Cammini di fede o iniziative per la proposta vocazionale?
Per rispondere coerentemente a questo interrogativo mi permetto richiamare alcune indicazioni essenziali del Piano Pastorale per le Vocazioni: “Fare proposte vocazionali ai giovani d’oggi significa indicare un ‘cammino spirituale’ ovvero un cammino di fede in chiave vocazionale”[1].
Un ‘cammino’ pedagogicamente garantisce la maturazione e il discernimento di autentiche motivazioni vocazionali: il passaggio da motivazioni vocazionali fragili, provvisorie o in ogni modo frammentate, all’ ‘unificazione vocazionale’ ovvero alla motivazione realmente motivante un’autentica scelta vocazionale. Si pensi, ad esempio, il passaggio da un certo gusto gratificante per un ideale di servizio e impegno per gli altri ad una vita gratuita secondo Cristo, modello esigente.
Un ‘cammino’ pedagogicamente garantisce la maturazione di un’armonia vocazionale stabile, di un progetto di vita, come superamento di una soggettività esasperata – fondante su criteri puramente soggettivistici scelte e assunzioni di impegni – che non si concilia con l’oggettività della fede, che propone una parabola esistenziale non certo costruita su simpatie momentanee e tanto meno su gusti soggettivi.
Un ‘cammino’ infine, proponendo la meta impegnativa della maturazione vocazionale, favorisce la maturazione di scelte pensate e personalizzate – superando possibili condizionamenti psicologici e ambientali – educando ad un’autonomia di giudizio e di assunzione graduale di responsabilità[2].
Se queste sono le dinamiche psicologiche-spirituali di un ‘cammino spirituale’, mi sembra utile richiamare, seppure brevemente, i ‘cammini di fede’ che oggi devono coniugarsi naturalmente con la proposta vocazionale: itinerari di preghiera, di servizio, di orientamento vocazionale.
Itinerari di preghiera
Questi itinerari comunitari sono concretamente espressi da: scuole di preghiera, gruppi di preghiera, incontri periodici di preghiera, ecc.
Al di là della tipologia differenziata e della differente struttura di queste proposte di preghiera, il denominatore e la finalità comune e lo scopo fondamentale è quello di ‘insegnare ai giovani a pregare’.
Un tale cammino porta i giovani a sperimentare situazioni nuove, immagini nuove e vere di Dio, che inducono a rischiare, a discernere e a lasciarsi condurre dallo Spirito, fino al punto in cui lo Spirito stesso divenga la ‘bussola’ interiore in grado di guidare il giovane alla formazione e assunzione del progetto di vita.
Altre caratteristiche comuni alle diverse esperienze di preghiera, che ne fanno direttamente o indirettamente un’educazione alla preghiera aperta al problema vocazionale, sono: l’educazione all’ascolto, alla risposta, all’oblatività ed alla risposta personale.
Itinerari di servizio
Possono riconoscersi ed enumerarsi tra gli ‘itinerari di servizio’ la vasta gamma di esperienze di servizio che vanno dal ministero del catechista al servizio di volontariato: è lo ‘spazio aperto e vitale’ del servizio della Chiesa che annuncia, prega, serve e promuove l’uomo.
Un ‘itinerario di servizio’ per caratterizzarsi come ‘cammino spirituale’ nella sua completezza di esperienza cristiana ha bisogno tuttavia non solo di contare al suo attivo gesti o esperienze di ‘servizio’, bensì di garantire costantemente la promozione della ‘coscienza del servizio’ la cui anima è la carità.
Un ‘itinerario di servizio’ è poi itinerario completo di crescita vocazionale nella misura in cui favorisce soprattutto nei giovani questo itinerario di maturazione – dalla carità al servizio, dal servizio alla vocazione – come afferma lo stesso Piano Pastorale per le Vocazioni: un itinerario di servizio “può essere itinerario di formazione in vista della vocazione definitiva e può condurre ad una scelta di vita consacrata nella misura in cui: è evangelicamente motivato e coltiva nella preghiera il senso dell’Assoluto; è educazione al discernimento dei bisogni; è verifica di capacità di dedizione e di fedeltà nella ferialità; è aperto ad un eventuale impegno definitivo nella vita consacrata”[3].
Itinerari d’orientamento-accompagnamento
Sono i ‘cammini’ di sempre e quindi collaudati da tempo nella comunità cristiana: esercizi spirituali, incontri di orientamento, campiscuola ecc. Questi – tenendo presente il livello di maturazione nella fede dei giovani a cui si rivolgono – devono solo qualificarsi ‘vocazionalmente’ sempre più nelle finalità e nei contenuti.
L’ascolto personale o comunitario della Parola, la preghiera personale o comunitaria, ogni forma di celebrazione della Parola, ogni esperienza sacramentale sono tanti momenti pedagogici che devono aiutare il ragazzo o il giovane a interrogarsi profondamente: “Signore, cosa vuoi che io faccia?”.
Crescita nella fede e proposta vocazionale in definitiva si coniugano perfettamente nell’esperienza di un ‘cammino spirituale’.
L’itinerario spirituale cristiano è infatti itinerario di maturazione vocazionale in quanto offre l’itinerario completo di un’esperienza di chiesa.
Iniziative ‘forti’ per la proposta vocazionale
Sulla base di quanto appena sopra detto il tema specifico affrontato dal presente numero di ‘Vocazioni’ – anno, mese, settimana vocazionale – pone gli operatori pastorali di fronte ad un’attenta analisi del loro specifico servizio vocazionale e, soprattutto, a trovare un equilibrio tra pastorale ordinaria, proposta di itinerari di fede, e iniziative ‘forti’ di pastorale vocazionale.
‘L’anno, il mese e la settimana vocazionale’ si pongono infatti, anche se il termine è per certi aspetti improprio, come ‘iniziative forti’ almeno nel senso che si caratterizzano con una specifica forza e originalità nel cammino ordinario della comunità cristiana.
Non c’è dunque conflitto fra ‘itinerari’ e ‘iniziative forti’ per la proposta vocazionale, perché di fatto siano progettati e proposti come complementari nell’itinerario di formazione delle giovani generazioni nella vita della comunità cristiana.
Anno vocazionale
È un progetto per lo più straordinario, soprattutto se celebrato a livello diocesano: è la scelta, dovuta a qualche particolare circostanza, come ad esempio date storico-pastorali significative della vita della diocesi, anniversari particolari della vita del vescovo o del presbiterio, la stessa ‘secca’ vocazionale che da anni può segnare la vita della comunità diocesana…
Il progetto ‘anno vocazionale’ diocesano intende quindi fare il punto sulla situazione vocazionale di una chiesa particolare e segnare un ‘tempo forte’ vocazionale, perché tutta la comunità ecclesiale diocesana sia percorsa ‘a tappeto’, lungo un intero anno, dalla dimensione vocazionale e recuperi ai vari livelli, se necessario, o in ogni modo approfondisca la consapevolezza della responsabilità della comunità ecclesiale circa la vocazione di tutti i suoi membri. Coscienza e responsabilità ecclesiale della ‘chiamata’ si traducono poi di fatto e conseguentemente nella proposta di ‘itinerari vocazionali’ alla comunità ecclesiale variamente articolata in parrocchie, comunità religiose, gruppi e, soprattutto, alle giovani generazioni nei modi ed espressioni sopra ricordati.
È bene anche notare che ‘l’anno vocazionale’ è un progetto straordinario che può essere fatto proprio da singole comunità parrocchiali, comunità scolastiche, contesti giovanili raggiunti da Istituti religiosi ecc.: importante è che ‘l’anno vocazionale’ abbia un ‘prima’ e soprattutto un ‘dopo’, sempre nel quadro di riferimento del cammino globale di una chiesa particolare.
Mese vocazionale
È per lo più un ‘progetto ricorrente’ nella vita di una diocesi e, quindi, delle comunità parrocchiali che ne sono parte viva. Il ‘mese vocazionale’ è infatti una scelta acquisita in alcune diocesi, come viene documentato più avanti, ed è una ‘tappa’ naturale nel loro cammino annuale. Lo stesso Calendario Liturgico diocesano ne segna i ‘tempi’ in sintonia con il cammino di fede scandito dall’anno liturgico.
Non poche sono anche le comunità parrocchiali – laddove il ‘mese vocazionale’ non è un progetto diocesano ricorrente – che stanno vivendo il ‘mese vocazionale’ come meta o momento forte del cammino ordinario vissuto in chiave vocazionale e quindi come momento ‘culmine’ perché la dimensione vocazionale non venga mai meno negli itinerari di fede proposti dalla parrocchia alla comunità nel suo insieme e, in particolare, a fanciulli, adolescenti e giovani che in essa devono essere aiutati a maturare la propria esperienza di fede e ricerca vocazionale.
Il progetto ‘mese vocazionale’, che viene presentato nei servizi che seguono, può essere illuminante al riguardo.
Settimana vocazionale
È il ‘progetto’ pastorale che non dovrebbe mancare – nell’arco del cammino di un anno pastorale – in nessuna comunità parrocchiale.
Nelle pagine che seguono viene presentato anche un possibile ‘modello’ di attuazione di ‘settimana vocazionale parrocchiale’: tempi e metodi di preparazione, fase di realizzazione, prospettive per la comunità, ecc.
Personalmente ritengo che la ‘settimana vocazionale’ potrebbe rappresentare in una comunità parrocchiale il ‘tempo forte’ del cammino ordinario che fa della comunità parrocchiale – come ricorda il Piano Pastorale per le Vocazioni – “il luogo privilegiato di annuncio vocazionale e comunità mediatrice di chiamate attraverso ciò che ha di più originale e caratterizzante: la proclamazione della Parola che chiama, la celebrazione dei segni della salvezza che comunicano la vita, la testimonianza della carità e il servizio ministeriale. L’annuncio vocazionale deve dunque innervare tutte le espressioni della sua vita. Nella pastorale ordinaria di una comunità parrocchiale, la dimensione vocazionale non è dunque un ‘qualcosa in più da fare’ ma è l’anima stessa di tutto il servizio di evangelizzazione che essa esprime”[4].
In questa ottica significativo anche il dato che fa registrare molte comunità parrocchiali orientate e impegnate a vivere la ‘settimana vocazionale’ incentrata sul tema di catechesi della annuale Giornata Mondiale di preghiera per le vocazioni e in preparazione ad essa, in modo che tale ‘celebrazione’ non si riduca a una ‘giornata’ fine a se stessa ma costituisca realmente una ‘tappa’ del cammino dell’anno liturgico, ‘scuola permanente di fede’ per la comunità cristiana, proposto e vissuto in chiave vocazionale.
Concludendo
L’anno, mese, settimana vocazionale – e se si vuole le ‘giornate vocazionali’ – vanno viste nel quadro e nell’economia del piano pastorale diocesano e parrocchiale.
La programmazione di tali ‘progetti’ non rappresenta quindi un semplice ‘piano organizzativo’ o iniziative fine a se stesse, ma soprattutto ‘progetti di vita’ che scandiscono e segnano vocazionalmente la vita della comunità cristiana.
In questa ottica l’anno, il mese, la settimana vocazionale intendono essere ‘tappe intermedie’ del cammino di fede liturgico della comunità cristiana perché in essa ogni persona abbia coscienza di esser ‘chiamata’.
Note
[1] CEI, Vocazioni nella Chiesa Italiana, n. 47.
[2] Cfr. E. Masseroni, La proposta vocazionale ai giovani d’oggi: proposta di un cammino spirituale, in Vocazioni n. 1/1987, pp.22-23.
[3] CEI, o.c. n. 30.
[4] CEI, o.c. n. 26.