N.05
Settembre/Ottobre 1990

La preghiera notturna per le Vocazioni nella diocesi di Teramo – Atri

Il Signore ci ha mostrato negli eventi che valore avesse per noi il suo comando: “Pregate il padrone della messe, perché mandi operai nella sua messe”.

Otto anni fa, per una provvidenziale coincidenza, la visita pastorale del nostro Vescovo servì anche da preparazione alla celebrazione del Congresso Eucaristico Diocesano e alla visita del Santo Padre alla nostra diocesi. Al CDV fu richiesto di animare ore di Adorazione Eucaristica in un gran numero di parrocchie della diocesi e non fu difficile avvertire la scarsezza di operai e l’urgenza di pregare per “gli operai della messe”.

Scoprimmo, dopo alcuni tentativi, la necessità di trovare una forma adatta ad esprimere la particolare tipicità di una tale preghiera che è dettata dal bisogno e formulata dal Signore stesso e non può essere spontaneistica né individualistica.

Fu così che, osservando la più genuina tradizione orante della Chiesa, individuammo di fatto quel modo di pregare che soddisfa tutte insieme quelle esigenze che noi sentivamo: la preghiera notturna di intercessione.

Attualmente, attingendo alla esperienza della vita monastica, mamme o papà di famiglia, giovani, donne non sposate né consacrate, alcune Comunità religiose della diocesi, nella notte del primo venerdì di ogni mese, pur rimanendo nella propria dimora, hanno trovato il loro spazio privato per incontrare il Signore e parlargli di un’urgenza che è di tutta la Chiesa oltre che della nostra Diocesi. E costituiscono, per l’intera comunità diocesana, una sorta di “monastero invisibile”.

L’appuntamento è fissato nella notte, poiché ognuno sa che l’urgenza rende importuni e quando necessità preme nessuno si fa scrupolo di sacrificare anche i propri diritti e le proprie comodità. Dunque questa preghiera notturna vuole significare il prevalere delle necessità della “messe” sulla nostra vita e perfino sul nostro riposo (Cfr. 11,5-8).

La scelta del venerdì come notte di preghiera, da un lato esprime un modo di partecipare alla Passione del Signore, come al tocco più originale e coinvolgente della sua opera di Redenzione per l’umanità, dall’altro si innesta su un precedente uso diffuso in più parrocchie della diocesi che, con un’ora di Adorazione per le Vocazioni nella sera del primo giovedì, erano abituate a pregare con periodicità mensile.

Tale periodicità non esclude la possibilità che ognuno preghi liberamente nei tempi personalmente più favorevoli e nello stesso tempo evita il pericolo di spontaneismo; un tale mandato di preghiera da parte del Signore e poi della diocesi non può essere affidato al “quando voglio” o al “quando posso” di “chi vuole”, ma deve necessariamente oggettivarsi in un impegno, un quasi ministero, da esercitare in favore dell’edificazione della Chiesa. Inoltre l’intercessione periodicamente ripetuta aiuta a rendersi conto che il bisogno di operai non è frutto di una situazione contingente, ma la condizione permanente in cui la Chiesa vive ed opera. E non occorrono solo presbiteri, ma ogni settore ecclesiale dispone di un numero di operai in qualche modo insufficiente alla smisurata quantità di messe che gli è posta davanti, per cui la nostra domanda di consacrati per il Regno è estesa a tutte le categorie vocazionali.

Ultima tipicità di questa nostra esperienza di preghiera: pur esercitato nel segreto della propria camera (Cfr. Mt 6,6), questo compito non è lo sforzo eroico di volenterosi solitari, ma è una preghiera comunitaria inizialmente sperimentata insieme in un’ora di preghiera parrocchiale o in una veglia biblica animate dal CDV, e poi proseguita individualmente, negli spazi propri a ciascuno. Con l’aiuto di una lettera mensile di collegamento e con incontri comunitari di mezza giornata nei tempi forti dell’anno, viene curata la necessaria formazione alla preghiera e al senso di responsabilità verso l’intera comunità diocesana che ormai ci conosce e confida nella nostra fedeltà ad un tale compito.

Fra gli effetti di tale esperienza risaltano: la scuola di preghiera che di fatto ne è scaturita, anche se riservata ai soli membri di questo gruppo di oranti notturni (circa 130); la competenza che ormai alcuni di questi membri hanno acquisito in campo vocazionale, al punto da diventare veri e propri animatori vocazionali all’interno pastorale delle proprie parrocchie; la consapevolezza, soprattutto nei membri più giovani di età, che non si può pregare solo perché maturi la vocazione degli altri, ma che, pregando, si è interpellati in prima persona; l’aiuto che i membri stessi tra loro sanno scambiarsi a proposito del modo di pregare nella notte, poiché molte sono le difficoltà interne ed esterne cui tale tipo di preghiera va incontro.

In chiusura, non si può certamente fare un’economia del rapporto preghiera-vocazioni, né ci urge presentare alcun diagramma circa l’andamento della nostra esperienza, ma – per testimoniare che il Signore è fedele alla parola data e che gli operai li manda Lui – possiamo dire che il numero annuale dei seminaristi è passato dalle 3-4 unità di una decina di anni fa agli attuali 15 (per le vocazioni religiose, maschili e femminili, è più difficile il calcolo anche solo approssimativo). Questo incremento non fa inorgoglire gli oranti notturni, che sono ben consapevoli della propria fragilità e sanno ormai per esperienza che ogni dono perfetto viene dall’alto (Cfr. Gc 1,17), ma ci conferma nel proposito di voler obbedire al comando del Signore e di servire la Chiesa con questa speciale forma di accompagnamento spirituale delle Vocazioni: possono a buon titolo questi oranti entrare nel mistico numero di quelli che la Chiesa pone a servizio della formazione dei futuri Presbiteri e a sostegno di tutte le Vocazioni