Etica: un termine con molti significati
Decifrare il linguaggio delle nuove generazioni è davvero difficile? Può darsi, ma non è più arduo che entrare nel linguaggio degli adulti. Mai la vita umana, nella sua lunga storia, è stata vissuta nelle chiarezze. Certo, oggi fanno difetto e si fa fatica a comprenderci, quasi fossimo in una rinata Babele. Le parole ci sono, anzi sovrabbondano e tutte sembrano avere una ragione dalla loro parte. Non a caso, alcuni titoli di film di qualche anno fa erano chilometrici, “a lenzuolo” come si diceva. Non per questo erano più chiari dei titoli normali.
La regola del gioco
Giunge a proposito il termine etica, usato in questo numero della rivista come correlativo di giovani e vocazioni. Si dice etica e/o morale? Il significato è comune a credenti e a non credenti, a dotti e a indotti? Altri interrogativi nascono quando si parla di leggi, norme, regole e comportamenti morali, del rapporto fra scienza e etica, di affari e morale, di modelli e via dicendo.
Bernard-Henry Lévy, filosofo e scrittore, ha lanciato ultimamente una nuova rivista dal titolo “La regola del gioco”. Nella presentazione scrive: “Bisogna per forza scegliere tra la regola e il gioco, tra la nostalgia di una morale e l’urgenza del suo sconvolgimento, tra la ridefinizione necessaria di un nuovo ‘spirito delle leggi’ intellettuali e la convinzione che si tratta anche di un gioco con la sua parte di fortuna, di piacere, di gratuità?”. L’interrogativo dice l’ansia di una ricerca ma autorizza a non essere ottimisti sull’esito: che vuol dire nostalgia e sconvolgimento della morale? La regola del gioco consisterebbe nel trovare un equilibrio tra persistenza della morale e il suo sconvolgimento? Si fa fatica a capire.
Agire, scegliere, decidere
Verrebbe voglia di fare chiarezza a partire dai termini che si usano. Ma la via è impraticabile. Giova piuttosto partire dal mettere a fuoco il tema, la questione sottostante.
La questione riguarda l’agire delle persone umane, le scelte che si devono fare, la valutazione delle decisioni da prendere, l’essere coerenti tra principi professati e le azioni compiute ogni giorno.
Agire, scegliere, valutare, decidere: sono tutti verbi che coinvolgono le persone nell’esercizio della loro libertà e della loro responsabilità. In altre parole, solo persone libere e responsabili sono capaci di agire, scegliere, decidere bene o male. In caso diverso sono automi, robot. Ecco altre due parole importanti: bene e male dicono sia ciò che risulta essere il benessere o il malessere delle persone, in rapporto alle esigenze della loro natura e dignità (i valori), sia il modo corretto o meno con cui si arriva ad agire (le regole, le norme). Non si arriva ad agire se non scegliendo e decidendo: a favore o contro il bene (o il male) in sé, a favore o contro regole che assicurino di scegliere e agire in modo corretto, coerente oppure no. Si tratta, dunque, di valutare, cioè riflettere, pensare, discernere. Su che cosa, in ordine a che cosa? I punti di riflessione sono molti, apparentemente disparati ma in realtà uniti da un filo logico. Chi dice essere il bene bene e il male male? Le persone sono davvero libere e capaci di responsabilità? Chi elabora e fissa norme, regole, comportamenti? Sono validi poi per tutti, in modo universale o ciascuno si dà le regole che vuole? Ci sono norme “naturali”?
Come si vede, si tratta di interrogativi formidabili, fondamentali. La risposta non viene da pensieri istantanei né da illuminazioni magiche. Viene da una “visione di vita” che abbraccia e conduce a unità componenti diverse: Dio, l’uomo, la storia umana, la natura e la cultura, le varie dimensioni dell’essere umano (corporale, spirituale, intellettuale, affettiva, religiosa, sociale, ecc.). Al di là delle apparenze, chi agisce in un modo o nell’altro fa sempre riferimento ad una visione di vita, più o meno completa, più o meno maturata. Nella coscienza della persona umana, come nel sacrario più intimo, si sedimenta la visione di vita che dà ordine all’agire, allo scegliere, al decidere. Un ordine (o ordinamento) che deriva da natura e cultura e che comprende: principi, criteri di azione, decisioni, modi o modelli di agire. Un ordine oggettivo e, nel contempo, soggettivo. Una ben fondata riflessione sull’esperienza umana, desunta dal vivere comune della gente, ci fa sempre più certi che i principi sono architravi ineliminabili dell’esistenza che vuol essere umana. Non solo: “Essi sono come un cespo di radici che fanno l’uomo umano” (A. Balletto).
C’è chi, come la Chiesa, pensa sovente a richiamare e a ribadire questi necessari principi e aggiunge anche l’indicazione di norme, di regole di vita. Non c’è che da essergli riconoscenti. Ma tocca poi ad ogni persona inserire le grandi indicazioni nella concretezza dell’agire. Qui s’ingenera il cammino etico o morale, fatto di libertà e di responsabilità, di fedeltà e di creatività, di partecipazione e di invenzione. Un cammino affascinante ed esigente.
La norma del cristiano
Nella visione cristiana, che assume e purifica l’esperienza religiosa della persona umana ma anche la getta oltre e la trascende, c’è ancora un punto di estremo interesse. La fede è elemento decisivo sia nella visione di vita sia nell’agire concreto al di dentro della vicenda quotidiana. È la fede in Gesù Cristo. Anzi, la fede è Gesù Cristo che diventa “vita nostra”, di ogni cristiano.
Si è soliti dire: Gesù Cristo è la norma del cristiano e lo Spirito Santo infonde nel cristiano la norma di Cristo. È esatto, purché non s’intenda “norma” come un fatto giuridico e formalistico. In realtà si tratta del dono di avere in sé la vita di Cristo, così da vivere, pensare, amare, agire come lui; un dono che diventa responsabilità e impegno: “tenere una condotta degna della vocazione” (Ef 4,1), “vivere nell’amore”, come Cristo ha e ci ha amato. Senza arrivare alla definitiva pienezza, così che ci tocca “morire all’uomo vecchio” che non muore mai totalmente (Cfr. Rm 7,14-25).
Vivere in modo giusto, pienamente morale è possibile, allora, solo in Cristo, nella fede in lui esplicita o implicita, perché “il primogenito di ogni creatura” (Col 1,15). Con la mediazione (non semplicemente pedagogica ma sacramentale) della Chiesa, del suo magistero unito al senso di fede della comunità (Cfr. L.G., 12).
Le parole e i loro significati
La parola etica e/o morale comprende tutti questi passaggi. Essa è, per un verso, la riflessione sulle decisioni delle persone umane (e solo di queste, non degli angeli o degli automi in cui non c’è decisione); per altro verso, è l’insieme dei valori, delle norme, delle regole a cui si riferisce l’agire – scegliere – decidere. L’ambito dell’etica è vasto quanto l’esistenza e l’attività umana; non può mai dissociarsi dalla cultura, dalla politica, dalla scienza, dall’economia, dagli affari. Niente è così presente nella vita come l’etica che, ben costruita e vissuta, ne diventa la sapienza, cioè il gusto e il sapore.
A questo punto, si può tentare qualche precisazione terminologica[1]. Nell’uso corrente etica sembra aver sostituito semplicemente il più tradizionale termine: morale. Etimologicamente si tratta di due sinonimi. Qualche sfumatura di significato, tuttavia, resiste ancora.
Etica è usato nel senso di ogni teoria sulla morale, di una riflessione sull’agire umano, sui comportamenti. Morale è invece l’insieme degli apprezzamenti, relativi all’agire umano, che si indicano come buoni, corretti, degni, lodevoli oppure cattivi, scorretti, indegni, biasimevoli. All’etica e alla morale appartengono i valori, le norme, le regole, le virtù e i vizi, i comportamenti. Soprattutto appartengono la libertà, la giustizia, la solidarietà.
“Regole del gioco” è frase corrente che scimmiotta l’etica ma ne sta lontano perché sa tanto di accomodamento, di mercato e di ipocrisia.
Giovani – etica – vocazione: un bel trinomio, dove la parola al centro chiede di essere compresa, valutata, promossa e sviluppata. Ma come si può prescindere dalla vocazione che sta nel cuore di una visione di vita? Tutte le vie etiche, fatte proprie dai giovani d’oggi, consentono alla vocazione di manifestarsi, di crescere, di dare il proprio sigillo alla autenticità della vita?
Note
[1] Segnalo, per un approfondimento necessario, Orientamenti sociali, 1 (1989), n. 3-4, dedicato a La riscoperta della questione etica nella società contemporanea, con articoli di A. ZANARDO, G. ANGELINI, L. LOMBARDI VALLAURI e altri.
Cfr. anche Norma morale, voce in Dizionario enciclopedico di teologia morale, ed. Paoline, Roma 1976, Supplemento alla IV edizione, pp. 1375-1381.