N.06
Novembre/Dicembre 1990

Catechisti “Animatori vocazionali”

Si sente spesso esultare nelle diocesi per la presenza di un notevole numero di catechisti parrocchiali. “Con grande gioia e riconoscenza verso lo Spirito del Signore, salutiamo, il manifestarsi di tanto impegno, che vede all’opera presbiteri, religiosi, religiose e un numero sempre maggiore di laici: giovani, mamme e papà, intere famiglie” (da La formazione dei catechisti…, CEI 1982). Legittima questa esultanza, perché il fenomeno ecclesiale è sicuramente un segno positivo per il cammino postconciliare della Chiesa italiana: in particolare, migliaia di laici direttamente impegnati nell’annuncio cristiano sono, serio motivo di ben sperare per il futuro delle nostre comunità.

 

La formazione

Ma se “il movimento dei catechisti costituisce uno dei fenomeni più consistenti e vivi dell’attuale momento della vita della Chiesa[…] non si può pensare ad un ‘naturale’ sviluppo di questa realtà, senza un intervento che ne stimoli la crescita e la stabilità, e ne corregga gli inevitabili limiti” (ib.).

Eccoci di conseguenza al problema della formazione dei catechisti, anzitutto in ordine al loro essere cristiani adulti nella fede, ma anche nei confronti del loro sapere e, infine, del loro saper fare.

Nelle diocesi italiane, sia pure con comprensibili diversità di metodi, si è ben presto pensato a impostare una formazione graduale e sistematica, più completa possibile, dei catechisti immessi con procedura d’urgenza al servizio del cammino di fede dei più disparati gruppi di catechesi. Nel 1982 la “Commissione episcopale per la dottrina della fede” ha predisposto un insieme di riflessioni e indicazioni operative, con cui sostenere le iniziative già in atto, favorire la nascita di nuove, orientare l’impegno di tutti su vie di vera comunione ecclesiale. Lo scoprire da parte degli stessi catechisti le motivazioni di fondo del loro servizio e le linee maestre del cammino formativo faceva maturare in essi il fervore e la gioia del loro impegno in un servizio alla Parola di Dio e alla Chiesa fino a che più intensamente esso diventi testimonianza di vita.

 

È una vocazione

È nel contesto di questo iter formativo che si è potuto richiamare con forza il fatto che è il Signore a chiamare i catechisti per la sua Chiesa. Già nel “Documento base” del 1970 circa “Il rinnovamento della catechesi” (RdC) in Italia, la CEI descriveva l’identità del catechista come specifica attuazione della vocazione battesimale. Non si sceglie di diventare catechisti, ma si risponde ad un invito di Dio: “il catechista è consacrato e inviato da Cristo” per mezzo della Chiesa (Cfr. RdC, 185).

Avendo un punto di partenza di così grande portata, non si poteva da parte di chicchessia prendere alla leggera il fenomeno dei catechisti.

Ed è qui un evidente fondamentale aggancio tra la pastorale delle vocazioni e la pastorale catechistica. “Non si tratta – leggiamo nel documento citato – di ricoprire in qualche modo dei vuoti pastorali. Si tratta invece di aiutare ogni cristiano a scoprire la sua specifica vocazione nella Chiesa e nel mondo. La chiamata che il Signore fa non ha infatti, normalmente, caratteri di evidenza tali da escludere la paziente ricerca individuale e comunitaria. C’è bisogno di preghiera e riflessione personale, di discernimento comunitario, di garanzia che viene da chi nella Chiesa ha il carisma dell’autorità e, poi, di gioiosa accettazione del dono e di fattivo sostegno per maturarlo”.

Ancora: “L’essere destinatario di un dono di Dio, e l’essere divenuto dono di Dio agli altri, deve far sorgere nel catechista l’esigenza di una forte crescita di vita spirituale. Egli è discepolo in costante ascolto del suo Maestro. Come Maria, la prima dei discepoli del suo Figlio, così il catechista deve saper accogliere con umiltà e meditare la parola del Vangelo e riferirsi costantemente ad essa”.

Si potrebbero riportare anche altri passi dei fondamentali documenti della Chiesa al riguardo, dal Concilio Vaticano II in poi soprattutto, dai quali emerge intensamente l’esigenza della formazione dei catechisti, chiamati e mandati come “maestri, educatori e testimoni” all’interno delle nostre comunità.

Ma in pratica, che cosa si è fatto per i quattromila catechisti della nostra diocesi perché siano tanto formati da essere all’altezza del compito loro affidato? Anzi, sono essi – nell’esercizio del proprio “ministero” – capaci di educare fanciulli, ragazzi e giovani all’incontro con Gesù Cristo che chiama e manda, alcuni anche con una speciale consacrazione?

La differenza tra quello che si è fatto e quello che si sarebbe dovuto fare, tra l’essere e il dover essere, tra l’ideale e la realtà, è visibile a occhio nudo. Non si può che accettare umilmente critiche e riserve per la inadeguatezza di risultati a seguito di uno sforzo formativo di discrete proporzioni. Però l’aver molto creduto alla dimensione vocazionale dell’impegno catechistico, l’averlo affrontato e proposto come servizio ‘missionario’ tra la nostra gente, ha sicuramente aiutato la costruzione del progetto formativo tuttora in uso. Si è diffuso comunque nelle nostre comunità e nei gruppi un sentire l’impegno catechistico come vocazione, come una chiamata per la quale qualificarsi in modo da poterla vivere con generosità. È così che ciascuno, dentro il gruppo di catechesi, esperienza di chiesa, può essere aiutato a cercare e trovare la propria vocazione, quella che il Signore dona.

 

Concretamente

Si potrebbero a questo punto elencare piccole o grandi iniziative messe in atto in questi anni, tali da fare dei catechisti dei veri e propri animatori vocazionali, quando facessero bene il loro servizio alla luce dei catechismi che i Vescovi hanno loro messo in mano. Ma crediamo torni più utile riportare – ed è sintesi autorevole – quanto esprimono in proposito le Costituzioni sinodali redatte nel 1986 al termine del XIX Sinodo tridentino.

Al numero 40 della seconda parte si ricorda anzitutto che “la catechesi è compito e responsabilità di tutta la comunità in quanto popolo di Dio. Tutti i fedeli vi sono impegnati in forza del sacramento del Battesimo e della Cresima. Vi hanno speciali responsabilità i ministri della Chiesa, per il sacramento dell’Ordine; i genitori, in forza del sacramento del Matrimonio; i catechisti e gli animatori pastorali a motivo del loro mandato; le persone consacrate”.

Il numero 45 recita: “La forte crescita numerica dei catechisti parrocchiali sollecita la nostra Chiesa ad assumere iniziative appropriate a renderli sempre meglio adeguati al loro compito”.

Tale formazione riguarda: la acquisizione di una forte identità cristiana e di una spiritualità ecclesiale; l’approfondimento personale della dottrina della fede; la competenza pedagogica e didattica in rapporto ai destinatari della catechesi.

Alle diversificate iniziative di formazione dei catechisti, lo stesso Sinodo indica di conseguenza gli obiettivi che debbono essere tenuti costantemente presenti:

– in ogni parrocchia si dia vita al ministero di catechista come impegno il più possibile stabile e ben motivato;

– la chiamata al servizio catechistico sia rivolta a persone di viva fede, dotate di capacità educative, disponibili a seguire gli appositi corsi di formazione;

– ai catechisti adulti si affianchino dei giovani perché questi, aiutati da tale tirocinio, vengano introdotti gradualmente al ministero;

– si costituisca a livello parrocchiale o interparrocchiale il gruppo dei catechisti, e lo si valorizzi come luogo di esperienze comunitarie e di formazione spirituale;

– si tenga annualmente, a livello decanale o zonale, un corso di base, finalizzato ad abilitare i nuovi catechisti alla giusta comprensione del loro compito;

– i catechisti siano invitati a qualificarsi ulteriormente frequentando la Scuola di formazione teologica, la Scuola per animatori pastorali, o altri corsi specifici;

– si esortino i catechisti a partecipare alle iniziative proposte in sede diocesana in relazione al piano pastorale annuale.

 

Rapporti indispensabili

Un’ultima importante considerazione va fatta sulla necessaria collaborazione tra l’Ufficio Catechistico e il Centro Diocesano Vocazioni in ordine alla formazione dei catechisti quali “animatori vocazionali”.

Purtroppo succede che si dà per scontata questa qualificazione dei catechisti. Invece vanno rafforzati l’intesa e il comune impegno perché sia accentuata la dimensione vocazionale nel servizio e nella testimonianza dei catechisti.

Gioverà anzitutto prevedere la partecipazione stabile di un responsabile dei due centri pastorali alle rispettive riunioni di programmazione e di coordinamento delle attività.

Certamente, inoltre, negli incontri di formazione dei catechisti che sono richiesti e vengono realizzati nelle zone pastorali, sarà importante l’intervento di qualcuno del CDV: favorirà l’esplicitazione della dimensione vocazionale, con aperto riferimento alla vocazione sacerdotale, religiosa, missionaria e alla consacrazione laicale. Questa dimensione può e deve impegnare ogni itinerario di fede.

Nella stesura, infine, di eventuali sussidi per l’attività catechistica, non dovrà mancare l’intervento di qualcuno del CDV, affinché non rimanga sottinteso quanto invece va sistematicamente evidenziato.