consacrazione. Chi “suscita” è il Signore che chiama: è Lui l’attore primo e principale. Promuovere, da parte nostra, significa “accogliere”, cioè creare il clima adatto affinché tutti riescano ad accogliere la chiamata del Signore.

Tutti insieme dobbiamo portare avanti l’impegno di promozione così inteso: Vescovo, Presbiteri, Diaconi permanenti, Religiosi e Religiose, Laici, Famiglie, Gruppi, Movimenti, Associazioni… Tutti dobbiamo fare la nostra parte, ma difficilmente la faremo se il Vescovo, per primo, non farà la sua. Di questo sono profondamente convinto non perché, come Vescovo, penso di dover far tutto io, ma perché la comunità cristiana, che oggi si trova spesso perplessa o rassegnata riguardo alle vocazioni, attende soprattutto dal Vescovo idee chiare, stimolo e sostegno.

Quale è dunque la parte che tocca a me, Vescovo, nella promozione delle Vocazioni?

 

 

Due impegni qualificanti

Il P.P.V., al n. 31 è molto chiaro: È essenziale che i Vescovi si adoperino affinché le Chiese particolari ad essi affidate si qualifichino per una preghiera incessante per le Vocazioni e per una presenza incisiva della dimensione vocazionale nella pastorale d’insieme”.

Due sono gli impegni specifici e qualificanti che il piano pastorale assegna al Vescovo:

– Suscitare una preghiera incessante per le vocazioni: perché il Signore resta sempre la “fonte”, il primo attore.

– Stimolare una presenza incisiva della dimensione vocazionale nella pastorale d’insieme.

Mi sembrano due prospettive concrete e illuminanti per ogni Vescovo che voglia veramente promuovere le vocazioni nella sua Diocesi.

 

 

E il Centro Diocesano Vocazioni

Facilmente però il dettato del piano pastorale resta lettera morta se il Vescovo non tenta di realizzare il CDV. Senza dubbio io Vescovo, in prima persona, cerco e trovo tante occasioni per pregare e far pregare, per rendere presente l’annuncio e la proposta vocazionale nella pastorale d’insieme dei vari organismi diocesani. Il P.P.V. infatti, allo stesso n. 31, è esplicito e concreto anche su questo: “I Vescovi utilizzeranno ogni occasione per annunciare il valore e la necessità delle vocazioni al ministero ordinato e alle varie forme di vita consacrata, invitando tutti a rendersi disponibili alle chiamate del Signore. Occasioni particolarmente preziose saranno:

– le ordinazioni sacerdotali e diaconali;

– il conferimento dei vari ministeri non ordinati;

– le professioni religiose;

– le celebrazioni delle cresime nelle parrocchie;

– gli incontri di preghiera, specialmente con i giovani, che si vanno moltiplicando nella diocesi;

– gli incontri diocesani con le famiglie, gli educatori, i catechisti, ai quali i Vescovi volentieri ricorderanno le rispettive responsabilità.

 

Per esperienza posso dire anche che, spesso, il Vescovo, in prima persona è chiamato a fare un’autorevole “accompagnamento vocazionale”.

Tuttavia anche il Vescovo più attivo e intraprendente rischia di “correre invano” verso le vocazioni se non realizza il C.D.V. per la animazione vocazionale della Chiesa particolare.

“I Vescovi si adopereranno perché venga costituito in ogni diocesi il Centro Diocesano Vocazioni” (P.P.V. n. 31). Queste parole del piano sono molto chiare e, completate da quanto più ampiamente si dice nel n. 54, impostano in maniera esigente i rapporti fra il Vescovo e il suo C.D.V. Cominciamo dalla scelta del Direttore.

 

 

Il direttore del C.D.V.

Il Vescovo costituisce il CDV “affidandolo ad un direttore che si distingua per zelo, saggezza e capacità umana, specialmente in rapporto alla gioventù, e sia messo in condizioni di operare unitariamente con gli altri uffici e organismi pastorali della diocesi” (n. 31).

Come si vede il piano non richiede a noi Vescovi (come spesso si sente reclamare) un direttore “a tempo pieno”: oggi non sarebbe possibile. Tuttavia le due condizioni che qui si richiedono per il direttore sono esigenti e autentiche:

– un direttore veramente capace soprattutto in rapporto alla pastorale giovanile;

– un direttore messo in grado di essere presente nei punti nevralgici della pastorale diocesana.

 

 

Cosa chiede il Vescovo al C.D.V.

Una volta che il Vescovo ha assicurato un direttore così, deve chiedere al suo CDV alcune cose indispensabili:

– II C.D.V. diventi “un organismo di comunione vocazionale”, dove ‘le varie categorie vocazionali presenti nella Chiesa particolare sperimentano l’unità della missione, la gioia e la fatica di lavorare insieme per le Vocazioni” (P.P.V. n. 54). Il Vescovo stesso deve spingere preti, religiosi/e, laici, che conosce e stima, a lavorare insieme nel CDV. Qualificare l’azione per le Vocazioni nel senso della comunione ecclesiale è veramente importante: è più importante creare il senso della Chiesa attraverso le varie iniziative che promuovere le iniziative stesse” (ivi).

– Il CDV diventi un organismo di servizio per la “cura specifica delle Vocazioni di speciale Consacrazione” (ivi). Il Vescovo chiede che il CDV si faccia promotore qualificato di Annuncio – Proposta – Accompagnamento vocazionale nella Chiesa diocesana. Non chiede certamente ogni anno numeri forti di Vocazioni Consacrate, ma non tollera nemmeno che il CDV sia latitante o faccia discorsi e proposte “genericamente vocazionale”.

– Il C.D.V. non promuova “itinerari pastorali propri”, paralleli ad altri. “Sia presente nei luoghi dove si pensano e si progettano gli itinerari pastorali della diocesi, perché la dimensione vocazionale non manchi mai: quindi deve inserirsi umilmente e discretamente negli spazi diocesani (dal Consiglio Pastorale Diocesano alle iniziative dei vari uffici pastorali: in particolare l’ufficio catechistico, liturgico, caritas, missionario e vari cammini di fede in atto…) in cui è possibile portare avanti solo iniziative in proprio” (ivi).

– Il CDV si renda veramente esperto e competente nel suo campo specifico e offra “la sua competenza alle comunità parrocchiali – senza volersi mai sostituire alle loro attività – promuovendo itinerari di preghiera per le vocazioni e, soprattutto, offrendo sussidi e presenza” (ivi).

 

 

Cosa chiede il C.D.V. al Vescovo

Se sono tante le cose che il Vescovo chiede la CDV, provo ad esprimere l’unica cosa che esso può e deve chiedere al suo Vescovo: un segno concreto di attenzione e di stimolo almeno una volta l’anno.

Il CDV fa “annualmente la stesura di una programmazione pastorale tenendo conto del cammino concreto della diocesi e degli altri organismi di partecipazione pastorale” (ivi).

Ebbene il Vescovo, all’inizio dell’anno pastorale, quando si stende il programma, raduni il CDV, ascolti i progetti, li discuta, li coordini e li sintonizzi con i progetti degli altri organismi. Poi dia la sua approvazione e il suo incoraggiamento concreto stabilendo in quali punti del programma egli si inserirà in prima persona.

Penso che non si possa chiedere molto di più ad un Vescovo immerso nel vortice di tutta la pastorale diocesana. Quell’unico appuntamento annuale, mai mancato, sarà il piccolo segno della grande considerazione che il Vescovo ha per il suo CDV.

Mi piace ricordare quanto esplicitamente afferma il Documento Conclusivo del II Congresso Internazionale per le Vocazioni: “Ogni ritardo nel costituire il CDV e nel renderlo efficiente si traduce in un danno alla Chiesa”. Voglio concludere ringraziando sinceramente tutti i direttori e tutti i membri dei CDV che operano in Italia.