N.04
Luglio/agosto 2016

Accompagnati nella spiritualità dell’amore misericordioso

“Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date”: è la Parola che mi spinge a condividere quanto io stessa ho avuto in dono. Da trentuno anni, infatti, conosco e vivo la spiritualità dell’Amore misericordioso e a partire dal 1988 ho avuto la grazia di collaborare nel Processo di canonizzazione di Madre Speranza, beatificata il 31 maggio 2014.
È stato il Signore stesso a scegliere Collevalenza per irradiare nel mondo il suo Amore e la sua Misericordia.
Il Signore per fare cose grandi e magnifiche – come disse a M. Speranza il 14 maggio 1949 – inizia dal nulla, dal poco che abbiamo e che siamo, perché si veda che è Lui l’artefice dell’opera.

1. Attirati, guidati e attesi dal Padre
Un tempo, al posto del grande complesso dove sorge il Santuario dell’Amore Misericordioso, sorgeva un roccolo, un bosco in cui i cacciatori sistemavano le reti tra gli alberi e una gabbia con gli uccelli da richiamo, così da catturare la preda. Gesù, in un’estasi, dirà a M. Speranza che vuole trasformare questo roccolo di uccelli in un roccolo di anime, attirate dal richiamo del suo amore e della sua misericordia.
M. Speranza, negli anni ‘50, disse agli abitanti di questo paesino: «Beata Collevalenza che ha avuto la fortuna, la grazia di essere la sede e il centro di questo roccolo… Qui verranno anime da tutte le parti del mondo perché qui le aspetta l’Amore Misericordioso»1.

1.1 Collevalenza e il sogno di Dio
M. Speranza giunse a Collevalenza il 18 agosto 1951, insieme ad una comunità di Ancelle dell’Amore Misericordioso, fondate a Madrid la notte di Natale del 1930, e alla prima comunità di Figli dell’Amore Misericordioso, fondati a Roma solo tre giorni prima, nella solennità dell’Assunta. Sorelle e fratelli, generati dalla stessa Madre, formano un’Unica Famiglia religiosa chiamata ad annunciare al mondo che Gesù è un «padre e una tenera madre» (El Pan, 2, 67), che Dio è famiglia, con una particolare attenzione verso i poveri e verso i sacerdoti.
In quel 14 maggio del 1949, M. Speranza annota ancora nel suo Diario quanto Gesù le dice: «Finché, anni più tardi, tu col mio aiuto, con maggiori angosce, fatiche, dispiaceri e sacrifici, organizzerai un magnifico laboratorio, […] un Santuario dedicato al mio Amore Misericordioso, una casa per infermi, una per pellegrini, una casa del clero, il noviziato delle Ancelle dell’Amore Misericordioso, il seminario dei miei Figli dell’Amore Misericordioso» (El Pan, 18, 997). 

1.2 Alla scuola del Crocifisso, la vita si fa dono
M. Speranza si è lasciata condurre da Dio e proprio nella Cappella del Crocifisso iniziava la sua giornata, verso le 3 o le 4 del mattino. Spesso faceva la Via Crucis perché, come lei diceva, è lì che conosciamo fino a che punto Gesù ci ha amati ed è lì che scopriamole esigenze del vero amore.
Lei, che non si è mai seduta sui banchi di scuola, si inginocchiava ai piedi del Crocifisso, il Libro che ha letto per imparare ad amare.
È l’8 dicembre 1930 quando, a Madrid, in una visione Gesù stesso le chiede di far realizzare la scultura dell’Amore Misericordioso.
Non aveva mezzi e da soli due giorni aveva lasciato la Congregazione a cui apparteneva, in attesa di fondare, in una povertà estrema, le Ancelle dell’Amore Misericordioso. Guardando alla magnifica scultura del Crocifisso custodita nel Santuario, si nota che Gesù sembra fiero sulla croce, senza particolari segni di passione, quasi a volerci attirare a sé non per quanto ha sofferto, ma per quanto ci ha amato. Per M. Speranza tanto più si conosce Gesù, tanto più lo si ama; tanto più conosciamo Lui, tanto più conosceremo noi stessi.
Gesù è ancora vivo sulla croce, mentre volge lo sguardo verso il Padre e intercedere per noi: «Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno» (Lc 23,34). M. Speranza spiega che Gesù avrebbe tutti i diritti per pretendere il nostro amore, ma non lo fa, piuttosto ce lo offre e attende da noi un’adesione libera, per amore.
Lei auspica che in una comunità, o in una famiglia, ognuno arrivi a cedere i propri diritti nell’unico desiderio di far felice l’altro.
Amatevi gli uni gli altri come Io vi ho amato (cf Gv 15,12). Questo il comandamento lasciatoci da Gesù e scritto sul Vangelo aperto ai piedi della croce, il comandamento che ogni vocazione è chiamata ad incarnare. Dietro la croce dell’Amore Misericordioso c’è l’Eucaristia, a ricordare che quell’offerta Gesù la perpetua ancora oggi su ogni altare.

2. Tutto per Amore
Speranza, nello spiegare ai Figli e alle Ancelle il motto che aveva mosso la sua vita, Tutto per Amore, li invitava a viverlo nelle piccole cose. Lei stessa, nello scendere in cucina per preparare il pranzo, lo faceva come se lo avesse dovuto mangiare Gesù, perché ripeteva che in ogni pellegrino c’è Gesù; così in ogni persona che il Signore ci mette accanto nel cammino della vita. 

2.1 Un Dio per Padre
«Fra i sentimenti, quello che può rimanere più impresso nel cuore e nella mente, al punto da diventarne oggetto e quasi idea fissa è poter chiamare Padre Dio; come pure la Passione del buon Gesù, per l’amore e il sacrificio con i quali ci ha riscattati» (El Pan, 9, 107).
M. Speranza non si stanca di esortare: «Tutti dovrebbero comprendere che hanno un Padre che non tiene conto, perdona e dimentica; un Padre e non un giudice severo; un Padre Santo, pieno di sapienza e di bellezza, che sta aspettando il figlio prodigo per riabbracciarlo» (El Pan, 21, 263).
Nel suo Diario annota: «Dio è un Padre pieno di bontà che cerca con tutti i mezzi di confortare, aiutare e rendere felici i propri figli; li cerca e li insegue con amore instancabile, come se Lui non potesse essere felice senza di loro» (El Pan, 18, 2). 

2.2 Una chiamata e un progetto che vengono da lontano
Facciamo un passo indietro per incontrare le umili origini della Beata M. Speranza. Maria Josefa è nata a Santomera (Spagna) nel 1893, prima di nove figli. Ha vissuto in una baracca e non ha mai frequentato la scuola. Provvidenzialmente, però, è stata mandata a servizio a casa del parroco dove, grazie alle due sorelle di lui, ha imparato a leggere e scrivere. È qui, probabilmente, che inizia a portare nel cuore un amore speciale per i Sacerdoti.
L’istituto in cui entrò per farsi religiosa era ormai in via di estinzione e nel 1921 si unì a quello delle Claretiane. M. Speranza, nel dicembre del 1930, uscì dall’istituto per fondare le Ancelle dell’Amore Misericordioso, che inizialmente si configurarono come Associazione civile. È questo che, nonostante il contesto sociopolitico di allora, permise a M. Speranza di aprire numerosi collegi, di collaborare con la nunziatura al rimpatrio dei bambini deportati all’estero durante la guerra civile spagnola, di assistere le tante povertà.
Per portare a compimento il progetto, in quegli anni il Signore le mise affianco Maria Pilar de Arratia, una benestante che donò le sue case per l’accoglienza dei bisognosi, ma dalla quale M. Speranza non prenderà denaro. Maria Pilar condivise una vita semplice, di lavoro, ma soprattutto l’ideale, tanto che nel 1936 la seguirà fino in Italia dove, nell’agosto 1944, morirà vestendo l’abito di Ancella.
Seguirono gli anni del dopoguerra in cui a M. Speranza e alle sue suore sarà chiesto di aprire una cucina economica per i poveri.
L’agosto del 1951 segnò invece la fondazione della Congregazione maschile e l’inizio dell’ultimo grande progetto: Collevalenza. 

2.3 La portinaia del Buon Gesù
In un quadro esposto nella saletta in cui lei riceveva i pellegrini e in quello scoperto il giorno della sua beatificazione, M. Speranza è raffigurata con le braccia aperte, in un gesto di accoglienza, quasi a voler custodire e fare – come lei stessa dice – «da portinaia per coloro che soffrono e vengono a bussare a questo nido d’Amore…» (El Pan, 20, 641).
Spesso passava le notti a parlare al Signore di quanti le avevano affidato una sofferenza, un dolore. Nell’avvicinarla si sperimentava esistenzialmente di essere di fronte a una madre, alla relazione giusta. Molti sono coloro che si sono sentiti custoditi e accompagnati da lei verso scelte impegnate di vita.
Lei godeva delle più piccole cose, aveva uno spirito grato, gioviale, si fidava del Signore. Ho sentito tante volte P. Mario Gialletti raccontare la prima estasi a cui assistette, durante la quale la Madre diceva al Signore: «…le galline non fanno l’uovo; io le ho tastate tutte e non hanno l’uovo… E allora che cosa gli do da mangiare a tutti questi bambini?»2. Era una persona concreta, certa che Dio si interessa delle nostre piccole cose. Anche lei, però, quando Lui sembrava tardare, sperimentava paura e dolore, salvo poi ricordare che il Signore stringe ma non affoga. M. Speranza, era sempre pronta a baciare la croce e a dire il suo fiat: «Oggi posso solo dirti che, nonostante il mio dolore per le cose che stanno succedendo, non voglio rinnegarti; però provo grande pena vedendo che non sperimento in questi giorni le dolcezze dell’amore e come vedi non so dirti niente, solo ripeterti: si compia in me la tua divina volontà anche se mi fa molto soffrire, anche se non la capisco e anche se non la vedo» (El Pan, 18, 1370). M. Speranza ancora oggi continua ad essere un chicco di grano, un pane spezzato, un flauto per richiamare le anime, una scopa, un fazzoletto per asciugare le lacrime e la portinaia di coloro che soffrono. 

2.4 L’Acqua dell’Amore Misericordioso
Nel 1960, secondo le indicazioni avute in un’estasi, M. Speranza fece scavare per cercare l’acqua dell’Amore Misericordioso. In fondo al pozzo, infatti, è stata messa una pergamena in cui è scritto: «Decreto: A quest’acqua e alle piscine va dato il nome del mio Santuario.

Desidero che tu dica, fino ad inciderlo nel cuore e nella mente di tutti coloro che ricorrono a te, che usino quest’acqua con molta fede e fiducia e si vedranno sempre liberati da gravi infermità; e che prima passino tutti a curare le loro povere anime dalle piaghe che le affliggono per questo mio Santuario dove li aspetta non un giudice per condannarli e dar loro subito il castigo, bensì un Padre che li ama, perdona, non tiene in conto, e dimentica» (El Pan, 24, 74).
Gesù prometterà di guarire da malattie fisiche quali il cancro e la leucemia, segno del peccato mortale, e la paralisi, segno del peccato veniale.
M. Speranza si interessava di seguire i lavori, era vicina agli operai, incoraggiandoli, anche perché tante furono le difficoltà per realizzare il pozzo. Il demonio – o il tiñoso, come era solita chiamarlo – ha ostacolato in molti modi il ritrovamento di quest’Acqua, in un luogo dove questa scarseggiava, tanto che per il fabbisogno degli abitanti provvedevano con un autobotte da Todi.

L’amore autentico si trova scavando, nell’incontro con Gesù e nella preghiera. M. Speranza invitava a bere l’acqua e a pregare la Novena all’Amore Misericordioso. 

2.5 Giovanni Paolo II pellegrino al Santuario
Era il 9 settembre 1965 quando M. Speranza disse: «La notte scorsa mi è stato detto: un giorno il Vicario di Cristo verrà a visitare il Santuario del Suo Amore Misericordioso».
Questa profezia si compirà il 22 novembre 1981, quando, in una giornata di fitta nebbia, Giovanni Paolo II si recò pellegrino a Collevalenza. Il cerimoniale non prevedeva che avesse incontrato la Madre, ma quando la vide seduta su una sedia a rotelle nel salone oggi a lui dedicato, si chinò e baciò con tenerezza questa fedele figlia della Chiesa. Un corpo consumato in un incondizionato dono di sé per l’annuncio di quell’Amore Misericordioso, oggetto dell’Enciclica Dives in Misericordia, pubblicata solo un anno prima. A partire dalla sua personale e dolorosa esperienza, volle venire a ringraziare il Signore di aver avuto salva la vita e «a professare che l’Amore misericordioso è più potente di ogni male, che si accavalla sull’uomo e sul mondo». Terminò dicendo: «Prego insieme con voi per implorare quell’Amore misericordioso per l’uomo e per il mondo nella nostra difficile epoca».
Lasciamo a Papa Francesco l’esortazione finale: «C’è tanto bisogno oggi di misericordia […]: Avanti! Noi stiamo vivendo il tempo della misericordia, questo è il tempo della misericordia!»3.

NOTE
1 Madre Speranza, El pan de nuestra casa 21, 16. Tutti gli scritti di Madre Speranza sono in lingua spagnola e sono raccolti in una collana di 24 volumi che porta il titolo: El pan de nuestra casa. In italiano è stata tradotta una piccola parte dei suoi scritti presenti nella collana Scritti di Madre Speranza, Editrice L’Amore Misericordioso, Collevalenza (PG). Da ora nel testo, El Pan, seguito dal n. del volume e dalla pagina.
2 M. Gialletti, Madre Speranza, Ed. L’Amore Misericordioso, Collevalenza (PG) 2002, p. 233.

3 Papa Francesco, Saluto rivolto ai Laici dell’Amore Misericordioso dopo l’Angelus dell’11/1/2015.