Il catechista e le vocazioni di speciale consacrazione
Nell’aprile 1990 una lettera di don Giovanni Giavini (Milano) ai Direttori degli Uffici Catechistici della Lombardia, a nome anche del Centro Regionale Vocazioni (don Walter Magni), inviava un questionario steso da don Gaetano Gatti (Como) e rivisto tecnicamente dal-l’Ufficio di Statistica della Curia di Milano sul tema “Il catechista e le vocazioni di speciale consacrazione” (VSC, d’ora in poi). Il Convegno, promosso a Milano dal Centro Regionale Vocazioni della Lombardia (15 settembre 1990), ha presentato la rielaborazione delle prime 2.000 schede pervenute.
Furono interpellati i catechisti (esclusi i preti) di soggetti in età evolutiva (fanciulli, preadolescenti, adolescenti e giovani). Le domande erano poche (14) e semplici (prevalentemente “chiuse” per agevolare le risposte). Ogni Ufficio Catechistico Diocesano doveva curare la moltiplicazione dei questionari, la distribuzione, la raccolta e la riconsegna. Già a fine agosto 1990 furono restituite le schede da sette diocesi (mancano ancora Brescia, Mantova e Pavia).
Identità dei catechisti
Il primo esame dei dati verte su 2.027 risposte, che non sono rigorosamente proporzionate alle categorie di catechisti e alle aree geografiche (di Cremona, per esempio, si hanno solo i catechisti della città); ma sia il numero complessivo delle schede (oltre 2.000 sull’universo di 50.000 catechisti) sia da diverse diocesi della Lombardia consentono il profilo sufficientemente indicativo della mentalità e degli atteggiamenti del catechista lombardo in tema di VSC.
I catechisti che hanno risposto sono più donne (86%) che uomini (14%), pari a 6 su 7: la catechesi si direbbe un ministero al femminile. Quasi metà (47%) sono ultra quarantenni, un quarto (26%) tra i 18 e i 25 anni, circa un altro quarto (23 %) tra i 26 e i 40 anni e solo il 4% è minorenne, sotto i 18 anni (76 su 2.027). Il catechismo è un compito da maggiorenne secondo l’anagrafe e – si spera – di adulto nella fede.
Quanto allo stato civile, il 47% è coniugata/o, il 40% è nubile/celibe, cui si aggiunge l’11 % di religiose/i. Le risposte vengono per il 40% (2 su 5) dall’area metropolitana o cittadina e il 60% da quella paesana (centri minori, il”Forese”).
Quanto ai destinatari della catechesi, il 60% (3 su 5) si rivolge ai fanciulli (scuola elementare: 6-10 anni), il 40% ai preadolescenti (scuole medie: 11-14 anni), l’8% agli adolescenti (15-18 anni) e nemmeno l’1 % (14 su 2.027: 8 uomini, 3 religiose, 2 nubili e 1 coniugata) ai giovani (19-23 anni). La somma delle percentuali va oltre il 100 perché ci sono catechisti (164) che servono più di una categoria.
Stando ai rispondenti, il catechista dunque è in realtà… una catechista: la figura prevalente (1 su 4) è una donna, ultra quarantenne, coniugata (gruppo compatto: 28%). Il 99% delle catechiste coniugate (che sono 850) si dedica a fanciulli e preadolescenti (altre 22, pari al 3%, agli adolescenti e 1 sola ai giovani); il 93 % delle catechiste nubili (che sono 624, di cui il 58% è di età fra i 18 ei 25 anni) è per fanciulli e preadolescenti (altre 49, pari all’8%, è per gli adolescenti e solo 2 per i giovani). I sacramenti dell’iniziazione garantiscono una massa di catechizzandi che viene dalla scuola d’obbligo. E’ nel dopo-Cresima l’emorragia preoccupante: scarsi alunni, pochissimi catechisti per adolescenti e giovani.
Vocazioni e catechesi
La domanda: “La VSC quali stati di vita comprende?” proponeva sei categorie. Nell’ordine le indicazioni convergono così: religiose/i (87%), sacerdoti (85%), missionari (70%), diaconi permanenti (44%), istituti secolari (43%), coniugati (14%, ma non è VSC, ovviamente). Come si vede, c’è qualche confusione (coniugati tra le VSC: lo indicano il 17% degli uomini e il 14% delle donne; il 12% delle nubili e il 18% delle coniugate: autoproiezione ideale di queste ultime in una “consacrazione” nel ministero coniugale?) e molta incertezza su diaconi e istituti secolari. A riprova, ci sono mille e più catechisti che segnalano di conoscere “meno di tutte” le figure degli istituti secolari (1.036 su 1.721 che rispondono, pari a 60%) e dei diaconi permanenti (56%).
La reazione emotiva del catechista di fronte alla VSC (Cfr. tavola 1) si connota di stima (78%), gioia (45%), entusiasmo (20%), ma anche timore (10%:più gli uomini, 13%, che le donne, 9%; più le nubili, 13%, che le coniugate, 8%; più le 18-25enni, 13%, che le ultra quarantenni, 6%).
I giovani catechisti, nubili e celibi, “temono” per sé non avendo ancora scelto? Proiezione autobiografica delle risposte. Ci sono alcuni che dicono di non avere alcuna particolare reazione (2%), pochissimi esprimono indifferenza (0,5%), alcuni tacciono del tutto (0, 5%).
“A catechismo presentano la VSC”: il 65% “qualche volta”, il 13 % “spesso”, il 5 % “in modo sistematico”, ma ci sono pure catechisti (7%) che non ne hanno mai parlato e altri (10%) che non si sono posti neppure il problema (Cfr. tavola 2). Sono più le coniugate (14%) che non le nubili (9%) a presentare “spesso– la VSC; sono in progressione di età dalle diciottenni alle ultra quarantenni: 7%, 13% e 20% (chi è confermato nella propria vocazione, come la coniugata più che adulta, sa guardare con stima le altre). A non parlarne “mai” sono le nubili (8%) più che le coniugate (5%) e le più giovani rispetto alle anziane (in progressione di età: 10%, 5%, 4%).
Le VSC che più frequentemente vengono proposte dai catechisti (tolti 348 che non ne hanno mai parlato, o non si sono sognati di trattarne, più altri 200 che hanno preferito sorvolare) sono nel-l’ordine: la sacerdotale (63%), seguita dalla religiosa (42%) e missionaria (38%). A notevole distanza vengono la “vocazione coniugale” (4%, ma non è pertinente), l’istituto secolare (1%) e il diaconato permanente (0,5%).
Nel ministero del catechista l’argomento VSC è ritenuto “parte integrante” dal 69%, “importante, ma non necessario” dal 27%, “marginale” dal 3%, “indifferente” dall’1 %. Coloro che fin qui non avevano trattato il tema sembrano già convinti e implicitamente riconoscono la loro mancanza, intendendo rimediare, con una visione ecclesiologica completa dei ministeri e carismi (Cfr. tavola 3).
Proposte e difficoltà
Certo è prevedibile che sorgano difficoltà a parlare di VSC. Se il 53 % non riscontra alcuna difficoltà, il 41 % confessa di non considerarsi preparato (più le nubili, 48%, che le coniugate, 43%; più le catechiste giovani che le anziane, in regressione delle diciottenni alle ultra quarantenni: 54%, 42%, 320lo), il 3% non sa cosa dire, il 2% non lo ritiene di sua competenza, o non si sente (2%), o non osa (2%), (Cfr. tavola 4 ).
Ma – incalza il questionario – “nel tuo gruppo di catechismo di quest’anno, pensi che possa esserci qualcuno/a che il Signore sollecita con la VSC?”.
Risposta: non saprei (32%), bisogna scoprirlo (29%), nessuno (16%), forse qualcuno (14%), non ci ho mai pensato (9%; più le nubili, 13%, che le coniugate, 9%; diminuisce col crescere dell’età e della esperienza cristiana: 13%, 10%, 6% in regressione dalle 18enni alle ultra 40enni). (Cfr. tavola 5).
“E se facessimo al gruppo catechistico l’esplicita proposta della VSC, come reagirebbe?”. Con simpatia (38%), non saprei (28%), con disinteresse (21%), gioia (14%), derisione (9%), rifiuto (8%), perfino con ostilità (2%). Le percentuali di risposte positive – simpatia e gioia – sommano a 52%. Quelle negative a 40% (61% degli uomini – più realisti o sfiduciati? – e 34% delle donne, che forse hanno più speranza teologica; 46% delle nubili e 26% delle coniugate; 48%, 35%, 26% in regressione dalle diciottenni alle ultra quarantenni), e le incerte a 28% (la somma supera il 100, perché alcuni hanno dato più risposte). Non si può dire davvero – a giudizio dei catechisti – che il terreno (ragazzi e giovani) sia prevalentemente disponibile per la proposta di VSC ( Cfr. tavola 6 ).
Ma “a chi spetta – e con quale priorità – parlare della VSC?”. Il 70% dei rispondenti indica i sacerdoti, il cui pulpito sembra il più qualificato, forse, ma non è il solo e non è detto che sia il più efficace. Seguono i genitori (40%; 31 % nubili e 42% coniugate;.in progressione secondo l’età dalle diciottenni alle ultra quarantenni: 30%, 42%, 45%), i catechisti (30%), gli educatori in genere (26%), i religiosi (20%). Anche qui le indicazioni superano il 100 perché certi catechisti ne hanno offerta più d’una.
I segni, dai quali riconoscere una VSC, sono: il gusto della preghiera (73 %), l’amore fattivo per il prossimo (67%), lo spirito di sacrificio (56%; ma 48% uomini e 57% donne; 54% nubili e 59% coniugate; 55% delle 18-25enni e 60% delle ultra quarantenni), l’interesse per la vita della chiesa (31 %), la partecipazione alla vita della parrocchia (24%) la disponibilità a collaborare (18%), l’attenzione al catechismo (6%).
Strumenti e iniziative
“Il testo di catechismo tratta forse della VSC e – se sì – come la presenta?”. Mentre 201 (pari al 10%) tace, gli altri rispondenti si distribuiscono così: il testo ne parla molto bene (5%), abbastanza bene (37%), in modo insufficiente (3 7%), non ne parla (21 %). Dunque, la maggioranza dei testi in uso (58%) non favorisce la proposta della VSC, considerandola marginale. C’è una “gerarchia delle verità rivelate” (Vaticano II, decreto sull’Ecumenismo, 11), e non si può chiedere completezza dogmatica a un testo per ragazzi; ma proprio perché l’età evolutiva è quella delle scelte, conviene aprire il ventaglio illuminando tutte le VSC. (Cfr. tavola 7).
Sono 93 a dire “molto bene”; e si riferiscono solo ai 4 catechismi CEI (21 “Sarete miei testimoni”, 15 “Venite con me”, 14 “Vi ho chiamato amici”, 7 “Io sono con voi”) e al Vangelo (19 su 33, pari al 58% di coloro che fanno catechismo col testo sacro). È però un’esigua minoranza che stima “molto buona su questi testi” la presentazione della VSC: 21 su 406 che usano “Sarete miei testimoni” (5%), 15 su 388 “Venite con me” (4%), 14 su 213 “Vi ho chiamato amici” (7%), 7 su 373 “Io sono con voi” (2%). Perché gli altri non ne sono così entusiasti?
Le cause della scarsità di VSC nella Chiesa di oggi si possono elencare secondo questa graduatoria d’importanza: l’indifferenza religiosa della famiglia (62%; ma 70% coniugate ultra quarantenni, quasi consapevole autodenuncia), la società del benessere (54 %), il sacrificio che tale vocazione comporta (47%: ma 52% nubili e 53% delle 18-25enni, che mettono questo al primo posto, mentre le altre categorie indicano come prima causa la famiglia), l’assenza di ideali nei giovani (40%), l’immagine non esatta della VSC (33 %), la mancanza di una testimonianza viva e attraente delle persone consacrate (25%), la carenza di formazione cristiana nelle parrocchie (16%). (Cfr. tavola 8).
Interpellato il catechista “che cosa possa fare in prima persona nel suo gruppo per favorire il sorgere di VSC”, risponde: presentare il valore della donazione totale a Dio e al prossimo (55 %) insegnare a pregare, con la suggestione delle diffuse “scuole di preghiera” (52%; ma 43% delle 18-25enni, e 58% delle ultra quarantenni), proporre la testimonianza viva di persone consacrate (51 %) parlare con entusiasmo e gioia della VSC (33%), educare con la Bibbia a rispondere alla chiamata di Dio, con riferimento alle “scuole della Parola” (32%), formare al senso del sacrificio (301%; ma 21 % delle 18-25enni e 34% delle ultra quarantenni), invitare a corsi di ritiro “vocazionali” (17%). (Cfr. tavola 9 ).
Certo, le catechiste coniugate ultra quarantenni (28%) sembrano le più motivate alla “diaconia” vocazionale. Nubili, giovani, uomini – catechisti – chiedono implicitamente sussidi per un’abilitazione in merito. È stato detto – e si può applicare ai catechisti animatori di VSC – che, quanto uno sogna da solo, è soltanto un sogno; quando si sogna in molti, è la realtà che comincia.